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[libro] Jane Eyre

sabato 23 gennaio 2021

Autrice: Charlotte Brontë
Titolo: Jane Eyre
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788804409175; p. XV+536; 7,23€; I ed. Oscar Mondadori 1996; I ed. originale 1847; III ed. originale 1848; genere: romanzo di formazione; traduzione: Luisa Reali; Introduzione di Franco Buffoni – Altre edizioni: Feltrinelli; ISBN: 9788807900778; Traduzione di Stella Sacchini; postfazione di Remo Cesarani / Neri Pozza; ISBN 9788854508835 (epub); Introduzione di Tracy Chevalier; Traduzione di Monica Pareschi / Versione originale nel progetto Gutenberg (III ed.) / traduzione del 1904 su LiberLiber

Voto: 8/10

Ammetto di essere partito nella lettura pieno di pregiudizi, mi aspettavo un noioso romanzo d’amore ottocentesco. Mi sono dovuto ricredere: è un romanzo d’amore ottocentesco, ma non è noioso. Il volume è un recupero di librerie altrui e mi fissava da tempo dallo scaffale. Dopo una piccola indigestione di Philip Dick, uno stacco si rendeva necessario e la curiosità ha preso il sopravvento, anche grazie alla prefazione di Buffoni, dove si ripercorre la vita dell’autrice.

Il romanzo è il secondo scritto da Charlotte, donna della media borghesia inglese dell’inizio dell’Ottocento. Il primo, The Professor, fu rifiutato da tutti gli editori e uscirà solo postumo. Jane Eyre, invece, ebbe subito un grande successo, e nel giro di pochi mesi arrivò alla terza edizione. Ma per avere fortuna e vincere i pregiudizi dell’epoca il romanzo uscì firmato con lo pseudonimo di Currer Bell. Lo stratagemma durò poco e alla fine l’autrice venne allo scoperto. Il romanzo infatti è in parte autobiografico e i dettagli ivi inseriti consentirono di risalire, in qualche modo, alla vera autrice.

Jane Eyre è un romanzo di formazione e con alcuni difetti: molti dialoghi non sembrano realistici, alcuni sono anche molto ingenui. Alcuni eventi sono alquanto inverosimili. Ma il personaggio Jane Eyre è una vera potenza, piena di passione temperata dalla ragione, indipendente, ribelle, analitica, determinata, onesta, disinteressata, gran lavoratrice, sognatrice. Una vera e propria eroina, una superdonna della metà dell’Ottocento. Ed è proprio questa sua indipendenza di pensiero e di azione, più del suo lato sensuale, passionale e romantico, che scandalizzò la critica dell’epoca; una specie di anteprima dei primi movimenti femministi di fine secolo.

La narrazione è serrata, piena di eventi imprevisti, di svolte. Jane è una bambina orfana adottata dalla zia. La famiglia adottiva avrebbe tutte le carte in regola per crescerla con agi, amore e affetto, ma invidie e contrasti con i suoi genitori e gli altri parenti, rendono la sua vita in quella famiglia un vero inferno. Jane non ha un carattere accondiscendente e mansueto, è una bambina ribelle, con le idee molto chiare su quello che vuole e su cosa prova. Finirà in un collegio e poi, ricevuta una istruzione minima, a 18 anni andrà a fare la governante nella ricca famiglia di un signore del luogo, Edward Rochester. Ovviamente i due si innamorano e le cose si complicheranno in modo inaspettato.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati, con un preciso profilo psicologico. Il punto di vista è sempre quello della protagonista. Il romanzo offre uno spaccato degli usi e della società dell’epoca. Mi ha colpito molto la presenza di molti personaggi veramente negativi, invidiosi, gretti, anaffettivi, manipolatori, repressi. Gli uomini in questo romanzo non fanno per nulla una bella figura. Jane riesce a sopravvivere a questa carrellata di personaggi negativi con grande equilibrio. Ne uscirà ovviamente vincitrice.

Visto che siamo in una pandemia, mi ha colpito molto la descrizione dell’epidemia di tifo nel collegio. Metà dei bambini infettati, alcuni morti. Nessuna cura. Nessun vaccino. Una cosa se non normale, non infrequente.

