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[libro] La matematica è politica

giovedì 24 settembre 2020

Autrice: Chiara Valerio
Titolo: La matematica è politica
Editore: Einaudi
Altro: ISBN: 9788806244873; p. 106; 12,00€; genere: saggio politico filosofico; I ed. 2020

Voto: 8/10

Manifesto politico e filosofico personalissimo e al contempo attuale e quanto mai condivisibile. A dire il vero a ogni occorrenza della parola matematica avrei potuto inserire la parola fisica e il discorso avrebbe continuato ad avere una sua validità, in alcuni punti sarebbe stato anche più convincente. Ma forse lo studio di qualsiasi materia inutile, come la filosofia, la pittura o la letteratura latina, andrebbe bene per argomentare quanto dice la Valerio.

La matematica è presentata come una palestra etica, una materia che compone l’ossatura di cittadini democratici e adatti alla vita politica.

La matematica dà regole, ma sono regole arbitrarie, che vanno discusse, come in democrazia.

La matematica è immaginazione, perché consente di trovare soluzioni a problemi difficili o impossibili e in democrazia c’è bisogno di immaginare il futuro.

La matematica non ammette falsità, tutti possono verificare che un teorema è vero e anche in democrazia la falsità dovrebbe essere bandita.

La matematica è relazione, fra oggetti ideali, ma anche fra persone. Non ci sono dimostrazioni valide o costrutti ingegnosi se non sono condivisi. La democrazia e la politica sono costruite sulle relazioni fra persone.

La Valerio ci conforta dicendoci che i matematici sbagliano, come chi si occupa di democrazia e di politica. Ma che per farsi perdonare basta comprendere le cose, e fare meglio.

La matematica è linguaggio e la democrazia non può esistere senza un linguaggio comune. E poi tempo e futuro, nella matematica e nelle politica. L’esperienza del confino pandemico e altri aneddoti.

E poi la matematica e il tempo, la matematica e l’istruzione, la matematica e la cultura e tanto altro.

Un punto di vista personale sul mondo per darci molti spunti di riflessione.

Buona lettura.

[libro] Guerra e pace

domenica 20 settembre 2020

Autore: Lev Tolstoj
Titolo: Guerra e pace (Война и мир (Vojna i mir))
Editore: Einaudi
Altro: ISBN 9788806241216 (Ebook epub ISBN 9788858430019); 25,00€ (epub: 6,99€); genere: romanzo storico; 1584 pagine, 2 volumi; prefazione di Leone Ginzburg; ed. 2019; traduzione di Emanuela Guercetti dalla 5° ed. russa del 1886

Voto: 8/10

Io e Guerra e pace

Era il 1982, ero alle medie, e la mia professoressa di italiano aveva questa strana pretesa: che leggessimo un tot di libri all’anno e che ci facessimo una scheda di lettura. A me leggere è sempre piaciuto, ma essere obbligato a fare una scheda di lettura no. Oggi per ogni libro che leggo faccio un comizio, che altro non è che una scheda di lettura, e lo faccio perché non ne sono obbligato. All’epoca accadeva il contrario, ero obbligato e non facevo le schede di lettura. L’unico modo per non fare una scheda di lettura era non leggere. E infatti alle medie lessi pochissimo. Ma non potevo dire che non leggevo e basta. Bisognava trovare una scusa. In biblioteca mi imbattei in questo tomo gigante, forse avevo sentito da qualcuno che era un caposaldo della letteratura mondiale, si parlava di guerre napoleoniche, argomento quanto mai noioso per un adolescente in seconda media. Bene. Inizio questo, è lunghissimo, la prof mi darà il tempo necessario, non lo finirò mai perché noiosissimo, ma intanto l’anno scolastico finirà. E così fu. Non credo di essere andato oltre pagina 100.

Siamo a fine 2019, novembre o dicembre, non ricordo esattamente. Sul socialino si inizia a parlare di Guerra e pace, che è un romanzo bello, importante, che è così e cosà, che c’è una traduzione moderna di Emanuela Guercetti e cose così. Mi procuro l’edizione digitale da MLOL, la inizio, mi piace e prendo l’edizione cartacea. Era il 4 dicembre 2019. Dopo 10 mesi – o 38 anni, fate voi – nonostante la professoressa di italiano delle medie e nonostante il lockdown che mi ha inspiegabilmente bloccato la lettura, posso dire di essere arrivato alla fine. Ne è valsa la pena.

