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Perché non pubblicare niente…

venerdì 21 novembre 2014

Da ilPost:

Perché non pubblicare niente online riguardo ai figli
di Amy Webb – Slate
Amy Webb spiega su Slate le ragioni per cui ha deciso di “non rubare l’identità digitale di sua figlia”

Stava andando tutto bene, quando mi sono perso. Precisamente qui:

abbiamo deciso che non avremmo mai pubblicato online un post, una foto o altre informazioni personali che la riguardano. Invece abbiamo creato per lei un “fondo fiduciario digitale”.

Cioè i genitori le hanno creato luoghi digitali – con pseudonimi scelti da loro – ancora prima che nascesse. Ma la figlia non farà in tempo a crearseli quando, e se, sarà necessario? Bah… (Poi vorrei vedere la figlia adolescente che viene a sapere delle scelte degli pseudonimi dei genitori. Come minimo si farà chiamare Madame X.)

[libro] “La Rete è libera e democratica” Falso!

domenica 19 ottobre 2014

Autore: Ippolita
Titolo: “La Rete è libera e democratica” Falso!
Editore: Laterza. Collana Idòla
Altro: ISBN 9788858111826, p. 94, 9,00 €, saggistica, pubblicato con licenza CC by-nc-sa, 3.0

Voto: 8

Questo è un saggio sulla Rete scritto da persone che hanno (almeno!) un minimo di competenza tecnica. Questo è un saggio filosofico, a tratti non proprio semplicissimo, ma che propone tesi forti, dalle conseguenze notevoli. Questo è un saggio che ogni persona che si avvicina alla Rete dovrebbe leggere.

Vengono smontati alcuni falsi miti legati alla Rete, come la possibilità di una crescita (anche economica) illimitata, la democraticità della Rete (il M5S non è mai nominato, ma è ben presente), la possibilità di una trasparenza totale (ancora M5S). Viene descritto il potere omologante dei social network, la perdita della nostra identità, prima ancora della privacy, proprio con strumenti che sembrano esaltarla. Vengono insomma ribaltati molti luoghi comuni e la visione della Rete sembra essere a tinte fosche. (Noto anche una divergenza con alcune tesi Mantelliane, come quella di Internet come biblioteca universale.)

Il saggio offre veramente molti punti di riflessione, e forse una maggiore lunghezza avrebbe aiutato, ma alcuni punti che ridanno speranza a questa tecnologia sono da segnalare. La Rete come luogo di ricerca personale, non mediata dai motori di ricerca; la Rete come luogo di identità complesse e non omologate; la Rete come possibilità di strumento di socializzazione locale e reale. Per far questo, dice Ippolita, bisogna sganciarsi il più possibile dai grandi operatori del web, acquisire una competenza tecnica informatica di base (almeno), ed evitare di ricostruire logiche di massa tipiche dei socialcosi. (Per Ippolita “piccolo è bello”.) Insomma Ippolita è figlio della Rete pre 2000 e ancora crede che sia possibile usarla per migliorarci. Resta da verificare se la strada indicata da Ippolita è quella giusta. Lo sapremo solo se saremo capaci di percorrerla.

[ebook] La vista da qui

sabato 27 settembre 2014

Autore: Massimo Mantellini
Titolo: La vista da qui. Appunti per un’internet italiana
Editore: minimum fax
Altro: ISBN ebook: 9788875216245 a 5,99 €, ISBN cartaceo: 9788875215965 a 10,00 €, I ed. agosto 2014, epub 332 KB, saggistica

Voto: 7/10

È un saggio, sì, ma molto leggero, una leggerezza che sta non solo nel modo di scrivere, ma anche nella profondità della trattazione. Come dice Mantellini:

È il resoconto personale di quasi vent’anni di esperienze di rete vista attraverso gli avvenimenti che hanno riguardato me e la mia famiglia quando Internet ha iniziato ad avvolgerci.

Non per questo è meno interessante. Chi, come il sottoscritto, è diventato maggiorenne in rete – nel senso che ci bazzica dal 1996 – molti argomenti e problematiche le ha già incontrate in questi anni e ha avuto modo di rifletterci. In questo caso Mantellini ordina le idee e dà loro una forma compiuta e qualche riferimento bibliografico e storico.

Chi invece si è affacciato da poco di fronte a questo mare – la Rete – o semplicemente non ha mai avuto occasione di ragionarci sopra, questo saggio è un ottimo punto di partenza. (Una copia andrà a NonnoG.)

Alcuni capitoli dovrebbero diventare materia obbligatoria di studio a scuola, come Sul copyright e Sui libri (di carta e di bit)

Due difetti.

Il primo è un minimalismo misto a moralismo che forse aiuta poco a capire. C’è in qualche passaggio. Abbiamo appena finito di ripeterci che la libertà in Rete significa responsabilità nella scelta e accettazione di cose disgustose, seppur legali, sappiamo che le tendenze commerciali limiteranno di molto le nostre libertà, non abbiamo bisogno di questa frase:

gli aspetti oscuri della rete internet esistono e vanno focalizzati, ma sono la parte minore, anche se non di molto.

