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Essere genitori

sabato 25 giugno 2022

Ammetto, con una certa vergogna, che mi è capitato, negli anni passati, di pensare “ma cosa ne capisci tu di figli, che non ne hai!”. È un pensiero che mi ha sorpreso, trovarmelo addosso è stato imbarazzante. Io per primo ho opinioni su situazioni che non ho vissuto e non potrei vivere e ne vado molto fiero. Come potevo muovere una simile accusa ad altri?

A mia parziale discolpa c’era il fatto che quelle osservazioni non gradite erano state espresse su situazioni delicate, complesse, con una lunga storia e dal forte impatto emotivo e non avevo bisogno di qualcuno che mi desse soluzioni e punti di vista, ma forse solo comprensione e supporto emotivo.

Forse il punto non era (è) essere genitori dal punto di vista biologico, ma essersi trovati nel ruolo di genitori. Farsi carico di una persona piccola e indifesa, prenderla per mano, farla crescere e renderla autonoma. Si può essere genitori a scuola, sul lavoro, con un amico, con una adozione, un affido e chissà in quanti altri modi, anche senza avere partorito o messo incinta una donna. Forse l’altro che mi ha fatto osservazioni che mi davano tanto fastidio non condivideva la mia stessa idea di essere genitore.

Giovanna Cosenza, che non è stata madre dal punto di vista biologico, lo è stata dal punto di vista del ruolo e ha voluto condividere la sua idea di maternità (lei parla di maternità, ma la che cose che dice valgono anche per i padri). Mi sono molto ritrovato nelle suo parole, ho notato non solo una sintonia sulla teoria genitoriale, ma anche – e forse questa è la cosa fondamentale, che sulla teoria siamo bravi tutti – sulla difficoltà nel mettere in pratica questa teoria. Poche parole che mi hanno fatto pensare “non avrai partorito, ma sei una buona madre”. Lascio parlare Giovanna, che è sicuramente più brava di me con le parole.

Aggiungo un ultimo punto, un aspetto che spesso è tenuto nascosto, negato, ma che invece è necessario rendere visibile affinché non ci distrugga la vita. Essere genitori è molto faticoso, a volte ci si trova a essere genitori per caso, senza volerlo (e non solo dal punto di vista biologico). Per essere buoni genitori bisogna mettere in discussione noi stessi, bisogna smontare i propri stereotipi, e prima di smontarli bisogna riconoscerli, altra cosa difficilissima e poi a volte non ci si riesce. Si fanno i conti con le proprie debolezze e la propria impotenza, altra cosa molto frustrante. Quante volte avrei voluto una bacchetta magica per cancellare le numerose difficoltà che ha dovuto affrontare la Comizietta? Tante. E invece non c’era nessuna bacchetta magica, è stato necessario soffrire, prendere decisioni sbagliate, camminare in mezzo alla selva oscura con un Virgilio altrettanto insicuro o del tutto assente. Quante volte ho pensato “Ma chi me lo ha fatto fare?”. Queste debolezze, queste difficoltà, questi dubbi vanno espressi, esplicitati. Nulla tolgono al nostro ruolo di genitori, anzi, lo arricchiscono, lo rendono più umano e vero. Eppure è molto vivo, specie per le madri, lo stereotipo del genitore eternamente felice e grato di esserlo. Che lo è, ma non come vorrebbe lo stereotipo. Lo è a patto di avere la possibilità di esprimere la fatica, i dubbi e, se possibile, di prendersi una pausa. (Essere in due aiuta molto.)

E poi la cosa più importante di tutte, il principio zero dell’essere genitori: avere molta pazienza, soprattutto con se stessi.

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La libertà di non fare figli

lunedì 29 febbraio 2016

Seguendo un post del socialino e passando da Tiasmo, ho letto l’intervista di Simonetta Sciandivasci a Natalia Aspesi sulla libertà di non avere figli e mi è montato subito il nervoso. Ho avuto l’impressione che la Aspesi, senza aver nessun titolo in materia se non la propria esperienza personale, pensi di aver trovato tutte le caselle dove mettere la realtà. Alcune domande fanno trasparire alcuni luoghi comuni e alcuni pregiudizi. In altre parole: non mi ritrovo per niente su alcuni punti. La mia esperienza è altra e temo che la Aspesi si stia perdendo una grande fetta di realtà.

Vediamo se riesco a esprimere in modo compiuto il mio disagio.

Anche non essere madre può essere un caso?

Saltiamo la risposta della Aspesi e vediamo la successiva:

Per esempio le donne in carriera che vogliono evitare troppi legami?

Le donne in carriera non fanno figli. Lo si dà per certo. Nessun dato a supporto. Ma la Aspesi riporta la sua esperienza personale: le donne in carriera hanno tutti tanti figli. Perché possono permetterselo. GAC, si dice sul socialino. Ma anche qui nessun dato. Siamo fermi alle chiacchiere da bar.

E ora l’esigenza di essere genitori è ancora più diffusa

Smania non solo delle donne, ma anche delle famiglie omogenitoriali.

