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Le storie, la morale e l’affabulazione

martedì 19 gennaio 2010

Ieri ho esposto a Lacomizietta i miei giudizi su alcune storie per bambini.

In Cappuccetto Rosso la mamma è una sciagurata, visto che manda la figlia in un bosco pericoloso e, in questo modo, uccide la sua curiosità sulla natura che la circonda. Quando mai Cappuccetto Rosso si fermerà sulla strada ad osservare piante, fiori e montagne?

In Cenerentola abbiamo un’adolescente che aspetta la fortuna dal cielo e si fa maltrattare come poche. Non solo la cosa è irreale, ma decisamente diseducativa. Chi è maltrattato deve darsi una mossa!

Il pifferaio magico è un vigliacco: se la prende con i bambini per uno sgarbo subito dagli adulti.

Hansel e Gretel sono piccoli, è vero, ma anche un po’ stupidi: se il papà ti abbandona nel bosco per due volte non è un caso, no? Forse non è il caso di tornarci una seconda volta.

Pensate che la cosa abbia turbato Lacomizietta? Neanche per idea.
Questa mattina torna all’attacco.

Figlia: Papi, parliamo un po’ del nulla?
Papi: Vuoi dire del più e del meno, voi chiacchierare?
F: Sì, parlami delle storie che non ti piacciono.

Ripeto le mie opinioni e rilancio:

P: Ma tu cose ne pensi?
F: Sì, Papi, hai ragione, ma… fa niente! Sono delle storie, mica sono cose vere! Mica esistono le streghe! A me le storie piacciono lo stesso, perché sono belle…
P: Ti piacciono anche se sono strane, se sono irreali.
F: Certo! Le storie sono belle, fa niente se non sono vere.
P: Ma non credi che le storie debbano insegnare qualcosa?
F: Sì, hai ragione, ma le storie sono belle perché non sono vere, perché raccontano.

E via discutendo…

Deduco che la morale delle storie, tanto cara agli adulti, al bambino non interessa proprio. Nelle storie deve esserci azione, la morale è secondaria. I buoni e i cattivi sono utili solo per delimitare un campo di battaglia. Ma non è affatto detto che i buoni siano i più amati. Tutt’altro.

Morale per tutti

venerdì 15 gennaio 2010

Da Repubblica.it:

Il Papa: “La legge morale vale anche per non credenti”

Ammetto che ho ancora un poco di confusione (*) fra morale ed etica, e ancora meno so di morale naturale, ma nonostante questo posso dire due cose:
1) sono perfettamente  d’accordo che nel nostro cuore (DNA?) ci sia una morale;
2) non credo affatto che la Chiesa Cattolica, da questo fatto, tragga le giuste conseguenze.

Ne consegue che i non Cattolici continueranno per la loro strada, con buona pace del Papa.

(*) pagine 3 -8

Nessuna pietà

mercoledì 28 gennaio 2009

A proposito dei recenti fatti di cronaca, mi sovviene quanto segue.

Mia moglie lavora in carcere e mi racconta che fra i detenuti, tutta gente per bene, vige la legge non scritta che gli stupratori e i pedofili sono i veri delinquenti. Quindi devono stare in isolamento, se i secondini non vogliono guai in carcere. Peccato che chi si erge a giudice non sia propriamente uno stinco di santo, anzi. E non ha nessun titolo per giudicare.

Ascoltando mia moglie mi viene in mente un pazzo che 2000 anni fa disse “chi è senza peccato scagli la prima pietra” e parlava anche di pagliuzze e travi senza essere contadino o architetto. Il papà di questo pazzo una volta disse anche “Nessuno tocchi Caino.” E sì che l’aveva combinata grossa, Caino. Cosa avrà voluto dire quel pazzo?

Sì, la rabbia è umana, e la voglia di fargli un po’ male ce l’abbiamo tutti e la pietà non è un atto dovuto. Però so anche che ragionare come un delinquente non aiuta a vivere meglio, infatti loro sono in galera. Ogni volta che sento l’espressione “nessuna pietà” mi vengono in mente i delinquenti in carcere e che non voglio esser come loro: senza pietà hanno commesso delitti (se l’avessero provata non li avrebbero commessi) e senza pietà giudicano gli altri. Forse quel pazzo invitava alla riflessione: volete esser come i delinquenti che condannate o volete esser diversi?

ilcomiziante

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