Posts Tagged ‘racconto’

Chi non legge non fa l’amore

domenica 20 luglio 2014

Un post di Rita Charbonnier mi ha ispirato questo:

[Aggiornamento: Cari lettori, è inutile che clicchiate su banobi e cerchiate ebook reader Cony T6 sui motori di ricerca. È un racconto di fantasia, siamo nel 2034 e banobi e Cony NON esistono. Per ora.]

[Tanti libri, fra 20 anni]

Lo vedo in metrò mentre legge su un Cony T5. È molto assorto. Una fermata più brusca del solito mi permette di sbirciare lo schermo, ma non riconosco il testo. Come potrei? Sarebbe un vero colpo di fortuna… È interessante, il tipo. Moro, spalle grandi, gambe solide. Mio coetaneo, sicuramente. Jeans e camicia sportiva. È seduto, ma a occhio dovrebbe essere alto oltre il metro e ottanta. Mani ben curate che tengono in modo sicuro l’ebook reader. Si libera un posto di fianco a lui. Mi ci fiondo e tiro fuori il mio Condy T6. Inizio a leggere.

Il T6! Ha il T6! Lo devo vedere assolutamente!
— Scusa, è il T6 quello?
— Sì…
— Me lo fai provare? Hanno detto che hanno introdotto novità incredibili. Tu come ti trovi?
— Bene, ma non ho notato cose particolari… Ma tieni provalo.
Sorrido.
— Ecco, lo sapevo! Vedi, hai 16GB di spazio per i libri. Ehi! Ma li hai occupati per metà! Sei una lettrice forte, vedo.
— Beh… sì. E non sono nemmeno tutti quelli. Ho altri 2 GB sul vecchio T4. Diciamo che mi porto dietro la biblioteca di famiglia.
Sorriso numero due. Spero capisca e non si perda dietro il lettore litronico, come lo chiama mio padre.
— Quanti MB riesci a leggere all’anno?
Diretto. Mi piace. Ma guardi troppo il lettore, bel moro.
— Il T4 l’anno scorso m’ha detto che avevo letto 50MB. Più o meno. Cosa dice ora il mio contatore?
Mi avvicino di più a lui per annusarlo meglio e spiare il mio T6 nelle sue mani.

Nel frattempo sul suo T5 ho visto cosa leggeva. DUNE, di Herbert. Un mattone. Ne ha di fegato il ragazzo qui affianco. E i suoi 8GB del suo lettore sono ormai pieni. Una marea di libri di fantascienza, ma ha anche altre cose assurde, mai sentite prima. Ehi! Ma ha la Divina Commedia e non è fra i mai letti! Molto interessante! Pochi sfioramenti e vedo che quest’anno è a quota 10MB. Gli uomini sono sempre più lenti di noi donne a leggere. Per essere un uomo, però, legge.

— Caz…! Caspita! Ho perso la fermata! Scenderò alla prossima. È molto bello il tuo T6. Ti scrivo nelle note il mio alias su Banobi, così vedi la mia libreria. Spero di incontrarti ancora! Ciao!

http://www.banobi.it/lacomizietta
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“Ciao, sono la ragazza del metrò di questa mattina. Non ci siamo neanche presentati…”

Il mistero del tesoro sperduto /3

domenica 6 maggio 2012

Partimmo alla ricerca. Dopo un po’ io dissi: “Ma se andremo avanti così, non troveremo neanche un ciuffo d’erba! Mi sono accorto che stiamo girando in tondo.” “Allora ti sei accosito che manca qualcosa nella nostra ricetta (=ricerca) eh…?!”
 
Il paguro mi incitò ad affacciarmi nella sua conchiglia e in un attimo mi ritrovai in un bellissimo castello, decorato con fili d’oro e d’argento che pendevano dal soffitto, con milioni di saloni decorati anch’essi con diamanti e pietre preziose, proprio come un castello vero.

Io impaziente dissi: “Allora adesso mettiamoci a cercare questo santo, anzi santissimo, diamante!”
“Ok, coso, mettiamoci al lavoro!” E così partimmo alla ricerca di… insomma sapete bene, anzi benissimo, cosa stiamo cercando!

