Posts Tagged ‘saggistica’

[libro] Questioni di un certo genere

sabato 27 novembre 2021

Autori: AA.VV.
Titolo: Questioni di un certo genere – Le identità sessuali, i diritti, le parole da usare: una guida per saperne di più e parlarne meglio
Editore: ilPost (collana Cose spiegate bene) in collaborazione con Iperborea
Altro: ISBN: 9788870919530; 19,00€; p. 224; I ed. 2021; genere: giornalismo, saggistica; A cura di: Arianna Cavallo, Ludovica Lugli, Massimo Prearo; illustrazioni di Sarah Mazzetti

Voto: 9/10

Una piccola premessa: io, per decidere di avere i baffi e il pizzetto, ci ho impiegato 6 mesi e altri 6 mesi, dopo 20 anni, ci ho messo per decidere di toglierli. Non cambio taglio di capelli da praticamente sempre. Non modificherei il mio corpo nemmeno con dei buchi alle orecchie per degli orecchini, tanto meno con un tatuaggio permanente. Se c’è una persona che non capisce come sia possibile voler cambiare sesso, quella sono io. Non puoi capire! Sì, è vero.

Messi i puntini sulle i, questo breve volumetto è un riassunto di tutto quello che si deve sapere sulle questioni di genere. In parte sono articoli, forse riadattati, apparsi sul sito de ilPost. Altri sono contenuti originali. Cos’è l’identità di genere, come si fa a cambiare sesso in Italia, le questioni linguistiche (la questione dei pronomi e la schewa. Bella la schewa, ma si fa molta fatica a leggerla: o la scambio per una e o rimango con un disagio interiore, non riuscendo ad associarle un suono e nemmeno una immagine mentale), le questioni teologiche (Dio è maschio o femmina?), la rappresentazione delle persone trans in TV e nel cinema, chi sono gli intersessuali, essere genitori trans, i femminismi e altro ancora. C’è proprio tutto. A essere pignoli nella sezione riferimenti avrei messo qualche link alle associazioni citate nell’ultima parte del volumetto, ma si dovrebbero trovare facilmente in rete, volendo.

Pur avendo in parte già letto alcuni interventi, pur non partendo da zero sulla questione, ad ogni pagina mi sono chiesto Cosa cazzo succede? Come è possibile?. Su praticamente tutto. Lasciando da parte i motivi che portano una persona a voler cambiare sesso, una delle domande che mi sono posto di più è stata: Ma perché rompere così il cazzo alle persone trans? Perché lo Stato vuole sapere, nei miei dati anagrafici, di che sesso sono? Ci sono tasse e diritti che si basano sul sesso, reale, biologico, percepito e qualsiasi altra cosa? No. Quindi perché all’anagrafe ti devo dire di che sesso sono? E se per qualche motivo non lo so? (V. persone intersessuali) Non ho diritto ad esistere? A prendermi il tempo per decidere? Perché rendere difficile la vita a queste persone? E poi: medici che non sanno affrontare pazienti trans, di sicuro dal lato umano, ma forse anche da quello medico. Non dovrebbero essere i medici e le strutture sanitarie i primi a sapere come trattarli? Invece se sei un uomo trans potrebbe essere difficile andare dal ginecologo. Ma perché?

E altre cose assurde: movimenti femministi transfobici, v. terf, studi sulla maschilità osteggiati dai movimenti LGBTQUIA+, la stessa sigla LGBTQUIA+, nata per indicare una presa di coscienza partendo dall’omosessualità e si è semplicemente allungata diventando impronunciabile e confusa. Forse è ormai troppo tardi per cambiarla, non so, ognuno vuole la sua lettera di visibilità, chissà cosa c’è dentro il +. Ci sarò anche io, maschio cisgender eterosessuale?

