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Acqua calda

martedì 18 settembre 2012

Alcune segnalazioni.

Da Punto Informatico:
Cassazione: il giornale telematico non è stampa
Pubblicate le motivazioni della sentenza a favore del blogger siciliano Carlo Ruta. Il blog non è equiparabile al prodotto stampa, dunque non può essere considerato colpevole di stampa clandestina.
di M. Vecchio

Per scoprire la cosa si è dovuti passare per due gradi di giudizio e 8 anni di peripezie legali.

USA, libertà di WiFi
L’abbonato non è tenuto a proteggere la propria connessione wireless: la legge non stabilisce che debba collaborare con i detentori dei diritti nella prevenzione delle violazioni del copyright
di G. Bottà

Dove si scopre che un IP non identifica nulla, tanto meno una persona. Anche qui lunghi percorsi legali per scoprire quello che ogni tecnico di rete sa da sempre.

Da L’inkiesta:

Volete sapere perché muoiono i giornali? Comprate Panorama
Sono andato in edicola e ho trovato in copertina la foto di John Elkann e ovviamente non ho acquistato il settimanale. Mal me ne incolse. Ho cominciato a ricevere una serie di sms sul reportage dalle Vele di Scampia di un cronista che ha vissuto lì cento giorni. Ma dove? Non c’era nulla in copertina. Ecco, appunto.
di Michele Fusco

Dove si scopre che per aver voglia di acquistare un giornale è necessario che ci siano notizie interessanti (e veritiere). Ma non sufficiente, dico io.

Repubblicate

lunedì 27 settembre 2010

Se volete un riscontro oggettivo del declino giornalistico (italiano) on line, edue vi offre questo servizio:

le Repubblicate

Edue offre anche le fattate. Mancano, misteriosamente, le corrierate.
Non ridete quando vi chiederanno dei soldi per vedere i loro siti.

Opere aperte

lunedì 6 settembre 2010

Ok, non si diventa ricchi, ma si possono fare cose interessanti, senza editori in conflitto di interessi:

Da Punto Informatico:

MusOpen, se Beethoven è open source
Si cercano fondi. Le donazioni servirebbero per assoldare orchestre per effettuare registrazioni digitali da far circolare in Rete. EFF consiglia prudenza sulla musica classica
di Mauro Vecchio

Interviste/ Come nasce un libro Open Source?
Un manuale di algebra per le scuole superiori, realizzato dai docenti e dagli studenti e rilasciato con licenza CC. Si chiama Matematica C3. Ne parla il fondatore del progetto
a cura di Patrizia Bisaccia

Bavagli informativi

venerdì 11 giugno 2010

Da NfA:

Non dite che non ve lo avevamo detto …
di sabino patruno,

Ce n’è anche per il web:

Da Guido Scorza (via Piero Ricca):

DDL intercettazioni: il bavaglio (anche alla Rete) è servito.

Libertà di stampa a pagamento

lunedì 28 settembre 2009

Venerdì scorso Mantellini lanciava il sasso… e apriva i commenti. Il post non merita, i commenti sì, soprattutto le argomentazioni di Alessandro (Gilioli) e le repliche.

L’argomento è questo: l’informazione professionale è in crisi, i giornali chiudono o rivedono in modo drastico il loro modo di proporsi al pubblico, con conseguente crisi occupazionale. Murdoch e De Benedetti pensano che gli utenti non debbano più avere notizie gratis (via web). I due differiscono nell’idea di prelievo che hanno: chi legge paga (Murdoch), la società tutta paga (De Benedetti) perché l’informazione è un bene collettivo. Altri (anche Mantellini) pensano che vada trovato un modello di business innovativo, tagliato su misura sul web e sull’informazione.

Io dico la mia da utente, che magari serva a qualcuno di questi luminari per capire qualcosa e inventare i nuovi modelli di business del futuro.

