Posts Tagged ‘pubblicità’

Megl senz che con

giovedì 27 novembre 2014

Da ilPost:

Grenoble toglierà la pubblicità dalla città
Il sindaco Éric Piolle ha annunciato la rimozione di tutti i pannelli pubblicitari, dal gennaio all’aprile 2015: è la prima iniziativa di questo tipo in Europa

Pubblicità

venerdì 15 marzo 2013

Dedicata a mio padre:

Tabelt vs carta

(via Attivissimo)

E comunque hanno copiato i610, le applicazioni di 610.

La fine del mondo è vicina /5 – Il funerale

martedì 23 ottobre 2012

Maddalena Balsamo ci informa sulle nuove tendenze funerarie:

Chi sei, creativo dell’outlet del funerale? Rivelati, chiunque tu sia!

Con risvolti psicoanalitici.

Questa sconosciuta

mercoledì 27 aprile 2011

La Costituzione, intendo.
Non che io sia un costituzionalista, ma almeno un paio di volte nella vita la Costituzione l’ho letta. Non l’ho certo capita tutta, ma alcune cose sono proprio chiarissime. Non ci si può sbagliare. Però mi sento solo, perché non ho ancora letto questo commento:

Nella Costituzione non c’è scritto che il matrimonio debba essere eterosessuale. Quindi, caro Giovanardi, la pubblicità Ikea offenderà certo qualcuno, ma non la Costituzione.

Nel 1945-46 c’erano ancora uomini che sapevano guardare al di là del quarto d’ora prossimo venturo.

Pubblicità

lunedì 27 dicembre 2010

Segnalo Giovanna Cosenza nel suo blog disambiguando:

La donna banner

La pubblicità in radio di questo gruppo assicurativo, fra l’altro, è insopportabile e per un certo periodo non si poteva ascoltare radio rai senza sentirla 10 volte in 5 minuti. Tenendo conto che sento 20 minuti di radio al giorno e che la loro pubblicità è finita anche nei podcast rai che scarico, ora che hanno fatto un brutto passo falso, penso sia ora di ricambiare il favore con una segnalazione allo IAP, come suggerito da Giovanna. Un dovere civico.

Diritti ristretti

venerdì 15 ottobre 2010

Quando si parla di diritti bisogna pensare in grande. Generico, fondamentale, per tutti: questo dovrebbe essere un diritto.

Mi sbagliavo.

Il pubblicitario di turno ha cambiato il cuore della parola diritto. Da qualche mese (anno?) abbiamo il diritto di avere la lavatrice a basso prezzo. Se non hai una casa dove metterla o il prezzo non è abbastanza basso per te, puoi salutare il tuo diritto. (Se non ti ricordi la pubblicità a cui mi riferisco, ritieniti fortunato e vivi felice.)

Oggi ho scoperto che esiste il diritto ad avere un giornale di gossip. No, cari i miei lettori, non il diritto di esprimere il proprio pensiero. Avete diritto (solo?) al vostro giornale di gossip preferito, così recita l’editoriale. Saprete tutto sul vostro vicino di casa, ma non perché siete diventati fluorescenti. D’altra parte il diritto a rimanere sani si acquisterà al super o verrà dispensato gratuitamente nelle entrate delle metropolitane. (Se non sai a quale giornale di free press mi riferisco, ritieniti fortunato e vivi felice.)

Estote parati.

[lettera aperta] Le ragazze di 3

lunedì 17 maggio 2010

Gentile IAP,

a proposito della segnalazione fatta da Giovanna Cosenza in relazione alla pubblicità dell’operatore telefonico 3 (ne parla pubblicamente qui  e qui) ritengo che la vostra valutazione sia errata. Non solo l’abbinamento minuti/prezzo e immagine femminile richiama in modo diretto una proposta di prostituzione, ma presuppone anche un uomo facilmente abbindolabile da immagini sessuali. Personalmente più la pubblicità usa richiami sessuali, più mi insospettisco del messaggio veicolato e anche in questo caso non si sbaglia, se si analizzano con un minimo di criterio le offerte.

Sono sempre più i consumatori, uomini e donne, che si sentono disturbati e/o offesi da messaggi del tipo donna=oggetto, donna=prostituta, donna=stupida-tonta, uomo=tonto-e-allupato, uomo=superman, e altri luoghi comuni degradanti e/o irreali. La pubblicità potrebbe, senza danno per il messaggio, proporre modelli più vicini alla realtà e meno degradanti.

Mi auguro che questo Istituto, nelle sue decisioni, tenga presente di questo cambiamento del sentire comune.

Nel ringraziarvi della vostra attenzione, vi auguro buon lavoro.

Come togliere la pubblicità dal vostro sito preferito

mercoledì 25 novembre 2009

L’anno scorso Punto Informatico lanciò una interessante iniziativa: paghi e via la pubblicità dal sito! Siccome il prezzo sembrava ragionevole, aderii. Poi, durante l’anno, Punto Informatico passò di mano e mi ritrovai ancora la pubblicità. Scoprii così che il contratto che avevo stipulato con PI era saltato. Ho chiesto il rimborso dei soldi, ma non ho ricevuto risposta. Pazienza, non avevo tempo da perdere per queste cose.

Intanto PI informatico peggiorava la sua informazione e la pubblicità aumentava. Soprattutto quella pubblicità che lampeggia mentre leggi, che solo un genio del marketting poteva inventare: odi quello che pubblicizzano e non riesci a leggere quello che ti interessa e quindi inizi ad odiare anche il sito che ti propone l’informazione. Allora mi sono ricordato di una funzione di Opera: il blocco dei contenuti. Su Opera 10.10 in italiano: Strumenti -> Avanzate -> Contenuti bloccati… Qui metti il server che ti spara la pubblicità, ricarichi la pagine e, voilà!, la pubblicità non c’è più!

