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[libro] Amore liquido

domenica 5 novembre 2017

Autore: Zygmunt Bauman
Titolo: Amore liquido (Liquid love. On the Frailty of Human Bonds)
Editore: Editori Laterza
Altro: ISBN 9788842079644; 11,00€; p. 224; genere: saggistica, sociologia; I ed. orig. 2003; I ed. economica italiana 2006; traduzione di Sergio Minucci

Voto: 8/10

È un saggio poco curato, dal punto di vista dell’esposizione, per stessa ammissione dell’autore: sono frammenti di riflessioni introdotti da frasi chiave e raccolti in quattro capitoli. Molte le ripetizioni dei concetti. Manca una definizione di liquidità, come espressa in Vita liquida. E l’amore fra due persone non è l’unico tema trattato nel saggio: l’ultimo capitolo è dedicato interamente agli effetti della globalizzazione e alla xenofobia.

Come in Vita liquida, anche qui la chiave di lettura della società e delle relazioni è il modello consumista-capitalista del mondo occidentale. Questo modello ha un effetto sulle relazioni devastante, secondo Bauman.

Mi ha fatto riflettere molto la descrizione delle relazioni virtuali, tipiche dei social network: comunità create attraverso interessi comuni, non attraverso identità condivise, comunità di occasione, dove la fatica dell’incontro reale è esclusa, dove è possibile in ogni momento staccarsi e al contempo essere totalmente coinvolti al sicuro nella nostra solitudine. Una relazione simile è sicuramente più leggera e meno impegnativa, molto meno pericolosa (anche emotivamente) di una relazione reale. La relazione virtuale crea uno standard di aspettative che sta scivolando anche nella vita reale, dove la pazienza di intessere rapporti e vincoli è sempre minore. In queste comunità virtuali la circolazione dei messaggi sono il messaggio e chi tace si esclude dalla comunità. Un senso di appartenenza leggero che lascia comunque un vuoto spirituale: l’Altro rimane lontano ed evanescente.

Questo tipo di legame leggero Bauman lo riscontra anche nei matrimoni, sempre più brevi, e con la maggiore frequenza delle convivenze: impegni meno gravosi di un matrimonio per sempre. La creazione di un vincolo fra due persone, una dipendenza duratura, appare oggi assolutamente improponibile. Abituati all’assoluta libertà del cambiamento continuo del consumismo, abbiamo perso la sicurezza derivante da un rapporto più duraturo, anche se più difficile.

L’ultimo capitolo è dedicato, come dicevo, alla xenofobia. L’incertezza economica in cui viviamo creata da un economia globale non regolata, ci fa vedere l’immigrato povero come una minaccia: è lui il colpevole della nostra insicurezza e della nostra crisi. In fondo la rappresenta bene: anche noi potremmo finire poveri ed emigrati per un capriccio dell’economia globale (e la crisi economica del 2008 non c’era ancora!). Impossibilitati a cambiare una economia globale, cerchiamo di controllare in modo sempre maggiore quanto abbiamo di più vicino: la politica locale e l’esclusione degli immigrati. Solo che la politica locale non può nulla contro la nostra insicurezza. Come soluzione a questa impasse, Bauman cita Kant che avverte dell’esigenza di costruire una comunità politica globale. Le argomentazioni di Bauman per questa mossa contro intuitiva sono ottime, ma, come sapete, siamo molto lontani anche solo dall’aver cominciato.

Mi sono ricordato a questo punto del pensiero di Einstein, che in tempi più recenti e con una visione più contingente, proclamava un percorso politico analogo e aveva intuito gli stessi punti deboli della società moderna. (A. Einstein – Pensieri degli anni difficili – Bollati Boringhieri; capitoli: Guerra atomica o pace 1945 – Perché il socialismo 1949)

Alla fine della lettura ammetto che non si è molto ottimisti sul nostro futuro.

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Metto a corredo, per mio uso personale, tre link ad articoli di questi giorni. Penso siano attinenti a quanto letto. Forse potrebbero essere utili a chi ha letto o leggerà l’opera di Bauman.

