Posts Tagged ‘saggistica’

[libro] La fisica del nulla

mercoledì 8 novembre 2017

Autore: James Owen Weatherall
Titolo: La fisica del nulla – La strana storia dello spazio vuoto (Void. The Strange Physics of Nothing)
Editore: Bollati Boringhieri
Altro: ISBN: 9788833928647; 22,00€; p. 186; genere: saggistica, fisica; I ed. orig. 2016; I ed. italiana 2017; traduzione di Andrea Migliori

Voto: 7/10

È una domanda che ci siamo posti tutti, almeno una volta: che cosa è il nulla? Come sarebbe il mondo senza tutte le cose che conosciamo? La domanda è semplice, la risposta – o meglio: le risposte – ci porta a scoprire un mondo pieno di verità contrarie al senso comune.

Weatherall ripercorre le tre teorie fondamentali della fisica, da quella newtoniana alla fisica dei quanti passando per la relatività di Einstein, illustrandoci come il concetto di nulla si sia evoluto col tempo.

La cosa singolare è che né Newton, né Einstein, né i principali fondatori della fisica quantistica, all’inizio, erano coscienti delle implicazioni sul nulla delle loro teorie. Per Newton fu Leibniz a mettere in discussione lo spazio vuoto, con argomentazioni fra il teologico e il fisico. Per Einstein furono le soluzioni alle sue equazioni a rivelare la possibilità di buchi neri privi di materia (le singolarità di Schwarzschild) e le onde gravitazionali, capaci di creare dal nulla energia e quindi qualcosa. Ma la vera sorpresa avviene con la fisica quantistica, dove un universo può essere vuoto e al tempo stesso possiamo trovarci cose. (Non preoccupatevi: i fisici non sono matti. Ogni termine avrà il suo significato preciso e ci sono riscontri sperimentali a quanto detto.)

Infine uno sguardo sulle possibili teorie fisiche future (la teoria delle stringhe), dove, ancora una volta, i concetti di vuoto cambieranno.

Una storia affascinante, che consiglio a tutti gli appassionati della fisica. (Pur essendo divulgativo, sconsiglio il libro a persone completamente digiune di fisica.)

(Numero di refusi non indifferente, per il prezzo del libro.)

Buona lettura!

[libro] Amore liquido

domenica 5 novembre 2017

Autore: Zygmunt Bauman
Titolo: Amore liquido (Liquid love. On the Frailty of Human Bonds)
Editore: Editori Laterza
Altro: ISBN 9788842079644; 11,00€; p. 224; genere: saggistica, sociologia; I ed. orig. 2003; I ed. economica italiana 2006; traduzione di Sergio Minucci

Voto: 8/10

È un saggio poco curato, dal punto di vista dell’esposizione, per stessa ammissione dell’autore: sono frammenti di riflessioni introdotti da frasi chiave e raccolti in quattro capitoli. Molte le ripetizioni dei concetti. Manca una definizione di liquidità, come espressa in Vita liquida. E l’amore fra due persone non è l’unico tema trattato nel saggio: l’ultimo capitolo è dedicato interamente agli effetti della globalizzazione e alla xenofobia.

Come in Vita liquida, anche qui la chiave di lettura della società e delle relazioni è il modello consumista-capitalista del mondo occidentale. Questo modello ha un effetto sulle relazioni devastante, secondo Bauman.

Mi ha fatto riflettere molto la descrizione delle relazioni virtuali, tipiche dei social network: comunità create attraverso interessi comuni, non attraverso identità condivise, comunità di occasione, dove la fatica dell’incontro reale è esclusa, dove è possibile in ogni momento staccarsi e al contempo essere totalmente coinvolti al sicuro nella nostra solitudine. Una relazione simile è sicuramente più leggera e meno impegnativa, molto meno pericolosa (anche emotivamente) di una relazione reale. La relazione virtuale crea uno standard di aspettative che sta scivolando anche nella vita reale, dove la pazienza di intessere rapporti e vincoli è sempre minore. In queste comunità virtuali la circolazione dei messaggi sono il messaggio e chi tace si esclude dalla comunità. Un senso di appartenenza leggero che lascia comunque un vuoto spirituale: l’Altro rimane lontano ed evanescente.