Io stavo per uscire dalla conchiglia, ma il paguro mi prese per la coda. Io mi voltai e vidi una bellissima fata, aveva i capelli lunghi fino ai piedi, era vestita con un vestito di alghe dritte e ondulate, intrecciate in modo spettacolare! Io balbettai a basssssisssssssima voce: “Bbbuonn ggggiorno” La fata disse amichevole: “Buongiorno io mi chiamo Chichirì. E lei?” Io dissi emozionatisssssimo e risposi: “I..i..io mi chiamo T…t…trappola.” Lei disse: “Bene! So che state cercando il diamante e le sue sette altre pietre!” Io avevo la nausea perché sentivo e lo ammetto (lo dicevo) sempre la stessa identica cosa (il diamante e le sue sette altre pietre, il diamante e le sue sette altre pietre, il d…) Insomma continuavo a ripetermelo nella testa. Dopo Chichirì ci invitò a sederci su una strana poltrona che era una conchiglia gigante che proliferava in quelle zone e che era ricoperta di uno strato di muschio marino (anch’esso proliferante) molto morbido. Stavo dicendo, ci sedemmo su queste poltrone e Chichirì mi disse: “Vuoi un frullato di formaggio?”

(C)2012 Lacomizietta. Tutti i diritti sono riservati.
(Se la storia vi ricorda qualche personaggio o situazione dei racconti di Geronimo Stilton la cosa non è casuale.)

Il mistero del tesoro sperduto /2

venerdì 13 aprile 2012

Il capitano Trappola camminò a lungo sulla lastra di roccia finché giunse al fiume, il capitano Trappola attraversò il fiume e giunse ad un deserto. Il deserto aveva in centro una piccola pozza d’acqua.

lì il capitano vi si abbeverò e ad un tratto dall’acqua uscì un paguro che mi disse “Ciao coso, come ti cosi?”

Io lo guardai stupito: “Potresti ripetere? Ho paura di non aver sentito bene!”

“Io ho detto ciao coso come ti coschi, o per la precisione ciao coso come ti cosi

“Ma mi stai prendendo in giro?”

“No, affatto. Ah! Oro ho cosito perché non mi cositi, perché io faccio parte della famiglia PrPr Cositos Curcottiuns!!”

“Insomma, adesso ti dico cosa sto cercando: però è un segreto che non devi dire a nessuno”

“Cosa? Cosa?” rispose il paguro insistente.

Io dissi: “Sì! sì! Calma! Calma! Adesso te lo dico. Io sto cercando il tesoro sperduto di cristallo e non solo il diamante, ma anche le sue sette altre pietre.”

“Ah! Ora capisco cosa stavi cosando nella tua testa di fontina!”

Io impaziente dissi: “Allora! Adesso mettiamoci a cercare questo santo, anzi santissimo, diamante e le sue sette pietre.”

“Ok coso, mettiamoci al lavoro!”

E così partimmo alla ricerca di… insomma sapete bene, anzi, benissimo cosa stiamo cercando! E così partimmo alla ricerca.

(C) 2012 Lacomizietta. Tutti i diritti riservati.

Il mistero del tesoro sperduto /1

giovedì 5 aprile 2012

Questa storia incomincia in un bel mattino di primavera, quando il capitano Trappola naviga sul bellissimo mare oceanico del sud. Ad un tratto la nave incominciò a tremare, il capitano Trappola all’inizio non ci fece caso, la seconda volta nemmeno, alla terza volta dall’acqua uscì una seppia GIGANTE. Io pensai: “Speriamo che sia morta.” Ormai l’avevo pensato troppo forte, ma la seppia era viva. Io mi feci avanti e provai a parlare con la seppia: “Sai una bella cosa? Noi e la nostra nave portiamo malattie mortali per tutti i tipi di seppia giganti.” La seppia, che aveva già sentito questa frase, non ci cascò e fece muovere l’acqua in modo che la nave naufragasse su un’isola; il capitano però nuotò fino ad un’altra isola. L’isola era deserta, il capitano Trappola c’era già stato su quell’isola però era cambiata una cosa da quando lui ci veniva: una volta c’era un torrente, era anche tutta ricoperta di alberi, erba, cespugli e arbusti. Adesso l’isola era deserta, neanche il fiume c’era. Perché? Lo scopriremo nel secondo capitolo!

