Posts Tagged ‘politica’

[comizi altrui] Commenti al voto

mercoledì 28 settembre 2022

A parte una discreta quantità di bestemmie, qui di seguito alcuni commenti al voto che mi sono in qualche modo piaciuti:

Guardare altrove
«Le risposte tradizionali della sinistra appaiono inadeguate perché parziali (una diversa per ogni emergenza) o inascoltate (troppo esigenti per larga parte della società). Il risultato elettorale sta tutto nella faglia aperta da questa incomunicabilità».
di Marino Sinibaldi su ilPost

Per chi brucia quella fiamma
di Ida Dominijanni su L’essenziale

Gli occhi dell’altro sono spesso più veritieri dei propri. Colpisce, per tutta la lunga notte dei risultati elettorali, lo scarto fra come ci guardano dall’estero e come ci guardiamo noi. Gli altri, al di qua e al di là dell’Atlantico, puntano il dito sulla luna: per la prima volta in Italia vince un partito postfascista, per la prima volta spetterà a una donna mettersi a capo di un governo. Da noi si preferisce guardare il dito […]

Elezioni: le mie pagelle
di .mau. aka Maurizio Codogno

Il centrodestra si appresta a vincere le elezioni. Eppure da un’indagine CISE pubblicata il 9 settembre emerge un’Italia (molto) progressista sulla maggior parte dei temi prioritari per i cittadini.
Com’è possibile? I dati sono abbastanza impressionanti
Di Pietro Raffa, su twitter

Il PD vuole sapere perché non lo abbiamo votato
di Fabrizio Coppola su facebook

Il lato positivo
di Astutillo Smeriglia

[comizi altrui] Come riconoscere i nazisti e Nazistania

lunedì 26 settembre 2022

Ripassiamo i fondamentali:

Come riconoscere i nazisti

Nazistania

di Astutillo Smeriglia

Questioni di principio

mercoledì 17 agosto 2022

Sei temi a impatto economico zero (almeno nell’immediato) su cui sarebbe bello un dibattito politico in vista delle prossime elezioni. Magari a sinistra, perché la destra, su molti di questi punti, ha idee chiarissime e tutte retrograde.

1) Eutanasia. Recentemente c’è stata una proposta di referendum. La Corte Costituzionale da anni dice che è ora di legiferare. È ora di tirare fuori una proposta. Una qualsiasi va bene, ma che se ne parli.

2) Attualmente in Italia non c’è una legge ordinaria che regolamenta la figura giuridica del partito politico. Ci si affida solo alla Costituzione. Poi succedono i macelli come quelli successi nel M5S. Basterebbe una cosa minima, snella, quello che si pretende da una ONLUS qualsiasi, poco più, poco meno.

3) Le droghe leggere e pesanti, nuovi modi per uscirne e per utilizzarle in campo medico. La nostra legislazione è per lo più ancora di stampo repressivo e questa politica ha evidenziato tutti i suoi limiti, per usare un eufemismo. Sarebbe ora di metterci mano prendendo spunto dai paesi che sono riusciti a cambiare qualcosa, tipo il Portogallo.

4) I migranti, il diritto d’asilo, come ottenere la cittadinanza. Lo stato attuale della legislazione e dell’organizzazione dell’accoglienza ha creato enormi ingiustizie e da più parti si chiede una revisione dei modi di accoglienza. La paura dell’invasione straniera paventata dalla destra semplicemente non esiste, visto che l’Europa tutta ha una popolazione in declino e con un preoccupante tasso di invecchiamento.

5) Questioni di genere, DDL Zan e dintorni, diritti alle persone diversamente accoppiate di avere figli, potersi sposare, divorziare, di non essere discriminate, rafforzare il diritto all’aborto e alla contraccezione. Qualcosa si è mosso, ma siamo tremendamente indietro rispetto al resto del mondo occidentale. Non parliamo di maggiori risorse per combattere l’uscita dalla prostituzione e dalla violenza familiare, che abbiamo detto di occuparci di riforme a costo vicino allo zero. Ma ci siamo capiti.