Perché guerra e pace è difficile

Paradossalmente non è la sua lunghezza la difficoltà di questo romanzo. Ho letto libri altrettanto lunghi senza grandi difficoltà e molto velocemente. (Un saluto al ciclo della Fondazione di Asimov.) Né lo è il suo stile, che la traduzione della Guercetti lo rende tutto sommato un romanzo moderno e attuale. Nemmeno i comizi dell’autore (ne parlo dopo) sono un problema, visto che in genere mi sono piaciuti. Nonostante questo, mi è sembrato non finisse mai.

Ci sono le parti in francese, perché all’epoca il francese era la lingua internazionale che faceva cultura, e le parti in francese non sono tradotte nel testo e la traduzione non è a fine pagina, ma a fine libro. Molto scomoda.

Ci sono una infinità di personaggi, storici e immaginari, e ogni personaggio ha una miriade di grafie diverse, vezzeggiativi, francesismi, varianti. L’edizione Einaudi mette all’inizio del primo volume un elenco di quelli principali. Dati i personaggi poi ci sono le relazioni fra di loro. Ho messo tutto su un foglio di carta e dopo il primo volume avevo un groviglio inestricabile di linee. Un immenso scarabocchio.

Ci sono una infinità di luoghi geografici. Qualcuno li ha messi in una mappa, ma vi sfido a unire i puntini mentre leggete. Molto presto mi sono rassegnato a non sapere dove si svolgevano i fatti, a parte Mosca e Pietroburgo che sono luoghi facilmente rintracciabili su qualsiasi cartina.

Sono descritti molti eventi storici e alcuni di questi necessitano di un ripasso, di chiarimenti. Le note non aiutano. Santa Wikipedia ha provveduto spesso alla mia ignoranza. San Barbero ha chiarito altri aspetti, cercate Napoleone e Guerra e pace assieme al nome di Barbero su YouTube. Sono conferenze lunghe, ma necessarie per capire meglio.

Ci sono molti comizi esistenziali, filosofici e storici in mezzo al racconto di fantasia del romanzo. Personalmente non li ho trovati pesanti, ma a qualcuno questi comizi potrebbero apparire indigesti.

Nonostante tutto questo il romanzo è moderno, avvincente, molto bello.

Il romanzo

“Non è romanzo, non poema, tanto meno cronaca storica.” così dice Toltoj nel poscritto che trovate nell’edizione di LiberLiber. In effetti è un miscuglio di tutto questo. Le parti storiche sono romanzate e inserite in un disegno di fantasia più ampio. Con la sensibilità odierna, comunque, lo possiamo tranquillamente catalogare nel romanzo storico.

Il romanzo racconta le vicende di cinque famiglie di nobili russi (Bezùchov, Bolkónskij, Drubeckój, Kuràgin e la famiglia Rostov) fra il 1805 e il 1820. Sullo sfondo le guerre napoleoniche contro la Russia fino alla conquista di Mosca del 1812 e la conseguente ritirata. I Rostov, i Bolkónskij e i Bezùchov la fanno da padroni nel racconto e di queste famiglie si parla nell’epilogo del romanzo.

La Guerra nel titolo sono appunto gli avvenimenti storici, descritti con molto realismo e in modo molto verosimile (l’autore è stato ufficiale nell’esercito). Tutti gli eventi storici appaiono come guidati da una necessità, da leggi storiche. I personaggi storici non hanno nessun grado di libertà: possono fare solo quello che poi fanno.

La Pace nel titolo sono le vicende personali dei personaggi immaginari. La loro profondità ce li fa conoscere nell’intimo, la loro libertà è maggiore anche se si perde nelle necessità storiche.

L’Epilogo parte seconda è di fatto un saggio storico filosofico: cosa muove gli uomini? Cosa è la storia? Gli uomini sono liberi o vincolati a necessità materiali? Una riflessione molto moderna, dove si intravedono sullo sfondo le riflessione filosofiche del tempo, dal marxismo nascente, alla rivoluzione darwiniana. Vi ho anche visto un possibile spunto per la psicostoria di Asimov, sarebbe bello sapere se Asimov avesse in mente (anche) Guerra e pace quando iniziò a scrivere della sua Fondazione. È inutile che qui vi dica altro, che non sono certo degno di fare un riassunto di queste riflessioni tolstoiane.