Ma più in generale tutto questo proliferare di sensibilità, esigenze, sfumature sulla propria sessualità porta a due risultati contrapposti: da un lato rende meno importante come ci definiamo (cosa vuol dire essere femmine ed essere maschi, se in mezzo ci sono ennemila sfumature? E poi: è veramente così importante definirci, se i diritti dovrebbero essere per tutti?), dall’altro rende questo processo di identificazione, di posizionamento all’interno di uno spettro amplissimo, assolutamente imprescindibile. Vogliamo essere visti! (v. incel) In questo senso la sigla LGBTQUIA+ rappresenta molto bene questa tendenza contrapposta.

Personalmente penso che l’organizzazione della società debba lasciare spazio vivibile a tutti, indipendentemente da quello che abbiamo fra le gambe o vogliamo essere, indipendentemente da chi siamo attratti. Siamo veramente tanti, c’è spazio per ogni sfumatura e ogni esigenza. Si può essere disorientati da queste novità, da queste nuove sensibilità? Sì, certo. Ma dobbiamo solo prenderci il tempo per rifletterci. Questo libricino potrebbe essere un ottimo punto di partenza. Se rimarremo umani – è questa la cosa importante – il tempo farà la sua parte.

[libro] – Scrivere fantascienza

domenica 21 novembre 2021

Autore: Robert Silverberg
Titolo: Scrivere fantascienza – Riflessioni e rifrazioni (Reflections and Refractions: Thoughts on Science Fiction, Science and Other Matters – Revised and Expanded Edition 2016)
Editore: Edizioni BDCollana 451
Altro: ISBN: 9788834920084; p. 214; 16,00€; genere: saggistica, letteratura, fantascienza; traduzione di Marco Farinelli

Voto: 7/10

Libro consigliato a chi è interessato al genere e a diventare scrittore, per tutti gli altri potrebbe essere fonte di alcune curiosità. C’è da dire che l’edizione italiana è un estratto del titolo originale, sono stati tradotti i capitoli 3 e 4, quindi se siete veramente interessati alla materia forse vi conviene leggere l’opera intera, in inglese. Altro dato fondamentale: Silverberg è USAcentrico. È vero che il genere è nato e cresciuto nel mondo anglosassone, ma ci sono stati contributi essenziali anche da altre culture, anche se minoritari.

Fatte queste precisazioni, il volumetto è una raccolta di prefazioni, saggi, apparsi nelle antologie fra gli anni ’80 e ’90. Nella seconda parte si parla dei colleghi, una specie di raccolta di necrologi o elogi alla carriera, dove viene evidenziato il lato umano dei grandi della fantascienza americana. Il tutto alla ricerca della pozione magica che consente a uno scrittore di avere successo e scrivere ottima fantascienza. A costo di rovinarvi la sorpresa, come la maggior parte di voi già immagina, vi rivelo che non esiste nessun Grande Segreto per diventare scrittori di successo. Qualcuno forse può avere più talento di altri, il fattore fortuna sicuramente non è da sottovalutare, ma sostanzialmente tutti gli scrittori, chi più, chi meno, fanno tre cose: leggono tantissimo, scrivono tantissimo e studiano tantissimo quello che leggono. E nonostante abbiano un ego decisamente fuori scala, sottostanno sempre, e si adeguano, al giudizio degli editori e del pubblico. Questo significa lavorare il doppio, ma in genere alza di molto la qualità delle opere.

La lettura, purtroppo, ha messo in evidenza la mia grande ignoranza del genere. Non solo vengono citati molti nomi che non ricordo di aver mai sentito nominare, anche se leggendo l’antologia Le grandi storie della fantascienza curata da Asimov e Greenberg sicuramente ho letto almeno una storia di ognuno di loro, ma mi sono reso conto di avere una scarsa prospettiva storica del fenomeno. In sostanza ho preso coscienza del fatto che non ho mai studiato la letteratura fantascientifica. Leggendo il saggio infatti si scoprono anche i motivi che hanno portato il genere ad avere una certa struttura, certe tematiche, un certo stile, ma di questo non vi anticipo nulla.

Non mi rimane che augurarvi buona lettura!

