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[libro] Una terra promessa

domenica 30 maggio 2021

Autore: Barack Obama
Titolo: Una terra promessa (A Promised Land)
Editore: Garzanti
Altro: ISBN: 9788811149873; genere: autobiografia; p. 808; 28,00€; I ed. 2020; traduzione di Chicca Galli, Paolo Lucca, Giuseppe Maugeri

Voto: 7/10

Obama non ha certo il dono della sintesi, perché questo tomo, inizialmente, voleva raccontare i suoi due mandati e invece si ferma molto prima, quasi alla fine del suo primo mandato. Ci sarà un secondo volume.

Testo curatissimo dal punto di vista dell’immagine che Obama vuole trasmettere si sé: un politico illuminato, capace di cavalcare la complessità del mondo che lo circonda. Da questo punto di vista penso che non ci sia stata virgola che non sia stata valutata attentamente. (C’è anche un pdf con le domande, come a scuola, forse per i giornalisti, per guidare o stimolare le interviste.) E del resto come dargli torto? Se la può tirare. Capace è stato capace, forse fra i migliori presidenti che gli USA abbiano avuto. Un gigante, se paragonato al suo successore.

Quello che mi piace di Obama è il metodo con cui affronta le cose: si è circondato di tanti esperti e anche con opinioni molto distanti dalle sue. Ha imbarcato attivisti dei diritti civili e persone di chiare simpatie repubblicane. Ha sempre incoraggiato l’espressione del dissenso. Ha coltivato l’arte del dubbio. Ha curato in modo maniacale la comunicazione e non ha mai incolpato i suoi elettori per non essere capito e apprezzato, ma ha cercato, con ogni mezzo, di esprimersi al meglio, di portare a se chi lo ascoltava. A volte questo suo impegno non è stato sufficiente, perché l’elettorato, nel suo insieme, è ben poco incline all’ascolto e alla ragionevolezza, ma questa è un’altra storia.

Detto questo, il racconto di Obama è illuminante non tanto per i fatti che descrive: la crisi economica, le relazioni estere, le battaglie politiche eccetera, tutte cose ampiamente documentate con maggior rigore da altri giornalisti e studiosi; è interessante la visione dall’interno dell’amministrazione governativa di questi temi. Ho scoperto quindi che la vita di un presidente degli Stati Uniti è orribile: si inizia dalla candidatura, che vuol dire andare in giro per un paese immenso, tentando di convincere milioni di persone con interessi molto diversi a votarti e a finanziarti, dove si è continuamente sotto i riflettori e anche andare a mangiare un panino inizia a diventare un problema; si continua con la presidenza, con l’enorme peso che la carica comporta, i continui motivi di frustrazione per le limitazioni del proprio agire, dall’uscire a pranzo con la moglie, all’ostruzionismo assurdo su leggi concordabili con la minoranza, ai guai imprevisti che capitano, come la Deepwater Horizon. Si lavora 24 ore su 24 da molto prima del giuramento, quasi due anni prima. Il tutto per soli 400.000$ annui, esclusa la campagna elettorale, quella è a carico del candidato. Io poi non so se menta spudoratamente nel suo racconto, ma le sue giornate, ho fatto un paio di conti, mi sono sembrate spesso di 48 ore. Come fai a fare fiumi di riunioni e consultazioni con il tuo staff, preparare, limare e provare i discorsi pubblici, pensare a cosa fare per risolvere problemi mondiali, e poi anche passare del tempo con tua moglie e le figlie, fare sport, divertirti con gli amici e andare a dormire? Soprattutto: come faceva a dormire con tutti i grattacapi che aveva per le mani? Dimenticavo: la gratitudine dei cittadini per un lavoro ben fatto non è scontata. Va coltivata anche quella e spesso non arriva quando serve o non arriva tout court.

Lo sguardo di Obama mi è stato utile per conoscere la mentalità americana diffusa: i suoi tabù, le sue idiosincrasie, l’ideologia prevalente.