6) Sarebbe ora di una unione politica europea: proporre una costituente dell’UE, un esercito europeo, mandare in pensione la NATO, almeno in Europa.

Se avete notizia di un partito qualsiasi che ha tre proposte su questi sei punti e non rema contro negli altri tre (tipo: è ha favore dell’eutanasia, ma è contro la UE), fate un fischio.

Stare male al tempo della pandemia

lunedì 20 dicembre 2021

[Nessuna delle persone citate è in pericolo di vita, i sintomi sono lievi.]

I fatti

Martedì 14 dicembre 2021 la Comizietta è venuta a sapere che il fratello della sua migliora amica era positivo al Sars-Cov-2. (Il fratello è troppo piccolo per la vaccinazione.) L’amica fa un tampone antigenico di controllo venerdì 17 dicembre. Negativo.

Venerdì pomeriggio, visti gli impegni pomeridiani, per sicurezza, faccio un tampone antigenico fai da te alla Comizietta. Negativo. Bene.

Sabato pomeriggio alla Comizietta viene la febbre a 37,5°C, dolori muscolari, nausea.
Chiamo la guardia medica (Servizio di continuità assistenziale, si chiama ora), racconto le vicende, aggiungo che siamo entrambi vaccinati contro il Covid19 e contro l’influenza, e mi raccomanda di fare un tampone, meglio se molecolare. Chiedo se può prescrivermelo. Mi dice di no, che lo deve fare il mio medico. Domenica è tutto chiuso, quindi aspettiamo lunedì, per il tampone.

Domenica la Comizietta la passa in casa in stato comatoso, spossatezza, dolori vari, temperatura oscillante fra i 37,0°C e i 37,5°C. Si aggiunge mal di gola e saltuariamente una tosse secca.

Lunedì scrivo su uozzapp alla dottoressa della Comizietta spiegandole l’accaduto, con la speranza che prescrivesse un tampone molecolare. A sorpresa mi dice non può. Come mai? Ci vogliono sintomi specifici, dice.
Faccio una ricerca su internet. Un tampone molecolare a pagamento oscilla attorno ai 90€ e comunque bisogna prenotarlo.
Vado sul sito della scuola. Per gli studenti sono stati segnalati due centri dove eseguono tamponi per gli studenti o per chi, a scuola, ha un certo numero di sintomi. La Comizietta ne ha 3 su 9. Mi sembrano sufficienti. Non c’è scritto se i tamponi sono a pagamento o meno, ma si può fare senza prenotazione. Fanno anche quelli molecolari. Un posto è relativamente vicino a casa nostra, presso l’Aeronautica Militare. L’altro è in via Novara, dall’altra parte di Milano rispetto a dove abitiamo. Il primo chiude alle 16, il secondo alle 18. Presso quello dell’Aeronautica si può comunque pre compilare il modulo del consenso informato. Dopo aver inserito tutti i dati, il server ci dice picche, Error 500. Pazienza, compileremo là le scartoffie.

Alle 13 di lunedì (oggi) ci muoviamo, previa richiesta di permesso sul lavoro.
Arriviamo in via dell’Aviazione e c’è, stranamente, il deserto assoluto. Chiedo alla guardiola dell’ingresso, a una militare infreddolita, dove si fanno i tamponi per gli studenti. “Noi non li facciamo, lei non è il primo, ma il ministero ha dato indicazioni sbagliate.” (Da qui in poi ho detto tante di quelle imprecazioni, che, se mai ci fosse un inferno e un Dio giudicante, oggi mi sono aggiudicato un posto in prima fila nel girone dei bestemmiatori. Lascio alla vostra immaginazione indovinare in quali passaggi sono state più intense.)