(C)2012 Lacomizietta. Tutti i diritti riservati.

Il mistero del tesoro sperduto – Introduzione

mercoledì 4 aprile 2012

C’era una volta un GRANDE e famoso capitano che si chiamava trappola e i suoi soprannomi erano Treppola, Trippola, Troppola, Truppola. I suoi soprannomi erano questi perché ogni volta trovava una treppola poi una trippola dopo una troppola e infine una truppola. Ah, sì è vero! Non vi ho spiegato cosa sono! Allora incominciamo: la treppola è una barca in fondo al mare, la trippola una grande barriera coralcina (corallina), troppola è un’isola tropiciale (tropicale) e infine truppola è una sciluppa (scialuppa) di salvataggio.

Nota: gli errori coralcina e seguenti sono voluti per divertire.

(C)2012 Lacomizietta. Tutti i diritti riservati.

La gattina Valentina e il giardino – Seconda versione

giovedì 3 novembre 2011

C’era una volta una strega che era molto invidiosa della ricchezza del Re di Gorop. Per appropiarsi delle monete d’oro del re, ideò uno stratagemma. Trovò una sosia della Principessa Mariagrazia e la convinse ad attuare il suo piano. Sonia, così si chiamava la sosia, andò al castello, convinse la Principessa a scambiarsi i vestiti e quando entrò nella stanza il Re, buttò fuori dal castello sua figlia, solo perché era vestita da povera.

Mariagrazia andò nel bosco dietro le colline che vedeva dalla sua stanza del castello e trovò una casa abbandonata. La sistemò e con pochi mezzi di fortuna si dette al ricamo e ai lavori a maglia. Per vivere vendeva le sciarpe che produceva.

Ma nel regno viveva anche una fatina buona, che venne a sapere delle condizioni di Mariagrazia e decise di aiutarla.

Accadde che la Principessa si stufò di starsene triste e sola nella casetta del bosco. Allora un bel giorno andò in un bellissimo negozio dove c’erano dei bellissimi gatti neri e bianchi; andò avanti finché non raggiunse un bellissimo gatto bianco e nero; andò alla cassa, pagò il gatto e se ne andò via.

Finché un bel giorno la ragazzina decise di chiamare il suo gatto con un nome che a lei piaceva tantissimo: il nome era Valentina. Un bel giorno il gatto, reso magico dalla fatina, le disse: “Bellissima Mariagrazia, vuoi avere  un altro po’ di denaro?”. “Sì, grazie!” le rispose la Principessa.

Il gatto andò in una grotta sottomarina, dove c’era un tesoro disperso da un galeone affondato dopo una tempesta di tanti anni fa. Riempì il sacco di monete d’oro e ritornò da Mariagrazia. “Grazie mille!” disse la Principessa. “Ora penso che tu possa vivere pacificamente.” le disse la gattina. “Sì”, le rispose la ragazzina. E vissero per sempre felici e contenti.

(C)2011 Lacomizietta, Tutti i diritti sono riservati.
Adattamento e trascrizione: Ilcomiziante detto “il Papi”

La gattina Valentina e il giardino

giovedì 13 ottobre 2011

C’era una volta una bellissima casa dietro alle colline, dentro alla casa abitava una povera ragazza di nome Maria Grazia che un bel giorno di sole si mise a cucire sulle scale del giardino.

Un giorno la ragazzina si stufò di starsene così triste e così sola. Allora un bel giorno andò in un bellissimo negozio dove c’erano dei bellissimi gatti neri e bianchi lei andò avanti finché non raggiunse un bellissimo gatto bianco e nero; andò alla cassa e pagò il gatto e se ne andò via.