Per esempio: la questione razziale, la convivenza fra bianchi e neri, è una zona minata, frutto di circa due secoli di ingiustizie e violenze da parte dei bianchi sulla popolazione nera, ingiustizie e violenze che hanno intaccato nel DNA le persone. Tutto questo ha reso problematico molte cose: una semplice opinione, una frase, una battuta, possono essere interpretati in questa chiave e scivolare nella polemica molto aspra e a volte nella violenza. C’è un passaggio in cui Obama dice “questa frase che ho detto non va bene, dovevo dirla in un altro modo, per non alimentare polemiche”. E io ho visto una normalissima e innocua frase, ma la stampa che lo tallonava no. In un altro passaggio, per mia fortuna, ha dato anche la frase “corretta”, quella che avrebbe dovuto dire, e io non sono stato capace di vedere la differenza.

Lo Stato che regola la vita dei cittadini: un altro tabù americano. L’impossibilità di avere una sanità pubblica negli USA non è solo di ordine pratico e organizzativo e nemmeno di volontà politica, quella alcuni illuminati ce l’hanno. È che il cittadino USA vede con sospetto qualsiasi cosa lo Stato organizzi o regolamenti, limitando la sua libertà, soprattutto se questo non ha un effetto positivo immediato sul suo interesse personale. E anche se lo avesse, l’interesse immediato, l’elettore USA sarebbe capace di essere contrario alla norma che lo ha protetto appena non ne avesse più bisogno. Con questo spirito anche la regolamentazione delle armi è estremamente difficile: limiterebbe la libertà del singolo e questa cosa è, nella maggior parte della popolazione, assolutamente inaccettabile. Nonostante la libertà individuale sia un caposaldo della cultura USA, uscire dalle regole sociali non è però visto con favore, specialmente per un politico. Nella lettura potrete toccare con mano la parte conservatrice della famiglia Obama.

Il capitolo finale è dedicato all’uccisione di Osama bin Laden. Qui si tocca con mano un altro punto chiave della mentalità USA: siamo una superpotenza, lo sappiamo, belli i diritti umani, la democrazia e la libertà e la giustizia, ma se ci tiri giù le Torri Gemelle e noi pensiamo che sia stato tu, ti veniamo a cercare dovunque tu sia e ti facciamo il processo come nei film di Sergio Leone: con una pallottola in fronte. E così hanno fatto e secondo Obama nessuno ha avuto da ridire sulla cosa e anzi il Pakistan, o meglio, il suo Presidente, che avrebbe potuto legittimamente protestare per l’ingerenza subita dall’intervento dei Marines, Obama ce lo racconta come “sollevato” e “grato” per aver tolto di mezzo un evidente fardello che non è mai stato capace di arginare. Sono (siamo?) un popolo molto evoluto, sotto molti aspetti, ma altri sono rimasti ancora alle tavole di Hammurabi.

Un libro lungo, complesso, denso, sicuramente di parte, ma decisamente scorrevole e illuminante.

Qui un pdf con il sommario dei temi trattati.

Buona lettura!

La morte morta, la merda merdosa

sabato 13 febbraio 2021

Quando hai toccato il fondo puoi sempre iniziare a scavare. È così che si dice quando tutto va male, giusto? Sì, sto parlando di questo governo arlecchino, nella mia personale classifica il peggiore che si potesse immaginare. Non tanto per il Presidente del Consiglio e nemmeno per i singoli ministri, anche se la signora tunnel dei neutrini, da (ex) fisico, l’avrei lasciata a casa. È proprio il messaggio politico che dà che è devastante.

La politica dovrebbe avere un progetto di futuro, un progetto sociale di convivenza, avere degli ideali condivisi o condivisibili a cui tendere; questi progetti e ideali dovrebbero essere ben identificabili. Da tutto questo si dovrebbe trarre l’indicazione per governare. Se un progetto non ha i numeri per governare dovrebbe entrare in campo la mediazione.

