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La strategia di Israele et al.

lunedì 28 luglio 2014

Seguivo Giovanni Fontana qualche anno fa, poi divergenze di opinioni e cambi di interesse mi allontanarono dal suo blog. Un peccato perché è un tipo alla Uriel Fanelli: quello che scrive, anche se non si è d’accordo, obbliga sempre ad usare il cervello. (Almeno il mio. Quel che è rimasto.)

Ha vissuto qualche anno in Palestina, ha studiato Relazioni Internazionali in Inghilterra e ora ci dice la sua sul conflitto Israeliano Palestinese. Sul IlPost:

La strategia di Israele
di Giovanni Fontana

Ad oggi sono 4 articoli e si parla anche Hamas. Il link lì sopra è la prima puntata.

A leggere gli articoli e i relativi commenti (sempre utili per integrare e spiegare) c’è da mettersi le mani nei capelli. Nel mondo occidentale il potere è legato alla forza economica. In quella regione la forza economica è solo un piccolo tassello, forse nemmeno troppo importante. (Israele e Palestina farebbero molti più soldi se cooperassero, al posto di tirarsi bombe sulla testa.) Lì il potere è legato alla forza militare, alla religione e alla politica, quando c’è. Il tutto si mischia a formare un caos inestricabile. Anche chi diserta nell’esercito israeliano potrebbe farlo per ragioni che a noi sfuggono:

Gaza: Udi, 19 anni, disertore: “Vado in carcere per non bombardare la Striscia”
di Gianni Rosini

Questo conflitto mi mette addosso un grande senso di impotenza. Ma si può trovare un punto di incontro fino a quando chi è lì pensa di esserci per volere divino, con tutti i distinguo e le sfumature del caso?

Mavi Marmara

martedì 1 giugno 2010

Ho aspettato a scrivere sulla questione perché sapevo che Lorenzo Declich avrebbe scritto in modo molto più documentato quello che penso io:

Unità d’assalto israeliane vengono respinte con colpi da fuoco e armi da taglio mentre abbordano la Marmara
di Lorenzo Declich

Ovvero: data per vera la versione israeliana, si poteva evitare un massacro? La risposta è, ovviamente, sì. Possiamo credere alla versione israeliana? No.

Di mio aggiungo che, molto probabilmente, uno spirito più gandiano degli attivisti pro-Gaza avrebbe evitato il massacro e reso ancora più ridicolo l’esercito israeliano.

Un soldato racconta

giovedì 26 novembre 2009

Dove si racconta la guerra dal punto di vista del soldato (da Peacereporter):

Gaza sola andata

“Perché sono sicuro, io finisco in tribunale. Anche tra cinquant’anni: ma io finisco come Eichmann”. Un soldato israeliano racconta l’Operazione Piombo Fuso
di Francesca Borri

Distanti saluti

martedì 20 gennaio 2009

Giovanni Fontana ci racconta la sua vita di volontario (non ho ancora capito per chi, sono appena sbarcato sul suo blog) in Palestina. Ci sono tanti racconti interessanti e spunti di riflessione.

Buona lettura.

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