Cosa faccio? Siamo in ballo, proviamo a ballare. Andiamo in via Novara, chiude alle 18. Passiamo per Milano città, secondo le indicazioni di Google Maps. Per strada mi fa fare, non so perché, due giravolte, cioè una inversione a U per poi farmi ritornare sulla strada principale. Alla prima ci casco (sia mai che Google Maps sappia cose che io non so), alla seconda lo ignoro. Arriviamo in via Novara alle 14.30, circa. Via Novara è lunga, non ci sono indicazioni. Google Maps indica in mezzo a un prato il centro per i tamponi. Le indicazioni della scuola non danno un numero civico. Dicono solo una generica Zona Parcheggi e in effetti nella zona c’è un parcheggio, ma nessuno che fa tamponi. Giriamo a vuoto in zona in paio di volte, poi chiediamo al personale di un ristorante. Ci danno indicazioni che ci spostano un paio di chilometri verso la periferia. Arriviamo finalmente al centro dei tamponi che sono quasi le 15 e ci dicono che i tamponi sono finiti per oggi. Ripassare domani, meglio alla mattina.

Non voglio tornare a casa senza in mano nulla. Se è covid19 vorrei saperlo prima di Natale. In piazzale Ferrara c’è una farmacia che fa tamponi rapidi senza appuntamento. Ci dirigiamo lì e arriviamo che sono ormai le 16 passate. Abbiamo davanti a noi una ventina di persone in coda per fare il tampone. Le persone in coda per il tampone aspettano fuori. Temperatura esterna: 2°C in discesa. Mando la Comizietta ad aspettare in auto e io faccio la coda. Dopo circa due ore passate al freddo, in coda con potenziali untori, finalmente è il turno della Comizietta. Mentre vado a pagare, sento la suo dolce vocina che sobilla una rissa fra novax in coda. La porto via, aspettiamo il risultato, negativo, e torniamo a casa. Arriviamo a casa, pieni di freddo e incazzati, che sono quasi le 18.45.

Considerazioni emotive

Molta rabbia e molta frustrazione. Mi sono sentito abbandonato dal mio medico e dalla sanità in generale. Io sono stato molto determinato per ottenere una qualche indicazione sullo stato di salute della Comizietta. Ho ancora una mezza idea di farle fare un tampone molecolare a pagamento, ma ci penserò domani a mente lucida.
Rimane il fatto che una qualsiasi persona normale non avrebbe fatto nulla, contribuendo allo spargimento, se non del covid19, di una qualche altra malattia sconosciuta che ha gli stessi sintomi. Ne abbiamo bisogno in questo periodo? Non credo. Sarebbe da biasimare? Non credo nemmeno questo.
La Comizietta, ovviamente, mi ha seguito in questa avventura, con il suo stato di salute si è presa la sua dose di freddo, anche se minore, e quando nella coda qualche novax si è lamentato dei vaccini e della sanità pubblica, la Comizietta è stata lì lì per iniziare una rissa. Poi si è calmata, ma insomma, la capisco. Lei non ha bestemmiato, da qualche parte la rabbia deve pur finire.

Considerazioni politiche

A quasi due anni dall’inizio della pandemia mancano campagne informative martellanti su cosa fare e come comportarsi. Nonostante tutto, la maggioranza delle persone si comporta bene, ma non è abbastanza per fermare e contenere questa pandemia. Nei giornali, televisivi, di carta e on line, circolano ancora molte informazioni semi vere (le più pericolose!), false, fuorvianti. Con servizi sull’astrologia, pagine di interviste a gente che cerca di truffare il sistema vaccinale, interviste a novax. Persone, anche istruite, ma che non seguono da vicino l’evoluzione di questa pandemia, hanno dubbi legittimi, sui vaccini, sulle cure, sui tamponi, sui GreenPass. Ci sono molte cose contro intuitive, difficili da spiegare, sui ripensamenti dei medici, e su tanti altri aspetti. Bisognerebbe che il Governo guidasse questo flusso informativo, che desse l’idea di sapere quello che sta facendo. A me non sembra che stiamo andando in questa direzione, sebbene il nostro governo non sia nemmeno fra i peggiori, in Europa. I continui cambi di maggioranza e la presenza nel governo di forze politiche apertamente contro il pensiero scientifico non aiuta a prendere decisioni ponderate. Nessuno, ancora, si è assunto l’onere di rendere il vaccino obbligatorio, per esempio. Per altre malattie, come il morbillo, per molto meno si è reso obbligatorio il vaccino, perché no con il covid19? Non si sa. È anche difficile seguire forze politiche illuminate. Non ce ne sono, semplicemente.