Cosa abbiamo oggi di tutto questo? La destra, paradossalmente, è quella che un ideale e un progetto futuro ce l’ha. Prima gli italiani, abbasso le tasse, chi sgarra in galera, ma solo se ha la pelle scura o si droga. Poco altro. Una visione di cortissimo respiro, tutta chiusa nella paura di perdere il piccolo privilegio di benessere che pensa di avere. La sinistra non pervenuta. Forse ha anche idee meravigliose, ma non si vedono. In compenso si vedono benissimo gli ennemila partitini più o meno personali che nascono come funghi, per difendere un comunismo ormai improponibile, un ecologismo mai nato o un dinamismo di facciata dal sapore piduistico. Un velo pietoso per il M5S che sta incarnando molto bene tutto quello che si prometteva di combattere.

E il governo Draghi? Il governo Draghi ha imbarcato tutti: un progetto di destra fallito (FI), l’ala xenofoba (Lega), quelli che dovevano combattere la politica (M5S), quelli che non si sa cosa vogliono (PD) e lui, l’autore di questo ultimo passaggio verso il basso, Matteo Renzi. Come nota di colore ci sono anche i wannabe comunisti (LeU). La scusa per questo puzzle psichedelico è che la legislatura va salvata perché c’è la pandemia, andare a votare non sarebbe saggio. (No, non sarebbe saggio, anche se sarebbe molto meglio di questa accozzaglia di partiti al governo.) E fra molto poco dovremmo anche cambiare il Presidente della Repubblica. Pensare a questi problemi prima di aprire una crisi di governo pareva brutto, evidentemente.

Ma torniamo agli effetti politici di questo nuovo governo. Cosa impara l’elettore da questa crisi politica? Che un progetto di futuro non c’è più. Non ci sono futuri alternativi da scegliere. Ci sono tante persone più o meno competenti che fanno cose per tenere insieme la baracca, ma senza una strada condivisa o mediata da percorrere. C’è una emergenza sanitaria mondiale, ma si darà priorità all’economia o alle persone? Le vaccinazioni saranno ancora lasciate alle regioni o saranno date in mano allo Stato? O sarà ancora tutto di nuovo incerto, un po’ così e un po’ cosà come l’ultimo governo Conte? Anzi, ancora di più, viste le differenze fra i partiti che compongono questa maggioranza. Sempre che ci siano le differenze, a questo punto. Ma Draghi potrebbe anche fare un ottimo lavoro, no? Certo. Confermerebbe in altro modo che i partiti non servono a nulla. Sono delle pedine messe lì per essere manovrate dal Draghi di turno. Insomma, qualsiasi cosa accada il messaggio è uno solo: la politica è morta e sepolta.

[libro] Questa è l’America

martedì 26 gennaio 2021

Autore: Francesco Costa
Titolo: Questa è l’America
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788852099588 (epub); 335KB; I ed. 2020; genere: saggistica, politica; 9,99€

Voto: 8/10

Mi stavo chiedendo, circa una settimana fa:

A Obama sono state riconosciute, da quasi tutti, tre grandi doti: 1) fare proseliti 2) una politica con un capo e una coda e più lungimirante di molte altre 3) essere molto preparato. Ovvio, non è stata tutta farina del suo sacco, sapeva scegliersi i collaboratori giusti, quarta grande dote. Poi la sua politica ha avuto i suoi alti e bassi, la si può giudicare in tanti modi, non è questo il punto.
Il punto è: gli USA hanno avuto per 8 anni qualcuno alla guida che aveva ben salda la testa sulle spalle. Come è successo che subito dopo sia stato eletto Trump, uno che è riuscito a spargere merda su ogni cosa che ha toccato? Come è stato possibile fare un salto di quel tipo? Questo è un mistero misterioso che andrebbe studiato bene.

e i miei amici immaginari mi hanno consigliato di rivolgermi a Francesco Costa. E in effetti avevano ragione.

