Posts Tagged ‘povertà’

La fame del vicino

sabato 14 Mag 2016

Accade che dove lavoro in questo periodo, in periferia di Milano, ci sia, molto vicino a uffici di società blasonate, un campo nomadi. Non so se siano rom o altro. So che vivono lì, in tende e capanne improvvisate, a volte dormono nelle loro auto con targa francese. Il posto che occupano è una proprietà privata, immagino, con capannoni ormai demoliti e parzialmente rimossi. Sono presenti numerosi detriti, sterpaglie ed erbacce, qualche albero non curato. In mezzo a tutto questo, tanta spazzatura: bottiglie di plastica, valige svuotate, pneumatici, stracci e tanto altro. E topi.

Questa famiglia ha anche un bambino di circa quattro anni, con una vistosa deformazione sul labbro superiore. (Una ferita?)

Vivono lì, in mezzo alla sporcizia, al freddo e umido d’inverno, all’afa d’estate. Bruciano legna per scaldarsi, ma anche spazzatura, plastica. L’odore acro e nauseabondo è inconfondibile.

Lì vicino c’è vicino un semaforo molto trafficato e chiedono l’elemosina. Deve essere molto redditizio, perché periodicamente vengono evacuati, con grande spiegamento di forze dell’ordine e, se non ho capito male, anche di civili con il compito di trovar loro una sistemazione. Dopo una settimana sono ancora lì, rimettono insieme le loro tende e ricominciano a chiedere l’elemosina. È sicuramente un posto ambito, scelto e cercato. I topi, la sporcizia, il freddo, la mancanza di servizi igienici sono solo un nostro problema.

In questa piccola tragedia metropolitana ci sono, oltre ai topi, numerosi gatti. (Ora i topi sono molti di meno, in effetti.) E dove ci sono i gatti ci sono le gattare. Capita di vedere donne ben messe, alla mattina quando entro o alla sera quando esco dall’ufficio, portare cibo e assistenza ai gatti, ignorando completamente le persone 20 metri più in là.

Io sinceramente non so cosa pensare. Posti a Milano per farsi aiutare non mancano. Sicuramente esistono posti abbandonati migliori di quello per accamparsi. Dubito anche che questi nomadi vogliano farsi aiutare. A far che poi? Non sembra abbiano considerato altro che chiedere l’elemosina al semaforo. Vedo che mangiano e un vicino cantiere gli fornisce acqua potabile. Non chiedono altro, apparentemente.

Una cosa però sento che stona parecchio: portare da mangiare ai gatti e ignorare gli uomini. O forse è la stessa cosa del mio passare silenzioso davanti a loro?

Potenziali pezzenti

venerdì 11 luglio 2014

Se questa storia è vera (dal Corsera):

James, il ghanese dimenticato in Brasile dalla Federazione
Faceva parte della delegazione della squadra africana, ripartita dopo l’eliminazione senza accorgersi della sua assenza. E lui non ha i 2.000 dollari per pagarsi il biglietto
di Tommaso Pellizzari, inviato a Rio de Janeiro

mi sfugge qualcosa. Ci sono in Brasile calciatori che con 2000$ ci si puliscono il naso (e anche qualcosa più in basso) e nessuno di essi scuce per farlo tornare a casa? Come se io non pagassi 10€ di autobus ad un mio collega in difficoltà per farlo tornare a casa. Spero solo che i suoi blasonati colleghi non sappiano delle sue difficoltà. Al contrario, fossi in James, una volta arrivato in Ghana farei una colletta per loro. Sia mai abbiano bisogno di pulirsi il naso.

(Se a qualcuno fosse sfuggito, il pezzente non è James)

E i poveri?

martedì 10 dicembre 2013

Figlia: Papi, cosa stai facendo?
Papi: Sto dando dei soldi a delle associazioni per beneficenza. Che fai ancora qui?! Vatti a lavare!
– A chi stai dando i soldi?
– A Emergency.
E i poveri?
– E i poveri cosa?
Sì, ma ai poveri non dai nulla?
– Emergency aiuta anche i poveri, te l’ho già spiegato, no? Aiutano a curare le persone nelle zone di guerra e da qualche anno offrono cure mediche gratuite anche ai poveri in Italia.
Sì, ma chi dà da mangiare ai poveri? E una casa?
– Ci sono altre associazioni che si occupano di questi problemi.
– E tu perché non dai i soldi a queste associazioni?
– Perché ho deciso di dare i soldi ad Emergency e ad altre associazioni che non si occupano dei poveri.
Sì, ma ai poveri?
– Non posso finanziare tutti. Ho deciso che do i soldi ad Emergency e ad altri. E ora vatti a lavare! E’ ora di andare a letto!