Questo tipo di legame leggero Bauman lo riscontra anche nei matrimoni, sempre più brevi, e con la maggiore frequenza delle convivenze: impegni meno gravosi di un matrimonio per sempre. La creazione di un vincolo fra due persone, una dipendenza duratura, appare oggi assolutamente improponibile. Abituati all’assoluta libertà del cambiamento continuo del consumismo, abbiamo perso la sicurezza derivante da un rapporto più duraturo, anche se più difficile.

L’ultimo capitolo è dedicato, come dicevo, alla xenofobia. L’incertezza economica in cui viviamo creata da un economia globale non regolata, ci fa vedere l’immigrato povero come una minaccia: è lui il colpevole della nostra insicurezza e della nostra crisi. In fondo la rappresenta bene: anche noi potremmo finire poveri ed emigrati per un capriccio dell’economia globale (e la crisi economica del 2008 non c’era ancora!). Impossibilitati a cambiare una economia globale, cerchiamo di controllare in modo sempre maggiore quanto abbiamo di più vicino: la politica locale e l’esclusione degli immigrati. Solo che la politica locale non può nulla contro la nostra insicurezza. Come soluzione a questa impasse, Bauman cita Kant che avverte dell’esigenza di costruire una comunità politica globale. Le argomentazioni di Bauman per questa mossa contro intuitiva sono ottime, ma, come sapete, siamo molto lontani anche solo dall’aver cominciato.

Mi sono ricordato a questo punto del pensiero di Einstein, che in tempi più recenti e con una visione più contingente, proclamava un percorso politico analogo e aveva intuito gli stessi punti deboli della società moderna. (A. Einstein – Pensieri degli anni difficili – Bollati Boringhieri; capitoli: Guerra atomica o pace 1945 – Perché il socialismo 1949)

Alla fine della lettura ammetto che non si è molto ottimisti sul nostro futuro.

—–

Metto a corredo, per mio uso personale, tre link ad articoli di questi giorni. Penso siano attinenti a quanto letto. Forse potrebbero essere utili a chi ha letto o leggerà l’opera di Bauman.

Da Repubblica:
No a politica e religione, per i giovani è l’era delle passioni tiepide
di Ilvo Diamanti

Da linkiesta:
Immigrazione in base al merito: stavolta Trump ne ha pensata una giusta
La “Green Card Lottery” ha fallito, ma non è così facile scegliere un nuovo sistema per regolamentare l’immigrazione negli Stati Uniti. Soprattutto se gli Americani temono la concorrenza
di Francesco Francio Mazza

Da Internazionale:
Le stazioni si stanno trasformando in fortezze contro i poveri
Wolf Bukowski, blogger

(Altri dettagli sul socialino.)

[libro] Vita liquida

domenica 29 ottobre 2017

Autore: Zygmunt Bauman
Titolo: Vita liquida (Liquid life)
Editore: Editori Laterza
Altro: ISBN 9788842085706; 9,50€; p. 192; genere: saggistica, sociologia; I ed. originale 2005; I ed. econ. 2008; traduzione di Marco Cupellaro

Voto: 8/10

Un saggio decisamente difficile, anche per impostazione, visto che per stessa ammissione dell’autore

Questo volume è una raccolta di intuizioni su vari aspetti della vita liquida, ossia della vita nella società liquido-moderna: raccolta che non ha pretesa di completezza.

A volte si ha quindi la sensazione, forse corretta, di passare di palo in frasca e di non avere una coerenza interna e molti concetti sono ripetuti più volte. Difficile anche la prosa di Bauman, sempre a citare pensieri altrui, spesso di rimbalzo: “Come dice Tizio, citando Caio nell’opera Zeta, eccetera”.

Detto questo, le intuizioni di Bauman sono degne di riflessione e cercano di spiegare, almeno dal punto di vista sociologico, molte cose che viviamo ogni giorno: dalla crisi della politica a quella della coppia, dal terrorismo alla crisi del mondo del lavoro. Tanti aspetti diversi che hanno un filo in comune.

Prima di tutto una definizione:

Una società può essere definita «liquido-moderna» se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.