Finché un bel giorno la ragazzina decise di chiamare il suo gatto con un nome che a lei piaceva tantissimo: il nome era Valentina. Un bel giorno il gatto gli disse “Bellissima Maria Grazia, vuoi avere  un altro po’ di denaro?” le disse la sua gattina. “Sì, grazie!” le rispose la ragazzina. Allora un giorno andò e ritornò con un sacco d’oro. “Grazie mille!” “Ora penso che tu possa vivere pacificamente.” le disse la gattina. “Sì”, le rispose la ragazzina. E vissero per sempre felici e contenti.

FINE. GRAZIE DELL’ASCOLTO.

(C)2011 Lacomizietta. Tutti i diritti sono riservati.

Medaglia Fields ad una Winx

mercoledì 28 luglio 2010

Al sottoscritto Papi tocca raccontare la storia della sera. Vi assicuro che le mie capacità narrative e creative sono molto scarse e alla sera, dopo una giornata di fatiche, è ancora meno facile per me creare, ricordare o raccontare storie. Però ho sempre assolto al mio compito e continuerò a farlo ancora a lungo, immagino.

Ieri Lacomizietta voleva una storia senza tormentini (=cattivi) e senza situazioni tristi (persone povere) o cose paurose. Insomma Lacomizietta voleva la descrizione di un piccolo paradiso terrestre.

Essendo il Papi in pieno trip matematico (pur non capendoci nulla, continua a leggere cose di matematica) e avendo da poco appreso che nessuna donna ha mai vinto una medaglia Fields, il Papi si è lanciato nel racconto di una bimba (Flora) sempre bravissima in tutto in cui nasce la passione per la matematica e che è destinata a vincere la prestigiosa medaglia. Ero impegnato a raccontare le sue prime difficoltà all’inizio della scuola ultima (=università), quando Lacomizietta mi avverte che Flora farà come lavoro la vendiera di fiori (=fioraia). La medaglia Fields la conquisterà prima di laurearsi o nei ritagli di tempo fra la vendita di un vaso di begonie e un mazzo di tulipani, se proprio insisto. (“Ma sì, Papi. Studiava matematica in negozio. Che problema c’è?”)

Il colpo finale però è stato alla fine: “Che bello Papi! Ora Flora è una vera Winx!” Ora, dovete sapere che ho una leggera idiosincrasia per le Winx e ho rischiato un piccolo infarto quando ho immaginato l’accostamento Winx – Fields. Sono riuscito a trattenere le imprecazioni rivolte al mondo Winx e la mia unica rimostranza è stata: “Ma le Winx che ne sanno di matematica?!” Figlia: “Papi, le Winx sanno tanta matematica, fanno un sacco di magie!”

Spero che le vie dell’Educazione siano almeno un’infinità numerabile.

C’era una volta – 1

giovedì 29 gennaio 2009

C’era una volta in un magnifico bosco un Principe che andava in cerca dei fiori e allora vedò [=vide] un casetta piccolina piccolina e c’erano fuori dei fiori e lo raccogliò [=raccolse] uno e vide che dietro alla casa c’era una Fata col suo ragazzo e poi il ragazzo gli rispondò [=chiamò] ma lei non rispose e capì che era una statua. Se ne andò e ad un tratto vide che la casa si stava trasformando in un castello e allora disse che voleva andare a casa e tornare nei parchi delle rose. Poi nel bosco incontrò una Principessa che aveva in mano una piccola rosa e nella destra aveva un piccolo fiore nella mano. Il suo anello era fantastico, ma la Fata aveva un vestito pieno di brillanti e la Fata si accorse che non era una statua, ma era vera. Gli rispondò [=la chiamò], ma invece lei rispondò [=e lei rispose] e gli disse: “Cosa vuoi delle mie magie?” e lui se ne andò perché non gli interessava. La Fata aveva un vestito tutto decorato di perle e una collana piena di pietre preziose e vide che le stelle brillavano in cielo come se fossero dei fiori volanti. Questa fanciulla vide il Principe come bella fanciulla [=e in quanto fanciulla] lo sposò e vissero tutti felici e contenti.

Soggetto e sceneggiatura: Lacomizietta
Adattamento per i comuni mortali: Ilcomiziante
(C)2009 Lacomizietta – Tutti i diritti riservati

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