Non mi resta che augurarvi buona lettura.
(Io spero di rileggerlo una seconda volta.)

[documetario] The Social Dilemma

giovedì 17 settembre 2020

Atitolo: The Social Dilemma
Regia: Jeff Orlowski
Prodotto da: Larissa Rhodes
Scritto da: Davis Coombe, Vickie Curtis, Jeff Orlowski
Altro: anno 2020, durata: 90 minuti, distribuzione: Netflix, vincitore Sundance Film Festival 2020.

Voto: 7/10

Come potete vedere dalle persone intervenute, ci sono studiosi di psicologia, sociologia, legge e cose di rete e poi persone che hanno contribuito a costruire il mondo che si sta mettendo a nudo nel documentario: programmatori, dirigenti, ingegneri.

Ma di quale problema si sta parlando? Non è facile definirlo, se prima non si capisce come funzionano i social network. O meglio i social network (d’ora in poi SN) promossi da società imprenditoriali private, che i SN amatoriali hanno una vita diversa, anche se in parte soffrono degli stessi problemi.

Come primo punto bisogna ricordare una cosa ovvia, ma spesso sottovalutata e sottaciuta: i SN come FB, Twitter & C. sono gestiti da realtà imprenditoriali che hanno una sola finalità: fare soldi. Tanti soldi, il più a lungo possibile. Se per fare soldi si deve asfaltare l’Amazzonia, sgozzare gattini indifesi o ridurre la CO2 del pianeta e dare da mangiare a tutti gli affamati del mondo, la cosa è irrilevante. Non c’è nessuna etica, né buona né cattiva, dietro al fare soldi. Fare soldi è fine a se stesso, l’uomo è fuori da questa visione. E’ un punto importante questo, per capire la contraddizione di questi SN che in alcuni casi hanno contribuito a salvarci la vita con la condivisione di notizie importanti e in altri casi hanno causato danni immani.

L’obiettivo del SN è fare soldi e per fare soldi vende pubblicità. Per vendere pubblicità è necessario che l’utente stia più tempo possibile sul SN e che ci siano sempre più utenti. Ogni tecnica psicologica e tecnologica è stata presa per arrivare all’obiettivo e chi ha ideato queste tecniche nel documentario ce le racconta. Di fatto i SN alimentano la dipendenza da SN. Si auto alimentano. Noi utenti siamo carne da macello; le dipendenze possono avere conseguenze devastanti sui minori e sulle masse, che possono essere indotte a fare quasi qualsiasi cosa e a credere a qualsiasi cosa. Sono diventati dipendenti da SN anche gli stessi creatori di questi meccanismi di dipendenza: non è quindi questione di intelligenza o conoscenza. E’ che nei grandi numeri è facile ottenere il risultato voluto, perché i meccanismi psicologici che ci governano e su cui fanno leva i SN sono uguali per tutti.

Poiché i SN non hanno scopo, se non quello di fare soldi, e poiché tutti possono usarli con le loro stesse tecniche manipolatorie, i disastri sono dietro l’angolo: elezioni truccate, false notizie diffuse con conseguenti morti, creazione di bolle sociali, aumento dei casi di depressione eccetera.

Il tono del documentario è eccessivamente drammatico, c’è una parte di finzione narrativa che viene usata per sottolineare i concetti espressi dagli studiosi, e il documentario è incentrato sulla realtà USA. (Lo sapevate che negli USA non c’è una legge sulla privacy a livello federale, vero?) Almeno un passaggio del documentario avrebbe dovuto avere maggiore argomentazione, che l’aumento dei casi di depressione e autolesionismo fra i giovani e l’aumento dell’uso dei SN è una correlazione, ma non necessariamente una relazione di causa (uso dei SN) ed effetto (depressione e autolesionismo). Manca anche una visione storica del problema; non è la prima volta che qualcuno cerca di manipolare le masse. Qualcuno ricorda l’uso della radio durante il fascismo e nazismo? E l’uso della televisione negli anni 90 in Italia? E gli oratori nell’antichità?