Segnalo le altre edizioni per le introduzioni e postfazioni (interessante Remo Cesarani, Feltrinelli), che ripercorrono la biografia della Brontë, la genesi del romanzo e le critiche letterarie dell’epoca fino ad arrivare ai giorni nostri. Potete scaricare le varie edizioni dalla piattaforma MLOL della vostra biblioteca.

Segnalo un paio di mancanze e un errore di traduzione nell’edizione Mondadori. Mancano le prefazioni dell’autrice alla prima e terza edizione. Poche righe di ringraziamento, nulla di che, ma mancano. Mancano le traduzioni di poche frasi in francese presenti nel testo. L’errore invece è nel capitolo XI: Jane Eyre dice di fare un viaggio di 16 ore, di essere partita alle 4 di pomeriggio e di essere arrivata alle 8 del giorno dopo, ergo alle 8 di mattina. Riparte dopo circa mezz’ora, viaggia per altre 2 ore e arriva che è notte. Non mi tornano i conti. Vado sull’originale: “I am warming away the numbness and chill contracted by sixteen hours’ exposure to the rawness of an October day: I left Lowton at four o’clock A.M., and the Millcote town clock is now just striking eight.” Non è partita alle 4 di pomeriggio, ma alle 4 di mattina e arriva alle 8 di sera. Ora i conti tornano. Nella traduzione di Monica Pareschi (Neri Pozza), il pezzo citato in inglese più sopra termina con “io mi sto scaldando le membra intirizzite dopo sedici ore passate al freddo di un ottobre inclemente.” tagliando ogni riferimento orario. La traduzione di Stella Sacchini (Feltrinelli) è invece corretta, senza tagli.

Una curiosità: il padre Patrick Prunty era un ministro della chiesa anglicana, di origini irlandesi e iniziò a firmarsi Brontë in onore a Horatio Nelson, insignito del titolo di duca di Bronte (sì, il comune siciliano famoso per i suoi pistacchi) da Ferdinando di Borbone. La dieresi sulla e serve per non renderla muta nella pronuncia inglese.

Buona lettura!

[libro] Polvere

lunedì 28 dicembre 2020

Autore: Bjørnstjerne Bjørnson
Titolo: Polvere (originale: Støv)
Editore: Imagaenaria Ischia
Altro: ISBN: 9788898494132; p. 60; genere: racconto; I ed 1882; questa ed: II ed. 2017; traduzione di Ervino Pocar

Voto: 6/10

Autore norvegese, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1903, questo breve racconto è finito sul mio comodino di lettura grazie a un regalo di una cara amica.

Il racconto è scritto in prima persona, la voce narrante va a trovare un facoltoso amico, Alberto (così è tradotto) Atlung, in un paesino del sud della Norvegia, dove vive con la moglie Amalia, la governante Stina e i due figli piccoli. Il visitatore scambia alcune considerazioni con gli ospiti sull’educazione dei figli, vengono citate le teorie educative di Herbert Spencer, si discute di religione. Poi accadono anche cose, ma quelle ve le lascio scoprire con la lettura. Io invece non ho capito quanto dell’autore c’è nella voce narrante e nemmeno quali siano le sue reali convinzioni. Quindi non so, forse mi manca il contesto di allora, il dibattito culturale norvegese di fine Ottocento. Diciamo che, descrizioni poetiche del paesaggio norvegese a parte, il testo è forse interessante dal punto di vista storico o letterario, ma un poco distante dal gusto moderno, anche grazie a una traduzione che non immagino recentissima.

E il titolo? Penso sia spiegato in questa frase:

Per polvere intendo tutto ciò che è stato e ora si è dissolto e turbina intorno e si posa su posti vuoti.

E in effetti, per non tornare come la polvere che eravamo, qualche traccia nel futuro dobbiamo lasciarla. E la polvere va sempre tolta dalle superfici. (Ok, per capire queste due frasi va letto il racconto.)

Buona lettura!