[libro] Autolesionismo

venerdì 24 settembre 2021

Autrici: Cecilia Di Agostino, Marzia Fabi, Maria Sneider
Titolo: Autolesionismo – Quando la pelle è colpevole
Editore: L’Asino d’Oro
Altro: ISBN: 9788864433752; 9,80€; p. 126; genere: saggistica, psicologia; I ed. 2016

Voto: 7/10

Piccolo manuale di inquadramento del problema, con i miti da sfatare, una tassonomia dei sintomi, una piccola digressione sulla storia psichiatrica della malattia, un accenno a fenomeni sociali correlati (la fustigazione religiosa e la moda emo), una indicazione terapeutica e una incursione nel mondo del cinema. Tutto molto ben fatto, con anche qui due note poco chiare.

Come voi sapete non sono un medico e nemmeno uno psicoterapeuta, quindi ne so poco di più di una persona normale e quel poco di più che so è per via di esperienze personali e naturale passione scientifica. Affermare in modo apodittico che l’autolesionismo non ha sicuramente causa organiche o genetiche senza accennare a uno studio di riferimento è quanto meno incauto, così come attaccare colleghi che affermano l’esatto opposto. Il cervello è molto complesso e si adatta a molte situazioni. La verità probabilmente starà nel mezzo e, anche a detta delle stesse autrici, lo studio sul fenomeno è ancora agli inizi. Siamo ancora molto ignoranti. Inoltre le autrici sono le prime a dire che l’approccio terapeutico a volte è anche farmacologico; buttare dalla finestra le cause organiche, in modo così perentorio, senza vedere che rientrano in qualche modo dal portone principale mi sembra quanto meno azzardato. Dovrebbe essere maggiormente argomentato.

Il secondo punto che mi ha convinto poco e l’aver abbracciato, sembra quasi in modo acritico, la teoria della nascita di Massimo Fagioli. Semplificando con l’accetta: il vuoto affettivo che i ragazzi sentono e che li porta a tagliarsi deriva dall’aver avuto una madre anaffettiva o assente nel primo anno di vita. Solo che le autrici portano casi clinici dove l’assenza della madre non pare proprio il punto principale. A volte è il padre o altre figure di riferimento a essere assenti. Prendendo per vera questa teoria, non credo affatto che una infanzia con madre assente porti necessariamente a questa patologia. Non potremmo spiegare la grande varietà del fenomeno nelle epoche storiche e nelle varie culture.

Detto questo, però, consiglio a tutti la lettura di questo breve saggio, anche come primo approccio al problema.

Buona lettura!

[libro] Il vagabondo delle scienze

domenica 25 aprile 2021

Autore: Isaac Asimov
Titolo: Il vagabondo delle scienze (The Roving Mind)
Editore: Mondadori
Altro: I ed. orig. 1983; questa ed. 1985; p. 450; genere: saggistica; traduzione di Marco Veronesi

Voto: 7/10

Il volume è stato recuperato da una biblioteca altrui in dismissione e come fan dell’autore, almeno nel settore fantascienza, ho approfittato per conoscerlo anche nella sua produzione di saggistica.

Si tratta di 62 comizi asimoviani, apparsi in varie riviste e giornali fra il 1977 e il 1983, raccolti in sette macro aree di intervento: i radicali religiosi, altre aberrazioni, popolazione, scienza: opinioni, scienza: spiegazioni, il futuro, personale. Il difetto principale dell’editore è il non aver indicato data e rivista di pubblicazione dei vari comizi; per avere una datazione si va a intuito, partendo da alcuni riferimenti interni. Molto spesso le argomentazioni sono ricorrenti, perché riviste diverse richiedevano interventi sullo stesso tema e molte idee o intuizioni di Asimov sono invecchiate male. Sconsiglio quindi la lettura a chi pensa di trovare interventi originali, geniali o attuali sui temi sopra citati.

