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[libro] Un oscuro scrutare

domenica 8 agosto 2021

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Un oscuro scrutare (A Scanner Darkly)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834738993; introduzione di Carlo Pagetti, postfazione di Francresco Marroni; Nota finale dell’autore; traduzione di Gabriele Frasca; I ed. orig. 1977; questa edizione 2019; illustrazione di copertina: Antonello Silverini; 16,00 €; p. 292

Voto: 7/10

In un futuro molto vicino a Dick, nella California del 1994, Bob Arctor è un agente sotto copertura che ha l’incarico di scoprire grossi narcotrafficanti di Sostanza M, dove M sta per morte. Per infiltrarsi nell’ambiente diviene tossicodipendente a sua volta e pian piano ha uno sdoppiamento della sua personalità. Ai suoi superiori si presenta con una tuta disindivuduante (scramble suit nell’originale), una tuta che nasconde la vera fisionomia della persona, per evitare che talpe nella polizia possano bruciare la sua falsa identità. Quando i suoi superiori gli chiederanno di spiare se stesso, Arctor sarà all’inizio perplesso, ma poi lo farà con grande metodicità, non rendendosi più conto dell’assurdità della cosa. Lascio il finale alla vostra curiosità, ma anche in questo romanzo Dick, con il tema della droga, mette in dubbio la nostra identità e quella dei nostri amici e conoscenti.

L’opera è, per stessa ammissione dell’autore, ispirata alla vita reale di Dick e alle sue esperienze con la droga. L’intero romanzo è dedicato a se stesso e ai suoi amici che si sono persi nella droga. Scrive Dick nella sua nota finale:

[…] L’abuso di droga non è una malattia, è una decisione, come quella di sbucare davanti a un’auto in corsa. Questa non la si definirebbe una malattia, ma un errore di valutazione. Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po’ di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. […] Se queste persone hanno commesso un peccato è stato quello di voler continuare a divertirsi per sempre, e sono state punite per questo; ma, come ho già detto, se si tratta per davvero di una punizione, sento che è stata eccessiva. […]

Buona lettua!

Aggiornamento 10/08/2021:

Gli amici del socialino mi hanno fatto sapere che da questo romanzo è stato tratto un film omonimo degno di nota, soprattutto per la sua tecnica di realizzazione.

Mi sono poi dimenticato di dirvi perché ho inserito l’autore della copertina nei dati del libro. All’inizio pensavo fosse una copertina come molte altre, poi invece ho capito. La tuta disindividuante non maschera semplicemente chi la indossa, ma lo fa apparire vago, cangiante. È qualcosa di diverso da una semplice maschera, più inquietante. Penso che l’immagine di copertina rappresenti bene quello che aveva in mente Dick.

[libro] Lotteria dello spazio

lunedì 15 marzo 2021

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Lotteria dello spazio (Solar Lottery)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834732120; 14,00€; p. 230; genere: fantascienza; ed 2005; I ed orig. 1955; introduzione di Carlo Pagetti; postfazione di Carlo Bordoni; traduzione di Domenico Gallo

Voto: 7/10

Romanzo un po’ rozzo in alcuni aspetti narrativi, con comunicazioni istantanee fra astronavi distantissime fra loro senza nessuna giustificazione, robot che navigano nello lo spazio come se avessero razzi con infinito carburante e un profeta di un nuovo mondo che non si sa da dove arrivi. Leggendo però Pagetti e Bordoni inizio a pensare che la cosa sia voluta. E se non è voluta, si intona molto bene al mondo che Dick rappresenta.

Siamo nel lontano 2203 e il potere politico assoluto sul Sistema Solare viene assegnato sorteggiando fra i cittadini che ne hanno diritto. Il capo assoluto viene chiamato QuizMaster. Ma è un potere molto precario, perché dopo l’elezione viene organizzata la Convenzione della Sfida, ovvero viene scelto (e pagato) un sicario per uccidere legalmente il QuizMaster. Le persone con poteri telepatici, potenzialmente con più possibilità e libertà di altri, hanno come unico incarico quello di difendere il QuizMaster. La società, pur essendo molto avanzata, si rifugia negli amuleti: tutti devono averne almeno uno. Ed è ben poco libera: le persone per avere dei diritti devono avere una tessera professionale e fare giuramento a una corporazione. Un sistema che ricorda molto quello in atto a Firenze all’epoca di Dante. Ma non solo l’elezione a QuizMaster è precaria, l’elezione stessa è truccata, così come la Convenzione della Sfida e le tessere professionali si comprano a pochi dollari sul mercato nero. In questo scenario molto deprimente ci sono due tentativi di riscatto: uno messo in atto dalla Società dei Prestoniani e l’altra da Ted Bentley, impiegato biochimico della corporazione Oiseau-Lyre che, una volta licenziato, pensa di mettersi al servizio del QuizMaster di turno per dare una svolta alla sua vita.

