Posts Tagged ‘recensione’

[libro] Autolesionismo

venerdì 24 settembre 2021

Autrici: Cecilia Di Agostino, Marzia Fabi, Maria Sneider
Titolo: Autolesionismo – Quando la pelle è colpevole
Editore: L’Asino d’Oro
Altro: ISBN: 9788864433752; 9,80€; p. 126; genere: saggistica, psicologia; I ed. 2016

Voto: 7/10

Piccolo manuale di inquadramento del problema, con i miti da sfatare, una tassonomia dei sintomi, una piccola digressione sulla storia psichiatrica della malattia, un accenno a fenomeni sociali correlati (la fustigazione religiosa e la moda emo), una indicazione terapeutica e una incursione nel mondo del cinema. Tutto molto ben fatto, con anche qui due note poco chiare.

Come voi sapete non sono un medico e nemmeno uno psicoterapeuta, quindi ne so poco di più di una persona normale e quel poco di più che so è per via di esperienze personali e naturale passione scientifica. Affermare in modo apodittico che l’autolesionismo non ha sicuramente causa organiche o genetiche senza accennare a uno studio di riferimento è quanto meno incauto, così come attaccare colleghi che affermano l’esatto opposto. Il cervello è molto complesso e si adatta a molte situazioni. La verità probabilmente starà nel mezzo e, anche a detta delle stesse autrici, lo studio sul fenomeno è ancora agli inizi. Siamo ancora molto ignoranti. Inoltre le autrici sono le prime a dire che l’approccio terapeutico a volte è anche farmacologico; buttare dalla finestra le cause organiche, in modo così perentorio, senza vedere che rientrano in qualche modo dal portone principale mi sembra quanto meno azzardato. Dovrebbe essere maggiormente argomentato.

Il secondo punto che mi ha convinto poco e l’aver abbracciato, sembra quasi in modo acritico, la teoria della nascita di Massimo Fagioli. Semplificando con l’accetta: il vuoto affettivo che i ragazzi sentono e che li porta a tagliarsi deriva dall’aver avuto una madre anaffettiva o assente nel primo anno di vita. Solo che le autrici portano casi clinici dove l’assenza della madre non pare proprio il punto principale. A volte è il padre o altre figure di riferimento a essere assenti. Prendendo per vera questa teoria, non credo affatto che una infanzia con madre assente porti necessariamente a questa patologia. Non potremmo spiegare la grande varietà del fenomeno nelle epoche storiche e nelle varie culture.

Detto questo, però, consiglio a tutti la lettura di questo breve saggio, anche come primo approccio al problema.

Buona lettura!

[libro] Attacchi di panico

venerdì 10 settembre 2021

Autori: Claudia Dario, Riccardo Sala, Luana Testa
Titolo: Attacchi di panico – Il corpo che grida
Editore: L’asino d’oro
Altro: ISBN: 9788864434384; 14,00€; 124 p.; I ed. 2018; revisione scientifica: Alice Masillo, Miriam Scarciglia; genere: saggistica, psicologia

Voto: 7

Trattasi di un brevissimo saggio sull’argomento, dove si descrive come nella storia è stata vista la malattia, dove la si descrive in modo puntuale, dove si fa una panoramica delle più recenti strategie di cura e dove si descrive un tentativo di trovarne la vera causa, perché gli autori pensano che l’attacco di panico sia un sintomo e non la vera malattia. Tutto perfetto tranne l’ultimo punto che mi ha convinto poco. La vera malattia, secondo gli autori, consiste in un vissuto abbandonico traumatico (per noi mortali: un trauma derivante da un abbandono) vissuto nel primo anno di età di cui sembra quasi esclusivamente colpevole la madre. Da questo trauma deriverebbe l’incapacità di gestire il cambiamento e i successivi distacchi che il bambino, e poi l’adulto, dovrà affrontare. L’attacco di panico è quindi un campanello di allarme che il cervello fa scattare quando rivive questo pericolo. Questo punto mi ha convinto pochissimo, forse perché gli autori non hanno potuto portare sufficienti argomentazioni per via della brevità dell’opuscolo. Già la mie inutile e limitata esperienza personale mi porta a dire che l’abbandono traumatico potrebbe essere di molto posteriore al primo anno, non necessariamente causato dalla madre e soprattutto mi pare ragionevole pensare che non tutte le persone reagiscano allo stesso modo, ovvero con gli attacchi di panico, a vissuti abbandonici traumatici. In altre parole: faccio fatica a credere in un meccanismo causa effetto così lineare come è stato presentato nel libro. Non essendo io psichiatra né psicoterapeuta (gli autori lo sono) è lecito pensare che abbiano ragione loro e che il poco spazio a disposizione non sia stato sufficiente a convincermi della cosa.

