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Isolamenti altrui

domenica 17 maggio 2020

In questi giorni mi sono ritrovato, come molti di voi, a pensare cosa vuol dire essere isolati, le sue conseguenze e i problemi e le opportunità che ci offre questa condizione.

Sapevo, ma ho visto sotto un’altra luce, degli isolamenti altrui. E ho pensato agli astronauti. Un’ipotetica missione su Marte significherebbe stare con le solite 6-12 persone per oltre un anno in uno spazio molto ristretto con le comunicazioni verso la Terra sempre più difficoltose. Chi sta sulla ISS sta da 3 a 6 mesi con il resto dell’equipaggio, le comunicazioni verso Terra sono più facili, ma se si litiga con un collega non si può dire “mi vado a fare un giro fuori” o “vado a casa”. Prima di queste missioni, gli astronauti delle missioni Apollo sono stati per una settimana in una scatola per sardine (ho visto che copie delle capsule in una mostra della NASA a Milano).

Cosa rende possibile la resistenza di queste persone a queste condizioni? Uno dei fattori chiave penso sia la motivazione, l’avere un ruolo ben definito nella missione.

Si sta isolati per raggiungere un obiettivo scientifico, tecnologico, spirituale. Conquistare la Luna, fare esperimenti scientifici, superare un limite, arrivare dove mai nessun altro è giunto prima, sopravvivere. E in questo superamento si ha un ruolo: di organizzatore, di ingegnere, di medico, si è un componente di una squadra con delle mansioni.

Forse nel nostro isolamento ci accorgiamo che il nostro ruolo nel mondo manca, o non è ben definito, o non ci piace o è legato al vedere altre persone. Forse le nostre motivazioni ci sono apparse non così salde come ci sembravano nella vita di “prima”. O forse nel nostro isolamento dobbiamo cambiare tante cose che non vorremmo cambiare. Penso che la stanchezza che molti di noi si sentono addosso arrivi da qui.

Segnalo a questo proposito alcuni isolamenti altrui, che spero vi possano suggerire ulteriori riflessioni e approfonfimenti:

Samantha Cristoforetti: le città invisibili (Salone del Libro di Torino)

Un anno su Marte, concluso isolamento sperimentale alle Hawaii

Storia di un isolamento estremo
Richard E. Byrd nel 1934 passò mesi da solo chiuso in una stanza nell’Antartide, senza mai vedere il sole

Un naufragio lungo 15 mesi
Nel 1965 sei adolescenti tongani rubarono una barca, restarono alla deriva per giorni e finirono su un’isola disabitata, senza cibo né acqua: se la cavarono

Domani mattina
di Davide Profumo (Lo Scorfano)

Tutto su Patrik Modiano

venerdì 10 ottobre 2014

Lo Scorfano ha fatto un ottimo lavoro:

UNO SCRITTORE CHE LEGGEREMO

LoScorfano reloaded

lunedì 22 settembre 2014

Davide Profumo diceva di se stesso che l’alias Scorfano doveva ricordare le abitudini dell’omonimo pesce: nascondersi nei fondali. C’è riuscito bene, almeno con me. Chi penserebbe di trovarlo qui?

(Ok, è anche colpa mia che snobbo brutalmente tutto ciò che sa di socialcoso e non guardo mai la colonna twitter del Disagiato.)

Blog che chiudono

lunedì 27 settembre 2010

Quasi un anno fa chiudeva Lo scorfano, oggi chiude Non ne so abbastanza di Mfisk.

Ha ragione Mfisk che il proprio blog, quando si devono fare scelte importanti nella vita, ha la stessa priorità di “comperare le rondelle per rialzare la porta d’ingresso“.

E’ vero che spesso blogger e lettori non si conoscono di persona, che tutto quello che sappiamo gli uni degli altri sta tutto in qualche kB di post scritti nei ritagli di tempo o nei casi più fortunati in qualche mail.

E’ vero che nella ragnatela globale è pieno di gente che sa scrivere, dà notizie importanti, ti fa ridere a crepapelle, eccetera e quindi noi avidi lettori non rimarremo senza la nostra dose quotidiana di post.

E’ vero che spesso siamo noi lettori che abbandoniamo volontariamente la lettura di un determinato blog perché non fa più vibrare i quattro neuroni che ci sono rimasti in testa. Un giorno ti accorgi che hai in memoria un indirizzo fra i Very Important Blogger ma che non lo visiti da un mese. Nessuno si accorge che il lettore è sparito, nessun post di addio viene scritto.

E’ vero che l’apertura di un blog che si rivelerà seguitissimo avviene nel più assoluto silenzio e anonimato.

Eppure quando un blog che seguo giornalmente chiude, alcune emozioni mi si affacciano alla tastiera: rabbia (ma come si permette di chiudere se aveva me come lettore, perché il blogger-lettore è per definizione vanesio ed egocentrico), speranza (speriamo che ci ripensi e ritorni a scrivere, dove scopro di essere un post-dipendente), preoccupazione (speriamo non sia successo nulla di grave, che dietro ogni blog c’è una persona in carne ed ossa), curiosità (chissà cosa gli sarà successo veramente, oltre all’acquisto di rondelle per la porta, che la curiosità non è solo femmina, è decisamente umana). Infine ripenso al motivo per cui continuavo a leggere ogni post di quel blog. Quello, non un altro. E scopro che anche le rondelle, per quanto piccole e insignificanti, contribuiscono a tenere su le Porte verso altri mondi e pensieri.

(Dedicato a Lo Scorfano, a Mfisk e a tutti quelli che chiudono un blog.)