[libro] Divine invasioni

sabato 26 dicembre 2020

Autore: Lawrence Sutin
Titolo: Divine invasioni – La vita di Philip K. Dick (Divine Invasions: A Life of Philip K. Dick)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834713426; I ed. 1989; questa ed: 2001; 19,00€; 442 pagine; genere: biografia, saggio; prefazione di Paul Wiliams; traduzione di Andrea Marti

Voto: 8/10

Tutto quello che avreste voluto sapere su Philip K. Dick è scritto qui. Il materiale per questa biografia è stato raccolto da un centinaio di interviste fatte a chi è stato vicino al famoso scrittore e dall’analisi dei suoi numerosi scritti personali conservati nei PKD Estate Archives.

Dick è famoso al grande pubblico per aver dato l’idea al film Blade Runner, ma in realtà, negli anni successivi, la sua eredità è stata raccolta più volte dal mondo del cinema (ricordo un film per tutti: Minority Report).

Dick iniziò a scrivere nell’immediato dopo guerra e dagli anni Cinquanta alla sua morte, avvenuta nel 1982, ha scritto oltre 40 romanzi e 200 racconti. È stato uno scrittore molto prolifico, in parte per necessità: iniziò infatti con lo scrivere fantascienza e questo genere è da sempre considerato letteratura di serie B; pur vendendo bene veniva pagata poco. Nella vita Dick non fece altro che lo scrittore, a parte una breve parentesi come commesso in un negozio di dischi, e per vivere con le sue opere dovette scrivere a un ritmo serrato. Era velocissimo sulla macchina da scrivere ed era un vulcano di idee. Riusciva a terminare un romanzo in poche settimane.

Nonostante la sua carriera nella fantascienza, con un pubblico in costante crescita e un premio Hugo, il sogno di Dick fu sempre quello di entrare a far parte della letteratura di seria A, mainstream, come la chiama Sutin, non fantascienza, come dico io. Non ci riuscì mai veramente.

Visti i ritmi di scrittura, non tutte le opere si sono rivelate buone. In appendice del volume Sutin ci propone una esaustiva rassegna cronologica degli scritti dickiani, con tanto di riferimento nella biografia, un breve commento e il voto personale dell’autore. Una guida utilissima per chi vuole leggere solo il meglio di Dick.

Numerose le peculiarità che caratterizzano la vita dello scrittore. La prima cosa che si nota è che la sua vita e i suoi romanzi si scambiano di continuo il loro ruolo. La vita di Dick è entrata nei suoi romanzi, ma è successo anche che i suoi romanzi sono entrati nella sua vita. Dick era in simbiosi con la sua scrittura, non sarebbe possibile capire la sua opera senza sapere nulla della sua vita e viceversa. La seconda è che è stato spesso considerato schizofrenico e drogato. In realtà non vi è traccia di una diagnosi medica di schizofrenia e sulle droghe è più da rimarcare un abuso di medicinali, anche psichiatrici, e di alcool nell’ultima parte della sua vita. Ma il carattere di Dick e i suoi comportamenti non sono sempre stati lineari e ragionevoli: le sue fobie, il rapporto tormentato con la madre, le cinque mogli e i figli, il lutto mai elaborato della sorella gemella, le sue continue visioni di un mondo alternativo, i suoi problemi di salute, i suoi ritmi di scrittura, delineano un personaggio complesso, spesso contraddittorio.

Sulle visioni di Dick una piccola critica all’autore. In più punti si insinua il dubbio che le visioni siano in qualche modo autentiche, che Dick sia una specie di Messia del nostro tempo. In realtà lo stile di vita e le numerose medicine che prendeva e di cui spesso abusava, avrebbero dato visioni a chiunque, anche se ben pochi avrebbero avuto la capacità di trasporle in un romanzo. E a un certo punto, a pagina 305, compare l’ipotesi per me più verosimile: una forma di epilessia del lobo temporale. Gli effetti di questa epilessia descritti da Sutin basandosi su testi di medicina sembrano ricalcare in modo perfetto tutta la sintomatologia dickiana. Peccato solo che questa pseudo diagnosi sia postuma e non fatta da un medico, ma insomma, penso si possa tranquillamente escludere qualsiasi ingerenza divina nel mondo della fantascienza.