Sì, ma come hai fatto a sapere quale sito bloccare? direte voi. Bisogna sapere che una pagina web raramente è composta prendendo dati da un solo server, quello che contattate con www. Specialmente la pubblicità è inoculata da server dedicati che raccolgono tutte le info che possono su di voi: sistema operativo, browser, cookies, lingua usata, localizzazione dell’ip, quando va bene, altre cose quando sono più invadenti. Sempre con Opera, visualizzate i pannelli (Visualizza -> barre degli strumenti -> pannelli) e poi selezionate il tasto info. Tutti i link che vedete e che non sono del sito che avete contattato (www.punto-informatico.it nel nostro caso) sono (quasi) sicuramente per uso pubblicitario. Per PI basta bloccare http://edmaster.adbureau.net/. Nel caso del sito di Repubblica.it la cosa è più complicata, perché la pagina principale è molto complessa e si “adatta” alle vostre impostazioni, ma è possibile ridurre di molto la pubblicità. Vi lascio divertire.

Unica avvertenza: questo metodo potrebbe darvi dei problemi. Potreste avere difficoltà di login (se il sito lo prevede) o potreste visualizzare pagine con quadrati vuoti o distorte. Sta a voi decidere e sta a voi ricordarvi cosa avete bloccato e perché.

Buona navigazione!
PS: con Firefox immagino che sia possibile fare lo stesso, al massimo con un componente aggiuntivo ad hoc. Cercate e troverete.

Lo sponsor giusto

mercoledì 21 ottobre 2009

Un produttore di alcolici sponsorizza una scuola di guida veloce. Geniali.

La TV senza pubblicità (in Francia)

giovedì 23 aprile 2009

Sul Corriere della Sera:

Fallito L’obiettivo di trasferire alle emittenti nazionali private 480 milioni di euro
Piace meno la tv senza pubblicità
In Francia sono stati aboliti gli spot sulle reti pubbliche. Risultato: oltre agli incassi si perdono anche spettatori, di Edoardo Segantini

(v. anche: Tv pubblica senza spot in Europa solo fallimenti; Repubblica — 16 marzo 2009   pagina 1   sezione: AFFARI FINANZA, di STEFANO CARLI)

L’articolo spiega abbastanza bene (poteva essere più sintetico) il progetto portato avanti da Sarkozy per togliere un poco di spazzatura pubblicità dalla TV pubblica. Il progetto è essenzialmente economico, in quanto prevede di compensare i minori introiti pubblicitari con una maggiore tassazione (3%) “sui ricavi pubblicitari delle reti private e da una tassa dello 0,9% sul fatturato dei servizi video degli operatori di telecomunicazioni”. Si pensava, infatti, che la pubblicità, sparita dalla TV pubblica, ricomparisse nella TV privata. Così non è stato. E’ semplicemente sparita, non si è spostata. In quanto al pubblico è rimasto sostanzialmente lo stesso, sulla TV senza pubblicità.

Ora cosa se ne deduce? Che l’operazione economica è fallita. Le ragioni sono essenzialmente due, secondo i commentatori: 1) crisi economica e 2) strategie di marketing che hanno già saturato le tv commerciali.

Aldo Grasso, sempre sul Corriere, va oltre:

Dallo schermo non può sparire l’ inserzionista
Valori La buona pubblicità genera prodotti buoni. Ed è una risorsa linguistica

“Una tv pubblica senza risorse pubblicitarie rischia di diventare una tv di nicchia, tendenzialmente noiosa e presuntuosamente pedagogizzante.” […] La pubblicità […] si è sempre confermata uno straordinario laboratorio linguistico. […] La buona pubblicità genera prodotti buoni. E i buoni prodotti costringono la pubblicità a migliorarsi.”

Ora, non so quale pubblicità e quale TV veda Grasso, ma io, a parte qualche telefilm, non saprei indicare più di cinque trasmissioni TV degne di essere viste. Anzi, sicuramente meno di cinque. Anche le pubblicità decenti sono pochissime. E col fatto che vengono propinate migliaia di volte diventano in pochissimo tempo assolutamente insopportabili. Di tutta questa TV di altissima qualità non se ne sente la mancanza, quando si ha altro da fare. (Provare per credere.)

Non so poi cosa dire sulla “TV di nicchia”. Le emittenti private a pagamento hanno numerosi canali tematici. Segno che essere di nicchia non è così antieconomico. Oppure “di nicchia” vuol dire “che le guardano in pochi” e allora dire che la TV di nicchia ha pochi spettatori è una tautologia.

Per quanto riguarda la stasi degli ascolti nell’esperimento sarkozo, basta porsi una semplice domanda: “Guarderei più TV perché c’è meno pubblicità?” No di certo. Altra domanda: “Guarderei più TV se ci fossero più trasmissioni interessanti?” Forse sì. Ecco allora che posso consigliare alla TV pubblica francese, dall’alto della mia non autorità in materia, di migliorare la qualità dei programmi, se vogliono più ascolti.

Curiosità:

il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri [oggi, ndc] l’ha liquidata sbrigativamente: «In Francia — ha detto — è stata inutile: non ha portato nulla in più alle altre emit­tenti. In Italia succederebbe lo stesso».”

Poco più di un anno fa (gennaio 2008) però:
La televisione pubblica e senza pubblicità, secondo il “modello Sarkozy”, finanziata con una nuova tassazione degli spot delle Tv commerciali, magari con più spazio per trasmissioni di cultura, non spiace al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.”

(su ispirazione e segnalazione di Mantelblog)

ilcomiziante