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[libro] Hunger Games – La trilogia

martedì 7 aprile 2015

Autore: Suzanne Collins
Titolo: Hunger Games – La trilogia (titoli originali: The Hunger Games; Catching Fire; Mockingjay)
Editore: Mondadori – Edizione Flipback
Altro: luglio 2014, Traduttori: Simona Brogli e Fabio Paracchini, ISBN: 9788804643258, p. 1436, genere: fantascienza post apocalittica, distopica.

Voto: 8/10

È andata così: negli anni scorsi avevo adocchiato la serie, ma era presentata come roba per adolescenti o, come si dice oggi, young adult, che fa fine, ma sempre roba per adolescenti rimane. La scorsa estate Lacomizietta conobbe un’amica più grande che leggeva Hunger Games e tutta la famiglia l’aveva letto e tutti ne parlavano bene. Poi nel penultimo ritrovo di Giramenti, poco prima di Natale, ho fatto due chiacchiere con la traduttrice, Simona Brogli: “Hunger Games: libro sì o libro no?” “Libro sì.” e la lista dei desideri si è allungata. Lo scorso febbraio è arrivata tutta la serie come regalo di Gaia: la trilogia in formato tascabile. (Sul formato farò un post a parte.)

Serie promossa, senza dubbio e purtroppo classificata per adolescenti solo perché la protagonista lo è – o forse solo per motivi di markètting – ma la violenza che permea tutta la serie non è adatta ad un pubblico sensibile.

Di che parla? Per non rivelarvi troppo della trama, scriverò solo due righe sull’ambientazione.

In un futuro post-apocalittico (non si sa cosa sia successo: una terza guerra mondiale o un effetto serra più intenso del previsto) lo stato di Panem governa quello che è rimasto del Nord America. La capitale è Capitol City, ricca e benestante. I 13 distretti che governa sono invece lasciati in miseria e soggiogati. Una prima ribellione ha portato alla distruzione del tredicesimo distretto e all’istituzione di un gioco sanguinario. Per ricordare la superiorità della capitale, ogni anno da ogni distretto vengono sorteggiati (la mietitura) un ragazzo e una ragazza fra i 12 e i 18 anni (i tributi). Questi ragazzi vengono messi in un’arena e costretti ad uccidersi fra di loro. Vince l’ultimo che rimane vivo: sono gli Hunger Games.

I giochi, se per molti distretti sono motivo di angoscia, per altri sono motivo di gloria: i vincitori infatti portano benessere al distretto di appartenenza. Per Capitol City, invece, è solo un grande spettacolo da seguire in TV. I tribuni vengono truccati e vestiti da professionisti con costumi di scena, ci sono interviste prima dei giochi e gloria, onore (e soldi) al vincitore dopo; tutto dà spettacolo e divertimento alla capitale.

Ai 74esimi Hunger Games, nel dodicesimo distretto, vengono estratti Primrose Everdeen e Peeta Mellark. La sorella di Primrose, Katniss, si offre volontaria al suo posto. Katniss è un’abile cacciatrice con l’arco, spirito indomito; Peeta Mellark è segretamente innamorato di Katniss e ha l’aria da bravo ragazzo, affabile e simpatico. Questa edizione non finirà come le altre.

La storia è tutta raccontata in prima persona da Katniss in modo semplice e diretto. La storia d’amore – che c’è sempre la storia d’amore – non è banale né lineare, e per sapere come va a finire bisogna arrivare fino alla fine. (Quindi non sbirciate l’ultimo capitolo.) Il ritmo è serrato, la tensione narrativa costante. Non ci si annoia un secondo.

I tre romanzi non sono da considerarsi indipendenti. Vanno letti nella giusta sequenza.

