Posts Tagged ‘je suis charlie’

Con l’accento su fraternité

giovedì 15 gennaio 2015

Ancora segnalazioni sul tema della strage parigina:

Charlie è un martire, e io l’ho tradito
di Leonardo Tondelli su ilPost

E ti vengo a cercare
su Spinoza. (Contiene satira.)

Con l’accento su liberté

lunedì 12 gennaio 2015

Parole che condivido (da ilPost):

Tu non sei Charlie
di Massimo Mantellini

e iniziative che non (da ZeusNews):

Da Alfano una stretta alla libertà del Web
Dopo i fatti di Parigi, il ministro dell’Interno vorrebbe introdurre la possibilità di bloccare i siti ritenuti pericolosi, senza passare dall’autorità giudiziaria.

Aggiornamento 13/01/2015:

Luca Sofri cerca di spiegarsi meglio:

Io sono Charlie, spiegato bene

Teoremi da risolvere

lunedì 12 gennaio 2015

Sono abbonato alla e-zine dei Rudi Mathematici dove, più che dilettarmi di vera matematica, mi faccio una cultura sulle vite dei matematici famosi. La e-zine viene spedita via mail, per chi la richiede, e viene accompagnata da poche righe di commento sugli ultimi eventi matematici e non. La mail di accompagnamento del numero di gennaio, il 192, accenna agli ultimi eventi di Parigi. Mi è piaciuta molto. È completamente assente quella sicumera che si è letta in numerosi interventi sul tema e richiama ad uno sguardo più ampio sul mondo.

La pubblico qui con il consenso degli autori.

È un anno strano. Forse – speriamo – solo un mese strano.

Se volete sapere la verità, abbiamo ragionato un po’ fra noi, redattori di questa virtuale redazione di RM, se fosse il caso di uscire con una copertina che riportasse non la solita immagine relativa a qualche curiosità scientifica o matematica, ma la più forte e decisa scritta “Je suis Charlie”.

Se seguite il link che porta al numero 192 di Rudi Mathematici, vedrete che no, non abbiamo cambiato copertina all’ultimo momento in memoria delle vittime di Charlie Hebdo. Non l’abbiamo fatto per diverse ragioni, ma la principale è banalmente una sorta di timidezza. Non crediamo che chi legge RM si aspetti dal giornalino le stesse cose che è lecito attendersi da un quotidiano o da un settimanale. Ci sembrerebbe di peccare d’immodestia. Siamo una piccola e-zine con un mandato ben preciso, quello di provare a divertire con la matematica. Tutto qua.

Certo, siamo anche persone. Persone che calpestano il pianeta in questi tempi strani, e che cercano di capire, di comprendere questi tempi e questi luoghi. Persone che si emozionano, si scandalizzano, si spaventano, si commuovono. Possiamo lasciar correre via l’idea di cambiare copertina, per timidezza e per paura di inadeguatezza; ma possiamo comunque scrivere qualcosa qua, in questa letterina mensile che dura il tempo di un’eclissi di sole.

E in questa lettera vi diciamo che non capiamo. Non siamo particolarmente ferrati in nessuna religione, ma ci pare impossibile che si uccida davvero per motivi religiosi, e quindi non capiamo. Ci pare assurdo che si possa uccidere per dei disegni, anche se sappiamo che l’uomo è in grado di uccidere per qualsiasi sciocchezza.

E poi, a dire il vero, non capiamo neppure come ripartire bene la nostra disperazione e il nostro senso dello scandalo, se nelle stesse ore in cui venivano uccisi a mitragliate dei disegnatori francesi venivano anche massacrate a colpi di sciabola centinaia di africani. Non ci pare possa essere la distanza a fare la differenza nel dolore, e non è neppure il numero. Così restiamo imbarazzati, col nostro giornalino in mano, e continuiamo a non capire.

L’unica cosa che ci pare regolare e costante, in questi lugubri racconti di massacri, è che c’è qualcuno, armato, che ritiene necessario uccidere qualcun altro che ritiene diverso da sè. Quasi sempre, la colpevolezza della vittima è tutta in questo, nell’essere diverso dal suo carnefice.

E ci pare ancora più strano, perché la diversità è ricchezza, quando è coniugata attraverso il dialogo e l’accoglienza. Ma a quanto pare diventa il più tragico viatico verso la sofferenza, quando è coniugata attraverso il respingimento e la violenza.

Dovrebbe essere semplice risolvere il problema, se fosse tutto qui. Dovrebbe essere semplice, essere tutti felici e vivere in serenità e armonia: basterebbe accogliere e dialogare; ma di fatto queste semplici azioni restano rare, rarissime, e allora non capiamo.

Sembra che l’umanità sia un teorema ancora ben lontano dall’essere risolto.

Redazione di Rudi Mathematici
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