Credo non sia difficile, per molti di noi, ritrovarci in questa definizione. Per quanti punti fissi abbiamo nella nostra vita, siamo fin troppo consci della loro precarietà. E questa precarietà ci logora in modi che Bauman descrive molto bene; situazioni che messe in fila danno un discreto senso di disagio, che l’autore si guarda bene dal lenire con qualche speranza di soluzione.

L’origine di questa liquidità Bauman la colloca nel nostro modello economico consumista: oggi non è più importante possedere o produrre, come poteva ancora essere all’inizio del ‘900. È importante consumare: prendere un oggetto, usarlo, cambiarlo, ad un ritmo sempre più serrato. (Concetto che lessi anche in un racconto di fantascienza alquanto profetico.) Chi è fuori da questo vortice, chi non riesce a consumare a ritmi serrati, è fuori dalla società, è un paria.

Questo modello si è poi trasferito a molti aspetti della nostra società: nell’urbanistica (i centri commerciali, luoghi pensati per il consumo), nella politica (ricerca del consenso e perdita di una visione futura), nelle relazioni di coppia (libertà sessuale, ma senza nessuno scopo), nell’arte (opere precarie e incomplete) eccetera. Questo cambiamento, oltre a perdere di qualità, genera molta insicurezza che viene ricercata in altri modi: nella quantità, per esempio, creando così un corto circuito.

Nell’ultimo capitolo, Pensare in tempi oscuri (rileggendo Arendt e Adorno), Bauman sposa la visione dell’intellettuale di Adorno: esso è chiamato a lanciare il suo messaggio nel mare della conoscenza nella speranza che qualcuno lo recepisca, se non oggi, almeno in un futuro più o meno lontano. Bauman è molto scettico per quanto riguarda una qualche evoluzione positiva della società liquida, anche se qualche dritta per uscire da questa liquidità nel saggio c’è: il risveglio della politica intesa come dialogo/scontro fra interessi contrastanti; l’esclusione delle logiche di mercato nell’istruzione; la riflessione su cosa abbiamo perso guadagnando in libertà personale. Se non un messaggio di resa, sicuramente una presa di coscienza e un rinvio alle future generazioni sul da farsi.

[libro] L’ordine del tempo

domenica 2 luglio 2017

Autore: Carlo Rovelli
Titolo: L’ordine del tempo
Editore: Adelphi
Altro: ISBN 9788845931925, prezzo: 14,00 €, pagine 207, prima edizione 2017, genere: divulgazione scientifica, saggistica, fisica

Voto: 9/10

Curiosità: ho trovato questo libro nella piccolissima libreria del campeggio al mare, in Toscana, in mezzo ai gialli, ai fumetti e ai romanzi d’amore. Ce n’erano due copie, segno che non era finito lì per errore. Avevo appena finito di leggere La realtà non è come ci appare e mi sono subito immerso nella lettura.

Molto più filosofico e concettuale del precedente su citato, anche in questo saggio Rovelli ripercorre i concetti fondamentali della fisica odierna riguardo il tempo. La teoria della relatività generale ci ha fatto perdere l’unicità del tempo, la sua direzione (passato e del futuro), ha distrutto il concetto di “presente” e il “tempo assoluto”. Già qui anche gli addetti ai lavori si ritrovano spesso spaesati, ma l’immaginazione di alcuni fisici riesce a portare avanti idee ancora più rivoluzionarie.

Rovelli si occupa di gravità quantistica, una teoria nata alla fine degli anni ’60 e ancora in cerca di conferme, ma molto affascinante e con conseguenze drammatiche per il concetto di tempo.

Questa teoria immagina uno spazio quantizzato, ridotto ad uno spezzatino fatto di lunghezze dell’ordine di 10^-35 m. (spazio di Plank). E immagina un tempo quantizzato, dove il più piccolo intervallo di tempo è di 10^-44 s (tempo di Plank). Come tutte le cose quantistiche, questi nuovi oggetti sono “indeterminati” fino all’atto della nostra “misurazione”. Le equazioni che descrivono questi nuovi “oggetti” si occupano solo dell’interazione fra l’osservatore e l’osservato, dello loro stato iniziale e finale e il tempo di fatto sparisce, perché quello che succede fra l’inizio e la fine di un evento non è conoscibile. Il mondo è fatto di eventi, non di cose, dice Rovelli. Eventi che non è facile nemmeno collocare in un ordine preciso e univoco.