Dick muore all’età di 53 anni di infarto, dopo una vita di stenti e di fatiche, quando le sue opere stavano per essere apprezzate dal grande pubblico e a poche settimane dall’uscita di un grande successo basato su un suo romanzo, Blade Runner, appunto. Il successo è arrivato postumo e in questi anni si è consolidato. Cosa ci rende umani? e cosa è reale?, sono i due grandi temi di quasi tutti i suoi romanzi. Mai come oggi queste domande necessitano di una risposta, in molti campi del sapere umano.

Due appunti al testo: alcuni refusi e lo spoiler continuo dei romanzi. Siete avvisati.

Buona lettura!

[libro] I guardiani del destino

martedì 1 dicembre 2020

Autore: Philip K. Dick
Titolo: I guardiani del destino e altri racconti
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834717134; p. 274; 14,00€; genere: fantascienza, racconti; traduzioni di Maurizio Nati, Sandro Pergameno, Paolo Prezzavento

Voto: 8/10

Sette racconti di Philip K. Dick, uno più bello dell’altro. Se il tema è sempre lo stesso, il mondo che non è come ci appare, le declinazioni del tema sono invece dei piccoli capolavori di originalità e suspance. Da ogni racconto del volume sono stati tratti dei film con esiti non sempre all’altezza dell’originale, visto che un paio hanno vinto i Razzie Awards.

Segnalo che i racconti sono invecchiati bene in un modo tutto loro: in un ambiente futuro pieno di novità tecnologiche, si inseriscono la mentalità e le consuetudini degli anni Cinquanta e Sessanta, con le sigarette fumate in ogni dove, la moglie casalinga a casa, la carta carbone nella macchina da scrivere e le cabine telefoniche. La cosa non rende stonata la descrizione agli occhi di oggi, ma accentua ancora di più quella sensazione di mondo imprevedibile e pieno di sorprese in cui si muovono i personaggi.

Perché ho trascurato Philip K. Dick fino a oggi? Non lo so. Può un appassionato di fantascienza trascurare un simile faro per il genere? No. Eppure è successo. Ma non tutto è perduto. Ormai Dick mi ha conquistato definitivamente. Ho in programma di prendere l’opera omnia dei racconti e di leggere i suoi romanzi di maggiore successo. Mi sto attrezzando per attuare l’impresa attraverso la lettura della biografia scritta da Lawrence Sutin. A breve su questo blog.

Qui l’elenco dei racconti presenti nel volume:
Titolo originale, anno di pubblicazione, traduzione del titolo, film, anno del film.
The Adjustment team, 1954, I guardiani del destino, I guardiani del destino, 2011
The Golden Man, 1954, Next, Next, 2007
Paycheck, 2003, I labirinti della memoria, Paycheck, 2003
Impostor, 1953, Impostore, Impostor, 2002
Minority Report, 1956, Rapporto di minoranza, Minority Report, 2002
Second Variety, 1953, Modello Due, Screamers, Urla dallo spazio, 1995
We Can Remember it for your Wholesale, 1966, Ricordiamo per voi, Atto di Forza, 1990

Buona lettura!

[libro] Illusione di potere

venerdì 20 novembre 2020

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Illusione di potere (Now Wait for Last Year)
Editore: Fanucci (collana Tif Extra)
Altro: ISBN:9788834718698; 6,90€; p. 270; introduzione di Carlo Pagetti; traduzione di Maurizio Nati; genere: romanzo di fantascienza; I ed orig 1964; questa edizione: feb 2012

Voto: 8/10

“Stai aspettando che ritorni l’anno passato?”, chiede a Eric Sweetscent Gino Molinari a pagina 246; è esattamente il titolo originale dell’opera. Non è una battuta, ma quello che può succedere in questo strano mondo inventato da Dick. Siamo nel 2055, la Terra è governata da un piemontese, Gino Molinari, segretario delle Nazioni Unite, ma di fatto una specie di dittatore. La Terra è alleata con Lilistar, pianeta extrasolare abitato da alieni con le nostre stesse sembianze (abbiamo antenati comuni), contro i Reeg, simili a formiche. In questo mondo esiste una droga potentissima e straordinaria, la JJ-180, che fa spostare nel tempo, o meglio, sposta le persone che l’assumono in universi alternativi, in avanti, indietro, ma anche nel presente. Una allucinazione o un viaggio reale?

