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No, grazie

lunedì 31 ottobre 2016

A quelli che c’è bisogno di un cambiamento, così com’è non va bene, se non cambiamo l’Europa/il Governo/la Mamma ci sgridano, se non cambiamo la Costituzione l’economia andrà a rotoli, voto SI/NO perché tizio vota NO/SI, ma alcune cose nella riforma Renzi (Boschi) sono giuste; a tutti questi dico che state sbagliando tanto.

Che i cambiamenti siano necessari è lapalissiano. Meno facile stabilire invece quali siano quelli necessari.

La Costituzione non è una legge qualsiasi. È la legge su cui si basano tutte le altre e cambiarla non deve (dovrebbe) essere così facile. Un cambiamento della Costituzione quindi non può essere legato a situazioni contingenti: l’economia, l’instabilità politica o altro. Deve riguardare il futuro lontano, deve dare le basi per fare le leggi che consentano di gestire le contingenze, il nuovo testo deve essere semplice e non lasciare adito a libere interpretazioni, fin dove è umanamente possibile. Per questo un suo cambiamento deve avere l’appoggio di una maggioranza forte, almeno i 2/3, e non il 50% +1 come le altre leggi. Altrimenti un referendum si rende quasi imprescindibile e rischia di spaccare l’elettorato su questioni molto tecniche che richiedono molta lungimiranza.

Cosa ha scelto di fare il governo Renzi? (Neanche la maggioranza parlamentare ha proposto la riforma. Il Governo ci ha messo sopra il suo bollino. È compito del Governo proporre cambiamenti costituzionali?) Di puntare tutto sulla voglia di cambiamento, sulla falsa soluzione di falsi mali della politica (i suoi costi e la velocità dell’operato del governo e del parlamento) e di personalizzare la sfida, ripensandoci poi a seconda dei sondaggi. Ha cambiato il testo in forme non facili, ha mischiato, nella stessa riforma, cose ragionevoli (l’abolizione del CNEL) e altre molto meno. (Mischiare cose buone e meno buone è la nuova tendenza per fare digerire tutto a molti.) Non è riuscito poi a trovare una maggioranza dei 2/3 per blindare il cambiamento, segno che non si è preso il tempo necessario per le dovute mediazioni e ora punta a dividere l’elettorato.

C’è poi la questione dell’abolizione – de facto – del Senato. Mi ricorda tanto il piano eversivo della loggia massonica P2: indebolire i meccanismi di controllo e di contrappesi del potere per dare più decisionismo all’attività politica e dare poi la possibilità a una ristretta oligarchia di fare i cavoli propri. Il decisionismo del potere politico è il tema del comizio di oggi di Scalfarotto. L’obiettivo è quello di avere un Governo – un Parlamento e nessuno che rompa le balle. Se è questo l’obiettivo, allora no, grazie.

Anche io pensavo fosse un valore velocizzare le decisioni politiche. Ora non lo penso più. Negli anno 90 sembrava che cambiare il modo di eleggere i deputati e i senatori si sarebbe risolto tutto. Non si è risolto nulla, si è solo ristretto a pochi attori le magagne di un tempo. I cambiamenti erano necessari, ma quelli attuati non erano quelli giusti.

Già la commissione di Tina Anselmi aveva indicato una via per le riforme: trasparenza e responsabilità. Si è scelta la via della semplificazione delle strutture e l’opacità del testo costituzionale. Si è preferito dimenticare le esperienze storiche.

Con queste premesse non mi sono nemmeno cimentato in una analisi tecnica del contenuto della riforma. Ero certo che si trattava di una grande operazione di markètting volta ad ottenere un vantaggio contingente e un indebolimento della struttura dello Stato per successive arrampicate di potere. (Geniale il titolo della legge da proporre nella scheda, bisogna dare atto a Renzi della cosa.)

Poi Maurizio Codogno si è messo a guardare i dettagli e quello che ha scritto mi basta e avanza.

Il mio NO, al prossimo referendum costituzionale, sarà convinto.

Tu pensa…

domenica 15 marzo 2015

Crozza il 13/03/2015 nel suo show:

Voi pensate che Licio Gelli, con lo stesso programma [di Renzi], l’hanno arrestato!

[Dal minuto 14:30 al minuto 14:52, che il puntamento del link sembra non funzionare.]

La politica del fare, dire, baciare e testamento

lunedì 9 dicembre 2013

Questo scriveva Luca Soda nel 2008:

La politica low cost.

su http://www.politicalowcost.org ora inesistente.

