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Sparental Scontrol

venerdì 20 dicembre 2013

Se non ti funziona il filtro che hai dentro la tua scatola cranica, non c’è nessuna speranza di filtraggio. Oltretutto ciò che è vietato e nascosto ci incuriosisce molto di più di ciò che è accessibile e palese; dai quattro anni in poi lo sanno tutti. Ma niente, c’è sempre qualcuno che ha soldi da buttare via (PuntoInformatico):

UK, tutto il sesso è pornografia
Il parental control di stato adottato dai provider britannici permette ai netizen di sbirciare la pornografia ma taglia fuori dalla rete siti di informazione. Non c’è rimedio ai falsi positivi

Aggiornamento:
Ho ritrovato tre link interessanti sul tema. Magari li ho già anche pubblicati, ma ricordare fa sempre bene:

Il crack dei filtri imbarazza l’Australia
Un teenager smanettone fa a pezzi i filtri antiporno voluti e sponsorizzati dal Governo locale, che difende il progetto e annuncia nuove release del software. Ma è difficile bloccare il pornoweb.

Australia, un 16enne detta l’agenda tecnologica
Prima fa fuori i filtri governativi antiporno. Poi diventa testimonial della campagna elettorale. E trova anche il tempo per andare a scuola. Succede laggiù, tra i canguri.

Australia, il flop dei filtri antiporno è clamoroso
Il progetto per evitare l’esposizione ai contenuti pornografici online è costato l’equivalente di 52 milioni di euro. Soldi buttati al vento. Ma il Governo non cambia idea: quella è la strada.

Parental control col culo degli altri

martedì 23 luglio 2013

Da PuntoInformatico:

Il Regno Unito e il parental control di stato
Internet, ha stabilito il Primo Ministro Cameron, è come la realtà: da controllare, perché irta di pericoli, e di contenuti capaci di corrompere i giovani. A capire come, saranno gli attori della Rete
di Gaia Bottà

Il segnale che si è di fronte a provvedimenti folli arriva quando si afferma che si vogliono proteggere le creature, i poveri bimbi indifesi. Il secondo segnale è quando si mescolano reati (pedofilia) con cose per adulti perfettamente lecite (pornografia). Con queste premesse potete stare certi che il discorso si snoderà in una serie di assurdità una peggiore dell’altra.

Se avete ancora dei dubbi ecco che il tutto deve essere a spese altrui (cioè del cliente, chi pensate che paghi?): “Il sistema, secondo Cameron, è efficace: saranno i provider a renderlo tale, “spetta a loro trovare le soluzioni tecnologiche”.” Chiedere ai provider internet di filtrare i contenuti è follia: è come chiedere alle compagnie telefoniche di filtrare le telefonate fra mafiosi o alle poste di fermare le lettere minatorie o i pacchi bomba. Vi verrebbe mai in mente? Inoltre nessuno ha in mente come fare. Perché è vero che si possono automatizzare molte cose, ma gli automatismi sbagliano e si rischia di imbavagliare qualcuno che invece non ha commesso nessun reato e ha tutto il diritto di esprimersi. (In Italia si censura “a mano” e i risultati non sono migliori: http://censura.bofh.it/ Notate le proporzioni fra le censure della magistratura e le altre.) La libertà di espressione diverrà un optional da acquistare con il collegamento alla rete?

Che le creature non siano il fine del provvedimento lo si intuisce quando si legge: “[il Governo] taglia i fondi alle istituzioni che dovrebbero sorreggere l’apparato eretto in Rete a protezione dei minori.” Ecco il vero motivo della legge: scaricare su altri il costo delle proprie idee.

Che tristezza…