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[libro] La matematica è politica

giovedì 24 settembre 2020

Autrice: Chiara Valerio
Titolo: La matematica è politica
Editore: Einaudi
Altro: ISBN: 9788806244873; p. 106; 12,00€; genere: saggio politico filosofico; I ed. 2020

Voto: 8/10

Manifesto politico e filosofico personalissimo e al contempo attuale e quanto mai condivisibile. A dire il vero a ogni occorrenza della parola matematica avrei potuto inserire la parola fisica e il discorso avrebbe continuato ad avere una sua validità, in alcuni punti sarebbe stato anche più convincente. Ma forse lo studio di qualsiasi materia inutile, come la filosofia, la pittura o la letteratura latina, andrebbe bene per argomentare quanto dice la Valerio.

La matematica è presentata come una palestra etica, una materia che compone l’ossatura di cittadini democratici e adatti alla vita politica.

La matematica dà regole, ma sono regole arbitrarie, che vanno discusse, come in democrazia.

La matematica è immaginazione, perché consente di trovare soluzioni a problemi difficili o impossibili e in democrazia c’è bisogno di immaginare il futuro.

La matematica non ammette falsità, tutti possono verificare che un teorema è vero e anche in democrazia la falsità dovrebbe essere bandita.

La matematica è relazione, fra oggetti ideali, ma anche fra persone. Non ci sono dimostrazioni valide o costrutti ingegnosi se non sono condivisi. La democrazia e la politica sono costruite sulle relazioni fra persone.

La Valerio ci conforta dicendoci che i matematici sbagliano, come chi si occupa di democrazia e di politica. Ma che per farsi perdonare basta comprendere le cose, e fare meglio.

La matematica è linguaggio e la democrazia non può esistere senza un linguaggio comune. E poi tempo e futuro, nella matematica e nelle politica. L’esperienza del confino pandemico e altri aneddoti.

E poi la matematica e il tempo, la matematica e l’istruzione, la matematica e la cultura e tanto altro.

Un punto di vista personale sul mondo per darci molti spunti di riflessione.

Buona lettura.

[documetario] The Social Dilemma

giovedì 17 settembre 2020

Atitolo: The Social Dilemma
Regia: Jeff Orlowski
Prodotto da: Larissa Rhodes
Scritto da: Davis Coombe, Vickie Curtis, Jeff Orlowski
Altro: anno 2020, durata: 90 minuti, distribuzione: Netflix, vincitore Sundance Film Festival 2020.

Voto: 7/10

Come potete vedere dalle persone intervenute, ci sono studiosi di psicologia, sociologia, legge e cose di rete e poi persone che hanno contribuito a costruire il mondo che si sta mettendo a nudo nel documentario: programmatori, dirigenti, ingegneri.

Ma di quale problema si sta parlando? Non è facile definirlo, se prima non si capisce come funzionano i social network. O meglio i social network (d’ora in poi SN) promossi da società imprenditoriali private, che i SN amatoriali hanno una vita diversa, anche se in parte soffrono degli stessi problemi.

Come primo punto bisogna ricordare una cosa ovvia, ma spesso sottovalutata e sottaciuta: i SN come FB, Twitter & C. sono gestiti da realtà imprenditoriali che hanno una sola finalità: fare soldi. Tanti soldi, il più a lungo possibile. Se per fare soldi si deve asfaltare l’Amazzonia, sgozzare gattini indifesi o ridurre la CO2 del pianeta e dare da mangiare a tutti gli affamati del mondo, la cosa è irrilevante. Non c’è nessuna etica, né buona né cattiva, dietro al fare soldi. Fare soldi è fine a se stesso, l’uomo è fuori da questa visione. E’ un punto importante questo, per capire la contraddizione di questi SN che in alcuni casi hanno contribuito a salvarci la vita con la condivisione di notizie importanti e in altri casi hanno causato danni immani.

L’obiettivo del SN è fare soldi e per fare soldi vende pubblicità. Per vendere pubblicità è necessario che l’utente stia più tempo possibile sul SN e che ci siano sempre più utenti. Ogni tecnica psicologica e tecnologica è stata presa per arrivare all’obiettivo e chi ha ideato queste tecniche nel documentario ce le racconta. Di fatto i SN alimentano la dipendenza da SN. Si auto alimentano. Noi utenti siamo carne da macello; le dipendenze possono avere conseguenze devastanti sui minori e sulle masse, che possono essere indotte a fare quasi qualsiasi cosa e a credere a qualsiasi cosa. Sono diventati dipendenti da SN anche gli stessi creatori di questi meccanismi di dipendenza: non è quindi questione di intelligenza o conoscenza. E’ che nei grandi numeri è facile ottenere il risultato voluto, perché i meccanismi psicologici che ci governano e su cui fanno leva i SN sono uguali per tutti.