Sostituite Veltroni con Renzi. In che direzione siamo andati in questi 5 anni?

Un riassunto:

Walter Veltroni il sindaco di Roma organizza “eventi” politico-mediatici […] La politica low cost è simile. Non implica militanza, presenza, attenzione, richiede solo un minimo di informazione superficiale, cioè non costa impegno, capacità critica, costruzione, identificazione.
Eppure la politica Low Cost suscita la sensazione che l’orizzonte è lì a portata di mano, che tutto è possibile […] La politica low cost non chiede uno sforzo di critica, non chiede ad esempio coscienza di classe, o coscienze nuove, collegate al mutamento del sistema economico, non chiede consapevolezza della propria condizione e soprattutto non chiede una militanza forte, l’identificazione con un interesse, una condizione sociale. E’ necessaria soltanto una leggera attenzione […]
La politica ha il suo story board, la sua sceneggiatura, la sua regia.
Ha un inizio e una fine. Poi, il sipario.
L’evento per sua natura è includente, pensato per omologare tutti al punto da produrre frustrazione in chi non ha potuto parteciparvi e senso di orgoglio e soddisfazione per chi può dire “io c’ero”.
[…] la politica è al contrario escludente e parziale. Io sono bianco, tu nero. E’ la condizione necessaria e assoluta, altrimenti diventa altro. Nella politica non siamo tutti uguali ci sono idee diverse che si combattono. […] Dallo scontro e dalla mediazione politica nasce poi il diritto, il sistema delle regole che governano una comunità, che è invece includente e generale: non potrebbe essere altrimenti.
Dallo scontro tra idee politiche del movimento operaio e con quelle liberali e dell’impresa nasce lo statuto dei lavoratori, cioè il diritto, che si applica a tutti […] Così ha sempre funzionato la politica come sistema di creazione di regole di convivenza tra interessi sociali contrapposti. […]

Nella politica low cost questo schema salta […]

La politica low cost ha però bisogno di un riferimento culturale […] Questo riferimento è l’orizzonte democratico.
Democratico è tutto. Partire dal “democratico” vuol dire porre le condizioni per non spiegare nulla, per non prendere posizioni o peggio per identificarsi con tutti gli interessi in gioco.

[…] Se mi identifico con tutti gli interessi vuol dire che non ne scelgo uno. Vuol dire che gli assetti dati sono dati e che la sfida non è mutare l’assetto degli interessi ma solo governare tale assetto immodificabile. Governare, gestire, amministrare. La retorica del democratico svuota l’essenza stessa della politica come scontro di interessi trasformandola in pratica gestionale, in amministrazione tecnica di assetti immodificabili.
[…]
A chi parla Veltroni? Veltroni parla alle élite, élite medie e abbastanza omologate, scolarizzate, mediamente televisivizzate, impegnate si, ma non al punto da esercitare dubbi e critiche radicali. […]

Oppure, molto più sinteticamente:

Crozza che imita Renzi

Indizi

venerdì 29 novembre 2013

Napolitano e Zanonato hanno dei piccolissimi indizi (Huffingtonpost.it):

Silvio Berlusconi: dopo la decadenza da senatore ora è a rischio il titolo di Cavaliere

Segnalazioni

mercoledì 10 settembre 2008

Alcune segnalazioni di oggi:

Da Repubblica.it:

IL RETROSCENA Azione penale e poteri del pm
basteranno poche parole per cambiare

La riforma nascosta della giustizia in quel patto tacito Ghedini-Violante
di GIUSEPPE D’AVANZO

Ovvero come realizzare il programma della P2 sulla giustizia senza far rumore.

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Da Punto Informatico:

Firma digitale, falsificata? No, documenti alterati
Francesco Buccafurri
F.B è Ordinario di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria

Ovvero quando il buco di sicurezza è nei dettagli. Molto interessante.

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Matteo Flora ha lavorato al progetto FoolDNS. Ammetto di essere scettico: finanziarsi con i banner, bloccando i banner e salvaguardando la riservatezza della navigazione suona come proclamare la propria castità e fare sesso tutti i martedì mattina. Non ho ancora letto i dettagli, e quindi non è escluso che il gruppo di FoolDSN abbia trovato la quadratura del cerchio. Appena mi gira vado a vedere. :-)

[ Utente: “Ma perché hai fatto questa segnalazione, se poi non hai approfondito nulla?”
Ilcomiziante: “Di solito MF sforna cose interessanti. Se ti interessa il tema vale la pena darci un’occhiata.” ]

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Mi stavo dimenticando la fine del mondo:

Da Paolo Attivissimo:
Panico da buco nero: il CERN scopre l’antiscienza

Ovvero se avete delle bollette in scadenza dopo il 10 settembre vi conviene pagarle, perché la fine del mondo non sarà oggi.

ilcomiziante

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L’oligarchia internazionale

mercoledì 30 aprile 2008

Segnalo da peacereporter.it:

I manager del mondo
Si conclude oggi a Washington la riunione annuale della Commissione Trilaterale

Dove si parla di una associazione molto discreta e poco pubblicizzata i cui membri decidono come dovremo essere governati.