Libro comunque interessante e illuminante.
Buona lettura.

[libro] Un oscuro scrutare

domenica 8 agosto 2021

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Un oscuro scrutare (A Scanner Darkly)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834738993; introduzione di Carlo Pagetti, postfazione di Francresco Marroni; Nota finale dell’autore; traduzione di Gabriele Frasca; I ed. orig. 1977; questa edizione 2019; illustrazione di copertina: Antonello Silverini; 16,00 €; p. 292

Voto: 7/10

In un futuro molto vicino a Dick, nella California del 1994, Bob Arctor è un agente sotto copertura che ha l’incarico di scoprire grossi narcotrafficanti di Sostanza M, dove M sta per morte. Per infiltrarsi nell’ambiente diviene tossicodipendente a sua volta e pian piano ha uno sdoppiamento della sua personalità. Ai suoi superiori si presenta con una tuta disindivuduante (scramble suit nell’originale), una tuta che nasconde la vera fisionomia della persona, per evitare che talpe nella polizia possano bruciare la sua falsa identità. Quando i suoi superiori gli chiederanno di spiare se stesso, Arctor sarà all’inizio perplesso, ma poi lo farà con grande metodicità, non rendendosi più conto dell’assurdità della cosa. Lascio il finale alla vostra curiosità, ma anche in questo romanzo Dick, con il tema della droga, mette in dubbio la nostra identità e quella dei nostri amici e conoscenti.

L’opera è, per stessa ammissione dell’autore, ispirata alla vita reale di Dick e alle sue esperienze con la droga. L’intero romanzo è dedicato a se stesso e ai suoi amici che si sono persi nella droga. Scrive Dick nella sua nota finale:

[…] L’abuso di droga non è una malattia, è una decisione, come quella di sbucare davanti a un’auto in corsa. Questa non la si definirebbe una malattia, ma un errore di valutazione. Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po’ di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. […] Se queste persone hanno commesso un peccato è stato quello di voler continuare a divertirsi per sempre, e sono state punite per questo; ma, come ho già detto, se si tratta per davvero di una punizione, sento che è stata eccessiva. […]

Buona lettua!

Aggiornamento 10/08/2021:

Gli amici del socialino mi hanno fatto sapere che da questo romanzo è stato tratto un film omonimo degno di nota, soprattutto per la sua tecnica di realizzazione.

Mi sono poi dimenticato di dirvi perché ho inserito l’autore della copertina nei dati del libro. All’inizio pensavo fosse una copertina come molte altre, poi invece ho capito. La tuta disindividuante non maschera semplicemente chi la indossa, ma lo fa apparire vago, cangiante. È qualcosa di diverso da una semplice maschera, più inquietante. Penso che l’immagine di copertina rappresenti bene quello che aveva in mente Dick.

[libro] Una terra promessa

domenica 30 Maggio 2021

Autore: Barack Obama
Titolo: Una terra promessa (A Promised Land)
Editore: Garzanti
Altro: ISBN: 9788811149873; genere: autobiografia; p. 808; 28,00€; I ed. 2020; traduzione di Chicca Galli, Paolo Lucca, Giuseppe Maugeri

Voto: 7/10

Obama non ha certo il dono della sintesi, perché questo tomo, inizialmente, voleva raccontare i suoi due mandati e invece si ferma molto prima, quasi alla fine del suo primo mandato. Ci sarà un secondo volume.

Testo curatissimo dal punto di vista dell’immagine che Obama vuole trasmettere si sé: un politico illuminato, capace di cavalcare la complessità del mondo che lo circonda. Da questo punto di vista penso che non ci sia stata virgola che non sia stata valutata attentamente. (C’è anche un pdf con le domande, come a scuola, forse per i giornalisti, per guidare o stimolare le interviste.) E del resto come dargli torto? Se la può tirare. Capace è stato capace, forse fra i migliori presidenti che gli USA abbiano avuto. Un gigante, se paragonato al suo successore.

Quello che mi piace di Obama è il metodo con cui affronta le cose: si è circondato di tanti esperti e anche con opinioni molto distanti dalle sue. Ha imbarcato attivisti dei diritti civili e persone di chiare simpatie repubblicane. Ha sempre incoraggiato l’espressione del dissenso. Ha coltivato l’arte del dubbio. Ha curato in modo maniacale la comunicazione e non ha mai incolpato i suoi elettori per non essere capito e apprezzato, ma ha cercato, con ogni mezzo, di esprimersi al meglio, di portare a se chi lo ascoltava. A volte questo suo impegno non è stato sufficiente, perché l’elettorato, nel suo insieme, è ben poco incline all’ascolto e alla ragionevolezza, ma questa è un’altra storia.