Questo agile e breve saggio ci fa una breve carrellata di alcuni aspetti che tanto colpiscono noi italiani e non statunitensi in generale. La questione delle armi, la gestione della sanità, la politica. Soprattutto come gli USA vivono la politica, anche con un minimo di prospettiva storica. E come sia stato possibile Trump. Un evento forse evitabile, ma che nulla avrebbe tolto ai drammatici cambiamenti che sono in atto da molti anni, cambiamenti che rendono la politica USA tanto aggressiva e spesso inconcludente. Anzi, dopo la lettura penso che gli eventi del 6 gennaio 2021 siano stati in qualche modo salutari, abbiano fatto vedere a tutti fin dove si può arrivare; che se si va troppo oltre si mette in pericolo l’unità del paese e le sue strutture democratiche e ciò è una cosa che va a minare uno dei pochi tabù ancora rimasti nel paese. Non a caso tutte le piattaforme social e i sistemi di pagamento made in USA hanno fatto un passo indietro nel sostenere attivamente o indirettamente Trump. Se ho ragione, nei prossimi mesi il Partito Repubblicano dovrà in parte sconfessare l’operato di Trump, se vorrà ancora avere un modo per ricevere i suoi finanziamenti dai suoi elettori. Staremo a vedere.

Confesso però che dopo la lettura di questo saggio ho ancora più paura di quel paese. Non ne condivido lo spirito individualista, aggressivo, spavaldo. Mi fa paura come considerano le armi. Non condivido un certo modo di fare politica, ma vedo anche che tutto quanto è stato lì praticato dopo poco arriva anche qui in Italia e ciò mi rende alquanto inquieto e timoroso. (Indovinate dove è stato inventato “il contratto con gli Italiani” firmato su una scrivania?) Forse esagero, non è che il nostro paese sia tutto questa landa di petali di rosa, è vero. Forse, semplicemente, i problemi noti fanno meno paura di problemi mai vissuti. Ma come dicevo è solo questione di tempo, i loro problemi li avremo presto anche qui.

Ma Trump? Vi lascio alla lettura di Costa per i dettagli, ma i motivi USA sono gli stessi che hanno portato i Salvini nostrani ad avere tanto successo. Una classe operaia, una piccola borghesia in recessione, ma anche una classe abbiente frustrata e aggressiva, lasciata senza una politica capace di guidarla verso obiettivi migliori, lasciata alla mercé di politici senza scrupoli, con una lungimiranza non più lunga di un quarto d’ora. Una crisi di rappresentanza che qui in Italia non è ancora stata risolta e che non porterà a nulla di buono. Ci sarebbe bisogno di molta politica, non di movimenti che se ne dichiarano estranei.

Dalle considerazioni di Costa è evidente come i tanto vituperati meccanismi democratici che rallentano l’approvazione delle leggi e l’operato del governo hanno una precisa ragione di esistere e ci hanno parato le chiappe molte volte, ci hanno salvato da dittature e rappresentanti non proprio all’altezza. I danni di Trump sono stati limitati da queste protezioni, per esempio. Chiunque vi proponga di alleggerire questi vincoli e meccanismi vi sta presentando una polpetta avvelenata.

Buona lettura!

[libro] La matematica è politica

giovedì 24 settembre 2020

Autrice: Chiara Valerio
Titolo: La matematica è politica
Editore: Einaudi
Altro: ISBN: 9788806244873; p. 106; 12,00€; genere: saggio politico filosofico; I ed. 2020

Voto: 8/10

Manifesto politico e filosofico personalissimo e al contempo attuale e quanto mai condivisibile. A dire il vero a ogni occorrenza della parola matematica avrei potuto inserire la parola fisica e il discorso avrebbe continuato ad avere una sua validità, in alcuni punti sarebbe stato anche più convincente. Ma forse lo studio di qualsiasi materia inutile, come la filosofia, la pittura o la letteratura latina, andrebbe bene per argomentare quanto dice la Valerio.

La matematica è presentata come una palestra etica, una materia che compone l’ossatura di cittadini democratici e adatti alla vita politica.

La matematica dà regole, ma sono regole arbitrarie, che vanno discusse, come in democrazia.

La matematica è immaginazione, perché consente di trovare soluzioni a problemi difficili o impossibili e in democrazia c’è bisogno di immaginare il futuro.

La matematica non ammette falsità, tutti possono verificare che un teorema è vero e anche in democrazia la falsità dovrebbe essere bandita.