Aggiornamento: sono ritornato sul sito della scuola. C’ero stato ieri sera. Sono comparsi una marea di punti tampone per la scuola, anche vicinissimi a casa. Ho molta voglia di piangere.

Afghanistan20

domenica 10 ottobre 2021

Segnalo un lungo reportage di Emergency sugli ultimi 20 anni di guerra in Afghanistan. Contiene immagini forti, molti dati e i racconti di testimoni e giornalisti.

Il progetto è stato chiuso in redazione il 03/08/2021, quindi prima della presa del potere da parte dei talebani.

Afghanistan20

Eutanasia legale – il referendum

giovedì 12 agosto 2021

Segnalo ai miei due lettori che l’Associazione Luca Coscioni e molte altre associazioni, partiti e movimenti, stanno promuovendo la raccolta firme per un referendum. Se approvato, il referendum permetterà, a chi lo vorrà e sotto alcune stringenti condizioni, di porre termine alla propria vita in modo legale e assistito, come è già possibile fare in paesi più civili del nostro.

Le informazioni le trovate qui.

Per i più pigri, segnalo anche che, per la prima volta in Italia, il referendum è possibile firmarlo da remoto, con lo SPID o, per chi non ha lo SPID, con TrusPro. Su questa modalità segnalo che chi ha già firmato ai banchetti o al comune, su moduli di carta, NON deve anche firmare via SPID o TrustPro, altrimenti le due firme vengono annullate. Inoltre la firma digitale ha un costo per il comitato promotore (0,50€ per lo SPID), quindi è il caso di fare una piccola donazione per coprire queste spese.

Per chi preferisce il metodo tradizionale, qui i banchetti e i posti dove firmare.

Avete tempo fino al 30 settembre 2021.

Genova 2001-2021

sabato 7 agosto 2021

Per il ventesimo anniversario dei fatti di Genova, il G8 del 2001 terminato tragicamente con la morte di Carlo Giuliani, Internazionale, ilPost e la Rai hanno dedicato articoli e podcast all’evento.

Internazionale ha dedicato uno speciale (7€ in edicola, 6€ la versione digitale), molto ben fatto. È diviso in tre parti: nella prima gli articoli che descrivono gli eventi prima del G8 (i movimenti di Seattle), poi gli articoli su Genova e per ultime le riflessioni degli anni a seguenti.

Sempre Internazionale ha reso visibile un documentario del 2002 di Art France.

La generazione perduta del G8 di Genova.

e ha dedicato un podcast, Limoni, di Annalisa Camilli. Quest’ultimo l’ho ascoltato tutto e merita, è molto ben fatto.

ilPost ha dedicato un articolo:

Cosa successe al G8 di Genova
La storia (e le foto) di quei tre violentissimi giorni del 2001, del contesto che li precedette e dei processi che li seguirono
di Stefano Nazzi

Anche la Rai ha fatto un podcast, ma non l’ho ancora ascoltato:

Genova per tutti

Avevo rimosso dalla memoria i fatti di Genova 2001. Gli articoli e il podcast della Camilli me li hanno riportati tutti a galla. Lo stupore, l’indignazione, la rabbia e la paura. Dopo nemmeno due mesi iniziò una nuova era con l’11 settembre e le priorità cambiarono. La guerra, la guerra al terrorismo imposta dagli USA, divenne prioritaria.

A vent’anni di distanza penso che quei due eventi contribuirono a una cesura significativa nella politica italiana e penso anche mondiale. Pur nelle sue ingenuità e nella sue mille sfaccettature, c’era un movimento che sognava e proponeva un mondo diverso dall’esistente. Lottava per rimettere l’uomo e le sue necessità al centro dell’agenda politica, lottava per un mondo più giusto, lottava per realizzare quei sogni, nel bene e nel male. C’era chi si opponeva agli OGM e chi si chiedeva come far pagare le tasse alle multinazionali, per dire. Il primo tema si è rivelato improponibile (se non moriremo tutti di fame sarà proprio per gli OGM), il secondo è entrato nell’agenda politica di molti stati. Ma un movimento globale che mettesse in discussione il capitalismo non c’è più stato. Ci sono molti movimenti che si occupano di temi specifici (le libertà digitali e la censura, per esempio), ma nessun movimento degno di nota porta avanti una critica globale al sistema.