Semmai ci starebbe un invito alla responsabilità. Quello che facciamo oggi in Rete costruisce la Rete di domani.

L’altro punto per me dolente – ma ribadisco che questo è un problema solo mio – è le citazione dei marchi quando non è assolutamente necessario. Perché citare mele e candele, quando si può tranquillamente dire notebook e ebook reader? C’è un capoverso iniziale che mi ha fatto sentire in uno spot. Volevo smettere di leggere. Poi mi sono fatto coraggio e sono andato avanti. Questa mia sensibilità mi creerà dei problemi seri un giorno.

Buona lettura!

PS: dimenticavo: non comprerò mai più un saggio in forma digitale. Io ho bisogno di stropicciare carta quando penso. E di usare la matita e l’evidenziatore.

Aggiornamento 28/09/2014:

Un capitolo in omaggio dall’editore:

La vista da qui: sulla politica

Aggiornamento 01/10/2014:

Altro capitolo in omaggio dall’editore:

Sul divario digitale

Proteste e proposte in Rete

martedì 21 dicembre 2010

Leggendo Le sviste dei media “progressisti” sono incappato in questo articolo di Repubblica:

Hacker di tutto il mondo unitevi
Così la politica 2.0 sfida il potere
Da WikiLeaks a Piratebay cresce in nome della libertà d’informazione il popolo dei radicali online. Ma tra siti sabotati e beffe telematiche è davvero iniziata la cyberguerra?
di GABRIELE ROMAGNOLI

Un articolo pessimo, che evoca assoluti (“la rivoluzione si fa via Twitter”) per poi smontarli, dove si mischiano cose lontanissime fra loro (forum, blogger impegnati in politica, hacker) giusto per metterli “in un calderone, perché più sono gli ingredienti e più è probabile che qualcosa cuocia”; così sembra si faccia, vediamo cosa tiro fuori io, pare dire l’autore del pezzo. Tutto questo per affermare una cosa sola: nel mondo della rete “l’aggregazione avviene in negativo, mai in positivo.”, è molto utile per protestare e mettere a nudo il re, ma “non lascia intravedere costruzioni alternative”. Per avvallare questa tesi Romagnoli prende ad esempio Grillo e dice una cosa falsa: la forza di Beppe Grillo ” è solo critica, è solo “vaffa” e “dagli allo psiconano””, ha solo insultato e non ha proposto nulla di alternativo. Possiamo discutere fino alla rissa sui metodi grilleschi, sui vaffa, sulle sue cantonate, sulla sua simpatia e su tante altre cose, ma che non abbia proposto nulla non si può certo dire. Basta visitare il suo sito. Una sua proposta di legge, con tanto di firme, non è ancora stata discussa in parlamento, tanto per fare un esempio. E poi? Veramente nessuno in rete propone e aggrega? La Zanardo, giustamente, si è risentita: ma come?, noi siamo citati da molti giornali stranieri per il nostro lavoro nelle scuole e lei va a dire che in rete nessuno propone nulla? Ma stiamo scherzando?

Romagnoli poi non sa o dà per scontate proposte e aggregazioni non indifferenti nate e cresciute in Rete: molto software che circola in rete è scritto e mantenuto su base volontaria, anche se spesso è sostenuto da aziende private. Wikipedia è il più grande progetto culturale collettivo su base volontaria, e sempre nel mondo culturale sono molte le realtà italiane che fanno. Basta seguire un qualsiasi carnevale (matematica, fisica) per essere letteralmente sommersi da proposte culturali di ogni genere. In politica, mettendo da parte Grillo, in ambito locale ci sono realtà molto attive in rete, che influenzano non poco la realtà locale. Queste realtà possono non piacere, possono avere molti difetti, ma esistono. Sono tutte persone che dedicano il loro tempo e le loro energie a ciò in cui credono e usano un mezzo, la Rete, per realizzare i loro progetti. Cambiano il nostro modo di vedere e fanno muovere le persone. Perché Romagnoli e Repubblica non danno maggiore risalto a queste realtà?

Anonimato in rete

lunedì 22 febbraio 2010

Molti pensano che l’anonimato in Rete sia generatore di vigliaccherie e follie. Queste sono altre opinioni:

Schneier e la sua bit sweet symphony
Identificazione e attribuzione non possono funzionare su Internet: i bit sono anonimi. Ed è meglio che il mondo, soprattutto quella della politica, se ne faccia una ragione
di Claudio Tamburrino

Anonymity and the Internet
di B. Schneier

La Rete non conta nulla

lunedì 19 ottobre 2009

Ieri sera, da Fazio, c’era La Russa. Non pensavo proprio che Fazio tirasse fuori questo episodio. E infatti non ne ha parlato. Lo ha tirato fuori La Russa stesso! E, con mio grande stupore, ha ricostruito i fatti in modo distorto. Ha detto che i contestatori hanno dato del mafioso a Silvio. Invece hanno richiamato l’attenzione di Ignazio sulle dichiarazioni di Silvio su Mangano e hanno urlato che lui non doveva mischiarsi con chi fa certe affermazioni. Un attestato di stima, quasi, visto che certe cose non le vai certo a dire a chi pensi sia già irrimediabilmente colluso con la mafia. Non ha minimamente accennato agli insulti che lui stesso ha lanciato contro i contestatori. Non si è scusato. Fazio ha cambiato subito discorso.