Detto questo, il racconto di Obama è illuminante non tanto per i fatti che descrive: la crisi economica, le relazioni estere, le battaglie politiche eccetera, tutte cose ampiamente documentate con maggior rigore da altri giornalisti e studiosi; è interessante la visione dall’interno dell’amministrazione governativa di questi temi. Ho scoperto quindi che la vita di un presidente degli Stati Uniti è orribile: si inizia dalla candidatura, che vuol dire andare in giro per un paese immenso, tentando di convincere milioni di persone con interessi molto diversi a votarti e a finanziarti, dove si è continuamente sotto i riflettori e anche andare a mangiare un panino inizia a diventare un problema; si continua con la presidenza, con l’enorme peso che la carica comporta, i continui motivi di frustrazione per le limitazioni del proprio agire, dall’uscire a pranzo con la moglie, all’ostruzionismo assurdo su leggi concordabili con la minoranza, ai guai imprevisti che capitano, come la Deepwater Horizon. Si lavora 24 ore su 24 da molto prima del giuramento, quasi due anni prima. Il tutto per soli 400.000$ annui, esclusa la campagna elettorale, quella è a carico del candidato. Io poi non so se menta spudoratamente nel suo racconto, ma le sue giornate, ho fatto un paio di conti, mi sono sembrate spesso di 48 ore. Come fai a fare fiumi di riunioni e consultazioni con il tuo staff, preparare, limare e provare i discorsi pubblici, pensare a cosa fare per risolvere problemi mondiali, e poi anche passare del tempo con tua moglie e le figlie, fare sport, divertirti con gli amici e andare a dormire? Soprattutto: come faceva a dormire con tutti i grattacapi che aveva per le mani? Dimenticavo: la gratitudine dei cittadini per un lavoro ben fatto non è scontata. Va coltivata anche quella e spesso non arriva quando serve o non arriva tout court.

Lo sguardo di Obama mi è stato utile per conoscere la mentalità americana diffusa: i suoi tabù, le sue idiosincrasie, l’ideologia prevalente.

Per esempio: la questione razziale, la convivenza fra bianchi e neri, è una zona minata, frutto di circa due secoli di ingiustizie e violenze da parte dei bianchi sulla popolazione nera, ingiustizie e violenze che hanno intaccato nel DNA le persone. Tutto questo ha reso problematico molte cose: una semplice opinione, una frase, una battuta, possono essere interpretati in questa chiave e scivolare nella polemica molto aspra e a volte nella violenza. C’è un passaggio in cui Obama dice “questa frase che ho detto non va bene, dovevo dirla in un altro modo, per non alimentare polemiche”. E io ho visto una normalissima e innocua frase, ma la stampa che lo tallonava no. In un altro passaggio, per mia fortuna, ha dato anche la frase “corretta”, quella che avrebbe dovuto dire, e io non sono stato capace di vedere la differenza.

Lo Stato che regola la vita dei cittadini: un altro tabù americano. L’impossibilità di avere una sanità pubblica negli USA non è solo di ordine pratico e organizzativo e nemmeno di volontà politica, quella alcuni illuminati ce l’hanno. È che il cittadino USA vede con sospetto qualsiasi cosa lo Stato organizzi o regolamenti, limitando la sua libertà, soprattutto se questo non ha un effetto positivo immediato sul suo interesse personale. E anche se lo avesse, l’interesse immediato, l’elettore USA sarebbe capace di essere contrario alla norma che lo ha protetto appena non ne avesse più bisogno. Con questo spirito anche la regolamentazione delle armi è estremamente difficile: limiterebbe la libertà del singolo e questa cosa è, nella maggior parte della popolazione, assolutamente inaccettabile. Nonostante la libertà individuale sia un caposaldo della cultura USA, uscire dalle regole sociali non è però visto con favore, specialmente per un politico. Nella lettura potrete toccare con mano la parte conservatrice della famiglia Obama.