È invece molto interessante ripercorrere le paure di 40 anni fa e le speranze per il futuro. Nonostante Asimov sia un inguaribile ottimista americano, al limite dell’ingenuità infantile, le paure e i pericoli dell’epoca mi sono ben presenti perché erano tipici di tutta la società occidentale dell’epoca: la crisi energetica (nel 2020 il petrolio doveva finire), la guerra fredda, l’inquinamento (non si aveva nessuna idea sugli effetti della CO2) e la sovrappopolazione (moriremo tutti di fame). È curioso come questi problemi, seppur ancora presenti, abbiano preso pieghe molto diverse. La crisi energetica si è legata all’inquinamento da CO2, la guerra fredda si è trasformata in guerriglia e terrorismo e la sovrappopolazione si è legata anch’essa all’inquinamento, ma anche alle guerre e alle migrazioni di popolazione.

Rincuora (NO) invece sapere che i creazionisti – e i movimenti anti scienza in generale – erano già presenti e pericolosi all’epoca. Così come erano ben presenti gli antesignani di Trump, con il movimento Moral Majority, la cui dissoluzione a fine anni Ottanta non ha impedito la continuazione fino ai giorni nostri del suo progetto politico conservatore, retrogrado e – con il negazionismo scientifico – anche suicida.

Molto bella invece la visione del futuro, piena di esplorazione spaziale umana, computer, auto volanti (ma perché dovrei andare a fare la spesa con un’auto volante?) e raggi laser. Mentre era ben presente la miniaturizzazione informatica, tanto da ipotizzare uno smartphone, l’idea di una comunicazione globale attraverso internet era ancora molto confusa. Così come era molto confusa la possibilità di elaborazione di grandi quantità di dati da parte dei computer e le sue conseguenze.

Segnalo due ingenuità, tali solo col senno di poi. La prima è l’uso della profilazione del consumatore, possibile con i nuovi computer a con opportuni archivi informatici, per l’invio di pubblicità personalizzata. All’epoca sembrava una cosa carina e utile: ognuno avrebbe avuto il suo catalogo personalizzato di cose in offerta. Cartaceo e spedito via posta, ovviamente. La seconda è che solo lo Stato avrebbe potuto accumulare molti dati dei cittadini per dare servizi migliori. Sì, forse qualche problema di privacy, ma vuoi mettere la comodità dei servizi? Quanta ingenuità! E l’idea che le dittature sarebbero state meno repressive, perché avrebbero saputo tutto dei suoi cittadini? In effetti è così, ma non è una situazione migliore come immaginava Asimov e rimane sempre molto inquietante.

Infine mi ha fatto molta tenerezza l’idea e l’auspicio di una istruzione personale e in qualche modo automatizzata, attraverso una ipotetica banca dati mondiale. La banca dati mondiale in qualche modo ce l’abbiamo, ma nel 2020, e anche nel 2021, facciamo fatica a insegnare a distanza, figuriamoci in modo automatizzato. Bel tentativo, Asimov.

Un discorso a parte merita il capitolo “personale”, dove Asimov racconta della sua esperienza con un computer casalingo per la video scrittura. Scopriamo quindi un Asimov tecnofobico (!), molto riluttante ad abbracciare uno strumento moderno e rivoluzionario come un pc. Eppure, dopo la diffidenza iniziale, sembra che i rapporti con la videoscrittura siano migliorati velocemente. Infine la storia della sua famiglia, come dalla Russia i suoi genitori sono finiti a New York. Un lato umano che è stato bello conoscere.

Buona lettura!

[libro] Dante

mercoledì 14 ottobre 2020

Autore: Alessandro Barbero
Titolo: Dante
Editore: Gius, Laterza e figli
Altro: ISBN: 9788858141649; 20,00 €; p. 362; I ed. ottobre 2020; genere: saggistica, storia, biografia

Voto: 8/10

Biografia di Dante direi complementare a quella scritta da Marco Santagata, biografo che Barbero cita e conosce molto bene.

Il taglio di questa biografia è storico, e come potrebbe essere altrimenti, visto il lavoro di Barbero? I primi quattro capitoli, infatti, sono dedicati alla questione nobiliare degli Alighieri, della sua condizione sociale e nel far questo si inizia a esplorare il mondo medioevale dell’epoca. Si inizia con la battaglia di Campaldino: come era formato l’esercito, come si svolse e altri dettagli. Da qui si passa alla condizione economica e familiare degli Alighieri. Cosa voleva dire essere nobili al tempo? Cosa comportava? Chi erano gli antenati di Dante? Al quinto capitolo inizia la biografia vera e propria di Dante.