La matematica è relazione, fra oggetti ideali, ma anche fra persone. Non ci sono dimostrazioni valide o costrutti ingegnosi se non sono condivisi. La democrazia e la politica sono costruite sulle relazioni fra persone.

La Valerio ci conforta dicendoci che i matematici sbagliano, come chi si occupa di democrazia e di politica. Ma che per farsi perdonare basta comprendere le cose, e fare meglio.

La matematica è linguaggio e la democrazia non può esistere senza un linguaggio comune. E poi tempo e futuro, nella matematica e nelle politica. L’esperienza del confino pandemico e altri aneddoti.

E poi la matematica e il tempo, la matematica e l’istruzione, la matematica e la cultura e tanto altro.

Un punto di vista personale sul mondo per darci molti spunti di riflessione.

Buona lettura.

Aggiornamento 28/11/2020:

Cosa ne pensa .mau. , un matematico, del libro. Qui.

[documetario] The Social Dilemma

giovedì 17 settembre 2020

Atitolo: The Social Dilemma
Regia: Jeff Orlowski
Prodotto da: Larissa Rhodes
Scritto da: Davis Coombe, Vickie Curtis, Jeff Orlowski
Altro: anno 2020, durata: 90 minuti, distribuzione: Netflix, vincitore Sundance Film Festival 2020.

Voto: 7/10

Come potete vedere dalle persone intervenute, ci sono studiosi di psicologia, sociologia, legge e cose di rete e poi persone che hanno contribuito a costruire il mondo che si sta mettendo a nudo nel documentario: programmatori, dirigenti, ingegneri.

Ma di quale problema si sta parlando? Non è facile definirlo, se prima non si capisce come funzionano i social network. O meglio i social network (d’ora in poi SN) promossi da società imprenditoriali private, che i SN amatoriali hanno una vita diversa, anche se in parte soffrono degli stessi problemi.

Come primo punto bisogna ricordare una cosa ovvia, ma spesso sottovalutata e sottaciuta: i SN come FB, Twitter & C. sono gestiti da realtà imprenditoriali che hanno una sola finalità: fare soldi. Tanti soldi, il più a lungo possibile. Se per fare soldi si deve asfaltare l’Amazzonia, sgozzare gattini indifesi o ridurre la CO2 del pianeta e dare da mangiare a tutti gli affamati del mondo, la cosa è irrilevante. Non c’è nessuna etica, né buona né cattiva, dietro al fare soldi. Fare soldi è fine a se stesso, l’uomo è fuori da questa visione. E’ un punto importante questo, per capire la contraddizione di questi SN che in alcuni casi hanno contribuito a salvarci la vita con la condivisione di notizie importanti e in altri casi hanno causato danni immani.

L’obiettivo del SN è fare soldi e per fare soldi vende pubblicità. Per vendere pubblicità è necessario che l’utente stia più tempo possibile sul SN e che ci siano sempre più utenti. Ogni tecnica psicologica e tecnologica è stata presa per arrivare all’obiettivo e chi ha ideato queste tecniche nel documentario ce le racconta. Di fatto i SN alimentano la dipendenza da SN. Si auto alimentano. Noi utenti siamo carne da macello; le dipendenze possono avere conseguenze devastanti sui minori e sulle masse, che possono essere indotte a fare quasi qualsiasi cosa e a credere a qualsiasi cosa. Sono diventati dipendenti da SN anche gli stessi creatori di questi meccanismi di dipendenza: non è quindi questione di intelligenza o conoscenza. E’ che nei grandi numeri è facile ottenere il risultato voluto, perché i meccanismi psicologici che ci governano e su cui fanno leva i SN sono uguali per tutti.

Poiché i SN non hanno scopo, se non quello di fare soldi, e poiché tutti possono usarli con le loro stesse tecniche manipolatorie, i disastri sono dietro l’angolo: elezioni truccate, false notizie diffuse con conseguenti morti, creazione di bolle sociali, aumento dei casi di depressione eccetera.