È la prima volta che ci sono strumenti tanto invasivi e raffinati. È la prima volta che un ente che non ha nessuno scopo, se non quello di auto sostenersi, una specie di virus, ha un potere così grande. Per quanto aberrante e lontano dal nostro sentire, nel passato il potere doveva anche veicolare una visione del mondo. Doveva avere un’etica, un fine, un modello di società. Oggi questo passaggio è superfluo.

Rimane l’ultimo punto. Il documentario è distribuito da Netflix, che ha molti punti in comune con i SN. Sicuramente lo scopo (auto replicarsi per fare soldi) e l’assenza di una visione politica. A differenza dei SN, Netflix non è gratis. Non è poco, ma non lo rende completamente svincolato dai suoi clienti. Una contraddizione che si nota.

Ma tutto questo dramma ha una via di uscita o moriremo tutti fra atroci sofferenze? In certi punti del documentario sembra che sì, moriremo tutti fra atroci sofferenze. Nonostante tutto si può fare qualcosa, ma questo qualcosa è raccontato quasi ai titoli di coda ed è poco approfondito. Chi segue Schneier, Ippolita, Attivissimo & C. sa già quali sono le contromisure da adottare per non farsi fagocitare dai SN e non essere solo mucche da mungere. Non è facile, non è banale e quanto suggerito dal documentario non è del tutto esaustivo. Questo tema, però, richiederebbe un comizio a parte.

Buona visione e mi raccomando, arrivate fino ai titoli di coda sorseggiando una camomilla. Andrà tutto.

[ebook] Quello che alle donne non dicono

giovedì 20 agosto 2020

Autore: Salvo Di Grazia
Titolo: Quello che alle donne non dicono – La salute al femminile
Editore: Laterza
Altro: ISBN 9788858142769, I ed. lug 2020, 854KB, formato epub con DRM, 9,99€

Voto: 7/10

Libro facile e veloce per chi si vuole informare sui temi della salute che riguardano la donna e super consigliato alle giovani donne.

Una rapida carrellata su molti temi: dalla gravidanza alla contraccezione, dalle mestruazioni alle malattie tipicamente femminili. Di Grazia è medico ginecologo che ormai da una decina di anni si occupa anche di divulgazione scientifica sul suo blog (avete il link sul suo nome qui all’inizio del post).

Di grande attualità e utilità la segnalazione di molte bufale e credenze errate, così come di abitudini da dimenticare (alcool, fumo e vita sedentaria). L’appello, spesso inascoltato, a considerare la gravidanza e l’invecchiamento non come malattie, ma come eventi che seguono un loro corso naturale e che la scienza medica può aiutarci a gestire al meglio, ma senza esagerare, che tanto non saremo mai immortali. Di Grazia ci riporta insomma con i piedi per terra, senza giudizi e pregiudizi, ma con le ultime informazioni scientifiche disponibili. (Per chi vuole approfondire nelle note i riferimenti a informazioni più specifiche e articoli scientifici.)

Astenersi ipocondriache (e ipocondriaci).

Buona lettura!

[ebook] Cosa tiene accese le stelle

sabato 15 agosto 2020

Autore: Mario Calabresi
Titolo: Cosa tiene accese le stelle – Storie di italiani che non hanno mai smesso
di credere nel futuro
Editore: Arnoldo Mondadori Editore s.p.a.
Altro: ISBN 9788852019234, I ed. 2011, 775 KB, 7,99€

Voto: 7/10

È curioso questo libricino. Nel capitolo “I venditori di alici” leggo:

“I genitori avevano la certezza che i figli sarebbero stati meglio, e così il domani sembrava una cosa solida.”

Il concetto viene ripetuto in varie salse nel libro ed è uguale uguale a quello che dissi a mio padre e altri amici della sua età in un dopo cena l’anno scorso. Oggi la percezione di un futuro migliore non c’è più. Da una ricerca citata nel capitolo “La palestra di roccia” leggo:

«Quanto pensate che il vostro futuro e la vostra realizzazione dipendano da fattori esterni alla vostra volontà?». Negli Stati Uniti si ritiene che questi pesino per il 30 per cento, in Francia per il 50, mentre in Italia si pensa che contino oltre il 70 per cento.