Il capitolo finale è dedicato all’uccisione di Osama bin Laden. Qui si tocca con mano un altro punto chiave della mentalità USA: siamo una superpotenza, lo sappiamo, belli i diritti umani, la democrazia e la libertà e la giustizia, ma se ci tiri giù le Torri Gemelle e noi pensiamo che sia stato tu, ti veniamo a cercare dovunque tu sia e ti facciamo il processo come nei film di Sergio Leone: con una pallottola in fronte. E così hanno fatto e secondo Obama nessuno ha avuto da ridire sulla cosa e anzi il Pakistan, o meglio, il suo Presidente, che avrebbe potuto legittimamente protestare per l’ingerenza subita dall’intervento dei Marines, Obama ce lo racconta come “sollevato” e “grato” per aver tolto di mezzo un evidente fardello che non è mai stato capace di arginare. Sono (siamo?) un popolo molto evoluto, sotto molti aspetti, ma altri sono rimasti ancora alle tavole di Hammurabi.

Un libro lungo, complesso, denso, sicuramente di parte, ma decisamente scorrevole e illuminante.

Qui un pdf con il sommario dei temi trattati.

Buona lettura!

[libro] Il vagabondo delle scienze

domenica 25 aprile 2021

Autore: Isaac Asimov
Titolo: Il vagabondo delle scienze (The Roving Mind)
Editore: Mondadori
Altro: I ed. orig. 1983; questa ed. 1985; p. 450; genere: saggistica; traduzione di Marco Veronesi

Voto: 7/10

Il volume è stato recuperato da una biblioteca altrui in dismissione e come fan dell’autore, almeno nel settore fantascienza, ho approfittato per conoscerlo anche nella sua produzione di saggistica.

Si tratta di 62 comizi asimoviani, apparsi in varie riviste e giornali fra il 1977 e il 1983, raccolti in sette macro aree di intervento: i radicali religiosi, altre aberrazioni, popolazione, scienza: opinioni, scienza: spiegazioni, il futuro, personale. Il difetto principale dell’editore è il non aver indicato data e rivista di pubblicazione dei vari comizi; per avere una datazione si va a intuito, partendo da alcuni riferimenti interni. Molto spesso le argomentazioni sono ricorrenti, perché riviste diverse richiedevano interventi sullo stesso tema e molte idee o intuizioni di Asimov sono invecchiate male. Sconsiglio quindi la lettura a chi pensa di trovare interventi originali, geniali o attuali sui temi sopra citati.

È invece molto interessante ripercorrere le paure di 40 anni fa e le speranze per il futuro. Nonostante Asimov sia un inguaribile ottimista americano, al limite dell’ingenuità infantile, le paure e i pericoli dell’epoca mi sono ben presenti perché erano tipici di tutta la società occidentale dell’epoca: la crisi energetica (nel 2020 il petrolio doveva finire), la guerra fredda, l’inquinamento (non si aveva nessuna idea sugli effetti della CO2) e la sovrappopolazione (moriremo tutti di fame). È curioso come questi problemi, seppur ancora presenti, abbiano preso pieghe molto diverse. La crisi energetica si è legata all’inquinamento da CO2, la guerra fredda si è trasformata in guerriglia e terrorismo e la sovrappopolazione si è legata anch’essa all’inquinamento, ma anche alle guerre e alle migrazioni di popolazione.

Rincuora (NO) invece sapere che i creazionisti – e i movimenti anti scienza in generale – erano già presenti e pericolosi all’epoca. Così come erano ben presenti gli antesignani di Trump, con il movimento Moral Majority, la cui dissoluzione a fine anni Ottanta non ha impedito la continuazione fino ai giorni nostri del suo progetto politico conservatore, retrogrado e – con il negazionismo scientifico – anche suicida.

Molto bella invece la visione del futuro, piena di esplorazione spaziale umana, computer, auto volanti (ma perché dovrei andare a fare la spesa con un’auto volante?) e raggi laser. Mentre era ben presente la miniaturizzazione informatica, tanto da ipotizzare uno smartphone, l’idea di una comunicazione globale attraverso internet era ancora molto confusa. Così come era molto confusa la possibilità di elaborazione di grandi quantità di dati da parte dei computer e le sue conseguenze.

Segnalo due ingenuità, tali solo col senno di poi. La prima è l’uso della profilazione del consumatore, possibile con i nuovi computer a con opportuni archivi informatici, per l’invio di pubblicità personalizzata. All’epoca sembrava una cosa carina e utile: ognuno avrebbe avuto il suo catalogo personalizzato di cose in offerta. Cartaceo e spedito via posta, ovviamente. La seconda è che solo lo Stato avrebbe potuto accumulare molti dati dei cittadini per dare servizi migliori. Sì, forse qualche problema di privacy, ma vuoi mettere la comodità dei servizi? Quanta ingenuità! E l’idea che le dittature sarebbero state meno repressive, perché avrebbero saputo tutto dei suoi cittadini? In effetti è così, ma non è una situazione migliore come immaginava Asimov e rimane sempre molto inquietante.

