Posts Tagged ‘pandemia’

Pfizerato, 1 di 2

martedì 1 giugno 2021

Solo due mesi fa, se mi avessero detto che sarei andato in vacanza vaccinato mi sarei fatto due grasse risate amare. E l’anno scorso, all’inizio di questa pandemia, pensavo che, a essere molto ottimisti, avremmo cominciato a vaccinarci questa primavera, non in inverno.

Nonostante i numerosi intoppi a livello europeo e italiano, e nonostante la Lombardia abbia iniziato in modo pessimo la campagna vaccinale, le cose ora sembrano migliorate. La mia prenotazione e somministrazione del vaccino anti Covid-19 è stata eccellente. Alle 00:03 del 10 maggio, giorno di apertura per i 50enni, avevo la prenotazione per oggi, senza intoppi. Oggi avevo la prenotazione per le 11:35 a Novegro, sono arrivato alle 11:25 e alle 12:00 ero fuori, compresi i 15 minuti di attesa post vaccino. Ho persino data e ora per la seconda dose, con tanto di foglio e SMS di conferma. Tutto pulito, ordinato, chiaro, organizzato.

So che il vaccino non è la panacea di tutti i mali, ma mi sento un miracolato. Primo effetto collaterale del vaccino: sono quindi andato a comprare due paia di scarpe. Chi mi conosce sa quanto detesti andare a comprare articoli di vestiario, quindi direi che questo acquisto lo ascrivo fra gli effetti avversi. :-)

Baricco e l’intelligenza novecentesca

mercoledì 10 marzo 2021

Questo mio comizio è una risposta all’articolo apparso ieri su ilPost:

Mai più, prima puntata
«Esiste un’intelligenza non novecentesca? La stiamo formando da qualche parte, in qualche scuola, in qualche azienda, in qualche centro sociale? Abbiamo ragione di pretendere che emerga in superficie nella gestione del mondo, e di pretenderlo con una rabbia pericolosa?»
di Alessandro Baricco

Si parla della morte dell’anima che l’isolamento dovuto alla pandemia induce, al TINA anche conosciuto come “there is no alternative”, fenomeno per cui, date certe premesse, è d’obbligo agire in un certo modo. E poi Baricco si chiede: Esiste un’intelligenza non novecentesca?

Ho trovato questa analisi molto povera e “vecchia”.

Molto povera perché ha uno sguardo molto limitato del fenomeno. Nel mondo la pandemia è stata affrontata in modi molto diversi, con sistemi sanitari molto peggiori e molto migliori del nostro, con politiche molto diverse dalla nostra. Alcuni Stati avevano un piano per la pandemia e l’hanno seguito, altri Stati la pandemia l’hanno negata, altri ancora non hanno, ancora oggi, le risorse per affrontarla. In tutti i casi le rispettive popolazioni hanno pagato un prezzo sociale, economico, psicologico. Le premesse diverse ci sono state da qualche parte del mondo, eppure gli effetti si sono visti anche lì e in nessun caso sono stati piacevoli. Quindi in questa frase

“Rimesse in sella dalla pandemia, le élites novecentesche se ne stanno ben salde ai tavoli di comando della cosa pubblica, dirigendo le operazioni strategiche contro il virus.”

Baricco di chi sta parlando? Di Conte o di Draghi? Di Bolsonaro o di Xi Jinping? Di Trump o di Biden? Perché non hanno fatto e detto tutti la stessa cosa.

Per quanto riguarda il fenomeno TINA è curioso che questo veniva descritto da Tolstoj in Guerra e Pace nel 1800. Non è nemmeno un modo di raccontare le cose novecentesco, è anteriore. Affascinante, ma non racconta tutto ed è solo un modo per vedere le cose. Non è l’unico.

Vedremo se Baricco riuscirà a raccontare anche cosa c’è di poco novecentesco in questa pandemia. Ma parto prevenuto.

“Completano questa grandiosa ritirata dal vivere facendo un uso massiccio e ipnotico di oggetti, i device digitali, che erano nati per moltiplicare l’esperienza e ora risultano utili a riassumerla in un ambiente igienizzato e sicuro.”