Senza entrare nei dettagli che vi lascio alla lettura, tutto il mondo descritto nel romanzo è precario, dozzinale (i robot McMillan!), corrotto, falso, pur apparendo libero, tecnologicamente avanzato e progredito. Una critica feroce alla globalizzazione, ancora giovane, ai valori di libertà e alle possibilità di riscatto propagandate dalla ideologia USA del 1955. Gli spunti di riflessione sono molti, così come le idee che Dick usa nel romanzo. Vi lascio alle parole di Pagetti e Bordoni per una loro disamina più estesa e completa.

Buona lettura!

[libro] Divine invasioni

sabato 26 dicembre 2020

Autore: Lawrence Sutin
Titolo: Divine invasioni – La vita di Philip K. Dick (Divine Invasions: A Life of Philip K. Dick)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834713426; I ed. 1989; questa ed: 2001; 19,00€; 442 pagine; genere: biografia, saggio; prefazione di Paul Wiliams; traduzione di Andrea Marti

Voto: 8/10

Tutto quello che avreste voluto sapere su Philip K. Dick è scritto qui. Il materiale per questa biografia è stato raccolto da un centinaio di interviste fatte a chi è stato vicino al famoso scrittore e dall’analisi dei suoi numerosi scritti personali conservati nei PKD Estate Archives.

Dick è famoso al grande pubblico per aver dato l’idea al film Blade Runner, ma in realtà, negli anni successivi, la sua eredità è stata raccolta più volte dal mondo del cinema (ricordo un film per tutti: Minority Report).

Dick iniziò a scrivere nell’immediato dopo guerra e dagli anni Cinquanta alla sua morte, avvenuta nel 1982, ha scritto oltre 40 romanzi e 200 racconti. È stato uno scrittore molto prolifico, in parte per necessità: iniziò infatti con lo scrivere fantascienza e questo genere è da sempre considerato letteratura di serie B; pur vendendo bene veniva pagata poco. Nella vita Dick non fece altro che lo scrittore, a parte una breve parentesi come commesso in un negozio di dischi, e per vivere con le sue opere dovette scrivere a un ritmo serrato. Era velocissimo sulla macchina da scrivere ed era un vulcano di idee. Riusciva a terminare un romanzo in poche settimane.

Nonostante la sua carriera nella fantascienza, con un pubblico in costante crescita e un premio Hugo, il sogno di Dick fu sempre quello di entrare a far parte della letteratura di seria A, mainstream, come la chiama Sutin, non fantascienza, come dico io. Non ci riuscì mai veramente.

Visti i ritmi di scrittura, non tutte le opere si sono rivelate buone. In appendice del volume Sutin ci propone una esaustiva rassegna cronologica degli scritti dickiani, con tanto di riferimento nella biografia, un breve commento e il voto personale dell’autore. Una guida utilissima per chi vuole leggere solo il meglio di Dick.

Numerose le peculiarità che caratterizzano la vita dello scrittore. La prima cosa che si nota è che la sua vita e i suoi romanzi si scambiano di continuo il loro ruolo. La vita di Dick è entrata nei suoi romanzi, ma è successo anche che i suoi romanzi sono entrati nella sua vita. Dick era in simbiosi con la sua scrittura, non sarebbe possibile capire la sua opera senza sapere nulla della sua vita e viceversa. La seconda è che è stato spesso considerato schizofrenico e drogato. In realtà non vi è traccia di una diagnosi medica di schizofrenia e sulle droghe è più da rimarcare un abuso di medicinali, anche psichiatrici, e di alcool nell’ultima parte della sua vita. Ma il carattere di Dick e i suoi comportamenti non sono sempre stati lineari e ragionevoli: le sue fobie, il rapporto tormentato con la madre, le cinque mogli e i figli, il lutto mai elaborato della sorella gemella, le sue continue visioni di un mondo alternativo, i suoi problemi di salute, i suoi ritmi di scrittura, delineano un personaggio complesso, spesso contraddittorio.