Mai e poi mai pagherei per un sito alla Repubblica-Corriere et similia. Per due ragioni: le informazioni che ci sono si trovano ovunque (almeno la maggior parte) e la qualità è scarsa. Non parlo solo della qualità dell’articolo (si trovano articoli che urlano vendetta) o della notizia (quanto pettegolezzo c’è nelle pagine principali dei giornali?), ma anche la grafica del sito e l’arroganza di chi scrive (niente pochi link a siti esterni, nessuna poche possibilità di commento della notizia, nessuna smentita, correzione o ripensamento sulla boiata che scappa, tanta spocchia). Perché mai dovrei pagare per un prodotto che non mi piace? Certo, guardo questi siti, ma come guardo la televisione mentre stiro. Se dovessi pagare, sentirei la radio o penserei all’universo.

Pago invece, e volentieri, per l’informazione che ritengo degna di questo nome (Peacereporter, Radie Resch e occasionalmente pochi altri). Pagherei, per un sito che mi piace, per non visualizzare la pubblicità. Sarei disposto a fare una microdonazione (<50 centesimi) per l’articolo che ho letto e trovato molto interessante. Forse pagherei per avere servizi supplementari e approfondimenti (il giornale in pdf, il libro relativo all’inchiesta: Travaglio docet). Ok anche per la pubblicità, purché questa non affoghi la notizia e renda il giornale succube dell’inserzionista. I finanziamenti pubblici dovrebbero aiutare l’avvio dell’impresa editoriale, ma dovrebbero poi ritirarsi. Se un giornale non lo legge nessuno e nessuno lo vuole pagare, è un giornale che non serve. (O no?)

Questo da parte del lettore anomalo che sono.

Siccome mia figlia mi insegna che bisogna avere un’idea su tutto, dico la mia anche su come dovrebbe essere l’editore di domani. Abbattere i costi non significa sottopagare il giornalista. Però forse un giornale potrebbe esistere senza avere un ufficio: il giornalista o è per strada a raccogliere le informazioni o è dietro un pc a scrivere, cosa che può fare tranquillamente ovunque, anche da casa. Parlo a vanvera, visto che non conosco personalmente nessun giornalista, però mi vengono in mente Report o Attivissimo, che con costi bassissimi riescono a fare, anche amatorialmente (Attivissimo), ottima informazione (e sempre Attivissimo riesce a raccogliere i fondi per progetti più grandi). Forse l’editore del futuro dovrà scordarsi i grandi guadagni (e potere) del passato e assomigliare più ad una bottega di artigiani, che riesce a trovarsi i suoi lettori per vivere dignitosamente. O forse questo è quello che mi auguro.

Rispondo anche alla domanda di Gilioli: “l’editoria professionale è o non è un valore di cui la società ha bisogno?” Sì, è un valore, ma tenerla in vita artificialmente (con estorsioni più o meno coatte) non mi sembra una grande idea. La società deve darle le strutture idonee (leggi anti trust, sulla libertà di stampa, eccetera), ma non credo si possa ragionevolmente tenere in vita una cosa che non si usa o di pessima qualità. Gli attuali finanziamenti pubblici all’editoria mi sembra insegnino molto sulla questione.

Buona riflessione.

Aggiunta da PI:
De Benedetti, un fiorino per le news
In gioco ci sarebbe la sopravvivenza stessa di un giornalismo di qualità. Il presidente del gruppo L’Espresso lancia una personale proposta: far pagare un obolo agli operatori internet e ai fornitori di connettività
di Mauro Vecchio

Aggiunta 01/10/2009 (via Mantellini):
Il futuro dei giornali? Va cercato altrove
di Maurizio Boscarol
Dove si presentano le tesi di Clay Shirky, uno che, su queste cose, ci lavora a tempo pieno. Lungo, ma interessante. Da leggere.

Il fatto quotidiano

venerdì 25 settembre 2009

Oggi posso dire la mia. Sono tre giorni che leggo sfoglio il nuovo quotidiano di Padellaro e posso dire che non mi convince. Ha ottimi punti a suo vantaggio: poca pubblicità, nessun finanziamento pubblico, giornalisti in gamba, articoli interessanti, notizie “inedite” e altro ancora. Ha qualche problemino di grafica (e di grammatica) ma nulla di rilevante, a mio parere. Avevo anche grandi aspettative, eppure l’amore a prima vista non è scoppiato. Anzi, l’entusiasmo mi si è congelato, dal primo numero.