Nonostante Pagetti e altri commentatori vedano in questo mondo dickiano la descrizione delle parti andate in scena nella seconda guerra mondiale, con Molinari/Terra nelle vesti di Mussolini/Italia, Lilistar facente le parti della Germania nazista e i Reeg nel ruolo degli Alleati americani, in realtà il tema fantapolitico non è preponderante. Io lo metterei quasi ai margini del racconto, notando anche che questa similitudine in realtà è abbastanza approssimativa. Il tema è semmai il rapporto personale di Eric con la realtà e con la propria situazione familiare, offuscato e reso incerto e ambiguo dalla droga JJ-180. Il conflitto di Eric con la moglie Kathy è autobiografico ed è descritto in modo dettagliato, partecipato, sofferto, che arriva fino al finale. Il rapporto di Molinari con la droga e gli universi alternativi è guidato da pragmatismo politico, in bilico fra un altruistico senso di protezione dei terrestri e una egoistica sete di potere. Ma l’esistenza di mondi alternativi ci illude di avere un potere sulle nostre scelte: ogni possibilità è già contemplata, cosa importa cosa facciamo oggi? Ma soprattutto: fino a che punto possiamo negare ciò che siamo e sentiamo?

La fantascienza di Dick è insomma un pretesto per interrogarci sulle scelte che facciamo e su come siamo, siamo ben lontani dalla fantascienza di Clarke che indaga possibili scenari tecnologici.

Buona lettura!

PS: Per capire meglio l’autore consiglio questo video:

[libro] Terra e spazio (vol. 4/4)

giovedì 12 novembre 2020

Autore: Arthur C. Clarke
Titolo: Terra e spazio volume 4 (The Collected Stories)
Editore: Mondadori – Urania Collezione
Altro: prezzo 6,90€, p. 374, I edizione settembre 2019, I ed lingua originale 2000, genere: fantascienza, racconti, disponibile anche in epub.

Voto: 7/10

Termina qui la raccolta dei racconti di Clarke da parte di Urania. Qui quello che c’è da sapere.

Ancora una volta Clarke ci presenta in anticipo il futuro, con palloni aerostatici su Giove (si è pensato di farli per Venere) (Incontro con Medusa), il turismo spaziale (Gli anelli di Saturno), le vele solari (Vento solare) e la composizione automatica dei testi da parte di un computer (Il word processor a vapore).

Il livello medio dei racconti è migliorato e sono stati pochi quelli non di mio gusto. Segnalo oltre ai sopraccitati: Riunione e Il continuum del Filo, scritto con Stephen Baxter.

Sulla cura editoriale promessa nel primo volume invece qualcosa da dire l’avrei. Non sono titolato per dare un giudizio sulle traduzioni, ma qualche stonatura si nota. In questo volume abbiamo poi l’ordine non cronologico dei racconti e un errore di stompa rimasto in quarta di copertina (Saturano al posto di Saturno).

Comunque ogni appassionato del genere dovrebbe avere una copia di questa opera.

Buona lettura!

[libro] Tempo fuor di sesto

martedì 3 novembre 2020

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Tempo fuor di sesto (Time Out of Joint)
Editore: Fanucci Editore
Altro: ISBN: 9788834709399; p. 264: genere: fantascienza; I ed. originale 1959; questa edizione: 2003; Introduzione a cura di Carlo Pagetti; postfazione di Francesca Guidotti; traduzione di Anna Martini