Sulle visioni di Dick una piccola critica all’autore. In più punti si insinua il dubbio che le visioni siano in qualche modo autentiche, che Dick sia una specie di Messia del nostro tempo. In realtà lo stile di vita e le numerose medicine che prendeva e di cui spesso abusava, avrebbero dato visioni a chiunque, anche se ben pochi avrebbero avuto la capacità di trasporle in un romanzo. E a un certo punto, a pagina 305, compare l’ipotesi per me più verosimile: una forma di epilessia del lobo temporale. Gli effetti di questa epilessia descritti da Sutin basandosi su testi di medicina sembrano ricalcare in modo perfetto tutta la sintomatologia dickiana. Peccato solo che questa pseudo diagnosi sia postuma e non fatta da un medico, ma insomma, penso si possa tranquillamente escludere qualsiasi ingerenza divina nel mondo della fantascienza.

Dick muore all’età di 53 anni di infarto, dopo una vita di stenti e di fatiche, quando le sue opere stavano per essere apprezzate dal grande pubblico e a poche settimane dall’uscita di un grande successo basato su un suo romanzo, Blade Runner, appunto. Il successo è arrivato postumo e in questi anni si è consolidato. Cosa ci rende umani? e cosa è reale?, sono i due grandi temi di quasi tutti i suoi romanzi. Mai come oggi queste domande necessitano di una risposta, in molti campi del sapere umano.

Due appunti al testo: alcuni refusi e lo spoiler continuo dei romanzi. Siete avvisati.

Buona lettura!

[libro] I guardiani del destino

martedì 1 dicembre 2020

Autore: Philip K. Dick
Titolo: I guardiani del destino e altri racconti
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834717134; p. 274; 14,00€; genere: fantascienza, racconti; traduzioni di Maurizio Nati, Sandro Pergameno, Paolo Prezzavento

Voto: 8/10

Sette racconti di Philip K. Dick, uno più bello dell’altro. Se il tema è sempre lo stesso, il mondo che non è come ci appare, le declinazioni del tema sono invece dei piccoli capolavori di originalità e suspance. Da ogni racconto del volume sono stati tratti dei film con esiti non sempre all’altezza dell’originale, visto che un paio hanno vinto i Razzie Awards.

Segnalo che i racconti sono invecchiati bene in un modo tutto loro: in un ambiente futuro pieno di novità tecnologiche, si inseriscono la mentalità e le consuetudini degli anni Cinquanta e Sessanta, con le sigarette fumate in ogni dove, la moglie casalinga a casa, la carta carbone nella macchina da scrivere e le cabine telefoniche. La cosa non rende stonata la descrizione agli occhi di oggi, ma accentua ancora di più quella sensazione di mondo imprevedibile e pieno di sorprese in cui si muovono i personaggi.

Perché ho trascurato Philip K. Dick fino a oggi? Non lo so. Può un appassionato di fantascienza trascurare un simile faro per il genere? No. Eppure è successo. Ma non tutto è perduto. Ormai Dick mi ha conquistato definitivamente. Ho in programma di prendere l’opera omnia dei racconti e di leggere i suoi romanzi di maggiore successo. Mi sto attrezzando per attuare l’impresa attraverso la lettura della biografia scritta da Lawrence Sutin. A breve su questo blog.

Qui l’elenco dei racconti presenti nel volume:
Titolo originale, anno di pubblicazione, traduzione del titolo, film, anno del film.
The Adjustment team, 1954, I guardiani del destino, I guardiani del destino, 2011
The Golden Man, 1954, Next, Next, 2007
Paycheck, 2003, I labirinti della memoria, Paycheck, 2003
Impostor, 1953, Impostore, Impostor, 2002
Minority Report, 1956, Rapporto di minoranza, Minority Report, 2002
Second Variety, 1953, Modello Due, Screamers, Urla dallo spazio, 1995
We Can Remember it for your Wholesale, 1966, Ricordiamo per voi, Atto di Forza, 1990

Buona lettura!