Il tono del documentario è eccessivamente drammatico, c’è una parte di finzione narrativa che viene usata per sottolineare i concetti espressi dagli studiosi, e il documentario è incentrato sulla realtà USA. (Lo sapevate che negli USA non c’è una legge sulla privacy a livello federale, vero?) Almeno un passaggio del documentario avrebbe dovuto avere maggiore argomentazione, che l’aumento dei casi di depressione e autolesionismo fra i giovani e l’aumento dell’uso dei SN è una correlazione, ma non necessariamente una relazione di causa (uso dei SN) ed effetto (depressione e autolesionismo). Manca anche una visione storica del problema; non è la prima volta che qualcuno cerca di manipolare le masse. Qualcuno ricorda l’uso della radio durante il fascismo e nazismo? E l’uso della televisione negli anni 90 in Italia? E gli oratori nell’antichità?

È la prima volta che ci sono strumenti tanto invasivi e raffinati. È la prima volta che un ente che non ha nessuno scopo, se non quello di auto sostenersi, una specie di virus, ha un potere così grande. Per quanto aberrante e lontano dal nostro sentire, nel passato il potere doveva anche veicolare una visione del mondo. Doveva avere un’etica, un fine, un modello di società. Oggi questo passaggio è superfluo.

Rimane l’ultimo punto. Il documentario è distribuito da Netflix, che ha molti punti in comune con i SN. Sicuramente lo scopo (auto replicarsi per fare soldi) e l’assenza di una visione politica. A differenza dei SN, Netflix non è gratis. Non è poco, ma non lo rende completamente svincolato dai suoi clienti. Una contraddizione che si nota.

Ma tutto questo dramma ha una via di uscita o moriremo tutti fra atroci sofferenze? In certi punti del documentario sembra che sì, moriremo tutti fra atroci sofferenze. Nonostante tutto si può fare qualcosa, ma questo qualcosa è raccontato quasi ai titoli di coda ed è poco approfondito. Chi segue Schneier, Ippolita, Attivissimo & C. sa già quali sono le contromisure da adottare per non farsi fagocitare dai SN e non essere solo mucche da mungere. Non è facile, non è banale e quanto suggerito dal documentario non è del tutto esaustivo. Questo tema, però, richiederebbe un comizio a parte.

Buona visione e mi raccomando, arrivate fino ai titoli di coda sorseggiando una camomilla. Andrà tutto.

Michelle Obama’s full speech at the Democratic National Convention

mercoledì 19 agosto 2020

Qui la trascrizione del discorso, per chi ha difficoltà a decifrare il parlato, peraltro pronunciato in modo chiarissimo:

Full Transcript of Michelle Obama’s D.N.C. Speech
Michelle Obama, the former first lady, was the keynote speaker on the first night of the 2020 Democratic National Convention.

È un discorso politico degno di ascolto, una capacità assertiva e di coinvolgimento emotivo notevole: raccoglie i semi dell’antipolitica, li fa propri, li condivide: dice quanto sia divisiva la politica, di quanto pochi l’ascolteranno, perché donna nera a una convention democratica, arriva a dire “You know I hate politics.”. Dopo di che non dice di scegliere il meno peggio, non propone ricette facili per tutti. Dice che la strada è difficile, che il candidato non è il miglior candidato possibile, ma che fa niente. L’importante è saper scegliere i propri aiutanti, sforzarsi di capire le cose complesse, lavorare sodo, assumersi responsabilità e avere chiara la direzione da prendere. E assicura l’elettorato che il candidato Biden ha tutto quello che serve per essere un buon presidente.

In Italia ricordo solo Pertini avere una simile lucidità, chiarezza, coraggio e forza nell’esprimersi e nell’agire.

Comizi altrui /12

sabato 4 aprile 2020

Dario Bressanini ci fa un riassunto e ragiona su un articolo comparso qualche giorno fa, un articolo dell’Imperial College (“Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID19 mortality and healthcare demand” (Impatto degli interventi non farmaceutici (NPI) per ridurre la mortalità di COVID19 e la domanda di assistenza sanitaria)):

Abbiamo un piano per il dopo? O “dopu se sa no…”?