Illustrerò la mia impressione solo attraverso due particolari del primo numero, disponibile per tutti.

INDAGATO LETTA
Da 10 mesi. E nessuno ne parla

Perché scrivere “E nessuno ne parla”? Il lettore de Il fatto proviene dalla Rete, direttamente o indirettamente, visto che solo lì se ne è parlato prima dell’uscita. Si aspetta notizie inedite o poco “battute”. Perché sottolineare una cosa ovvia?

Tre (!) pagine sulla nascita del giornale e su quanto è bello il giornale. Tre pagine dove non si parla d’altro del successo dell’iniziativa, di quanto sono giuste le loro idee sull’informazione, di quanto sono stati oscurati (no, dico, da quando la concorrenza ti fa pubblicità?), eccetera. Per carità, tutte cose vere, ma di solito chi ha veramente ragione e chi fa veramente cose interessanti non ha bisogno di ripeterselo: l’evidenza è già dalla sua parte. Che non sia così per Il Fatto? Spero proprio di no, ma sono cose che raffreddano.

La conclusione che traggo è che Il Fatto “se la tira troppo” come si dice in gergo. Io diffido sempre da chi “se la tira”, soprattutto quando non ha (ancora) dimostrato di poterselo permettere.

Inoltre dovrebbe, per i miei gusti, stare più “sul pezzo” e divagare meno su quello che fanno (o non fanno) e dicono (o non dicono) gli altri. Il conflitto di interesse ammorba tutta l’informazione italiana, non c’è bisogno che ci sia ricordato ogni tre per due. Il piano della P2 ormai lo abbiamo scritto nel DNA, non c’è bisogno di conoscerlo. Che dimostrino, quelli de Il Fatto, che sia possibile agire diversamente. Che c’è ancora spazio economico, sociale e informativo per qualcosa di diverso. Che lo dimostrino con i fatti, appunto, e non con il loro orgoglio.

Altro non ho da dire, per ora. Auguro a Il Fatto lunga vita e prosperità. Io sarò sicuramente un suo lettore, anche se occasionale.

PS: della presunta faziosità de Il Fatto non mi interesso. I giornali migliori sono tutti “di parte”: è la passione per le idee che muove l’uomo. Faccio notare che i giornali peggiori sono quelli che non hanno nessuna idea per cui parteggiare, se non quella dei soldi e del potere.

Aggiornamento 28/09/2009:
In realtà “Nessuno ne parla” è “uno giornale poco conosciuto ne parla“. Sembra un’inezia, ma essere precisi su queste cose fa la differenza (del mio finanziamento all’impresa di Padellaro). Speriamo che sia solo una svista iniziale.

Braccia tolte ai lavori forzati

giovedì 23 aprile 2009

Dal Corriere.it:

LA SINISTRA E I REALITY
L’Unità, Gramsci e la scoperta del Grande Fratello
Sei pagine del quotidiano sulla vittoria di Ferdi
di ALDO GRASSO

L’anno scorso Luxuria ha fatto sbavare Liberazione per aver vinto l’Isola dei Famosi. Quest’anno è toccata a L’Unità, con il Corriere che lo benedice. Gramsci, se fosse vivo, darebbe fuoco alla redazione con un lanciafiamme. Pacificamente, ma non troppo.

L’editoria piange lacrime di coccodrillo quando parla della sua crisi, che vendono pochi giornali e la carta è sempre più cara e il mondo è cattivo. Di alzare la qualità di quello che vendono manco a parlarne.

ilcomiziante
PS: I giornalisti bravi ci sono, ma sono troppo pochi e generalmente sono sovversivi ed emarginati.
PS2: La sensazione che sia tutto programmato a tavolino è decisamente forte.

DDL anti blog /3

giovedì 20 novembre 2008

La telenovela continua. Dopo la mini marcia indietro di Levi ecco che si fa avanti la cavalleria, il deputato Roberto Cassinelli della maggioranza. Lascio la parola a Punto Informatico:

Siti web da registrare, la nuova proposta di legge

Senza documentarmi oltre sono pronto ad affermare senza tema di essere smentito che:

1) si inventeranno un qualche cavillo nascosto in qualche legge blindata e inconoscibile (leggi: Finanziaria) che introdurrà delle limitazioni per qualche fastidioso del web e/o distribuirà a pioggia finanziamenti agli amici degli amici (leggi: i politici stessi). Ci proveranno. Speriamo non ci riescano.