Come anche ribadito da Santagata, i dati su Dante sono scarsi e contraddittori. Spesso, in molte parti della sua vita, bisogna procedere per intuito, buon senso, spremendo ogni informazione dal più piccolo indizio, avendo sempre presente che le certezze sono poche. Molti indizi arrivano dai registri dei notai, poiché la famiglia di Dante era dedita a numerosi affari, di compravendita di terreni e case e prestiti di soldi a usura (cosa a quanto pare assai normale all’epoca).

Barbero poi è molto abile nel ricostruire il grande affresco della politica medievale dell’epoca. Le divisioni, le connessioni fra le famiglie, i cambi di partito, le alleanze e le inimicizie. Un groviglio inestricabile, pieno di contraddizioni, sete di potere, ma anche attenzione alla cultura, se, a quanto pare, Dante ebbe ospitalità anche per la sua statura intellettuale. Ammetto che molte pagine, con nomi e luoghi e intrecci, pur piacevoli alla lettura – Barbero è sempre bravissimo a raccontare – sono un po’ scivolate via nella mia memoria da lombrico.

A proposito della mia memoria da lombrico, ho dovuto rivedere alcuni dettagli della vita di Dante, cose che a scuola si danno per assodate o mancano, ma che lo storico pignolo colloca fra le opzioni possibili, se non improbabili, o rivela. Vi lascio alla lettura per scoprirli. (Queste informazioni erano anche nel libro di Santagata? E chi se lo ricorda?)

Segnalo che delle 362 pagine del libro, ben 89 sono dedicate alle note, alla bibliografia e all’indice dei nomi.

Buona lettura!

[libro] Helgoland

martedì 6 ottobre 2020

Autore: Carlo Rovelli
Titolo: Helgoland
Editore: Adelphi
Altro: ISBN 9788845935053; p. 228; 15,00€; I ed 2020; genere: saggistica: fisica, filosofia; Piccola Biblioteca Adelphi 756

Voto: 9/10

Opera non facile, questa volta, e non per la parte in cui si parla di fisica, almeno per me, parte fra l’altro ridottissima. La parte difficile è dove l’autore cerca di trarre delle conclusioni filosofiche da quanto sappiamo della teoria dei quanti.

La realtà che pensavamo di conoscere è definitivamente svanita, nella nuova concezione di Rovelli. Cambia radicalmente il modo di vedere il mondo: da un mondo pieno di oggetti nella scatola dell’Universo, a un Universo pieno di oggetti che interagiscono. Le proprietà degli oggetti, il peso del vostro gatto, l’azzurro del cielo, l’elettrone nello schermo di un laboratorio, sono il risultato di queste interazioni fra oggetti. La realtà non è più l’oggetto, ma l’interazione fra gli oggetti. Se un oggetto non interagisce con nulla (o per lo meno, direttamente o meno, con noi), di questo oggetto non possiamo dire nulla. Al massimo possiamo fare qualche previsione probabilistica, ma nulla di più. In questo modo alcuni dei paradossi della fisica quantistica (il gatto di Schrödinger, l’esperimento dell’elettrone e la doppia fenditura e altro ancora) sono chiaramente spiegabili con la mancanza di interazione, prima, e poi la successiva interazione.

Ok, ci ho provato, ma non credo di esserci riuscito. Rovelli impiega molte più pagine ed è molto più chiaro.

Il pensiero di Rovelli si inserisce nella scia del pensiero filosofico di Mach e altri, anche di autori orientali come Nagarjuna; l’autore spazia parecchio, arrivando a citare Lenin e Bogdanov.

Non mancano le esperienze e le sensazioni personali.

Curiosità: scopro che Mach, oltre che fisico, è stato anche filosofo e quasi neuroscienziato. E che Schrödinger era un donnaiolo impenitente, persino più di Einstein.

Per sapere il perché del titolo, però, dovrete leggerlo. Almeno la quarta di copertina.