Voto: 8/10

L’introduzione di Pagetti e la postfazione della Guidotti danno così tanti spunti di riflessione e collegamenti letterari che si rimane quasi disorientati dalla densità di quest’opera. Disorientamento anche maggiore se si pensa alla banalità apparente del racconto: una tranquilla cittadina di provincia americana nel 1959. Si presenta la vita del protagonista, Ragle Gumm, e della sua famiglia, la sorella Margo, il cognato Vic e il nipote Sammy: i rapporti con i vicini, il lavoro in un supermercato, la vita borghese, il giornale lanciato sulla porta, il quiz a premi, i programmi televisivi alla sera, la vita famigliare. Le preoccupazioni dell’uomo medio: la guerra fredda con i sovietici, la crisi economica incombente, la paura degli UFO, i vicini di casa invadenti. Sembra ci sia ben poco da raccontare, ma qualcosa non torna. Alcuni dettagli rivelano un’altra realtà. Tempo fuor di sesto, il tempo scombinato, scardinato, è una citazione shakespeariana presente nel romanzo che l’editore ha voluto richiamare nel titolo. Sono paranoie o indicatori reali di un altro mondo?

Un altro mondo forse ingenuo come il primo, ma evocativo: la conquista del far west, l’espansione economica, il riassetto politico portato dalle conquiste tecnologiche e spaziali visto con grande innocenza.

Un concentrato di vita americana e di riferimenti culturali e letterari che i due curatori vi indicheranno con grande precisione e che se avete voglia potete approfondire partendo da questa bibliografia.

Con uno stile asciutto, essenziale, ogni frase ha un suo significato e un collegamento con quanto accade dopo, con un continuo cambio del punto di vista del narratore, reso nel modo meno evidente possibile, il ritmo narrativo si mantiene sostenuto. Non c’è tempo per distrarsi o interrompere la lettura.

Interessanti le recensioni altrui su anobii.

Penso che dovrò leggere altro di Dick, che le pecore elettriche e questo romanzo non bastano a colmare una mia grande lacuna in questo genere letterario.

Buona lettura!

[libro] L’occhio del sole

lunedì 26 ottobre 2020

Autori: Arthur C. Clarke – Stephen Baxter
Titolo: L’occhio del sole (Titolo originale: Sunstorm)
Editore: Editrice Nord
Altro: ISBN: 9788842914853; questa ed. 2007; I ed. originale 2005; 18.60€; p. 356; genere: romanzo fantascienza; Traduzione di Gianluigi Zuddas

Voto: 6/10

Per rallegrare le mie serate mi sono messo a leggere questo romanzo comprato a fine 2019 presso una piccola libreria che chiudeva. Il romanzo è del genere catastrofi nel futuro. In questo caso un futuro molto vicino, il 2042: il Sole, sobillato da una specie aliena che ci considera pericolosi senza mai averci frequentato, tenta di farci arrosto con una mega tempesta solare.

Riuscirà l’umanità a salvarsi? Cosa tenterà di fare per difendersi da un attacco superiore alle sue forze?

Il romanzo scorre bene nella lettura, ma lascia poco. I personaggi mi sembrano solo abbozzati, così come anche alcune relazioni fra di loro. Ci sono invece molti riferimenti (fanta)tecnici sulla fisica del Sole, le fasce di Van Allen, punti di Lagrange e cose simili. Non si sa quasi nulla su questi presunti alieni nemici. Non so se si rimanda a un seguito, ma qui la mancanza di informazioni rende tutto abbastanza nebuloso.

Molti refusi. Ma più che refusi un unico grande errore mai corretto: Luna, inteso come satellite della Terra, sempre scritto con l’iniziale minuscola e il Sole diventato un più modesto sole.

Buona lettura o buona passeggiata. Vedete voi.

[libro] Dante

mercoledì 14 ottobre 2020

Autore: Alessandro Barbero
Titolo: Dante
Editore: Gius, Laterza e figli
Altro: ISBN: 9788858141649; 20,00 €; p. 362; I ed. ottobre 2020; genere: saggistica, storia, biografia

Voto: 8/10

Biografia di Dante direi complementare a quella scritta da Marco Santagata, biografo che Barbero cita e conosce molto bene.

Il taglio di questa biografia è storico, e come potrebbe essere altrimenti, visto il lavoro di Barbero? I primi quattro capitoli, infatti, sono dedicati alla questione nobiliare degli Alighieri, della sua condizione sociale e nel far questo si inizia a esplorare il mondo medioevale dell’epoca. Si inizia con la battaglia di Campaldino: come era formato l’esercito, come si svolse e altri dettagli. Da qui si passa alla condizione economica e familiare degli Alighieri. Cosa voleva dire essere nobili al tempo? Cosa comportava? Chi erano gli antenati di Dante? Al quinto capitolo inizia la biografia vera e propria di Dante.