Infine mi ha fatto molta tenerezza l’idea e l’auspicio di una istruzione personale e in qualche modo automatizzata, attraverso una ipotetica banca dati mondiale. La banca dati mondiale in qualche modo ce l’abbiamo, ma nel 2020, e anche nel 2021, facciamo fatica a insegnare a distanza, figuriamoci in modo automatizzato. Bel tentativo, Asimov.

Un discorso a parte merita il capitolo “personale”, dove Asimov racconta della sua esperienza con un computer casalingo per la video scrittura. Scopriamo quindi un Asimov tecnofobico (!), molto riluttante ad abbracciare uno strumento moderno e rivoluzionario come un pc. Eppure, dopo la diffidenza iniziale, sembra che i rapporti con la videoscrittura siano migliorati velocemente. Infine la storia della sua famiglia, come dalla Russia i suoi genitori sono finiti a New York. Un lato umano che è stato bello conoscere.

Buona lettura!

[libro] Il giorno della civetta

lunedì 22 marzo 2021

Autore: Leonardo Sciascia
Titolo: Il giorno della civetta
Editore: Einaudi
Altro: 138 p.; note di Sebastiano Vassalli; introduzione dell’autore; I ed. 1961; questa ed. 1972; genere: racconto

Voto: 6/10

Non lasciatevi influenzare dal mio 6, derivante da una mancata congiunzione astrale fra i miei desideri di letteratura attuali e quello che ho invece trovato nel racconto.

Racconto sicuramente scritto molto bene, anche se gli stacchi fra una situazione e l’altra mi sono stati spiegati a posteriori dalle note. Sicuramente di importanza storica notevole, visto che fino ad allora, secondo l’Autore, la mafia nella letteratura era apparsa solo due volte e con intento apologetico nei confronti del “sentire mafioso”. Qui invece viene rappresentato il sistema mafia in tutta la sua crudeltà e pervasività.

Oggi la mafia è molto più conosciuta, passi da gigante sono stati fatti dal 1961 nella sua rappresentazione letteraria e cinematografica, ma la mafia non è sparita affatto, si semplicemente è adattata alle nuove situazioni.

Si racconta di un omicidio di mafia, in realtà due, e del capitano Bellodi, carabiniere ed ex partigiano di Parma, incaricato delle indagini. Il capitano con grande sapienza, tatto e determinazione conduce le indagini, e impara ad amare quella terra strana che è la Sicilia, ma anche a fare i conti con un sistema che pervade tutta la società, dalle più alte cariche politiche all’ultimo dei manovali. Un mondo, quello di Bellodi, fatto di ideali, libertà e correttezza, si scontra con un muro di gomma, spesso e solido.

Un racconto lungo (o romanzo breve) che vale la pena di leggere, ma con la predisposizione d’animo giusta.

Buona lettura!

[libro] Cime tempestose

mercoledì 24 febbraio 2021

Autrice: Emily Brontë
Titolo: Cime tempestose (Wuthering Heights)
Editore: Einaudi
Altro: ISBN 9788806128746; edizione 1992; I ed. originale: 1847; p. 396; genere: romanzo romantico; saggio di Virginia Woolf, prefazione di Charlotte Brontë con lo pseudonimo di Currer Bell; appendice con estratti di lettere scritte da Emily Brontë; traduzione di Antonio Meo

Voto: 6/10

Pubblicato per la prima volta nel 1847 con lo pseudonimo di Ellis Bell, all’epoca non ricevette critiche letterarie entusiasmanti proprio per le novità che introduceva – racconti dentro altri racconti – e per la crudeltà che descriveva. Tutte cose oggi ampiamente digerite e quindi rimane, per noi, solo la trama, la prosa romantica ottocentesca e il tono poetico decantato dalla Woolf. Io però sono persona insensibile e tutta questa poesia non mi ha smosso granché o forse semplicemente non l’ho vista.

Purtroppo questo fu non solo il primo romanzo di Emily, ma anche l’ultimo. L’autrice morì nel 1848 a soli 30 anni e non fece in tempo a scrivere altro.