Il senso di scoramento e pessimismo diffuso in Italia (e non solo) sembra appoggiare su solidi dati di fatto: una economia globale difficilmente prevedibile e governabile, la politica incentrata sulla gestione del qui e ora, senza una visione di insieme e di futuro. Ma le testimonianze raccolte da Calabresi non dicono solo questo. Raccontano anche di una grande voglia di riscatto e storie andate a finire bene; dei numerosi passi da gigante che ha fatto la nostra società e la nostra cultura. Curiosamente però, la voglia di riscatto che ha come base l’Italia proviene dagli immigrati, che provenendo da realtà disastrate trovano qui tutti gli strumenti per avere una vita migliore, mentre gli italiani, i più giovani a dire il vero, per riscattarsi sentono il bisogno di andare all’estero.

Alla fine mi sono convinto che oggi sia più che mai necessario avere una visione politica audace, capace di avere obiettivi lontani e lungimiranti. È di questo che soffro, più di tutto. Non a caso, ormai da anni, i votanti sono in calo e presto toccheranno cifre fino a poco tempo fa impensabili e molto pericolose per la democrazia.

Noi speriamo che ce la caveremo.

Buona lettura!

[ebook] Open source, software libero e altre libertà

martedì 4 agosto 2020

Autore: Carlo Piana
Titolo: Open source, software libero e altre libertà
Editore: Ledizioni
Altro: ISBN 9788867057672; 919KB; I ed. 2018; formato epub; prefazione di Roberto Di Cosmo; postfazione di Simone Aliprandi; 6,99€

Voto: 7/10

Ebook molto interessante sulla nascita del copyright e la sua deriva odierna, il tutto visto da un punto di vista legale.

Mentre fino a circa il 1700 la questione del diritto d’autore, i brevetti e cose analoghe non esistevano, con la nascita della società industriale e con la maggiore facilità di replicare le opere scritte (e non solo) nasce l’esigenza di censurare, pardon, controllare la produzione culturale. Si inizia in Inghilterra con lo Statuto di Anna del 1710 e si arriva al delirio odierno, dove studi di avvocati sono incaricati di fare guerre legali incentrate sull’uso di brevetti.

Se da un lato pare ragionevole remunerare chi produce cultura (in senso lato), dall’altro è evidente che la cultura non si crea attraverso limitazioni ma attraverso la condivisione libera e, perché no, anche attraverso la semplice copia. Il punto di equilibrio è, oggi, molto difficile.

I primi a capire che il copyright poteva strozzare l’innovazione sono stati gli informatici, sono stati loro a creare le prime licenze che consentono la libera circolazione del software. Il più famoso assertore di questa necessità fu (ed è) Richard Stallman e la sua Free Software Foundation, ma oggi Carlo Piana ci presenta una vera e propria foresta di organismi e licenze che incarnano la necessità di rendere libera la cultura. Ne viene fuori un ginepraio difficilmente districabile. Le varie licenze sono a fatica recepite e rese effettive dai vari ordinamenti statali, ma qualcosa si muove.

Se le cose a un certo punto vi paiono difficili, non è colpa dell’autore. È proprio il tema che è astruso, tanto che fanno fatica a districarsi anche gli esperti.

Personalmente trovo assurde molte cose relative al copyright, ai brevetti e alle cose in cloud (si parla anche di cloud nel libro), ma le mie opinioni le lascerò per un altro comizio.

Buona lettura!

[libro] Milioni di milioni

sabato 8 febbraio 2020

Autore: Marco Malvaldi
Titolo: Milioni di milioni
Editore: Sellerio
Altro: ISBN 9788838927638; II ed 2012; 13,00€; p. 200; genere: giallo

Voto: 7/10

Il romanzo è fuori dalla serie BarLume ed è arrivato in casa grazie al bookcrossing organizzato dal comune. Preso questo Natale, è stato finito ieri sera. In via del tutto eccezionale è stato letto ad alta voce dal sottoscritto per Lacomizietta, alla sera, e non era un libro imposto dalla scuola. La cosa a me è piaciuta molto, alla Comizietta un po’ meno, ma per altri motivi.