Distrutto a livello elementare il tempo, Rovelli lo ricostruisce a livello macroscopico. Cosa ci dà la sensazione del tempo? A sorpresa qui l’autore tira fuori la termodinamica. L’unica cosa che ci fa capire che il tempo scorre e l’irreversibilità di alcuni fenomeni. La frittata non diventerà mai uovo da sola e il frigorifero non si raffredderà mai senza corrente elettrica. Se avete fatto una frittata c’è un prima e un dopo. Se vi va via la corrente mentre siete in vacanza, quando ritornate il vostro freezer vi ricorderà che è passato del tempo. Ma se le equazioni che descrivono il mondo non hanno il tempo al loro interno, come si fa a capire che un evento è irreversibile? Se il secondo principio della termodinamica ci dà la sensazione del tempo ed è legge universale, questo è relativo solo alle variabili che osserviamo. L’aumento di entropia è relativo (pure lui!) e riguarda noi e ciò che osserviamo e come lo osserviamo. Così nasce il tempo termico.

Numerose le implicazioni filosofiche di questa nuova teoria. Ciò che conta sono gli eventi di cui siamo testimoni e la loro memoria, la loro traccia attraverso l’aumento dell’entropia. Noi, il nostro mondo, siamo eventi e memoria; oserei dire, in una parola, siamo storia. Il tempo, scacciato dalla porta, rientra dalla finestra.

Buona lettura!

Aggiornamento 01/09/2017:
1) un’altra recensione: Scienza per tutti, Un libro al mese, di Marco Capogni
2) Il podcast su Radio3 Scienza con l’intervista all’autore.

[libro] La realtà non è come ci appare

domenica 2 luglio 2017

Autore: Carlo Rovelli
Titolo: La realtà non è come ci appare -La struttura elementare delle cose
Editore: Raffaello Cortina Editore
Altro: ISBN 9788860306418, edizione 2014, prezzo: 22,00 €, p. 241, genere: divulgazione scientifica, saggistica, fisica

Voto: 9/10

Preso al supermercato prima di partire per le vacanze, incuriosito dal titolo di un capitolo: Il tempo non esiste. Guardo la data di edizione e leggo 2014. Possibile che non l’abbia visto prima? Possibile che non l’abbia comprato? L’acquisto si è rivelato molto azzeccato.

Tutti quelli che sono terrorizzati dalle formule matematiche stiano tranquilli. Questo saggio parla di fisica ma è molto filosofico e concettuale. Le formule presenti, pochissime, sono solo decorative. La bibliografia e le note danno la possibilità ai più temerari di entrare nei dettagli.

In questo saggio Rovelli ripercorre alcuni concetti fondamentali dello studio della natura e delle sue leggi partendo da Adamo ed Eva, ovvero dalla filosofia greca di Democrito, Aristotele & C., fino ad arrivare alla fisica di Newton, Maxwell, Einstein, Bohr, Heisenberg e Dirac. Vengono illustrati i concetti chiave usati per descrivere il mondo dai vari filosofi e fisici citati, fino ad arrivare ai giorni nostri. La relatività generale e la fisica quantistica hanno ricevuto negli anni, numerose e strabilianti conferme, alcune molto recenti, come la scoperta del bosone di Higgs e le onde gravitazionali (non citate direttamente perché confermate nel 2016), e sono i due modelli fisici che oggi meglio descrivono il mondo. Ma questi due modelli non si parlano. Uno descrive il molto grande, i corpi celesti e le galassie, e l’altro il molto piccolo, i quark e gli elettroni. I concetti di una teoria non sono banalmente applicabili all’altra in modo tale da avere una descrizione completa e coerente del mondo che ci circonda. Per questo da anni i fisici tentano di trovare una teoria “unificatrice”.