Dalla trilogia sono stati tratti cinque film, con Suzanne Collins fra gli sceneggiatori. I primi due trattano dei primi due romanzi della serie. L’ultimo è stato trattato in due film, uno già uscito il novembre scorso, il prossimo è previsto per novembre di quest’anno. Io ho visto i primi due. Se non avete letto la serie vi perderete molti dettagli, se l’avete letta potreste rimanere delusi dalle semplificazioni o dai cambiamenti introdotti. Io l’ho trovati comunque interessanti, se non altro per visualizzare come è fatta l’arena. Non capolavori, ma buon intrattenimento.

E dopo avervi fatto 5 recensioni in una (tre romanzi e due film), se vi piace il genere, vi invito ad andare in libreria o in biblioteca.

Ancora un grazie mille a Gaia. alla Siora Simona Brogli per la dedica (colpa di Gaia) e…
Buona lettura!

Report: Ilcomizietto a Modena

martedì 24 febbraio 2015

È la mia terza gita con Giramenti e ormai posso dire di sentirmi come uno di casa. Comincio finalmente ad associare i nomi e gli alias alle persone, almeno qualcuno, il che è un evento, visto che per me questo tipo di associazioni si dissolve come neve al sole.

Ma veniamo a noi. Per partecipare a questo genere di eventi ci vuole lo spirito giusto, cazzaro e avventuriero. Però alla fine, in mezzo alla caciara, alle chiacchiere e alle stupidaggini si impara sempre qualcosa.

Come anticipato dall’invito, Gaia presentava il suo libro Novelle col morto alla fiera della piccola e media editoria di Modena. La presentazione è avvenuta in una minuscola sala, riempita dai fan venuti a Modena prevalentemente per mangiare in compagnia. Qui Gaia ha parlato poco del suo libro e ha per lo più sproloquiato come fa sul blog, ma ha lasciato tutti soddisfatti e affamati, ma non di conoscenza:

– Gaia, andiamo in trattoria.
– Un attimo che finisco di fare la dedica a Tizio e Caio!
– Gaia abbiamo fame.
– Vado a ringraziare l’organizzatore del BUK.
– Gaia, noi andiamo.
– Ma dobbiamo aspettare i Tizi che sono andati…

Ma non è vero. Abbiamo imparato anche qualcosa. Per esempio che Gaia, pur parlando male dei romanzi storici, che spesso annoiano per la voglia dell’autore di far sapere quanto è bravo in storia, nel suo Novelle col morto dimostra si saper ben mescolare la realtà storica con la fantasia. (Dovrò rivedere il voto del libro…) Che, pur parlando male dei poeti – solo quelli morti vale la pena leggere, ipsa dixit – ha scritto poesie dialettali in gorese, dialetto che sa solo lei e pochi intimi, con anche un discreto successo locale. Che Gaia, in presenza di minori, ha un linguaggio politicamente corretto che nemmeno il Papa. Che Gaia ha una passione perversa per i baffi. Tutte le donne del pubblico hanno condiviso con lei questa malsana passione.

Poi finalmente siamo andati a mangiare e abbiamo scoperto la Trattoria da Aldina, che se non sai dov’è non la troverai mai. È quasi impossibile trovarla per caso. Anche questa volta siamo usciti con la pancia piena, ovviamente.

Infine i libridimmerda, che a questo giro mi sono sembrati molto meno dimmerda, tanto che c’era uno Stieg Larsson, portato da Minty che ha detto di averlo odiato, ma ha rilasciato assieme al libro, che mi sono preso io, la sua analisi testuale che denuncia quanto meno un amore contrastato, altro che odio. Poi c’era un trittico di Oriana Fallaci, che è stato scansato da tutti, ma ha trovato comunque il suo lettore, un giovane uomo accolto nel gruppo all’ultimo minuto, durante la presentazione del libro di Gaia. C’era una sedia che avanzava al ristorante e lui è stato molto coraggioso a venire senza sapere nulla di noi.

