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Una personalissima teoria

venerdì 19 marzo 2021

Dopo aver ascoltato questo podcast di Radio3Scienza:

Perché nel Regno Unito non si sono avuti dubbi sulla sicurezza del vaccino Astrazeneca?

Mentre l’Europa continentale ha temporaneamente sospeso l’impiego del vaccino Astrazeneca in attesa di un pronunciamento definitivo sulla sua sicurezza da parte dell’Agenzia europea del farmaco (EMA), nel Regno Unito si continua a utilizzarlo. Il numero delle persone vaccinate con questo farmaco ha già superato gli 11 milioni. Perché decessi e casi di trombosi, che pure lì si sono verificati, non hanno destato particolari preoccupazioni tra le autorità britanniche preposte alla farmacovigilanza? Come viene percepita dai cittadini d’oltre Manica la sospensione di Astrazeneca decisa in molti altri Paesi, non solo europei? Rispondono Paolo Vineis e Giorgio Gilestro, rispettivamente epidemiologo e neurobiologo all’Imperial College di Londra.

Al microfono Marco Motta

mi sono fatto una mia personalissima teoria sullo stop della vaccinazione di AstraZeneca. Più che una mia teoria, ho tentato di tirare una linea fra le varie cose dette nella trasmissione per rispondere a una mia domanda.

In una intervista su Repubblica.it, Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), il 15/03/2021 disse:

“Si è arrivati alla sospensione perché diversi Paesi europei, tra cui Francia e Germania, hanno preferito interrompere la vaccinazione dopo singoli casi recenti di eventi avversi, che hanno suggerito di fare una pausa per le verifiche e poi ripartire. È stata una scelta di tipo politico”.

e mi chiedevo: ok, uno stop politico. Ma per fare cosa? Chiesto da chi? Per quale ragione?

Ebbene, nel podcast si spiega come la stampa europea (e italica in particolare, dico io) abbia montato a neve le presunte reazioni avverse dei vaccini e in particolare di AstraZeneca. Stampa che non è abituata a fare valutazioni sui dati e sulle evidenze scientifiche. I relatori della trasmissione ci informano che invece nel Regno Unito su questo punto sono qualche passo avanti e la paura è arrivata parecchio dopo, ma comunque la popolazione si fida ancora delle istituzioni. Nessuno stop nel Regno Unito, quindi, perché semplicemente non c’erano dati a supporto per fermare la campagna vaccinale. E nel resto d’Europa? Nel resto d’Europa invece la paura montava a la popolazione non voleva più vaccinarsi con AstraZeneca, molte le disdette degli appuntamenti. Di fatto la sospensione delle vaccinazioni era in atto. La sospensione dell’EMA quindi è servita per prendere di nuovo le redini della situazione. Diciamo che ci fermiamo, che valutiamo la situazione, tanto sappiamo già che non ci sono motivi per fermare nulla e fra qualche giorno ne avremo ancora di più (come in effetti è successo), e diciamo che è tutto a posto e si può ricominciare a vaccinarsi. La politica era: tranquillizziamo la popolazione.

Ok, mi sta bene.

Personalmente mi fido dell’EMA, dell’AIFA e dei metodi che si usano per testare e valutare i vaccini e i farmaci in generale. So che ci possono essere errori umani, corruzione e tante cose che possono andare male, ma il sistema è quello giusto, i protocolli ci sono, le conoscenze e le competenze pure. Queste cose vanno applicate e affinate. Semmai questo stop della vaccinazione mette in evidenza un punto: questi metodi sono sconosciuti ai più. Non sono divulgati, fatti conoscere. Si ha scarsissima dimestichezza di concetti base della statistica e di matematica in generale, tanto che dopo un anno di pandemia non abbiamo capito come funziona una progressione geometrica o una curva esponenziale. La stragrande maggioranza della stampa italica è ancora alla ricerca di lettori attraverso il panico, la paura e il sensazionalismo. La politica non è messa meglio, anche lei alla ricerca del riflettore, della posa giusta e attenta a non scontentare nessuno o comunque meno persone possibile. Questa miopia si paga in malati e morti.

Un pessimo politico qualche anno fa disse che con la cultura non sia mangia. Sarà vero, ma forse ci farebbe sopravvivere. Sempre che non ci estinguiamo prima.