Poiché i SN non hanno scopo, se non quello di fare soldi, e poiché tutti possono usarli con le loro stesse tecniche manipolatorie, i disastri sono dietro l’angolo: elezioni truccate, false notizie diffuse con conseguenti morti, creazione di bolle sociali, aumento dei casi di depressione eccetera.

Il tono del documentario è eccessivamente drammatico, c’è una parte di finzione narrativa che viene usata per sottolineare i concetti espressi dagli studiosi, e il documentario è incentrato sulla realtà USA. (Lo sapevate che negli USA non c’è una legge sulla privacy a livello federale, vero?) Almeno un passaggio del documentario avrebbe dovuto avere maggiore argomentazione, che l’aumento dei casi di depressione e autolesionismo fra i giovani e l’aumento dell’uso dei SN è una correlazione, ma non necessariamente una relazione di causa (uso dei SN) ed effetto (depressione e autolesionismo). Manca anche una visione storica del problema; non è la prima volta che qualcuno cerca di manipolare le masse. Qualcuno ricorda l’uso della radio durante il fascismo e nazismo? E l’uso della televisione negli anni 90 in Italia? E gli oratori nell’antichità?

È la prima volta che ci sono strumenti tanto invasivi e raffinati. È la prima volta che un ente che non ha nessuno scopo, se non quello di auto sostenersi, una specie di virus, ha un potere così grande. Per quanto aberrante e lontano dal nostro sentire, nel passato il potere doveva anche veicolare una visione del mondo. Doveva avere un’etica, un fine, un modello di società. Oggi questo passaggio è superfluo.

Rimane l’ultimo punto. Il documentario è distribuito da Netflix, che ha molti punti in comune con i SN. Sicuramente lo scopo (auto replicarsi per fare soldi) e l’assenza di una visione politica. A differenza dei SN, Netflix non è gratis. Non è poco, ma non lo rende completamente svincolato dai suoi clienti. Una contraddizione che si nota.

Ma tutto questo dramma ha una via di uscita o moriremo tutti fra atroci sofferenze? In certi punti del documentario sembra che sì, moriremo tutti fra atroci sofferenze. Nonostante tutto si può fare qualcosa, ma questo qualcosa è raccontato quasi ai titoli di coda ed è poco approfondito. Chi segue Schneier, Ippolita, Attivissimo & C. sa già quali sono le contromisure da adottare per non farsi fagocitare dai SN e non essere solo mucche da mungere. Non è facile, non è banale e quanto suggerito dal documentario non è del tutto esaustivo. Questo tema, però, richiederebbe un comizio a parte.

Buona visione e mi raccomando, arrivate fino ai titoli di coda sorseggiando una camomilla. Andrà tutto.

Michelle Obama’s full speech at the Democratic National Convention

mercoledì 19 agosto 2020

Qui la trascrizione del discorso, per chi ha difficoltà a decifrare il parlato, peraltro pronunciato in modo chiarissimo:

Full Transcript of Michelle Obama’s D.N.C. Speech
Michelle Obama, the former first lady, was the keynote speaker on the first night of the 2020 Democratic National Convention.

È un discorso politico degno di ascolto, una capacità assertiva e di coinvolgimento emotivo notevole: raccoglie i semi dell’antipolitica, li fa propri, li condivide: dice quanto sia divisiva la politica, di quanto pochi l’ascolteranno, perché donna nera a una convention democratica, arriva a dire “You know I hate politics.”. Dopo di che non dice di scegliere il meno peggio, non propone ricette facili per tutti. Dice che la strada è difficile, che il candidato non è il miglior candidato possibile, ma che fa niente. L’importante è saper scegliere i propri aiutanti, sforzarsi di capire le cose complesse, lavorare sodo, assumersi responsabilità e avere chiara la direzione da prendere. E assicura l’elettorato che il candidato Biden ha tutto quello che serve per essere un buon presidente.

In Italia ricordo solo Pertini avere una simile lucidità, chiarezza, coraggio e forza nell’esprimersi e nell’agire.

Comizi altrui /12

sabato 4 aprile 2020

Dario Bressanini ci fa un riassunto e ragiona su un articolo comparso qualche giorno fa, un articolo dell’Imperial College (“Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID19 mortality and healthcare demand” (Impatto degli interventi non farmaceutici (NPI) per ridurre la mortalità di COVID19 e la domanda di assistenza sanitaria)):

Abbiamo un piano per il dopo? O “dopu se sa no…”?

Non è molto ottimista nei tempi di questa pandemia, ma è tutto molto difficile e in divenire.

Cambiando invece fronte, il nostro governo, come molti altri, fa una prova di dittatura:

Il FOIA è in quarantena, ma la trasparenza non deve essere sospesa
Nel mondo stravolto dal Covid-19, la trasparenza non è un inutile orpello ma parte della cura digitale per le nostre democrazie.
di Ernesto Belisario

Perché è stato sospeso temporaneamente il Foia?
di Laura Carrer

Comizi altrui /6

sabato 18 gennaio 2020

Tradotto da Internazionale:

Il futuro della politica è in mano all’intelligenza artificiale
di Bruce Schneier, The Atlantic, Stati Uniti

I tentativi di disinformazione sono ormai diffusi in tutto il mondo, e sono praticati in più di settanta paesi.

