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[libro] Shikasta

martedì 1 luglio 2014

Autrice: Doris Lessing
Titolo: Shikasta (sembra che l’originale sia: Re: Colonised Planet 5, Shikasta. Personal, Psychological, Historical Documents Relating to Visit by Johor (George Sherban) Emissary (Grade 9) 87th of the Period of The Last Days, ma tutti l’hanno sempre chiamato Shikasta.)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN cartaceo 9788834723807, ISBN ebook 9788834726587, p. 488, 20,00 €, I ed. 1978, I ed. italiana 2014, Traduzione e introduzione di Oriana Palusci, Note introduttive dell’Autrice.

Voto: 7/10

Vi devo confessare che questa lettura è stata davvero difficile e faticosa. Un libro pieno di contrasti: noioso e interessante, difficile e scorrevole, alienante e familiare. Non è una lettura per tutti. Probabilmente è da rileggere più volte.

È il primo di una serie di cinque romanzi della Lessing che va sotto il nome di Canopus in Argos: Archivi, usciti fra il 1979 e il 1983. Appartengono al genere fantascientifico, ma sono senz’altro molto peculiari e si potrebbero considerare nel sottogenere fantateologico, se non fosse che quello che noi consideriamo spirito o Sostanza Affettiva del Noi (nel romanzo SAN), in Canopo è materia che segue leggi fisiche. Lei lo ha classificato nel sottogenere space fiction (romanzo dello spazio). La mia opinione è che con questo ciclo la Lessing scardina le usuali classificazioni e porta in dote al genere fantascientifico una novità assoluta. (E molto difficile da digerire!)

In Italia le traduzioni di questo ciclo vanno secondo criteri imperscrutabili. Sono stati tradotti in italiano il secondo e il quarto e solo a marzo di quest’anno il primo, Shikasta. Tutti editi da Fanucci. Il terzo e il quinto forse nei prossimi vent’anni. Con calma, stiamo sempre parlando di una scrittrice sconosciuta.

Ma lasciamo il sarcasmo e veniamo al romanzo. Shikasta è un libro noiosissimo. È composto da relazioni tecniche, da lettere e considerazioni personali dei vari protagonisti. È un miscuglio di generi e registri linguistici che fa perdere il lume della ragione. All’inizio non si capisce nulla e l’inizio è lungo diverse decine di pagine.

Stiamo parlando di un pianeta, Rohanda, che poi diventerà Shikasta (che in persiano significa ‘distrutta’, ‘inferma’, ma anche ‘che si può rompere’), colonizzato da due pianeti, Canopo e Sirio, un tempo in guerra. Il loro intento è quello di introdurre Rohanda nel loro sistema armonico di organizzazione sociale. Su Rohanda viene incoraggiata la vita e la nascita di una specie intelligente e, in un primo momento, il pianeta, sotto la guida dei loro protettori, diventa un vero e proprio paradiso terrestre. (I riferimenti all’Antico Testamento non sono casuali.) La vita delle persone è lunghissima, le città sono ordinate e armoniche, tutto è pacifico e prospero. L’armonia è costruita su basi scientifiche a noi ignote, accennate nella prima parte del romanzo dalle relazioni di Johor, un emissario di Canopo, sul pianeta per seguire la sua evoluzione. Si parla di Sostanza Affettiva del Noi (SAN), che sembra essere un sentimento di fratellanza e armonia con l’universo, ma che nel romanzo ha una base materiale, fisica. Canopo e Sirio sono i guardiani di questo flusso di SAN che viene dalle stelle e alimenta l’evoluzione del pianeta. Le relazioni di Johor sono interessanti come lo sono di solito le relazioni. Ma Rohanda ha qualcosa di familiare e durante la lettura si capisce che si sta parlando della Terra e della nostra evoluzione. Ad un certo punto, l’armonia su Rohanda si rompe, il SAN per motivi cosmici non arriva più sul pianeta ed esso viene chiamato Shikasta. Tutta l’armonia conquistata negli anni si perde. Ad accelerare il processo ci si mette l’antagonista di Canopo e Sirio, Shammat, un delinquente dello spazio che si alimenta della cattiveria e della disarmonia altrui. Shikasta è perduta. Gli agenti di Canopo e Sirio tentano di arginare la situazione, ma la cosa è sempre più difficile. Il finale ve lo lascio leggere in santa pace.