Da Repubblica:
No a politica e religione, per i giovani è l’era delle passioni tiepide
di Ilvo Diamanti

Da linkiesta:
Immigrazione in base al merito: stavolta Trump ne ha pensata una giusta
La “Green Card Lottery” ha fallito, ma non è così facile scegliere un nuovo sistema per regolamentare l’immigrazione negli Stati Uniti. Soprattutto se gli Americani temono la concorrenza
di Francesco Francio Mazza

Da Internazionale:
Le stazioni si stanno trasformando in fortezze contro i poveri
Wolf Bukowski, blogger

(Altri dettagli sul socialino.)

[libro] Vita liquida

domenica 29 ottobre 2017

Autore: Zygmunt Bauman
Titolo: Vita liquida (Liquid life)
Editore: Editori Laterza
Altro: ISBN 9788842085706; 9,50€; p. 192; genere: saggistica, sociologia; I ed. originale 2005; I ed. econ. 2008; traduzione di Marco Cupellaro

Voto: 8/10

Un saggio decisamente difficile, anche per impostazione, visto che per stessa ammissione dell’autore

Questo volume è una raccolta di intuizioni su vari aspetti della vita liquida, ossia della vita nella società liquido-moderna: raccolta che non ha pretesa di completezza.

A volte si ha quindi la sensazione, forse corretta, di passare di palo in frasca e di non avere una coerenza interna e molti concetti sono ripetuti più volte. Difficile anche la prosa di Bauman, sempre a citare pensieri altrui, spesso di rimbalzo: “Come dice Tizio, citando Caio nell’opera Zeta, eccetera”.

Detto questo, le intuizioni di Bauman sono degne di riflessione e cercano di spiegare, almeno dal punto di vista sociologico, molte cose che viviamo ogni giorno: dalla crisi della politica a quella della coppia, dal terrorismo alla crisi del mondo del lavoro. Tanti aspetti diversi che hanno un filo in comune.

Prima di tutto una definizione:

Una società può essere definita «liquido-moderna» se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.

Credo non sia difficile, per molti di noi, ritrovarci in questa definizione. Per quanti punti fissi abbiamo nella nostra vita, siamo fin troppo consci della loro precarietà. E questa precarietà ci logora in modi che Bauman descrive molto bene; situazioni che messe in fila danno un discreto senso di disagio, che l’autore si guarda bene dal lenire con qualche speranza di soluzione.

L’origine di questa liquidità Bauman la colloca nel nostro modello economico consumista: oggi non è più importante possedere o produrre, come poteva ancora essere all’inizio del ‘900. È importante consumare: prendere un oggetto, usarlo, cambiarlo, ad un ritmo sempre più serrato. (Concetto che lessi anche in un racconto di fantascienza alquanto profetico.) Chi è fuori da questo vortice, chi non riesce a consumare a ritmi serrati, è fuori dalla società, è un paria.

Questo modello si è poi trasferito a molti aspetti della nostra società: nell’urbanistica (i centri commerciali, luoghi pensati per il consumo), nella politica (ricerca del consenso e perdita di una visione futura), nelle relazioni di coppia (libertà sessuale, ma senza nessuno scopo), nell’arte (opere precarie e incomplete) eccetera. Questo cambiamento, oltre a perdere di qualità, genera molta insicurezza che viene ricercata in altri modi: nella quantità, per esempio, creando così un corto circuito.

Nell’ultimo capitolo, Pensare in tempi oscuri (rileggendo Arendt e Adorno), Bauman sposa la visione dell’intellettuale di Adorno: esso è chiamato a lanciare il suo messaggio nel mare della conoscenza nella speranza che qualcuno lo recepisca, se non oggi, almeno in un futuro più o meno lontano. Bauman è molto scettico per quanto riguarda una qualche evoluzione positiva della società liquida, anche se qualche dritta per uscire da questa liquidità nel saggio c’è: il risveglio della politica intesa come dialogo/scontro fra interessi contrastanti; l’esclusione delle logiche di mercato nell’istruzione; la riflessione su cosa abbiamo perso guadagnando in libertà personale. Se non un messaggio di resa, sicuramente una presa di coscienza e un rinvio alle future generazioni sul da farsi.