Attualmente, dice Rovelli, si stanno percorrendo due strade. Una è la teoria delle stringe e l’altra è la gravità quantistica. Rovelli si dedica a quest’ultima e ce ne spiega i concetti fondamentali e le loro conseguenze. Se ancora non avete digerito il fatto che il tempo si rallenta quando correte e che gli elettroni non si sa che strada facciano prima di raggiungere uno schermo nell’esperimento della doppia fenditura, allora il mondo vi apparirà ancora più assurdo con uno spazio fatto a spezzatino e senza tempo.

Se il tempo è sparito dalle equazioni di fisica, non è sparito dalla nostra esperienza e quindi bisogna in qualche modo spiegarlo. Cosa genera la nostra sensazione di tempo? Questo è il tema di un secondo saggio, anche se qui si illustra l’idea di fondo: il tempo è la nostra incapacità di conoscere il mondo ed è fortemente collegato con le leggi della termodinamica. Nasce così il “tempo termico”.

Rovelli è conscio che questa, per ora, è solo una bella teoria. Ci sono molti indizi che ci dicono che siamo sulla strada giusta, ma fino ad oggi non sono state fatte predizioni significative. Lo studio dei buchi neri, dell’origine dell’universo (la radiazione di fondo) e l’acceleratore di particelle al CERN di Ginevra consentiranno di dare una svolta significa a questa teoria. Il lavoro da fare è ancora lungo.

Due considerazioni personali.

Quando ero all’università avevo sentito parlare della teoria delle stringhe, ma non della gravità quantistica. Eppure è una teoria abbozzata alla fine degli anni ’60, possibile che non ne abbia mai sentito parlare? Ebbene sì. Rovelli dice che questa teoria è portata aventi in tutti i dipartimenti di fisica dei paesi industrializzati, esclusa l’Italia. Così molti fisici italiani (Eugenio Bianchi lavora con Stephen Hawking) che hanno dato contributi significativi alla teoria lavorano negli USA, Francia, Polonia e Olanda. Quando sento queste notizie mi viene da piangere.

Questo è un saggio divulgativo aperto a tutti, ma se vi ricordate qualcosa della fisica delle superiori è meglio.

Buona lettura!

[ebook] Più per meno diviso

lunedì 15 dicembre 2014

Autore: Peppe Liberti
Titolo: Più per meno diviso
Editore: 40k Unofficial, collana Altramatematica
Altro: ISBN: 9788898001446, I ed. dicembre 2013, formato epub 2,06 MB, genere: saggio, argomento: matematica, prezzo: 1,99 €

Voto: 6/10

Dove si racconta la storia dei quattro simboli matematici più usati. Lo so che non è colpa di Liberti se il cammino per arrivare ad una nomenclatura condivisa è stato lungo e tortuoso, ma io mi sono un poco perso nel racconto.

Ad onor del vero anche oggi la situazione non è proprio rosea. Ricordo che per l’esame di Metodi matematici per la fisica (matematica al di sopra delle mie capacità) non riuscivo a capire nulla anche (non solo) per il fatto che la simbologia era ben lontana dall’essere unica. Libro che andavi, simboli che trovavi. Ancora oggi mi chiedo come sia riuscito a passare l’esame. (E sì, la fortuna c’entra, eccome!)

[ebook] La vista da qui

sabato 27 settembre 2014

Autore: Massimo Mantellini
Titolo: La vista da qui. Appunti per un’internet italiana
Editore: minimum fax
Altro: ISBN ebook: 9788875216245 a 5,99 €, ISBN cartaceo: 9788875215965 a 10,00 €, I ed. agosto 2014, epub 332 KB, saggistica

Voto: 7/10

È un saggio, sì, ma molto leggero, una leggerezza che sta non solo nel modo di scrivere, ma anche nella profondità della trattazione. Come dice Mantellini:

È il resoconto personale di quasi vent’anni di esperienze di rete vista attraverso gli avvenimenti che hanno riguardato me e la mia famiglia quando Internet ha iniziato ad avvolgerci.

Non per questo è meno interessante. Chi, come il sottoscritto, è diventato maggiorenne in rete – nel senso che ci bazzica dal 1996 – molti argomenti e problematiche le ha già incontrate in questi anni e ha avuto modo di rifletterci. In questo caso Mantellini ordina le idee e dà loro una forma compiuta e qualche riferimento bibliografico e storico.

