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Idiosincrasie /18

mercoledì 3 settembre 2014

L’inglese.
Amore e odio.

Amore perché mi permette di sapere cose che altrimenti non saprei. Lingua franca del mondo occidentale e non.

Odio, perché ne so poco e vorrei non saperne nulla.

Riesco a capire gli scritti delle cose di informatica, fisica e matematica; riesco a decifrare (più o meno) qualche post o vignetta su internet. Di Schneier, per esempio, sono riuscito a leggere un paio dei suoi saggi in lingua originale senza soffrire troppo. I suoi post mi sono molto più ostici, ma ce la faccio. Con i romanzi non inizio neanche.

L’inglese parlato per me è un vero mistero. Con l’Oxford English (=documentari della BBC) ho speranza di capire l’argomento e seguire il discorso a grandi linee. L’Ammericano è per me assolutamente fuori giurisdizione.

Se invece devo parlare io, le mie poche conoscenze si resettano completamente e faccio scena muta.

Due aneddoti.
1) In vacanza con gli amici, in Irlanda, all’uscita di un ostello.

— Comizietto vai a chiedere le C.I. alla reception che andiamo.
— [alla Fantozzi] Chi io?
— Sì, tu.

Non so cosa dissi col mio inglese maccheronico. So che la signora alla reception iniziò una filippica in puro irlandese di cui non capii nulla. No mi diede i documenti, ovviamente. Chiesi lumi alla linguista del gruppo che fece la sua bella fatica a capire. La sciura ci stava chiedendo una mano per portare in strada i sacchi della spazzatura. Non mi fecero chiedere più nulla per il resto della vacanza.

2) Ricordo anche quando io e il mio compagno di sventura chiedemmo alle 10 di sera dell’acqua minerale in un bar gallese. Se avessimo chiesto un bicchiere di diarrea di ippopotamo con succo di pomodoro, il barista avrebbe fatto una faccia meno sorpresa. Uoter!? What’s uoter? E noi a spiegare che la uoter era quella cosa che si beve quando si ha sete. Ci pigliava per il beep. Ci diede una bottiglia di acqua talmente gassata che impiegammo un quarto d’ora a degassarla per poterla bere.

Il mio sogno: il traduttore universale di Star Trek.

Melting pot

martedì 25 febbraio 2014

Mi capitò sull’autobus, qualche anno fa: ascoltavo due ragazzi di origine straniera che parlavano fra loro in una lingua a me sconosciuta. Era arabo o qualcosa di simile. Ma stranamente, in mezzo a quel discorso a me incomprensibile, sentivo parole italianissime. A volte intere espressioni o frasi. Drizzai le orecchie: parlavano mischiando le due lingue in modo assolutamente intercambiabile.

Da allora ho fatto caso che non è un comportamento tipico degli “arabi” o dei giovani. L’ho notato in persone adulte e di altre lingue.
Ora ho accanto a me un collega di origine marocchina e l’ascolto mentre parla con la sua famiglia. Anche lui mischia parole e frasi in italiano con quelle marocchine, quasi fossero la stessa cosa.

Trovo il fatto curioso e… bello!