La sinistra italiana è sparita. Molti di noi si sono assuefatti alla sospensione dei diritti democratici più basilari, accettiamo censure alla nostra vita digitale, la notizia di soprusi in carcere è durata il tempo di un cinguettio e in piazza scendiamo (pochi, ma sempre troppi) solo per non vaccinarci e per non avere nessun rispetto per la salute altrui. La nostra società è molto cambiata da allora.

L’archivio dei documenti sui fatti di Genova del 2001, articoli di giornale, documenti dei processi, testimonianze, foto e video, non è più a Genova. Il tutto è stato trasferito a Bologna. Un altro segno dei tempi che sono cambiati.

Il rapporto ISPI sull’immigrazione

mercoledì 7 luglio 2021

Se vi state chiedendo come sta andando l’immigrazione in questo periodo, al posto di seguire notizie e ragionamenti ansiogeni da politici e molti giornali, vi consiglio di dare un’occhiata al rapporto ISPI.

Fact-checking: migrazioni 2021
di Matteo Villa

Se poi si usassero questi dati anche per decidere cosa fare… ma non esageriamo.

[libro] Una terra promessa

domenica 30 Maggio 2021

Autore: Barack Obama
Titolo: Una terra promessa (A Promised Land)
Editore: Garzanti
Altro: ISBN: 9788811149873; genere: autobiografia; p. 808; 28,00€; I ed. 2020; traduzione di Chicca Galli, Paolo Lucca, Giuseppe Maugeri

Voto: 7/10

Obama non ha certo il dono della sintesi, perché questo tomo, inizialmente, voleva raccontare i suoi due mandati e invece si ferma molto prima, quasi alla fine del suo primo mandato. Ci sarà un secondo volume.

Testo curatissimo dal punto di vista dell’immagine che Obama vuole trasmettere si sé: un politico illuminato, capace di cavalcare la complessità del mondo che lo circonda. Da questo punto di vista penso che non ci sia stata virgola che non sia stata valutata attentamente. (C’è anche un pdf con le domande, come a scuola, forse per i giornalisti, per guidare o stimolare le interviste.) E del resto come dargli torto? Se la può tirare. Capace è stato capace, forse fra i migliori presidenti che gli USA abbiano avuto. Un gigante, se paragonato al suo successore.

Quello che mi piace di Obama è il metodo con cui affronta le cose: si è circondato di tanti esperti e anche con opinioni molto distanti dalle sue. Ha imbarcato attivisti dei diritti civili e persone di chiare simpatie repubblicane. Ha sempre incoraggiato l’espressione del dissenso. Ha coltivato l’arte del dubbio. Ha curato in modo maniacale la comunicazione e non ha mai incolpato i suoi elettori per non essere capito e apprezzato, ma ha cercato, con ogni mezzo, di esprimersi al meglio, di portare a se chi lo ascoltava. A volte questo suo impegno non è stato sufficiente, perché l’elettorato, nel suo insieme, è ben poco incline all’ascolto e alla ragionevolezza, ma questa è un’altra storia.