La storia narra invece di cattiverie e soprusi senza fine. Il nuovo inquilino di Thrushcross Grange, Mr Lockwood, conosce il proprietario e, costretto dagli eventi a rimanere a dormire presso di lui, si fa raccontare dalla governante Nelly Dean la storia della famiglia Heathcliff, di cui ha notato lo strano assortimento. Ne viene fuori una storia pazzesca, a cominciare da Heatchliff, un trovatello portato a casa, in famiglia, in una data imprecisata della seconda metà del 1700 da Mr Earnshow senior, così senza preavviso, e senza alcuna formalità. Il trovatello sarà battezzato come Heathcliff, non avrà cognome e non avrà una data certa di nascita. Le gelosie e le rimostranze del resto della famiglia creeranno un ambiente malsano, con un odio feroce del piccolo Hindley nei confronti di Heatcliff che durerà tutta la vita e invece la nascita di un amore non vissuto fra la piccola Catherine e Heathcliff. Questo porterà Heatchcliff a dedicare la sua vita alla sua personale vendetta che si estenderà al figlio di Hindley, Hareton, alla figlia di Catherine, Caty, e a suo cognato e sua moglie. Un disastro dopo l’altro. Non vi dico altro.

Non so se dipenda dalla traduzione non proprio recentissima, dovrebbe essere del 1962, o è il romanzo che è proprio così, ma ho trovato la prosa un po’ troppo pesante, con lunghi dialoghi, spiegazioni e descrizioni che non mi sono suonati proprio realistici. Ma potrei essere io il problema. I sentimenti negativi di rancore e vendetta permeano tutte le relazioni e rendono tutto il romanzo cupo e in alcuni casi spettrale.

Buona lettura.

[libro] Questa è l’America

martedì 26 gennaio 2021

Autore: Francesco Costa
Titolo: Questa è l’America
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788852099588 (epub); 335KB; I ed. 2020; genere: saggistica, politica; 9,99€

Voto: 8/10

Mi stavo chiedendo, circa una settimana fa:

A Obama sono state riconosciute, da quasi tutti, tre grandi doti: 1) fare proseliti 2) una politica con un capo e una coda e più lungimirante di molte altre 3) essere molto preparato. Ovvio, non è stata tutta farina del suo sacco, sapeva scegliersi i collaboratori giusti, quarta grande dote. Poi la sua politica ha avuto i suoi alti e bassi, la si può giudicare in tanti modi, non è questo il punto.
Il punto è: gli USA hanno avuto per 8 anni qualcuno alla guida che aveva ben salda la testa sulle spalle. Come è successo che subito dopo sia stato eletto Trump, uno che è riuscito a spargere merda su ogni cosa che ha toccato? Come è stato possibile fare un salto di quel tipo? Questo è un mistero misterioso che andrebbe studiato bene.

e i miei amici immaginari mi hanno consigliato di rivolgermi a Francesco Costa. E in effetti avevano ragione.

Questo agile e breve saggio ci fa una breve carrellata di alcuni aspetti che tanto colpiscono noi italiani e non statunitensi in generale. La questione delle armi, la gestione della sanità, la politica. Soprattutto come gli USA vivono la politica, anche con un minimo di prospettiva storica. E come sia stato possibile Trump. Un evento forse evitabile, ma che nulla avrebbe tolto ai drammatici cambiamenti che sono in atto da molti anni, cambiamenti che rendono la politica USA tanto aggressiva e spesso inconcludente. Anzi, dopo la lettura penso che gli eventi del 6 gennaio 2021 siano stati in qualche modo salutari, abbiano fatto vedere a tutti fin dove si può arrivare; che se si va troppo oltre si mette in pericolo l’unità del paese e le sue strutture democratiche e ciò è una cosa che va a minare uno dei pochi tabù ancora rimasti nel paese. Non a caso tutte le piattaforme social e i sistemi di pagamento made in USA hanno fatto un passo indietro nel sostenere attivamente o indirettamente Trump. Se ho ragione, nei prossimi mesi il Partito Repubblicano dovrà in parte sconfessare l’operato di Trump, se vorrà ancora avere un modo per ricevere i suoi finanziamenti dai suoi elettori. Staremo a vedere.

Confesso però che dopo la lettura di questo saggio ho ancora più paura di quel paese. Non ne condivido lo spirito individualista, aggressivo, spavaldo. Mi fa paura come considerano le armi. Non condivido un certo modo di fare politica, ma vedo anche che tutto quanto è stato lì praticato dopo poco arriva anche qui in Italia e ciò mi rende alquanto inquieto e timoroso. (Indovinate dove è stato inventato “il contratto con gli Italiani” firmato su una scrivania?) Forse esagero, non è che il nostro paese sia tutto questa landa di petali di rosa, è vero. Forse, semplicemente, i problemi noti fanno meno paura di problemi mai vissuti. Ma come dicevo è solo questione di tempo, i loro problemi li avremo presto anche qui.