Invece il romanzo è piaciuto a entrambi. Abbiamo avuto un attimo di confusione fra i numerosi personaggi, ma più che altro per le lunghe pause fra una lettura e la sua ripresa. In realtà è un giallo leggero, scorrevole.

Siamo a Montesodi Marittimo, paese immaginario nell’entroterra toscano, con meno di mille abitanti e una peculiarità: sono tutti forzuti. Un gruppo di ricerca composto da un medico fisiologo (Piergiorgio Pazzi) e una filologa (Margherita Castelli) dovranno cercare di capire, attraverso analisi di DNA e alberi genealogici, il perché di questa forza straordinaria fra i montesodiani. Ma la ricerca andrà presto in secondo piano, perché chi ospita Piergiorigio, la signora Zerbi Palla, viene uccisa durante una nevicata notturna eccezionale. La cosa singolare è che il delitto, senza le osservazioni di Piergiorgio, avrebbe potuto passere inosservato. Solo che, a questo punto, Piergiorgio rimane l’unico che avrebbe potuto eseguire il delitto e non ha un alibi. Un bel pasticcio.

Vi lascio da soli a scoprire il mistero. Buona lettura!

Segnalo: Marco Malvaldi si racconta: da Milioni di milioni ai Delitti del BarLume, un’intervista a tutto campo.

[serie TV] The Big Bang Theory

mercoledì 8 gennaio 2020

Titolo: The Big Bang Theory
Ideatori: Chuck Lorre, Bill Prady
Altro: stagioni: 12, 279 puntate; periodo: 2007-2019; USA; I visione TV: CBS; spin Off: Young Sheldon

Attori principali:
Johnny Galecki: Leonard Hofstadter
Jim Parsons: Sheldon Cooper
Kaley Cuoco: Penny
Simon Helberg: Howard Wolowitz
Kunal Nayyar: Raj Koothrappali
Melissa Rauch: Bernadette Rostenkowski
Mayim Bialik: Amy Farrah Fowler

Voto: 10/10

Iniziai a vedere The Big Bang Theory (d’ora in poi TBBT) per caso, quattro o cinque anni fa, non ricordo, spronato da un collega a seguito di uno scambio di pareri su quale serie seguire. All’inizio non mi piacque, ma, non avendo di meglio da fare, andai avanti e dopo cinque puntate prese a piacermi. Prese a piacermi tanto. Non solo vidi tutte le puntate che mi aveva prestato il collega, ma iniziai a comprare i seguiti e, periodicamente, a rivedere tutte le puntate. Attaccai questa insana passione anche alla Comizietta, ovviamente.

È stata una serie TV che ci ha regalato momenti di allegria e di svago nei giorni meno felici o più deprimenti; è stata usata come una copertina di Linus, insomma, qualcosa di sicuro e rassicurante. Non solo: è servita da spunto per numerose riflessioni sulla scienza e sulle relazioni umane che dallo schermo si riflettevano, come in uno specchio, nella nostra vita reale. È stata insomma una serie molto amata per varie ragioni e questo ha di fatto nascosto ai nostri occhi le numerose magagne che i critici più attenti sicuramente avranno scritto da qualche parte. (Ricordo ancora le critiche al doppiaggio della prima stagione, per esempio.) Penso che solo Star Trek abbia, su di me almeno, lo stesso effetto rassicurante di TBBT. E forse Goldrake.

La storia è un grande classico delle serie TV: le interazioni fra un gruppo di amici che evolvono sposandosi, cambiando lavoro, avendo figli. Una specie di Friends, per capirci, come molte altre serie simili. La peculiarità di TBBT sta nel fatto che il gruppo di amici è formato da scienziati, ragazzi giovani che dedicano la loro vita alla ricerca: Sheldon, il fisico teorico, Leonard, il fisico sperimentale, Raj, l’astrofisico e poi la pecora nera (dal punto di vista scientifico) del gruppo: Howard, che non ha un dottorato ed è un ingegnere. (Le battute dei fisici sugli ingegneri si sprecano.) Si aggiungeranno poi le compagne di questi giovani scienziati: Penny, l’aspirante attrice, Bernadette, la scienziata prestata all’industria del farmaco, Amy, la neurobiologa. Ruotano attorno a questo mondo numerosi altri personaggi, molte le celebrità che interpretano se stesse: Wil Whiton e William Shatner da Star Trek, Stephen Hawking, Kip Thorne (quello delle onde gravitazionali), Stan Lee e tanti altri. In questi 12 anni di durata della serie, molte le storie d’amore con alti e bassi, le scoperte scientifiche e i traguardi personali (Howard diverrà astronauta, per esempio) e sul finire la formazione di famiglie con figli. Da ragazzi e ragazze a uomini e donne adulti, ma sempre attorno al divano iniziale per una cena insieme.