Buona lettura!

[libro] La fisica del diavolo

sabato 3 ottobre 2020

Autore: Jim Al-Khalili
Titolo: La fisica del diavolo – Maxwell, Schrödinger, Einstein e i paradossi del mondo (Paradox. The Nine Greatest Enigmas in Science)
Editore: Bollati Boringhieri
Altro: ISBN: 9788833923123; p. 242; 20,00€; I ed. 2012; genere: saggistica, fisica; traduzione di Laura Servidei

Voto: 7/10

Più che nove paradossi, direi nove problemi della fisica che hanno tenuto insonni molti studiosi per molti anni. Alcuni di questi problemi sono risolti (sicuramente i primi cinque), altri forse un po’ meno (quello di Fermi, l’ultimo), ma quasi tutti generano altre domande e riflessioni che ci terranno impegnati ancora per molto tempo.

Il primo capitolo è di riscaldamento, con quattro problemi di probabilità e logica che hanno soluzioni contro intuitive.

Poi si inizia con cose facili: Achille e la tartaruga (diciamo più un problema di matematiche che di fisica), il paradosso di Olbers (perché il cielo notturno è nero?), il diavoletto di Maxwell (termodinamica), il paradosso dell’asta nel fienile (relatività), il paradosso dei gemelli (relatività anche questo). Facili per chi ha studiato un po’ di fisica, ma non banali, perché anche qui l’intuizione porta fuori strada molto velocemente ed è per questo che abbiamo impiegato tanto tempo per venirne a capo.

Il paradosso del nonno riguarda i viaggi nel tempo e i viaggi nel tempo generano sempre tanta confusione.

Nel capitolo che tratta il paradosso del diavoletto di Laplace, Al-Khalili tratta un tema a me molto caro: siamo in un universo deterministico? E se sì, come si concilia questa cosa con il libero arbitrio? Sono questioni filosofiche, oltre che scientifiche, e non tutte le risposte dell’autore mi sono sembrate convincenti. Mi sono anche accorto di avere un’opinione molto precisa in proposito, visto che la prima volta che mi posi questa domanda avevo 16 anni. Forse un giorno ci farò un comizio.

Con il paradosso del gatto di Schrödinger siamo di nuovo nel magico mondo della fisica quantistica, mentre con il paradosso di Fermi ci chiediamo: siamo gli unici esseri intelligenti nell’universo?

Per finire alcune domande in sospeso, che non hanno trovato spazio nel libro, sempre in bilico fra scienza e filosofia.

Come appunto su questa edizione dico che mettere qualche figura in più non avrebbe fatto male. Con i problemi della relatività un disegno o un grafico avrebbero semplificato la comprensione del testo.

Buona lettura!

[libro] La fisica dei perplessi

mercoledì 30 settembre 2020

Autore: Jim Al-Khalili
Titolo: La fisica dei perplessi – L’incredibile mondo dei quanti (Quantum. A Guide for the Perplexed)
Editore: Bollati Boringhieri
Altro: ISBN: 9788833933801; p. 275; 14.00€; genere: saggistica, fisica; I ed. originale 2003; I ed. italiana 2014; questa edizione: gennaio 2020; traduzione di Laura Servidei

Voto: 7/10

Nonostante la mia laurea in Fisica – molte delle cose che sono scritte qui dovrei averle già viste, ma sono passati più di 20 anni dalla fine dei miei studi e il mio esame di fisica teoria è fra quelli con il voto più basso – alcuni paragrafi e alcuni capitoli mi sono rimasti abbastanza nebulosi. Ma sono certo che non è colpa dell’autore, che con grande coraggio e pazienza prova a farci capire qualcosa.

La fisica quantistica è quanto di meno intuitivo l’uomo stia esplorando e il suo studio necessita di un livello di astrazione notevole e quindi l’uso di una matematica molto avanzata. (E qui saluto anche il mio esame di Metodi matematici per la fisica, che ho passato ancora non so come e anche con un bel voto. Un mistero… quantistico.) In alcuni punti essere più chiari significherebbe tirare fuori questa matematica e in questo modo si perderebbero tutti i lettori, esclusi i laureandi in fisica, forse.