[libro] Illusione di potere

venerdì 20 novembre 2020

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Illusione di potere (Now Wait for Last Year)
Editore: Fanucci (collana Tif Extra)
Altro: ISBN:9788834718698; 6,90€; p. 270; introduzione di Carlo Pagetti; traduzione di Maurizio Nati; genere: romanzo di fantascienza; I ed orig 1964; questa edizione: feb 2012

Voto: 8/10

“Stai aspettando che ritorni l’anno passato?”, chiede a Eric Sweetscent Gino Molinari a pagina 246; è esattamente il titolo originale dell’opera. Non è una battuta, ma quello che può succedere in questo strano mondo inventato da Dick. Siamo nel 2055, la Terra è governata da un piemontese, Gino Molinari, segretario delle Nazioni Unite, ma di fatto una specie di dittatore. La Terra è alleata con Lilistar, pianeta extrasolare abitato da alieni con le nostre stesse sembianze (abbiamo antenati comuni), contro i Reeg, simili a formiche. In questo mondo esiste una droga potentissima e straordinaria, la JJ-180, che fa spostare nel tempo, o meglio, sposta le persone che l’assumono in universi alternativi, in avanti, indietro, ma anche nel presente. Una allucinazione o un viaggio reale?

Nonostante Pagetti e altri commentatori vedano in questo mondo dickiano la descrizione delle parti andate in scena nella seconda guerra mondiale, con Molinari/Terra nelle vesti di Mussolini/Italia, Lilistar facente le parti della Germania nazista e i Reeg nel ruolo degli Alleati americani, in realtà il tema fantapolitico non è preponderante. Io lo metterei quasi ai margini del racconto, notando anche che questa similitudine in realtà è abbastanza approssimativa. Il tema è semmai il rapporto personale di Eric con la realtà e con la propria situazione familiare, offuscato e reso incerto e ambiguo dalla droga JJ-180. Il conflitto di Eric con la moglie Kathy è autobiografico ed è descritto in modo dettagliato, partecipato, sofferto, che arriva fino al finale. Il rapporto di Molinari con la droga e gli universi alternativi è guidato da pragmatismo politico, in bilico fra un altruistico senso di protezione dei terrestri e una egoistica sete di potere. Ma l’esistenza di mondi alternativi ci illude di avere un potere sulle nostre scelte: ogni possibilità è già contemplata, cosa importa cosa facciamo oggi? Ma soprattutto: fino a che punto possiamo negare ciò che siamo e sentiamo?

La fantascienza di Dick è insomma un pretesto per interrogarci sulle scelte che facciamo e su come siamo, siamo ben lontani dalla fantascienza di Clarke che indaga possibili scenari tecnologici.

Buona lettura!

PS: Per capire meglio l’autore consiglio questo video:

[libro] Blade Runner

domenica 12 novembre 2017

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Blade Runner (Do Androids Dream of Electric Sheep?)
Editore: Fanucci Editore
Altro: ISBN 9788834734308; p. 297; 14,90€; genere: fantascienza; I ed. originale 1968; questa edizione: settembre 2017; Introduzione di Carlo Pagetti, Postfazione di Gabriele Frasca; Intervista finale a Dick sulla produzione del film; traduzione di Riccardo Duranti

Voto: 8/10

Ricordavo di averlo letto anni fa e all’epoca non mi piacque. Ma ora comincio ad avere dei dubbi, forse non lo lessi tutto. O forse sono cambiato io. Il romanzo ha una potenza narrativa notevole e, per quanto alcuni dettagli siano anacronistici (i tubi catodici e le veline scritte a macchina), è ancora modernissimo.

In un mondo post Terza Guerra Mondiale (che non si sa come sia iniziata e nemmeno come sia finita) i superstiti seguono un nuovo dicktat sociale: bisogna essere empatici sia nei confronti degli altri uomini, sia nei confronti dei pochi animali rimasti. La mancanza di empatia, forse, è stata la causa della guerra, e con questo nuovo ordine sociale si vuole rimediare agli errori del passato. Chi non può essere empatico – i malati psichiatrici o chi ha subito alterazioni genetiche dovute alla radioattività residua – è un paria. Chi non può essere empatico perché è artificiale – gli androidi – va eliminato.

Rick Dekckard si deve occupare di eliminare sei androidi fuggiti da Marte e ora sulla Terra, nella sua giurisdizione, a S. Francisco. La caccia durerà circa ventiquattro ore e molti dubbi nasceranno durante questa caccia: noi umani siamo sicuri di essere umani? Chi è l’altro che abbiamo di fronte? Gli androidi devono per forza essere ritirati? È possibile innamorarsi di un androide? Sono così diversi da noi? È possibile uscire dalle costrizioni sociali? Sapere di vivere in una società artefatta, in qualche modo finta e guidata da forze oscure, permette di alleviare le nostre perplessità e le nostre ansie?

Un dramma esistenziale molto moderno, come si può vedere, dove Dick non offre facili vie di uscita.

Buona lettura!