Chi invece si è affacciato da poco di fronte a questo mare – la Rete – o semplicemente non ha mai avuto occasione di ragionarci sopra, questo saggio è un ottimo punto di partenza. (Una copia andrà a NonnoG.)

Alcuni capitoli dovrebbero diventare materia obbligatoria di studio a scuola, come Sul copyright e Sui libri (di carta e di bit)

Due difetti.

Il primo è un minimalismo misto a moralismo che forse aiuta poco a capire. C’è in qualche passaggio. Abbiamo appena finito di ripeterci che la libertà in Rete significa responsabilità nella scelta e accettazione di cose disgustose, seppur legali, sappiamo che le tendenze commerciali limiteranno di molto le nostre libertà, non abbiamo bisogno di questa frase:

gli aspetti oscuri della rete internet esistono e vanno focalizzati, ma sono la parte minore, anche se non di molto.

Semmai ci starebbe un invito alla responsabilità. Quello che facciamo oggi in Rete costruisce la Rete di domani.

L’altro punto per me dolente – ma ribadisco che questo è un problema solo mio – è le citazione dei marchi quando non è assolutamente necessario. Perché citare mele e candele, quando si può tranquillamente dire notebook e ebook reader? C’è un capoverso iniziale che mi ha fatto sentire in uno spot. Volevo smettere di leggere. Poi mi sono fatto coraggio e sono andato avanti. Questa mia sensibilità mi creerà dei problemi seri un giorno.

Buona lettura!

PS: dimenticavo: non comprerò mai più un saggio in forma digitale. Io ho bisogno di stropicciare carta quando penso. E di usare la matita e l’evidenziatore.

Aggiornamento 28/09/2014:

Un capitolo in omaggio dall’editore:

La vista da qui: sulla politica

Aggiornamento 01/10/2014:

Altro capitolo in omaggio dall’editore:

Sul divario digitale

[recensione] SpotPolitik. Perché la «casta» non sa comunicare

lunedì 5 marzo 2012

Autrice: Giovanna Cosenza
Titolo: SpotPolitik. Perché la casta non sa comunicare
Editore: Laterza (1 marzo 2012)
Brossura: 215 pagine
ISBN-13: 978-8842099109

Voto personale: 8
Avvertenza: Il Comizietto è stato citato fra i ringraziamenti. Non ho fatto nulla di particolare, se non comiziare nel blog di Giovanna, fra i commenti. La mia capacità di critica si è un poco annebbiata… :-)

Io: Il libro parla di comunicazione politica…
Lui: Ma che coraggio hai… non è una palla?!
Io: No, assolutamente. E’ chiarissimo, discorsivo, fila via liscio fino alla fine.
Lui: E di che parla precisamente?
Io: Si analizza la comunicazione politica degli ultimi anni e si evidenziano gli errori…
Lui: Una cosa tecnica, quindi.
Io: Sì, ma non ci sono concetti e paroloni incomprensibili. Ci sono esempi concreti e alternative comprensibili, sono descritti gesti e modi che capiamo tutti. Li capiamo sicuramente, visto che spesso certa comunicazione politica ci deprime, ma la Cosenza li porta anche alla nostra coscienza con estrema semplicità.
Lui: E che conclusioni trae?
Io: Che è necessario riempire di contenuti e di valori la politica e di investire nel modo di comunicare.
Lui: Cosa c’entrano i contenuti con il modo di comunicare?
Io: Se non hai idee, hai voglia a provare tecniche di persuasione! Chi persuadi con il nulla?
Lui: Quindi le cose sono intrecciate…
Io: Certo! Ma ci vuole anche una certa umiltà per capire che se uno ha cose interessanti da dire, deve investire tempo e soldi per dirle al meglio. Anche questo manca in Italia.
Lui: La cosa si sta già complicando. Sei sicuro che non sia una palla, il libro? Non ho voglia di cose difficili…
Io: Senti, se il tema non ti interessa, vivi felice senza il libro. Se invece vuoi capire perché ti viene l’orticaria appena vedi in TV XY, allora questo libro ti sarà utile senza farti venire il mal di testa.
Lui: Ok, magari gli do una sbirciata in libreria.