Provo a darvi un’idea di che mondo assurdo è l’infinitamente piccolo: se voi mettete una pallina da golf in una stanza, per sapere la sua posizione dentro la stanza vi bastano 3 numeri. L’altezza da terra e le distanze da due pareti ortogonali fra loro. Se ci mettete un elettrone, per fare la stessa cosa avrete bisogno di una funzione d’onda, la famigerata psi, un simpatico oggetto matematico. Ma ancora non sapreste nulla sulla posizione del vostro elettrone. Dovrete farci un po’ di conti su questa funzione d’onda. (Se non ricordo male dovreste calcolare il modulo. [edit] No, ho controllato, è ancora più complicato, lasciamo perdere.) E poi avreste la posizione del vostro elettrone nella stanza? No. Avreste, in ogni punto, la probabilità di trovarlo. Sì, la probabilità, non la certezza. E questa cosa non è eliminabile. Se pensate che questa cosa sia assurda, poi le cose si complicano rapidamente e diventano sempre più assurde, fino ad arrivare al vostro elettrone che esce magicamente dalla stanza in cui l’avevate messo, passando letteralmente attraverso le pareti come un fantasma qualsiasi.

Nonostante questo, la fisica dei quanti non è rimasta nei laboratori e nelle carte dei fisici. Molta elettronica di consumo e molti strumenti medicali, come la risonanza magnetica nucleare o la tomografia a emissione di positroni, usano le magiche proprietà di questo strano mondo per divertirci e salvarci la vita. In poco più di 100 anni la fisica quantistica ha aperto numerose porte a nuovi campi di studio e usi pratici, cosa assolutamente impensabile all’inizio del ‘900.

Buoni i capitoli sull’esperimento della doppia fenditura e la spiegazione del cosiddetto paradosso del gatto di Schrödinger; ottima l’idea di dare una visione storica della materia, che non tutti gli studiosi sono sempre stati d’accordo fra di loro e molti che hanno dato contributi importanti alla materia neanche credevano che la teoria avrebbe avuto così tanta fortuna. (Ciao Einstein.)

Il capitolo sulle varie interpretazioni della teoria dei quanti apre scenari filosofici ai limiti del teologico e Al-Khalili prova a darci una panoramica anche su questo aspetto.

Il capitolo sui computer quantistici è ormai superato, che di progressi dal 2003 ne sono stati fatti parecchi e gli sviluppi sono abbondantemente foraggiati dall’industria. Per ora siamo ancora nel campo sperimentale, ma un computer quantistico per uso industriale sarebbe come passare dal pallottoliere a un qualsiasi super computer in uso oggi. Questo per darvi un’idea del futuro che ci aspetta.

Non mi resta che augurarvi buona lettura, ma non sperate di essere meno perplessi a fine libro. E se non capite qualcosa, lasciate perdere e andate avanti.

[libro] La matematica è politica

giovedì 24 settembre 2020

Autrice: Chiara Valerio
Titolo: La matematica è politica
Editore: Einaudi
Altro: ISBN: 9788806244873; p. 106; 12,00€; genere: saggio politico filosofico; I ed. 2020

Voto: 8/10

Manifesto politico e filosofico personalissimo e al contempo attuale e quanto mai condivisibile. A dire il vero a ogni occorrenza della parola matematica avrei potuto inserire la parola fisica e il discorso avrebbe continuato ad avere una sua validità, in alcuni punti sarebbe stato anche più convincente. Ma forse lo studio di qualsiasi materia inutile, come la filosofia, la pittura o la letteratura latina, andrebbe bene per argomentare quanto dice la Valerio.

La matematica è presentata come una palestra etica, una materia che compone l’ossatura di cittadini democratici e adatti alla vita politica.

La matematica dà regole, ma sono regole arbitrarie, che vanno discusse, come in democrazia.

La matematica è immaginazione, perché consente di trovare soluzioni a problemi difficili o impossibili e in democrazia c’è bisogno di immaginare il futuro.