La soluzione è vedersi e discutere di persona.

La politica

mercoledì 6 novembre 2019

Quando nacque Lacomizietta concordai con la madre che io mi sarei occupato della sua educazione politica. Avevo idea che sarebbe stato difficile, non avevo idea a cosa sarei andato incontro.

Proprio in questi giorni la figlia è incappata nella parodia di un comizio di una nota politica che usa photoshop e così è voluta andare a vedere il comizio originale, perché lei è del partito “San Tommaso”, “controlliamo di persona”. Ne è rimasta (per fortuna) scandalizzata, ma con alcune domande che mi ha chiesto di chiarire.

E così, al termine di una giornata piena di emozioni impegnative, mi sono sciroppato venti minuti di un comizio di estrema destra e ho dovuto spiegarne alcuni passaggi. Non è stato facile, ecco.

Pensando fra me e me, mi sono reso conto che, attualmente, un bel comizio politico è difficile sentirlo, indipendentemente dalla parte di provenienza. E quando raramente capita, ne risente spesso la coerenza, che con la giusta opportunità tutti possiamo diventare grandi statisti, ma è nella pratica politica che si misurano i grandi politici dagli opportunisti. Lacomizietta, leggendomi nella mente, mi ha chiesto: “Ma tu come fai a scegliere chi votare?” Ho iniziato a piangere.

[libro] Ci sono luoghi al mondo dove più delle regole è importante la gentilezza

sabato 25 maggio 2019

Autore: Carlo Rovelli
Titolo: Ci sono luoghi al mondo dove più delle regole è importante la gentilezza – Articoli per i giornali
Editore: Corriere della Sera (RCS)
Altro: ISBN 978882800901, I ed. 2018, p. 286, 17,50€

Voto: 8/10

In questo volume Carlo Rovelli, noto fisico italiano che ovviamente insegna a Marsiglia, raccoglie alcuni articoli che sono usciti sul Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Repubblica e altrove. I temi sono vari: si va dalla politica alla religione, dalla filosofia della scienza ai suoi viaggi. C’è un po’ di tutto. (Molti degli articoli li potete rintracciare ancora sul web.) Ovviamente i pezzi più interessanti sono quelli che riguardano la scienza (vari gli articoli sui buchi neri), ma anche quelli che riguardano la filosofia danno molti spunti di riflessione.

Io mi sono trovato in sintonia su quasi tutto, come mi capita spesso con i fisici, ma la cosa riguarda solo me. A voi dico che dai suoi scritti traspare una grande sensibilità umana e una grande curiosità verso il mondo che si traducono in una continua capacità di mettersi in discussione e farsi domande, senza rinunciare all’affidabilità (non alle “certezze scientifiche”, distinguo importante che spiega in un articolo) delle conoscenze scientifiche attuali.

Lettura facile, snella, ideale per avere un punto di vista piuttosto inusuale nel panorama culturale italiano. Non sono tanti gli scienziati che scrivono sui giornali su temi anche non scientifici.

Due righe sul titolo: non l’ha scelto l’editore, ma l’autore. Non mi piace affatto, troppo verboso. Il libro è stato presentato su Radio3 Scienza.

Buona lettura!

Giornalismo pessimo

venerdì 3 maggio 2019

Dove si racconta un esempio di pessimo giornalismo:

Perché lunedì su Regeni l’aula della Camera era vuota
di Ivan Scalfarotto su IlPost

Depressione

domenica 26 agosto 2018

In questi giorni di grande sconforto politico, con dichiarazioni razziste, assenze inspiegabili (dove sarà il nostro Presidente del Consiglio?) e proposte assurde (ciao Di Maio) non è questa congiuntura che mi deprime di più.

Abbiamo avuto governanti piduisti e mafiosi, incompetenti e ladri e siamo ancor vivi.

La grande differenza col passato e che oggi la speranza di un mondo migliore io non la vedo. Prima potevo sperare di votare un partito diverso, di trovare qualche figura politica che coagulasse un sentire alternativo in una iniziativa o una manifestazione, in un agire pubblico. Oggi l’unica figura politica rimasta che potrebbe farlo, il PD, è totalmente impegnato a (non) riorganizzarsi al suo interno, a difendersi dagli attacchi della Lega/M5S e a controbattere alle cazzate del governo. Risultato: nell’agenda mediatica si parla solo, bene o male, di cosa fanno i giallo-verdi. Proposte alternative del PD: non pervenute. (Se queste proposte alternative sono state fatte, non sono arrivate nella mia bolla informativa. Rompetela pure, grazie.)

E quindi niente. Sono caduto in depressione, una depressione politica.

Vergogna/2

lunedì 18 giugno 2018

Quindi ora siamo nel 1938.