Posts Tagged ‘questioni di genere’

Cinquanta sfumature sessuali

venerdì 14 febbraio 2014

Sinceramente non ho mai capito perché il fisco voglia sapere il mio sesso tanto da inserirlo nel codice fiscale. Qui in Italia, ancora, non si pagano tasse diverse a seconda del sesso, vero? Però è così.

Capisco, per esempio, che alcuni servizi web abbiano bisogno di sapere il mio sesso. Se mi iscrivo ad un sito di incontri, mi sembra il minimo, che i nostri incontri sono spesso decisi in base al sesso. Un servizio come Facebook, invece, non è affatto interessato alla nostra identità di genere se non per il fatto che usa i nostri dati per fare affari e il nostro sesso influenza i nostri acquisti. Idem tutti gli altri servizi gratuiti on line.

Negli ultimi anni l’identità di genere ha subito una singolare, quanto necessaria, evoluzione. Siamo esseri sempre più distanti dalla nostra fisicità, siamo prima di tutto esseri culturali e i due sessi biologici che madre natura ci ha fornito ci stanno decisamente stretti. Abbiamo creato una serie di categorie che cercano di esprimere l’estrema variabilità della nostra cultura e dei nostri sentimenti. Dopo anni di costrizione, di M e F, ci siamo sbizzarriti nella creazione di nuove categorie. Il fisco, per ora, si limita a due sole scelte, che, salvo rare eccezioni, corrispondono al sesso biologico. Facebook, invece, segue il dio denaro e la nostra cultura di genere è molto utile per profilare i nostri acquisti. A volte, però, si esagera. Sinceramente non capisco chi ha preso in giro chi e non so nemmeno quanto sia utile questa granularità nella definizione della nostra identità di genere. Da ilPost:

Facebook e l’identità di genere
Il social network ha aggiunto oltre 50 nuove opzioni oltre alle tradizionali “uomo” o “donna”, ricevendo molti apprezzamenti dalla comunità LGBT

(via .mau.)

Cose da maschi e cose da femmine

martedì 20 marzo 2012

In questo post Loredana Lipperini dà spazio ai dubbi di una mamma di una bambina che vuole mettersi lo smalto sulle unghie.

Questione interessante, perché ci sono passato anch’io. Poi però la determinazione de Lacomizietta e la saggezza de La Mami hanno prevalso e mi sono accorto di una cosa. Gli adulti vedono con gli occhi degli adulti, ma i bambini no. Per i bambini (maschi e femmine) lo smalto sulle unghie è un gioco. C’è a chi piace e a chi no. Alle femmine piacerà di più perché vedono altre femmine che lo fanno e quindi si chiederanno perché io no e la mamma/nonna/sorella/zia sì? Il problema è che ci sarà qualche maschio attratto dalla cosa e ci sarà subito un adulto a dirgli che queste cose per lui non sono adatte e non si  fanno. Ecco lo stereotipo che si manifesta e che viene insegnato. Stereotipo degli adulti, ovviamente, non dei bambini. Il problema non è lo smalto a scuola. Il problema è: lo smalto possono metterlo anche i bambini? Se sì, sarà un gioco divertente, se no sarà l’educazione allo stereotipo di genere.

Ai bambini piace crearsi un’identità di genere, come fanno gli adulti del resto, e dividono i giochi in giochi da maschi e giochi da femmine. Un gioco anche questo a cui va dato spazio. Infatti quando è ora di giocare veramente ognuno gioca con ciò che ama e le divisioni rimangono sullo sfondo. A meno che non intervenga un adulto, ovviamente. Non bisogna impedire i bambini di fare le distinzioni di genere. Bisogna impedire che diventino muri invalicabili.

E quindi Lacomizietta da qualche anno si mette lo smalto sulle unghie e da sempre si mette i braccialetti, le collane e tutti quegli accessori femminili che le piacciono tanto. Fa le divisioni di cose da maschio e da femmina e se ne dimentica all’istante quando il suo interesse e la sua curiosità prevalgono.

Noi cerchiamo di non insegnare stereotipi (Ma ci divertiamo a fare le distinzioni! E’ bello dividere le cose da maschi e da femmine! Come il gioco cose di destra e di sinistra.) e soprattutto facciamo vedere tutti i giorni che le cose da maschio le possono fare le femmine e viceversa.

Lacomizietta in questo percorso impara e ci educa: non possiamo decidere noi il colore dello smalto che si mette!

Aggiornamento 21/03/2012:
Mi sono accorto, leggendo i commenti del post della Lipperini, che il mio comizio non dice nulla di particolare. I commenti invece lasciano trasparire la paura, direi il terrore, di vedere i propri figli omologati agli stereotipi della nostra società. Anzi, peggio: c’è la paura, direi il terrore, di non poter cambiare il corso degli eventi, non incidere in nulla nell’educazione dei figli. Molti si aggrappano alla scuola come ultimo baluardo per un cambiamento. (Nella politica non ci spera più nessuno.) Ho la sensazione che la pressione culturale e sociale sia enorme e costringa molti di noi ad avere comportamenti e atteggiamenti che non sentiamo nostri, soprattutto nelle questioni di genere. C’è una richiesta disperata di aiuto nei commenti. Mi ha colpito molto.