Il fatto che possiamo vederci, sentirci, leggere, vedere cose, informarci, in molti casi lavorare e avere uno stipendio con una rete che nel 1900 non esisteva è, per Baricco, un modo per avere una esperienza asettica e sicura e disumanizzante che rende inevitabile isolarci per non ammalarci. Non è una risorsa mai avuta prima che detta nuove regole, apre nuove possibilità, che ha dei pro e dei contro. Ci toglie semplicemente l’anima.

Le premesse non mi sembrano buonissime per la nascita di un pensiero post novecentesco. Vedremo se nelle prossime puntate ci saranno delle novità.

Aggiornamento:

Un comizio altrui sempre sul tema del post di Baricco:

Appena
di Squonk

Aggiornamento 13/03/2021:

Un altro comizio altrui:

Quel po’ di pace
di LoScorfano

2020

giovedì 31 dicembre 2020

Scrive il mio amico immaginario Carlo Paschetto:

Mentre il Covid mi ha rivoluzionato la vita costringendomi a terra, a lasciare l’auto in garage per mesi e a mettermi la mascherina anche per portar giù la spazzatura, c’è gente che quest’anno, indossando la stessa mascherina e facendo mille attenzioni al distanziamento sociale come me, si è presa un tumore, un infarto, si è rotta una gamba, ha avuto un incidente stradale.
Direte voi, come sempre. Certo, come sempre. Ma di norma sempre è quando mandi avanti la tua vita normale fino a un attimo prima preoccupandoti del mutuo, non quando passi le giornate a difenderti dalla pandemia del secolo e ti svegli ogni mattina pensando “belìn, che assurdo anno di merda”.
Sempre è quando finisci in ospedale e non devi augurarti che in ospedale ci sia posto e che i medici non abbiamo bisogno della stessa rianimazione che serve a te.
Sempre è un’altra cosa.

E dunque il 2020 è stato, nonostante tutte le cose normali che sarebbero comunque accadute, un anno straordinario. Straordinario per tutti.

Lo ricorderò per la paura di questa malattia, un timore che oscilla fra un blando e rassicurante “sono statisticamente fra quelli che ce la possono fare senza grandi patemi” e un “se sto in ospedale un mese come il mio coetaneo è una catastrofe”. (Voi non sapete perché, io sì.)

Lo ricorderò perché ho imparato a cosa servono i funerali. La morte mi ha sempre portato grande imbarazzo, oltre al dolore. Non so mai cosa dire, come dirlo, mi sento sempre fuori luogo. Non sono credente, non nel senso che intendono le religioni, e non ho un rituale da seguire, non ne ho mai sentito la necessità. Quest’anno ho capito che questo mio imbarazzo è dovuto al fatto che per me la morte non ha una forma e che un rituale è necessario per dare forma e nome alla morte. Un rituale collettivo è meglio di uno personale, condividere un lutto è una forma di protezione, di definizione. Come si saluta chi nasce c’è bisogno di salutare chi muore. No, non è importante cosa fare, è importante farlo. Quest’anno ho salutato mia zia Vincenza, mio cugino Emanuele e un nipote acquisito, Samuele, gli ultimi due decisamente troppo giovani per lasciarci. Morti normali, come direbbe Paschetto, non dovute al Covid-19, ma che non lo sono state affatto a causa della pandemia: sono state molto più difficili.

Ricorderò il primo lockdown: le strade deserte, un silenzio irreale per città come San Donato Milanese e Milano, i pranzi sul balcone a primavera inoltrata (mai fatti prima, eppure avremmo potuti farli dal 2012), le passeggiate nel quartiere per non farsi crescere le rotelle sui glutei, il lavoro da casa, una novità per me. E la didattica a distanza, una novità per tutti, insegnanti e studenti, con gli inevitabili incidenti, malintesi, difficoltà.