Non è molto ottimista nei tempi di questa pandemia, ma è tutto molto difficile e in divenire.

Cambiando invece fronte, il nostro governo, come molti altri, fa una prova di dittatura:

Il FOIA è in quarantena, ma la trasparenza non deve essere sospesa
Nel mondo stravolto dal Covid-19, la trasparenza non è un inutile orpello ma parte della cura digitale per le nostre democrazie.
di Ernesto Belisario

Perché è stato sospeso temporaneamente il Foia?
di Laura Carrer

Comizi altrui /6

sabato 18 gennaio 2020

Tradotto da Internazionale:

Il futuro della politica è in mano all’intelligenza artificiale
di Bruce Schneier, The Atlantic, Stati Uniti

I tentativi di disinformazione sono ormai diffusi in tutto il mondo, e sono praticati in più di settanta paesi.

La soluzione è vedersi e discutere di persona.

La politica

mercoledì 6 novembre 2019

Quando nacque Lacomizietta concordai con la madre che io mi sarei occupato della sua educazione politica. Avevo idea che sarebbe stato difficile, non avevo idea a cosa sarei andato incontro.

Proprio in questi giorni la figlia è incappata nella parodia di un comizio di una nota politica che usa photoshop e così è voluta andare a vedere il comizio originale, perché lei è del partito “San Tommaso”, “controlliamo di persona”. Ne è rimasta (per fortuna) scandalizzata, ma con alcune domande che mi ha chiesto di chiarire.

E così, al termine di una giornata piena di emozioni impegnative, mi sono sciroppato venti minuti di un comizio di estrema destra e ho dovuto spiegarne alcuni passaggi. Non è stato facile, ecco.

Pensando fra me e me, mi sono reso conto che, attualmente, un bel comizio politico è difficile sentirlo, indipendentemente dalla parte di provenienza. E quando raramente capita, ne risente spesso la coerenza, che con la giusta opportunità tutti possiamo diventare grandi statisti, ma è nella pratica politica che si misurano i grandi politici dagli opportunisti. Lacomizietta, leggendomi nella mente, mi ha chiesto: “Ma tu come fai a scegliere chi votare?” Ho iniziato a piangere.

[libro] Ci sono luoghi al mondo dove più delle regole è importante la gentilezza

sabato 25 maggio 2019

Autore: Carlo Rovelli
Titolo: Ci sono luoghi al mondo dove più delle regole è importante la gentilezza – Articoli per i giornali
Editore: Corriere della Sera (RCS)
Altro: ISBN 978882800901, I ed. 2018, p. 286, 17,50€

Voto: 8/10

In questo volume Carlo Rovelli, noto fisico italiano che ovviamente insegna a Marsiglia, raccoglie alcuni articoli che sono usciti sul Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Repubblica e altrove. I temi sono vari: si va dalla politica alla religione, dalla filosofia della scienza ai suoi viaggi. C’è un po’ di tutto. (Molti degli articoli li potete rintracciare ancora sul web.) Ovviamente i pezzi più interessanti sono quelli che riguardano la scienza (vari gli articoli sui buchi neri), ma anche quelli che riguardano la filosofia danno molti spunti di riflessione.

Io mi sono trovato in sintonia su quasi tutto, come mi capita spesso con i fisici, ma la cosa riguarda solo me. A voi dico che dai suoi scritti traspare una grande sensibilità umana e una grande curiosità verso il mondo che si traducono in una continua capacità di mettersi in discussione e farsi domande, senza rinunciare all’affidabilità (non alle “certezze scientifiche”, distinguo importante che spiega in un articolo) delle conoscenze scientifiche attuali.

Lettura facile, snella, ideale per avere un punto di vista piuttosto inusuale nel panorama culturale italiano. Non sono tanti gli scienziati che scrivono sui giornali su temi anche non scientifici.

Due righe sul titolo: non l’ha scelto l’editore, ma l’autore. Non mi piace affatto, troppo verboso. Il libro è stato presentato su Radio3 Scienza.

Buona lettura!