Si fa fatica, all’inizio, a capire che Shikasta è la nostra Terra. Sono descritte cose che noi non vediamo, le famose Zone, che sembrano delle aree di parcheggio per le anime che possono reincarnarsi e portare a compimento la loro esistenza. Ci sono astronavi che portano agenti ed emissari. C’è questo SAN che non si capisce bene cosa sia, all’inizio (e forse anche alla fine). Johor, il protagonista del romanzo, emissario di Canopo, opera su Shikasta anche in sembianze umane, come George Sherban. Ma chi gli sta accanto è come lui o è umano? Subisce l’influenza del Sigillo (c’è pure quello, simbolo della Legge di Canopo e della sua Armonia) o di Shammat? Per capire e sapere bisogna leggere.

Con la descrizione di Shikasta dei nostri giorni la Lessing approfitta per criticare la politica, la scienza, la religione e la storia del nostro pianeta. Una critica dura, spietata, sicuramente influenzata ancora dalla guerra fredda e dalle barbarie appena concluse in Vietnam e in Corea, dal colonialismo e dalla mai sopite tensioni del Medio Oriente.

Il problema nella trama e nel mondo reale è: Shikasta si salverà?

[libro] Shikasta – introduzione di Doris Lessing

martedì 1 luglio 2014

Volevo pubblicare in modo separato le considerazioni di Doris Lessing sulla fantascienza, espresse nell’introduzione al romanzo Shikasta. Sono del 1978.

Le sue considerazioni le ho sentite anche da altri. Il genere, dicono i suoi estimatori, è la vera novità della letteratura dell’ultimo secolo.

Gira voce che le sue opere di fantascienza le abbiano causato lo slittamento del premio Nobel al 2007 e forse per questo sono ancora più significative.

I grassetti sono miei.

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Dall’introduzione dell’autrice di Shikasta, di Doris Lessing, Fanucci, traduzione di Oriana Palusci, marzo 2014

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Anche il vecchio romanzo ‘realistico’ è stato modificato, a causa degli influssi di un genere narrativo che viene chiamato, in modo un po’ impreciso, romanzo dello spazio (space fiction). Ad alcuni questo dispiace. Mentre tenevo una conferenza negli Stati Uniti, la professoressa che presiedeva i lavori, la cui unica colpa consisteva nel fatto che forse si era nutrita troppo a lungo delle giaculatorie dell’accademia, mi interruppe esclamando: «Se lei fosse una mia studentessa, non la passerebbe liscia!» (Non tutti trovano divertente la battuta.) Stavo affermando che il romanzo dello spazio, assieme alla fantascienza (science fiction), costituisce il ramo più originale della letteratura contemporanea: è ingegnoso e ricco di invenzioni; ha reso più vivace ogni forma di scrittura; gli accademici e i sapientoni che si occupano di letteratura sono assai da biasimare per la loro condiscendenza o ignoranza – ma, naturalmente, questa è la loro natura, da loro non ci si può aspettare nient’altro. Questo punto di vista mostra i segni di ciò che è diventato un luogo comune.

Penso davvero che sia molto sbagliato l’atteggiamento di chi pone su uno scaffale un romanzo ‘serio’ e su un altro Infinito (Last and First Men) di Olaf Stapledon.

Che fenomeno straordinario è stato il romanzo dello spazio, la fantascienza, che esplosione emersa dal nulla, ovviamente inattesa, come accade sempre quando la mente umana è costretta a espandersi: questa volta verso le stelle, come una galassia, e chissà dove nel prossimo futuro. Quelle luci abbacinanti hanno tracciato per noi la mappa del nostro mondo, o dei nostri mondi, ci hanno raccontato ciò che sta accadendo e, in modi che nessun altro ha utilizzato, ci hanno descritto molto tempo fa il nostro malefico presente, quando esso era ancora il futuro, e i portavoce ufficiali della scienza venivano a dirci che tutte le cose che ora stanno accadendo erano impossibili. Sono stati loro, gli scrittori dei romanzi dello spazio e della fantascienza, ad aver ricoperto il ruolo indispensabile e (almeno all’inizio) ingrato di un figlio illegittimo, disprezzato, il quale può permettersi di dire quelle verità che i rampolli rispettabili non osano pronunciare, o – è ancora più probabile – di cui non si accorgono, proprio a causa della loro rispettabilità. Sono stati sempre loro a esplorare le letterature sacre del mondo con la stessa audacia con cui portano le possibilità della scienza e della società alle loro logiche conclusioni, in modo che noi possiamo esaminarle. Che debito immenso abbiamo tutti noi nei loro confronti!
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