[…]

Papi: Facciamo così, troviamo un’associazione che aiuta i poveri e poi tu decidi quanti dei tuoi soldi vuoi dare.
Figlia: Quanti soldi ho?
– Devi fare i conti sul tuo quadernino. [Alla terza volta dei ladri in casa, in casa non teniamo più contanti.]
– Non ho voglia di farli ora.

[…]

Papi: Mi sono informato sull’OSF. Operano a Milano e danno da mangiare ai poveri, dei vestiti, dei bagni e persino delle visite mediche. Può andar bene?
Figlia: Sì, possono andare bene. E una casa? Danno anche una casa ai poveri?
– No, non danno una casa.
E quindi i poveri? Come fanno?
– E quindi chi ce l’ha va a casa sua e chi non ce l’ha dorme per strada.
– Non è bello, però.
– No, non è bello. Però d’inverno a Milano vengono piantate delle tende da campo, per ripararsi dal freddo. A volte tengono aperte le metropolitane, che sotto fa meno freddo.

[…]

Figlia: Che conti devo fare qui?
Papi: Devi sommare le entrate, poi devi sommare le uscite. Poi devi sottrarre la somma delle uscite da quella delle entrate. Quelli sono i soldi che hai.
– Viene XX. Cosa si mangia con Y euro?
– Un pasto ci viene, sì. Poi io ci aggiungo qualcosa.
– Così fanno un pasto come si deve! A chi li devo dare i soldi?
– Ci penso io, non ti preoccupare. Tu segna nelle uscite del tuo quadernino. Sei stata molto generosa. Ora i poveri sono a posto?
– Sì.
– Bene.

L’Italia e i Rom a confronto

lunedì 26 Mag 2008

Ieri (direi oggi) verso mezzanotte mi è capitato di vedere un pezzo di Tatami. Il tema era:

Perché chi è diverso da noi ci fa paura?

L’Italia e i Rom a confronto sul “tatami” di Camila Raznovich

Brava la conduttrice nel gestire le varie opinioni e le varie emotività certamente non facili.

Gli interventi erano prevedibilmente schierati fra posizioni intransigenti/razziste e tolleranti/integrazioniste. Alcuni servizi per smontare il luogo comune del ROM fannullone e ladro, le esperienze nella vita reale, fra campi nomadi da delirio e furti nelle case. Da questo punto di vista nulla di nuovo, per me, in quanto a informazioni.

Eppure ieri ho avuto un’illuminazione. Potevo sostituire la parole ROM/zingaro e sostituirla con povero/emarginato/escluso/extracomunitario che tutti i discorsi dei partecipanti continuavano ad avere senso compiuto. Il problema, evidentemente, non era il ROM in quanto tale, ma il ROM in quanto povero ed emarginato. In altre parole: il problema è che esistono persone povere ed emarginate e queste danno fastidio.

E allora la soluzione al problema dei ROM si faceva concettualmente facile: costruire meccanismi sociali che impediscano la creazione (e la persistenza) della povertà. Infatti la sola costruzione di aree attrezzate per i campi nomadi ha dato scarsi risultati: che ci fai col campo attrezzato se non hai un lavoro e non vai a scuola e non puoi curarti? Ma questi meccanismi, evidentemente, non ci sono o sono molto deboli e tutte le soluzioni, anche quelle fasciste, si dimostrano assolutamente inefficaci (il campo si sposta, ma rimane povero ed emarginato).

Forse ero assonnato, ma non mi sembra che questa visione globale al problema sia stata presente fra i partecipanti del programma. Peccato, sarebbe stato lo spunto per un’altra puntata.

ilcomiziante