Ache gli omosessuali, adesso, stanno cascando nella trappola per cui costruire una famiglia è il solo mezzo per legittimarsi?

Voler essere genitori è una smania ed essere genitori serve per legittimarsi. Il sospetto che uno voglia essere genitore per fare il genitore non è contemplata. C’è sempre un qualche recondito motivo, di solito unico, che spiega tutto.

Ma perché l’omosessuale ora pensa a diventare padre/madre? Perché ci siamo liberati dagli stereotipi? Siamo una società più libera dove ognuno finalmente può fare quello che vuole senza chiedere il permesso a nessuno? No.

Oggi gli omosessuali desiderano dei figli perché sanno di poterli avere. […] Succede oggi perché la scienza ti consente di avere figli anche se non vai a letto con una donna.

L’adozione è un istituto sociale conosciuto fin dall’antichità, ma evidentemente non era possibile nell’Ottocento fra persone dello stesso sesso per motivi scientifici.

Ma non c’è nulla da fare. Non si può essere genitori perché sì. C’è sempre qualche altro motivo:

Nessuna brama di riconoscimento sociale, allora?

Diventare padre non dà alcun riconoscimento neppure agli eterosessuali. Anzi, per tutti i maschi è ancora più complicato: per la prima volta devono fare i conti con tutti gli oneri e le difficoltà che avere un figlio comporta. Si scontrano con la loro inadeguatezza.

La figura del padre inadeguato. E quando sarebbe stato adeguato il padre? Nei bei tempi andati? Quello che ti costringeva a lavorare i campi perché eri un maschio o quello che non ti faceva andare a scuola perché eri una femmina? Per fortuna alcuni figli si sono ribellati a certi padri adeguati.

Io comincio a sospettare che il padre adeguato non sia mai esistito.

Ma se ieri tutto il mondo brulicava di padri adeguati, oggi fare i papà è difficilissimo:

E’ più difficile essere padri, invece. Fare i mammi, portare il passeggino, togliere il pannolino, accompagnare a scuola, insomma essere più presenti, non è sufficiente. I figli vanno cresciuti, allevati, bisogna insegnar loro a vivere: tutto questo gli uomini non sono più capaci di affrontarlo.

Cambiare il pannolino, per la Aspesi, è ancora un lavoro da donne, da cui l’uso del termine mammo. Un lavoro facilissimo, del resto, perché il difficile viene nella crescita del figlio. E qui i maschi non ci sono più. Peccato. Perché di papà che cambiano pannolini ne conosco tanti e nessuno di loro è mammo: hanno tutti una nerchia tanta. E non tutti sono decerebrati. Qualche volta si chiedono cosa sia meglio fare per i loro figli. Qualcuno a volte sbaglia, qualcuno a volte ci indovina, come è stato dalla notte dei tempi.

Ma la Aspesi insiste:

Non crede che [gli uomini], invece, stiano scoprendo la tenerezza?

Non stanno scoprendo un corno. A mettere pannolini sono bravi tutti: allevare è un altro paio di maniche.

E niente: cambiare il pannolino non è tenerezza, è solo pulizia di merda, allevare figli è cosa ben più impegnativa. L’accudimento fisico è una cazzata e ci pensa la donna. L’accudimento psichico è difficilissimo. Io ricordo invece che stare svegli molte notti per Lacomizietta che stava male, che aveva fame, perché sì, e il giorno dopo essere al lavoro non è stato facile né per il mammo (io) né per la mamma e senza la tenerezza (mia, sua, della mamma) Lacomizietta ce la saremmo cucinata al forno entro il primo anno di vita. Con le patate.

D’altra parte l’istinto di conservazione della specie lo si può tranquillamente derubricare a cosa superata:

Allora l’istinto materno non è universale?

Il fatto che oggi molte donne desiderino assolutamente avere figli non c’entra nulla con l’istinto materno.

Come no?

Ha a che fare con l’incapacità di accettare che le relazioni d’amore finiscono e che anche il matrimonio è una società al cui interno, dopo qualche anno, la passione si attenua.

Ancora una volta: si procrea solo per ragioni psicologiche. D’altra parte, se aveste una sveglia che vi suona quattro volte a notte in orari casuali voi non la lancereste dalla finestra il secondo giorno. La terreste al vostro fianco per temprarvi il carattere.

Comunque la Aspesi ha capito tutto della nostra società:

Ci sono troppi bambini! Se al mondo ne facessero di meno, staremmo meglio.

Ricordiamo che il mondo è grande. Fra poco in Italia e in Giappone saremo tutti senza pensione. Dovremo stare attenti dove limitare le nascite.

Finisco la mia polemica sarcastica. Dico solo che ognuno ha le sue ragioni, per fare figli e per non farne. Parte del mondo, oggi, ha la possibilità di scegliere, per la prima volta, in modo libero e consapevole il proprio destino. Le motivazioni per le proprie scelte possono essere tante e varie e l’unica cosa per cui battersi oggi è quella di estendere questa libertà a più persone possibili. Solo così potremo sperare di avere un futuro migliore.