Come anche ribadito da Santagata, i dati su Dante sono scarsi e contraddittori. Spesso, in molte parti della sua vita, bisogna procedere per intuito, buon senso, spremendo ogni informazione dal più piccolo indizio, avendo sempre presente che le certezze sono poche. Molti indizi arrivano dai registri dei notai, poiché la famiglia di Dante era dedita a numerosi affari, di compravendita di terreni e case e prestiti di soldi a usura (cosa a quanto pare assai normale all’epoca).

Barbero poi è molto abile nel ricostruire il grande affresco della politica medievale dell’epoca. Le divisioni, le connessioni fra le famiglie, i cambi di partito, le alleanze e le inimicizie. Un groviglio inestricabile, pieno di contraddizioni, sete di potere, ma anche attenzione alla cultura, se, a quanto pare, Dante ebbe ospitalità anche per la sua statura intellettuale. Ammetto che molte pagine, con nomi e luoghi e intrecci, pur piacevoli alla lettura – Barbero è sempre bravissimo a raccontare – sono un po’ scivolate via nella mia memoria da lombrico.

A proposito della mia memoria da lombrico, ho dovuto rivedere alcuni dettagli della vita di Dante, cose che a scuola si danno per assodate o mancano, ma che lo storico pignolo colloca fra le opzioni possibili, se non improbabili, o rivela. Vi lascio alla lettura per scoprirli. (Queste informazioni erano anche nel libro di Santagata? E chi se lo ricorda?)

Segnalo che delle 362 pagine del libro, ben 89 sono dedicate alle note, alla bibliografia e all’indice dei nomi.

Buona lettura!

[libro] Helgoland

martedì 6 ottobre 2020

Autore: Carlo Rovelli
Titolo: Helgoland
Editore: Adelphi
Altro: ISBN 9788845935053; p. 228; 15,00€; I ed 2020; genere: saggistica: fisica, filosofia; Piccola Biblioteca Adelphi 756

Voto: 9/10

Opera non facile, questa volta, e non per la parte in cui si parla di fisica, almeno per me, parte fra l’altro ridottissima. La parte difficile è dove l’autore cerca di trarre delle conclusioni filosofiche da quanto sappiamo della teoria dei quanti.

La realtà che pensavamo di conoscere è definitivamente svanita, nella nuova concezione di Rovelli. Cambia radicalmente il modo di vedere il mondo: da un mondo pieno di oggetti nella scatola dell’Universo, a un Universo pieno di oggetti che interagiscono. Le proprietà degli oggetti, il peso del vostro gatto, l’azzurro del cielo, l’elettrone nello schermo di un laboratorio, sono il risultato di queste interazioni fra oggetti. La realtà non è più l’oggetto, ma l’interazione fra gli oggetti. Se un oggetto non interagisce con nulla (o per lo meno, direttamente o meno, con noi), di questo oggetto non possiamo dire nulla. Al massimo possiamo fare qualche previsione probabilistica, ma nulla di più. In questo modo alcuni dei paradossi della fisica quantistica (il gatto di Schrödinger, l’esperimento dell’elettrone e la doppia fenditura e altro ancora) sono chiaramente spiegabili con la mancanza di interazione, prima, e poi la successiva interazione.

Ok, ci ho provato, ma non credo di esserci riuscito. Rovelli impiega molte più pagine ed è molto più chiaro.

Il pensiero di Rovelli si inserisce nella scia del pensiero filosofico di Mach e altri, anche di autori orientali come Nagarjuna; l’autore spazia parecchio, arrivando a citare Lenin e Bogdanov.

Non mancano le esperienze e le sensazioni personali.

Curiosità: scopro che Mach, oltre che fisico, è stato anche filosofo e quasi neuroscienziato. E che Schrödinger era un donnaiolo impenitente, persino più di Einstein.

Per sapere il perché del titolo, però, dovrete leggerlo. Almeno la quarta di copertina.

Buona lettura!