Detto questo, il racconto di Obama è illuminante non tanto per i fatti che descrive: la crisi economica, le relazioni estere, le battaglie politiche eccetera, tutte cose ampiamente documentate con maggior rigore da altri giornalisti e studiosi; è interessante la visione dall’interno dell’amministrazione governativa di questi temi. Ho scoperto quindi che la vita di un presidente degli Stati Uniti è orribile: si inizia dalla candidatura, che vuol dire andare in giro per un paese immenso, tentando di convincere milioni di persone con interessi molto diversi a votarti e a finanziarti, dove si è continuamente sotto i riflettori e anche andare a mangiare un panino inizia a diventare un problema; si continua con la presidenza, con l’enorme peso che la carica comporta, i continui motivi di frustrazione per le limitazioni del proprio agire, dall’uscire a pranzo con la moglie, all’ostruzionismo assurdo su leggi concordabili con la minoranza, ai guai imprevisti che capitano, come la Deepwater Horizon. Si lavora 24 ore su 24 da molto prima del giuramento, quasi due anni prima. Il tutto per soli 400.000$ annui, esclusa la campagna elettorale, quella è a carico del candidato. Io poi non so se menta spudoratamente nel suo racconto, ma le sue giornate, ho fatto un paio di conti, mi sono sembrate spesso di 48 ore. Come fai a fare fiumi di riunioni e consultazioni con il tuo staff, preparare, limare e provare i discorsi pubblici, pensare a cosa fare per risolvere problemi mondiali, e poi anche passare del tempo con tua moglie e le figlie, fare sport, divertirti con gli amici e andare a dormire? Soprattutto: come faceva a dormire con tutti i grattacapi che aveva per le mani? Dimenticavo: la gratitudine dei cittadini per un lavoro ben fatto non è scontata. Va coltivata anche quella e spesso non arriva quando serve o non arriva tout court.

Lo sguardo di Obama mi è stato utile per conoscere la mentalità americana diffusa: i suoi tabù, le sue idiosincrasie, l’ideologia prevalente.

Per esempio: la questione razziale, la convivenza fra bianchi e neri, è una zona minata, frutto di circa due secoli di ingiustizie e violenze da parte dei bianchi sulla popolazione nera, ingiustizie e violenze che hanno intaccato nel DNA le persone. Tutto questo ha reso problematico molte cose: una semplice opinione, una frase, una battuta, possono essere interpretati in questa chiave e scivolare nella polemica molto aspra e a volte nella violenza. C’è un passaggio in cui Obama dice “questa frase che ho detto non va bene, dovevo dirla in un altro modo, per non alimentare polemiche”. E io ho visto una normalissima e innocua frase, ma la stampa che lo tallonava no. In un altro passaggio, per mia fortuna, ha dato anche la frase “corretta”, quella che avrebbe dovuto dire, e io non sono stato capace di vedere la differenza.

Lo Stato che regola la vita dei cittadini: un altro tabù americano. L’impossibilità di avere una sanità pubblica negli USA non è solo di ordine pratico e organizzativo e nemmeno di volontà politica, quella alcuni illuminati ce l’hanno. È che il cittadino USA vede con sospetto qualsiasi cosa lo Stato organizzi o regolamenti, limitando la sua libertà, soprattutto se questo non ha un effetto positivo immediato sul suo interesse personale. E anche se lo avesse, l’interesse immediato, l’elettore USA sarebbe capace di essere contrario alla norma che lo ha protetto appena non ne avesse più bisogno. Con questo spirito anche la regolamentazione delle armi è estremamente difficile: limiterebbe la libertà del singolo e questa cosa è, nella maggior parte della popolazione, assolutamente inaccettabile. Nonostante la libertà individuale sia un caposaldo della cultura USA, uscire dalle regole sociali non è però visto con favore, specialmente per un politico. Nella lettura potrete toccare con mano la parte conservatrice della famiglia Obama.

Il capitolo finale è dedicato all’uccisione di Osama bin Laden. Qui si tocca con mano un altro punto chiave della mentalità USA: siamo una superpotenza, lo sappiamo, belli i diritti umani, la democrazia e la libertà e la giustizia, ma se ci tiri giù le Torri Gemelle e noi pensiamo che sia stato tu, ti veniamo a cercare dovunque tu sia e ti facciamo il processo come nei film di Sergio Leone: con una pallottola in fronte. E così hanno fatto e secondo Obama nessuno ha avuto da ridire sulla cosa e anzi il Pakistan, o meglio, il suo Presidente, che avrebbe potuto legittimamente protestare per l’ingerenza subita dall’intervento dei Marines, Obama ce lo racconta come “sollevato” e “grato” per aver tolto di mezzo un evidente fardello che non è mai stato capace di arginare. Sono (siamo?) un popolo molto evoluto, sotto molti aspetti, ma altri sono rimasti ancora alle tavole di Hammurabi.