Ricorderò il lavarsi le mani dopo ogni uscita, cosa che facevo anche prima, ma ora con più attenzione e diligenza.

Ricorderò le mascherine, con le incertezze iniziali (Servono? Non servono? Quanto servono?) e le certezze successive (Servono!). E quindi ogni uscita ha ormai la sua mascherina d’ordinanza. Poi alcuni hanno scoperto che le mascherine vanno portate correttamente e sempre, non a singhiozzo, ma questo forse lo impareremo tutti nella prossima pandemia. Noto però che i messaggi martellanti di ATM sui mezzi pubblici servono a qualcosa, diminuendo in modo drastico l’uso scorretto di questo semplice strumento.

Ricorderò la mancanza assoluta nel supermercato, in primavera, di farina, lievito, alcool denaturato, guanti in lattice e, appunto, ogni tipo di mascherina. Non ho neanche cercato un gel disinfettante, rientrato nelle vendite solo a maggio inoltrato.

Ricorderò le file per entrare al supermercato, una novità assoluta per tutti. Poi mi sono fatto più furbo, cambiando giorno e orario.

Ricorderò le discussioni da bar su numeri, curve statistiche, epidemiologia, virologia. Chissà se qualcuno avrà con l’occasione imparato qualcosa? Io di sicuro ho imparato che fare l’epidemiologo deve essere estremamente difficile e frustrante, specie durante le pandemie.

Lo ricorderemo per alcune strane regole dei DPCM e dei suoi moduli di autorizzazione a uscire. I meme sul web si sprecano.

Ho vissuto una strana forma di solitudine, fatta di tanti contatti a distanza, ma sempre di solitudine si è trattato. Vedersi di persona spesso non serve, altre volte è di importanza vitale; ho imparato anche questo. Ho rivisto alcuni miei ex compagni di scuola, dopo molti anni. Ho cominciato a gennaio e continuato a giugno. Una cosa straordinaria due volte, se ci penso. Ma anche la vicinanza può essere un problema: vivere in casa per molti giorni con una adolescente è stato davvero difficile, per lei lo è stato ancora di più e lo sarà ancora per mesi.

Lo ricorderò per altre piccole cose, alcuni cambiamenti personali e familiari: abbiamo visto nuove serie TV, nuove categorie di video su YouTube, una ripresa della lettura, dopo una stasi iniziale, il trasloco della mia azienda, una strana vacanza estiva (troppo corta), uno stranissimo Natale, io e la Comizietta in salotto con un albero e le luci (mai fatte come quest’anno), alcune sfighe domestiche (una lavastoviglie guasta e un acquisto di un pc molto sfortunato) e molto, molto altro.

Lo ricorderò per la strana sensibilità alle notizie nefaste, come a giustificare un 2020 difficile per tante ragioni e non per una sola. Una quasi terza guerra mondiale a inizio anno, le cavallette, una tremenda esplosione e Beirut ad agosto, gli incendi in Amazzonia, California e Australia, un disastro ambientale in Kamchatka ad ottobre, terremoti vari. Lascio continuare il lavoro a ilPost che ha raccolto le prime pagine di quest’anno e altri eventi importanti.

E per finire il vaccino contro questo virus. Fatto e testato a tempo di record con tecniche rivoluzionarie. Ci ricorderemo di questo quando sarà ora di finanziare la ricerca di base? Io ingenuamente ci spero.

Molto di quanto ho raccontato e vissuto continuerà anche nel 2021, perché il 31.12.2020 è solo una data, ma inaugureremo l’anno con il levarci dall’orizzonte un presidente USA nefasto. Spero sia di buon augurio per tutti.

Comizi altrui /8

mercoledì 30 dicembre 2020

In ordine sparso:

Il nostro Pietro (Greco) Sulla improvvisa e prematura morte del giornalista scientifico Pietro Greco

Ho un tumore, di Dario Bressanini

La promessa di un abbraccio di Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3

Carlo Rovelli, cara Radio3, sul Natale

Un altro anno da dimenticare per il carcere di Giuseppe Rizzo, giornalista di Internazionale