Peacereporter.it ci dice chi, in Italia, ne ha fatto parte:

“Riportiamo di seguito i nomi più noti dei membri italiani della Trilaterale secondo un elenco aggiornato al 2006 (tra parentesi le loro posizioni all’epoca):
Vittorio Colao (Rcs, ex Vodafone)
Alfonso Iozzo (San Paolo Imi)
Enrico Letta (Eurodeputato)
Luca Cordero di Montezemolo (Confindustria, Fiat)
Alessandro Profumo (Unicredit)
Silvio Scaglia (Fastweb, ex Omnitel)
Luigi Ramponi (Pres.Comm.Difesa C.D., ex vice Capo Stato Maggiore)
Paolo Scaroni (Enel, Eni)
Maurizio Sella (Banca Sella)
Marco Tronchetti Provera (Telecom, Pirelli)
Franco Venturini (Corriere della Sera)

Altre personalità italiane che hanno partecipato a passate riunioni della Trilaterale:
Giovanni e Umberto Agnelli
Romano Prodi (quando era presidente dell’Iri)
Tommaso Padoa Schioppa
Mario Monti “

ilcomiziante

Noam Chomsky e la democrazia italiana

lunedì 21 aprile 2008

Era il 2002, ma i concetti sono ancora validi.

“Intervista a Noam Chomsky
Un caso chiave di controllo del pensiero – Deterring democracy in Italy

Noam Chomsky, intervistato da Domenico Pacitti, dice che le accuse a Silvio Berlusconi sono banali in confronto a quanto accade negli Stati Uniti e spiega che l’Italia è stata l’obiettivo principale degli sforzi Usa per sabotare la democrazia fin dalla Seconda Guerra Mondiale. Chomsky suggerisce come via da seguire le proteste organizzate a livello internazionale. Questa intervista è stata realizzata telefonicamente da Roma mentre il professor Chomsky si trovava nella sua casa nel Massachusetts, subito dopo le elezioni politiche italiane. Viene pubblicata da terrelibere per la prima volta.

di Domenico Pacitti”

Dove si sostiene che se l’astensione è alta, non è un bel segnale, che i guai giudiziari di Silvio sono ben poca cosa (!), che la P2 funziona benissimo, e che la cosa più sovversiva che potete fare è partecipare alla vita politica del vostro paese.

Mia riflessione: lo strumento Rete, da questo punto di vista, è la criptonite di ogni oligarchia e l’organizzazione di liste civiche, democratiche e nate dal basso, sono pericolosissime. Per gli oligarchi.

Obbligatoria, ma anche no

martedì 1 aprile 2008

Marco Travaglio non perdona:

Obbligatoria, ma non troppo
(l’azione penale)

ilcomiziante

La dittatura prossima ventura

martedì 1 aprile 2008

Qualcuno penserà che sto esagerando e ho le paranoie. Ciò è sicuramente vero e infatti questo blog è nato appositamente come contenitore delle mie esagerazioni e delle mie paranoie. Però è anche vero che io a quello che scrivo ci credo e siccome vedo che non sono il solo, mi consolo.

Ma veniamo al dunque. La rete è fantastica, perché magari tu ti spremi le meningi per scrivere qualcosa di comprensibile e leggibile su un tema ostico e scopri che qualcuno ha già fatto tutto.

Per esempio: come sarebbe la politica e il governo secondo la filosofia della P2? E voilà, Luca Soda, di Politicalowcost, mi scrive il pezzo:

La politica low cost

(il contenuto si è spostato qui. Se dovesse sparire anche da lì, fatemi sapere.)
Certo, lui non pensava alla P2 (forse) e sbaglia a criticare così Veltroni. Ma io alla P2 ci ho pensato e il modo di fare politica che luca descrive tanto bene nel post è endemico, non circoscritto a qualche leader.

Non vi dico altro: stampatevi il post di luca e leggetevelo con calma.