Un libro lungo, complesso, denso, sicuramente di parte, ma decisamente scorrevole e illuminante.

Qui un pdf con il sommario dei temi trattati.

Buona lettura!

La morte morta, la merda merdosa

sabato 13 febbraio 2021

Quando hai toccato il fondo puoi sempre iniziare a scavare. È così che si dice quando tutto va male, giusto? Sì, sto parlando di questo governo arlecchino, nella mia personale classifica il peggiore che si potesse immaginare. Non tanto per il Presidente del Consiglio e nemmeno per i singoli ministri, anche se la signora tunnel dei neutrini, da (ex) fisico, l’avrei lasciata a casa. È proprio il messaggio politico che dà che è devastante.

La politica dovrebbe avere un progetto di futuro, un progetto sociale di convivenza, avere degli ideali condivisi o condivisibili a cui tendere; questi progetti e ideali dovrebbero essere ben identificabili. Da tutto questo si dovrebbe trarre l’indicazione per governare. Se un progetto non ha i numeri per governare dovrebbe entrare in campo la mediazione.

Cosa abbiamo oggi di tutto questo? La destra, paradossalmente, è quella che un ideale e un progetto futuro ce l’ha. Prima gli italiani, abbasso le tasse, chi sgarra in galera, ma solo se ha la pelle scura o si droga. Poco altro. Una visione di cortissimo respiro, tutta chiusa nella paura di perdere il piccolo privilegio di benessere che pensa di avere. La sinistra non pervenuta. Forse ha anche idee meravigliose, ma non si vedono. In compenso si vedono benissimo gli ennemila partitini più o meno personali che nascono come funghi, per difendere un comunismo ormai improponibile, un ecologismo mai nato o un dinamismo di facciata dal sapore piduistico. Un velo pietoso per il M5S che sta incarnando molto bene tutto quello che si prometteva di combattere.

E il governo Draghi? Il governo Draghi ha imbarcato tutti: un progetto di destra fallito (FI), l’ala xenofoba (Lega), quelli che dovevano combattere la politica (M5S), quelli che non si sa cosa vogliono (PD) e lui, l’autore di questo ultimo passaggio verso il basso, Matteo Renzi. Come nota di colore ci sono anche i wannabe comunisti (LeU). La scusa per questo puzzle psichedelico è che la legislatura va salvata perché c’è la pandemia, andare a votare non sarebbe saggio. (No, non sarebbe saggio, anche se sarebbe molto meglio di questa accozzaglia di partiti al governo.) E fra molto poco dovremmo anche cambiare il Presidente della Repubblica. Pensare a questi problemi prima di aprire una crisi di governo pareva brutto, evidentemente.

Ma torniamo agli effetti politici di questo nuovo governo. Cosa impara l’elettore da questa crisi politica? Che un progetto di futuro non c’è più. Non ci sono futuri alternativi da scegliere. Ci sono tante persone più o meno competenti che fanno cose per tenere insieme la baracca, ma senza una strada condivisa o mediata da percorrere. C’è una emergenza sanitaria mondiale, ma si darà priorità all’economia o alle persone? Le vaccinazioni saranno ancora lasciate alle regioni o saranno date in mano allo Stato? O sarà ancora tutto di nuovo incerto, un po’ così e un po’ cosà come l’ultimo governo Conte? Anzi, ancora di più, viste le differenze fra i partiti che compongono questa maggioranza. Sempre che ci siano le differenze, a questo punto. Ma Draghi potrebbe anche fare un ottimo lavoro, no? Certo. Confermerebbe in altro modo che i partiti non servono a nulla. Sono delle pedine messe lì per essere manovrate dal Draghi di turno. Insomma, qualsiasi cosa accada il messaggio è uno solo: la politica è morta e sepolta.