La matematica non ammette falsità, tutti possono verificare che un teorema è vero e anche in democrazia la falsità dovrebbe essere bandita.

La matematica è relazione, fra oggetti ideali, ma anche fra persone. Non ci sono dimostrazioni valide o costrutti ingegnosi se non sono condivisi. La democrazia e la politica sono costruite sulle relazioni fra persone.

La Valerio ci conforta dicendoci che i matematici sbagliano, come chi si occupa di democrazia e di politica. Ma che per farsi perdonare basta comprendere le cose, e fare meglio.

La matematica è linguaggio e la democrazia non può esistere senza un linguaggio comune. E poi tempo e futuro, nella matematica e nelle politica. L’esperienza del confino pandemico e altri aneddoti.

E poi la matematica e il tempo, la matematica e l’istruzione, la matematica e la cultura e tanto altro.

Un punto di vista personale sul mondo per darci molti spunti di riflessione.

Buona lettura.

Aggiornamento 28/11/2020:

Cosa ne pensa .mau. , un matematico, del libro. Qui.

[libro] Numeralia

mercoledì 20 novembre 2019

Autore: Maurizio Codogno
Titolo: Numeralia
Editore: Codice Edizioni
Altro: ISBN: 9788875787554; 16,00€; p. 206; genere: saggistica, matematica

Voto: 7/10

È successo che ho avuto la bella idea di tinteggiare metà casa nei ritagli di tempo dei fine settimana di settembre. Pessima idea. Il lavoro grosso è finito, ma ho ancora qualcosa da sistemare e siamo oltre la metà di novembre.

Il soggiorno fa parte della metà della casa tinteggiata e soggiorno significa libreria e libreria significa circa mille volumi da spostare. Non sono tantissimi (per i miei gusti), ma quando è ora di muoverli vi assicuro che non finiscono mai. Inoltre, poiché sono un genio, durante i lavori ho anche provveduto a portarmene a casa di nuovi, residui di dismissioni altrui. Risultato: era ora di fare ordine e liberarmi di cose che non avevano più ragione di stare in casa.

Una delle mie manie ricorrenti è la matematica. Mi affascina molto e allora periodicamente compro volumi più o meno divulgativi. Una decina di anni fa decisi di comprare buona parte di una collana di giochi matematici. Poi mi sono accorto che le mie capacità matematiche sono molto inferiori ai miei desideri e soprattutto ho l’elasticità mentale di un pezzo di marmo. Risultato: quei libri di giochi matematici sono rimasti sullo scaffale intonsi.

Liberarsi dei libri senza buttarli al macero è molto più difficile di quanto si pensi e scordatevi di monetizzare in qualche modo la montagna di carta che avete in casa. L’offerta dell’usato sovrasta di molto la domanda. A chi dare dunque questi libri? Perché non a un matematto? Ecco quindi che Maurizio se ne è presi alcuni e nello scambio ho ricevuto in regalo la sua ultima fatica, Numeralia, cosa molto gradita e inaspettata.

Numeralia è una specie di pettegolezzo sui numeri, una carrellata di curiosità, aneddoti, teoremi e problemi che hanno occupato l’umanità per millenni. Lo stile è un po’ quello dei Rudimathematici: un numero, una scusa per parlare di tante cose.

Mentre è facile pensare che il capitolo sullo 0 parlerà della sua nascita e diffusione, meno facile intuire che nel capitolo 538 si parlerà di elezioni e distribuzione di seggi. Nel capitolo 10^100, invece, si parlerà di quanti modi si sono inventati i matematici per scrivere con pochi simboli numeri che superano ogni immaginazione. Non pensate però che si parli solo di matematica: nel capitolo sul numero 13 si affronta il tema della superstizione numerica. Vi lascio scoprire gli altri numeri.

Per i terrorizzati dalle formule: non ci sono. Qualche ragionamento, per essere apprezzato appieno, presuppone aver già visto il problema prima, ma nulla che non possa essere goduto con piena fiducia senza troppi pensieri.

Buona lettura!