2) questi politici sanno delle cose della Rete meno di zero e qualsiasi cosa facciano, anche con la migliore intenzioni (cosa che ormai non crede più nessuno), lo fanno male.

Scriviamogli di smettere. La mail la trovate sul sito della Camera.

ilcomiziante

Aggiornamento 21/11/08: ho avuto un breve scambio di mail con il deputato Cassinelli (a cui faccio i complimenti per le risposte fulminee e non prestampate) Dice che lui lavora con facebook e ha molti contatti con blogger et altri. (Io ho una certa idiosincrasia con FB.) Dice anche che la sua è solo una proposta ed è migliorabile. Gli ho risposto che, sebbene sia un passo avanti dal suo collega Levi, non credo che un gruppo su FB sia sufficiente per elaborare una nuova legge su temi tanto delicati. Ho poi detto la mia sul merito della questione. Mi ha ringraziato.

Mi sembra persona disponibile. Chi avesse da dire qualcosa lo può contattare con una mail dal sito della Camera, o ricercare il suo profilo su FB.

Puntate predenti:
DDL anti blog
DDL anti blog /2

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DDL anti blog /2

mercoledì 19 novembre 2008

Levi ha ritirato il suo DDL anti blog. Che granchio! Levi dice di aver tolto la parte riguardante internet dal suo DDL!! Dice che noi blogger ci siamo preoccupati per nulla, che le nostre erano solo fantasie. Anche a me ha risposto così, sebbene gli avessi chiesto semplicemente di ritirare il DDL, senza dare motivazioni. Mi avrà letto nel pensiero.

Invece il DDL l’ho letto e di motivazioni per cestinarlo (TUTTO) ce ne sono parecchie. Accantonando la questione “anti-blog”, sulla quale altri hanno scritto cose interessanti, ne cito solo tre:

1) Il metodo. Con quella legge si vanno a toccare temi delicatissimi: la libertà di espressione e la libertà di impresa. (Ricordiamo il titolo del DDL: “Nuova disciplina del settore dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico delle disposizioni legislative in materia di editoria”) Voi avete assistito ad un dibattito politico su questi temi? Non dico dibattiti televisivi, ma una discussione in qualche partito, in qualche giornale? Avete visto Levi fare il giro degli editori, dei blogger, dei cittadini? Mi auguro di sbagliarmi, ma noi comuni mortali non siamo stati interpellati su cosa sarebbe stato meglio fare in questo campo. Levi ha fatto tutto da solo riproponendo un DDL già tanto contestato un anno fa. Vi sembra il modo di procedere, questo?

2) I contributi statali all’editoria (art. 17 – 27). Bisogna essere pazzi per riproporli, dopo la campagna grillesca. Tuttavia potrebbero avere un senso se servissero ad avviare una nuova attività editoriale. Invece, secondo questo DDL, a meno di non essere politici o minoranze linguistiche, bisogna avere 5 anni di attività alle spalle (art. 18). Se un’attività editoriale ha superato 5 anni di mercato, cosa le impedisce di superare anche i prossimi 5? Secondo voi ha bisogno di soldi statali?

3) Rassegna stampa e diritti d’autore (art. 4). Secondo Levi chi fa una rassegna stampa dovrebbe pagare un quid ai detentori del diritto d’autore su quanto citato o raccolto. Anche se la rassegna stampa è per uso interno. Non è un’idea geniale? Uno ti cita e ti fa pubblicità gratuita e ti deve anche pagare! Ritornando al punto 1, se Levi avesse chiesto in giro qualche idea nuova, qualcuno gliela avrebbe data.

Ultima nota: protestare, a volte, serve. Ricordiamocelo.

ilcomiziante

PS: altri motivi per ritirare questo DDL (da millionportalbay.wordpress.com):
blog.it: l’oscena proposta di legge… per i portali di partito
di frap1964

Puntata precedente:
DDL anti blog

Puntata successiva:
DDL anti blob /3

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