Mi sono detto, c’è un video in Rete, lo ha detto pure lui, come è possibile che ne accenni distorcendo quello che si vede chiaramente?
Unica risposta possibile: lui sa che chi vede Fazio, la maggioranza di chi vede Fazio, non andrà mai a vedere quel video e prenderà quello che lui dice per vero. L’informazione che si può attingere in Rete ha un ruolo marginale nella formazione dell’opinione pubblica.
Non solo: La Russa è sicuro che in TV non passerà mai una ricostruzione diversa dalla sua.

Tutto ciò lo trovo drammatico.

DDL anti blog /6 – Perseverare è diabolico

venerdì 18 settembre 2009

Da P.I.:

C’era una volta la libertà di informazione in Rete
Una proposta di legge per sottoporre alla disciplina sulla stampa tutti i siti Internet che abbiano natura editoriale. Qualsiasi cosa ciò significhi.
di Guido Scorza

Ovvero si ripresenta lo stesso tema, quello affrontato dal DDL Levi per primo e, se non ricordo male, dal DDL Carlucci per ultimo: come rendere difficoltosa la circolazione delle idee in Rete.

Così ho fatto vincere Obama

martedì 19 maggio 2009

Da Repubblica.it, da leggere e appendere in camera o almeno in quel che resta delle sezioni di partito:

Parla Joe Rospars, artefice della campagna elettorale telematica
“Volevamo creare un nuovo movimento. E ci siamo riusciti”
“Sms, blog, social e network, così ho fatto vincere Obama”
di ERNESTO ASSANTE

Segnalo due soli passaggi:

“Joe Rospars ha trentacinque anni […]”
“Si è chiarito soprattutto un equivoco riguardo ai nuovi media. Non sono il messaggio, sono lo strumento per agevolare l’accesso alla politica.”

Aggiornamento sul tema:

DUE CHIACCHIERE CON IL TEAM DI OBAMA
di Loredana Lipperini

politica e rete: le “novità” del caso Obama
di falsoidillio

I cattivi della Rete

giovedì 19 marzo 2009

Da Punto Informatico:

Cassandra Crossing/ I veri nemici della Rete
di Marco Calamar

Dove si racconta che fra poco saremo anche noi al primo posto.

Passando anche per di qui:

Anoressia, una proposta per chiudere 300mila siti
di Gaia Bottà

La Rete dei Cattivi

giovedì 12 marzo 2009

Saprete quasi tutti dell’ultima avventura della nostra Onorevole Carlucci.

Per i distratti: l’Onorevole Carlucci ha proposto un disegno di legge per combattere la pedofilia in Rete. La proposta fa acqua da tutte le parti ed è stata scritta in collaborazione con pezzo grosso della Univideo, regina del mercato multimediale.

In molti si lamentano dell’ignoranza dei nostri parlamentari in materia di Rete, ma ormai io non credo proprio che si tratti di ignoranza. E’ proprio che immaginano la Rete come un covo di pervertiti, dove i pervertiti ovviamente non sono i pedofili (almeno non solo loro), ma tutti quelli che hanno autonomia di pensiero e di azione, verso anche cose di dubbia utilità e qualità. Il solo fatto che non siano controllabili e pienamente conoscibili li rende pericolosi. L’ignoto fa paura.

Ora, mentre i nostri rappresentanti tremano si preoccupano, altri studiano. Segnalo due cose:
1) il mio guru di sicurezza informatica sostiene questa campagna negli USA: Blogger’s right. Che è l’antitesi della proposta Carlucci.
2) Oggi ho letto questo su PI: Filtrare il web? Non è utile che rimanda a questo documento [pdf in inglese]: Countering Online Radicalisation – A Strategy for Action. Ecco, non è proprio la linea Carlucci, diciamo così.

Ora, non posso certo chiedere all’Onorevole Carlucci di non avere paura preoccuparsi o di cambiare idea, però se almeno riflettesse su questi suggerimenti e sui molti altri analoghi che si trovano in Rete, non sarebbe male. Magari potrebbe promuovere un vero dibattito sul tema (Onorevole, i commenti al suo blog sono chiusi!), dove non si abbia paura dello scontro fra tesi opposte e delle relative argomentazioni. Ecco, questo mi sento di suggerirlo, alla mia rappresentante. Farebbe bene a tutti.

ilcomiziante