Ma Trump? Vi lascio alla lettura di Costa per i dettagli, ma i motivi USA sono gli stessi che hanno portato i Salvini nostrani ad avere tanto successo. Una classe operaia, una piccola borghesia in recessione, ma anche una classe abbiente frustrata e aggressiva, lasciata senza una politica capace di guidarla verso obiettivi migliori, lasciata alla mercé di politici senza scrupoli, con una lungimiranza non più lunga di un quarto d’ora. Una crisi di rappresentanza che qui in Italia non è ancora stata risolta e che non porterà a nulla di buono. Ci sarebbe bisogno di molta politica, non di movimenti che se ne dichiarano estranei.

Dalle considerazioni di Costa è evidente come i tanto vituperati meccanismi democratici che rallentano l’approvazione delle leggi e l’operato del governo hanno una precisa ragione di esistere e ci hanno parato le chiappe molte volte, ci hanno salvato da dittature e rappresentanti non proprio all’altezza. I danni di Trump sono stati limitati da queste protezioni, per esempio. Chiunque vi proponga di alleggerire questi vincoli e meccanismi vi sta presentando una polpetta avvelenata.

Buona lettura!

[libro] Jane Eyre

sabato 23 gennaio 2021

Autrice: Charlotte Brontë
Titolo: Jane Eyre
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788804409175; p. XV+536; 7,23€; I ed. Oscar Mondadori 1996; I ed. originale 1847; III ed. originale 1848; genere: romanzo di formazione; traduzione: Luisa Reali; Introduzione di Franco Buffoni – Altre edizioni: Feltrinelli; ISBN: 9788807900778; Traduzione di Stella Sacchini; postfazione di Remo Cesarani / Neri Pozza; ISBN 9788854508835 (epub); Introduzione di Tracy Chevalier; Traduzione di Monica Pareschi / Versione originale nel progetto Gutenberg (III ed.) / traduzione del 1904 su LiberLiber

Voto: 8/10

Ammetto di essere partito nella lettura pieno di pregiudizi, mi aspettavo un noioso romanzo d’amore ottocentesco. Mi sono dovuto ricredere: è un romanzo d’amore ottocentesco, ma non è noioso. Il volume è un recupero di librerie altrui e mi fissava da tempo dallo scaffale. Dopo una piccola indigestione di Philip Dick, uno stacco si rendeva necessario e la curiosità ha preso il sopravvento, anche grazie alla prefazione di Buffoni, dove si ripercorre la vita dell’autrice.

Il romanzo è il secondo scritto da Charlotte, donna della media borghesia inglese dell’inizio dell’Ottocento. Il primo, The Professor, fu rifiutato da tutti gli editori e uscirà solo postumo. Jane Eyre, invece, ebbe subito un grande successo, e nel giro di pochi mesi arrivò alla terza edizione. Ma per avere fortuna e vincere i pregiudizi dell’epoca il romanzo uscì firmato con lo pseudonimo di Currer Bell. Lo stratagemma durò poco e alla fine l’autrice venne allo scoperto. Il romanzo infatti è in parte autobiografico e i dettagli ivi inseriti consentirono di risalire, in qualche modo, alla vera autrice.

Jane Eyre è un romanzo di formazione e con alcuni difetti: molti dialoghi non sembrano realistici, alcuni sono anche molto ingenui. Alcuni eventi sono alquanto inverosimili. Ma il personaggio Jane Eyre è una vera potenza, piena di passione temperata dalla ragione, indipendente, ribelle, analitica, determinata, onesta, disinteressata, gran lavoratrice, sognatrice. Una vera e propria eroina, una superdonna della metà dell’Ottocento. Ed è proprio questa sua indipendenza di pensiero e di azione, più del suo lato sensuale, passionale e romantico, che scandalizzò la critica dell’epoca; una specie di anteprima dei primi movimenti femministi di fine secolo.

La narrazione è serrata, piena di eventi imprevisti, di svolte. Jane è una bambina orfana adottata dalla zia. La famiglia adottiva avrebbe tutte le carte in regola per crescerla con agi, amore e affetto, ma invidie e contrasti con i suoi genitori e gli altri parenti, rendono la sua vita in quella famiglia un vero inferno. Jane non ha un carattere accondiscendente e mansueto, è una bambina ribelle, con le idee molto chiare su quello che vuole e su cosa prova. Finirà in un collegio e poi, ricevuta una istruzione minima, a 18 anni andrà a fare la governante nella ricca famiglia di un signore del luogo, Edward Rochester. Ovviamente i due si innamorano e le cose si complicheranno in modo inaspettato.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati, con un preciso profilo psicologico. Il punto di vista è sempre quello della protagonista. Il romanzo offre uno spaccato degli usi e della società dell’epoca. Mi ha colpito molto la presenza di molti personaggi veramente negativi, invidiosi, gretti, anaffettivi, manipolatori, repressi. Gli uomini in questo romanzo non fanno per nulla una bella figura. Jane riesce a sopravvivere a questa carrellata di personaggi negativi con grande equilibrio. Ne uscirà ovviamente vincitrice.