Buona riflessione!
ilcomiziante

Andiamo da soli

giovedì 14 febbraio 2008

Neanche a farlo apposta, dalle 22.20 di ieri, Franca Rame ospita un articolo di Pardi:

Andare da soli… Di Pancho Pardi

Penso che sia una lucida analisi di come la filosofia piduista stia operando nel panorama politico italiano, tutta tesa a scolorire qualsiasi conflitto e qualsiasi novità e soprattutto a negare qualsiasi alternativa reale. L’articolo è lungo. Io l’ho ridotto (per chi ha fretta) e vi ho apportato alcune sottolineature. Raccomando, ovviamente, la lettura dell’originale.

ilcomiziante

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Andare da soli… Di Pancho Pardi

Andare da soli è ormai il massimo della modernità. […]
C’è per la verità un’implicita contraddizione, perché in nome dell’andare da soli poi si vorrebbe arrivare a una riduzione estrema dei partiti se non addirittura a un quasi bipartitismo. Se ne deduce un’alternativa secca: o l’annichilimento dei troppo piccoli […] o il loro scioglimento dentro alcuni, pochi, corpi più grandi. Nel primo caso il destino è l’estinzione forzosa, nel secondo l’ipocrita dissimulazione di nuove ammucchiate non più dentro le coalizioni ma dentro i nuovi partiti aggreganti. […]

Può essere interessante considerare non tanto ciò che il PD dice si sé stesso ma quel che un autorevole sostenitore indipendente si aspetta da quel partito. Nell’ultimo articolo domenicale, Scalfari mette nell’ordine: primato dell’economia con liberalizzazioni e redistribuzione sociale; necessità di collaborazione tra maggioranza e opposizione per le riforme istituzionali […]; temi eticamente sensibili su cui far prevalere il punto di vista laico.
Dato e non concesso che il PD sappia e voglia mantenere la parola sui tre punti […] si deve registrare soprattutto ciò che vi manca. Non è la prima volta che nelle sintesi programmatiche di Scalfari è assente qualsiasi riferimento a tutti i provvedimenti necessari per cancellare l’anomalia italiana: conflitto d’interessi, sistema televisivo, leggi ad personam. Come intendere la mancanza: rinuncia e rassegnazione? O semplice realismo? […]

Ma se è così, la politica italiana oggi è sospesa tra due straordinarie alternative che illustrano alla perfezione la sua asimmetria. Se vince il centrodestra Berlusconi governerà per cinque anni rafforzato nella sua anomalia ormai definitivamente intoccabile […] Se invece vince il centrosinistra il vincitore offrirà al perdente la consolazione di un accordo su legge elettorale e riforme istituzionali e per convincerlo a questo passo così doloroso eviterà di toccare la sua anomalia, lasciando intatte tutte le sue prerogative illegittime.

Su questo snodo Veltroni interviene da tempo con un insistente schema retorico: è ora di smettere con l’odio reciproco. Qui la falsificazione è profonda: non è necessario odiare per riconoscere il rilievo ingombrante dell’anomalia italiana; né volerla eliminare significa odiare chi ne è il soggetto. Veltroni riduce una condizione oggettiva al rango di fatto morale. Peggio ancora: chi vuole una normale legge sul conflitto d’interessi è additato, in quanto portatore di odio, come soggetto degno di riprovazione morale. Se ne ricava una conclusione anch’essa asimmetrica: il berlusconismo risulta intoccabile ed eterno, l’antiberlusconismo deve invece finire subito. Dalla “fine dell’odio” il centrodestra ci guadagna tutto, il centrosinistra niente. Salvo la patente di bontà.

La situazione del centrosinistra è resa più critica dal fatto che anche la Cosa Rossa ha manifestato sempre e manifesta ancora oggi scarso interesse per la risoluzione dell’anomalia italiana. […] Ma a questo punto sono obbligate due considerazioni. La prima: sia il PD che la Cosa Rossa si autoeleggono secondo lo schema coatto delle liste bloccate, si riproducono insomma come perfetta oligarchia. […] La seconda: chi vuole una politica diversa dalle due appena dette è condannato al silenzio.

Ma a questo punto i cittadini che vogliono la trasparenza del potere, la distanza tra politica e affari, la separazione tra interesse pubblico e vantaggi privati, l’incompatibilità tra cariche elettive e incarichi pubblici, l’autentica libertà d’informazione, la vera autonomia della magistratura, la fine della politica come mestiere privilegiato a vita, hanno anch’essi il diritto di andare da soli. Non è detto che gli riesca al primo colpo ma d’ora in poi se tenteranno la via di una rappresentanza politica indipendente […]

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