Nel 2019 la dodicesima e ultima stagione, acquistata in DVD per Natale e finita di vedere ieri sera. Nessuno spoiler, ma l’epilogo ci ha spinto ha una specie di bilancio delle relazioni rappresentate. La più stabile e solida, a mio parere, risulta essere la coppia più improbabile e apparentemente la più problematica: Sheldon e Amy. Personaggi entrambi con numerosi problemi di relazione, ma con un carattere determinato e sincero, sono quelli che si sono evoluti di più e che sono stati capaci, nonostante la loro idiosincrasia nei confronti dei cambiamenti, di affrontare le sfide che il mondo, e gli sceneggiatori, gli hanno posto di fronte. La relazione di Leonard con sua madre Beverly ci ha concesso invece un parallelo nelle nostre vite e forse uno spunto di azione.

È finita la storia, dunque. Nei prossimi mesi mi procurerò i DVD mancanti e fra qualche tempo ci dedicheremo a un binge watching su più giorni, dalla puntata 1 (come erano giovani gli attori!) alla 279. Per adesso ci consoleremo con uno spin off: Young Sheldon, stagione due.

[libro] Il telefono senza fili

domenica 5 gennaio 2020

Autore: Marco Malvaldi
Titolo: Il telefono senza fili
Editore: Sellerio editore Palermo
Altro: ISBN: 9788838932281; 13,00€; 196 p.; 2014

Voto: 7/10

Questo non era un libro che avevo intenzione di leggere. Trovato nella minuscola casetta di legno preposta al bookcrossing, qui vicino a dove abito, l’ho portato a casa assieme ad altri libri. Lacomizietta era obbligata a leggere un libro come compito di scuola e come tutte le cose obbligatorie è stato molto difficile convincerla a iniziarlo. L’abbiamo di fatto letto assieme, ci alternavamo nella lettura ad alta voce, lettura non facilissima visti i numerosi dialoghi in toscano.

Giallo eminentemente estivo, da ombrellone, leggerlo a gennaio fa una certa impressione.

Il bar gestito da Massimo, la commissaria di polizia Alice Martelli, un caso di persona scomparsa, frodi fiscali e un suicidio. E poi gli avventori abituali del locale, i dipendenti e i relativi pettegolezzi. Questi gli ingredienti del giallo, giallo risolto proprio con i pettegolezzi e con l’aiuto di Massimo.

Che altro dire senza rovinarvi la lettura?
Buona estate!

[film] Spie sotto copertura

mercoledì 1 gennaio 2020

Titolo: Spie sotto copertura (Spies in Disguise)
Regista: Nick Bruno, Troy Quane
Soggetto: dal cortometraggio di Lucas Martell
Musiche: Theodore Shapiro
Altro: USA; 2019; genere: animazione, azione, avventura; 102 minuti; direzione del doppiaggio: Jessica Loddo

Voto: 6/10

(fonte dati: Wikipedia e Antonio Genna per il doppiaggio)

Forse dovremmo smetterla, io e la mia amica, di andare al cinema senza prenotare all’ultimo dell’anno. Eravamo lì per Pinocchio e siamo arrivati troppo tardi, quando i posti erano esauriti. Abbiamo ripiegato su questo film di animazione per i più piccini.

Ispirato alle pellicole per adulti di James Bond, Lance Sterling ne prende la parte e un giorno incontra un giovane Q… volevo dire… incontra Walter Beckett, giovane inventore di gadget per 007. La cosa originale è che Lance James Sterling Bond viene trasformato in piccione da Walter Q Beckett e insieme salveranno il mondo dal cattivo di turno.

Divertente, se vi piace il genere.