Usciti dalla Trattoria, da buoni lettori, abbiamo scovato un simpatico refuso in una vetrina lì accanto:

22feb2015 - Modena

22feb2015 – Modena

E poi basta, non posso dirvi tutto!

Alla prossima gita con Giramenti, prevista in primavera.

21 Giramenti

martedì 23 dicembre 2014

La mattina del 21 rischio di rimanere a Milano, mentre il ritrovo Giramentoso è a Bologna. Sulla via Emilia, secondo l’ATM, alla mattina di domenica tutti dormono fino alle 11. E il mio treno parte alle 10 da Rogoredo. Per fortuna le Autoguidovie la pensano diversamente.

Sul treno Italo manca l’acqua nei cessi. 33 euro e passa e manca l’acqua, in pieno spirito FFSS. Idem al ritorno. Almeno Italo è puntuale. Poi una scoperta: alcuni treni hanno una doppia numerazione, una data da NTV e l’altra da RFI. Sul biglietto avete quella di NTV e sul tabellone della stazione avete quella di RFI. Se non capite a quale binario andare non è colpa vostra.

Arrivo a Bologna verso le 11 e mi unisco subito al gruppo che si sta formando. Ritrovo la Siora e il Sior Giramenti, Minty, Patrizia (sì, quella che ha scritto la nota finale di Giallo di Zucca, ma l’ho scoperto dopo.) e altri in una pasticceria che non vede l’ora di sbatterli fuori. Un ottimo modo per farsi nuovi clienti. Mentre giriamo per Bologna aspettando l’ora di pranzo e l’arrivo dei rimanenti invitati, facciamo un salto alla libreria di Marino Buzzi. S’è visto arrivare una mandria di svitati semisconosciuti che seguono il suo blog, ma penso che la sorpresa gli sia piaciuta. Qualcuno del gruppo ha ceduto all’acquisto impulsivo.

A tavola – in un ristorantino che abbiamo praticamente riempito col nostro gruppo – mi sono accorto di essere circondato da traduttrici e scrittori, io che so a malapena l’italiano. La Siora Brogli ha tradotto la serie di Hunger Games e mi ha convinto definitivamente ad allungare la lista dei desideri su aNobii. Sic!

Alla mia sinistra Minty, che mi rassicura sul mondo di aNobii, che Mondadori non sembra saper usare per fare soldi. Bene. È sempre bello sapere di non contribuire alla ricchezza di Silvio. C’è però il rischio che passi di mano ancora. Staremo a vedere.

Alla mia destra Laura, che ha dovuto cambiare mestiere, che fare la traduttrice sembra non paghi, nel senso che gli editori proprio non pagano.

Poi, alla fine del pranzo, il vero motivo per esserci. Lo scambio dei libridimmerda, che, ricordiamolo, dà un’ultima speranza a tutti. Si fa per dire, che ad alcuni neanche un miracolo del Padreterno sarebbe utile. Gli EAP, per esempio. Però… però. C’è anche un Ray Bradbury, che, complice il mio tentennamento, si aggiudica Gabriella. Io sono arrivato con il libro di Giacobbo, quello sulla fine del mondo del 2012 (dovevo, visto la rubrica che tengo) e sono tornato a casa con E così vorresti fare lo scrittore di Giuseppe Culicchia definito semplicemente inutile e Nelle Terre di Aurion – Il libro del sapere – Vol. 1 di Luca Azzolini definito semplicemente brutto. Entrambi provenienti dalla biblioteca personale di Fabio Cicolani, che però ci tiene a far sapere che lui li ha avuti per caso, che gli si sono materializzati in casa senza il suo consenso e che non ha nulla a che spartire con i due libercoli.

Siamo usciti piacevolmente sazi – possiamo confermare il luogo comune che a Bologna si mangia bene – e sorprendentemente sobri. Almeno quanto basta per tornare a casa con le nostre gambe.

Tanto altro ci sarebbe da raccontare, ma è meglio fermarci qui.

Alla prossima avventura!