Visto che siamo in una pandemia, mi ha colpito molto la descrizione dell’epidemia di tifo nel collegio. Metà dei bambini infettati, alcuni morti. Nessuna cura. Nessun vaccino. Una cosa se non normale, non infrequente.

Segnalo le altre edizioni per le introduzioni e postfazioni (interessante Remo Cesarani, Feltrinelli), che ripercorrono la biografia della Brontë, la genesi del romanzo e le critiche letterarie dell’epoca fino ad arrivare ai giorni nostri. Potete scaricare le varie edizioni dalla piattaforma MLOL della vostra biblioteca.

Segnalo un paio di mancanze e un errore di traduzione nell’edizione Mondadori. Mancano le prefazioni dell’autrice alla prima e terza edizione. Poche righe di ringraziamento, nulla di che, ma mancano. Mancano le traduzioni di poche frasi in francese presenti nel testo. L’errore invece è nel capitolo XI: Jane Eyre dice di fare un viaggio di 16 ore, di essere partita alle 4 di pomeriggio e di essere arrivata alle 8 del giorno dopo, ergo alle 8 di mattina. Riparte dopo circa mezz’ora, viaggia per altre 2 ore e arriva che è notte. Non mi tornano i conti. Vado sull’originale: “I am warming away the numbness and chill contracted by sixteen hours’ exposure to the rawness of an October day: I left Lowton at four o’clock A.M., and the Millcote town clock is now just striking eight.” Non è partita alle 4 di pomeriggio, ma alle 4 di mattina e arriva alle 8 di sera. Ora i conti tornano. Nella traduzione di Monica Pareschi (Neri Pozza), il pezzo citato in inglese più sopra termina con “io mi sto scaldando le membra intirizzite dopo sedici ore passate al freddo di un ottobre inclemente.” tagliando ogni riferimento orario. La traduzione di Stella Sacchini (Feltrinelli) è invece corretta, senza tagli.

Una curiosità: il padre Patrick Prunty era un ministro della chiesa anglicana, di origini irlandesi e iniziò a firmarsi Brontë in onore a Horatio Nelson, insignito del titolo di duca di Bronte (sì, il comune siciliano famoso per i suoi pistacchi) da Ferdinando di Borbone. La dieresi sulla e serve per non renderla muta nella pronuncia inglese.

Buona lettura!

[libro] Polvere

lunedì 28 dicembre 2020

Autore: Bjørnstjerne Bjørnson
Titolo: Polvere (originale: Støv)
Editore: Imagaenaria Ischia
Altro: ISBN: 9788898494132; p. 60; genere: racconto; I ed 1882; questa ed: II ed. 2017; traduzione di Ervino Pocar

Voto: 6/10

Autore norvegese, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1903, questo breve racconto è finito sul mio comodino di lettura grazie a un regalo di una cara amica.

Il racconto è scritto in prima persona, la voce narrante va a trovare un facoltoso amico, Alberto (così è tradotto) Atlung, in un paesino del sud della Norvegia, dove vive con la moglie Amalia, la governante Stina e i due figli piccoli. Il visitatore scambia alcune considerazioni con gli ospiti sull’educazione dei figli, vengono citate le teorie educative di Herbert Spencer, si discute di religione. Poi accadono anche cose, ma quelle ve le lascio scoprire con la lettura. Io invece non ho capito quanto dell’autore c’è nella voce narrante e nemmeno quali siano le sue reali convinzioni. Quindi non so, forse mi manca il contesto di allora, il dibattito culturale norvegese di fine Ottocento. Diciamo che, descrizioni poetiche del paesaggio norvegese a parte, il testo è forse interessante dal punto di vista storico o letterario, ma un poco distante dal gusto moderno, anche grazie a una traduzione che non immagino recentissima.

E il titolo? Penso sia spiegato in questa frase:

Per polvere intendo tutto ciò che è stato e ora si è dissolto e turbina intorno e si posa su posti vuoti.

E in effetti, per non tornare come la polvere che eravamo, qualche traccia nel futuro dobbiamo lasciarla. E la polvere va sempre tolta dalle superfici. (Ok, per capire queste due frasi va letto il racconto.)

Buona lettura!