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Sveglia rapida

mercoledì 5 Maggio 2010

Dopo settimane passate a cercare di svegliare Lacomizietta al mattino in modo tale da non avere un essere scontroso in casa, da un paio di settimane ho trovato il metodo definitivo per la sveglia: aprire il libro delle storie e iniziare a leggere. In meno di 5 secondi netti la bimba è sveglia, attiva e intenta a guardare le figure del libro, perché un libro senza figure, a 5 anni, non viene nemmeno preso in considerazione. Il trucco consiste nel leggere un libro composto da tante storie brevi.

Dopo la sveglia, la colazione, anche quella accompagnata dalla lettura. Dopo 15 minuti di letture la figlia è sveglia, reattiva, di buon umore e con la colazione nello stomaco. L’alternativa, senza lettura, è una figlia nervosa e scontrosa, il tutto con tempistiche da corsa delle lumache.

Lo so, alcuni genitori usano la TV per far fare colazione al figlio. Ma noi cerchiamo di limitarne l’uso, anche se poi ci cresce troppo intelligente. :-)

Le storie, la morale e l’affabulazione

martedì 19 gennaio 2010

Ieri ho esposto a Lacomizietta i miei giudizi su alcune storie per bambini.

In Cappuccetto Rosso la mamma è una sciagurata, visto che manda la figlia in un bosco pericoloso e, in questo modo, uccide la sua curiosità sulla natura che la circonda. Quando mai Cappuccetto Rosso si fermerà sulla strada ad osservare piante, fiori e montagne?

In Cenerentola abbiamo un’adolescente che aspetta la fortuna dal cielo e si fa maltrattare come poche. Non solo la cosa è irreale, ma decisamente diseducativa. Chi è maltrattato deve darsi una mossa!

Il pifferaio magico è un vigliacco: se la prende con i bambini per uno sgarbo subito dagli adulti.

Hansel e Gretel sono piccoli, è vero, ma anche un po’ stupidi: se il papà ti abbandona nel bosco per due volte non è un caso, no? Forse non è il caso di tornarci una seconda volta.

Pensate che la cosa abbia turbato Lacomizietta? Neanche per idea.
Questa mattina torna all’attacco.

Figlia: Papi, parliamo un po’ del nulla?
Papi: Vuoi dire del più e del meno, voi chiacchierare?
F: Sì, parlami delle storie che non ti piacciono.

Ripeto le mie opinioni e rilancio:

P: Ma tu cose ne pensi?
F: Sì, Papi, hai ragione, ma… fa niente! Sono delle storie, mica sono cose vere! Mica esistono le streghe! A me le storie piacciono lo stesso, perché sono belle…
P: Ti piacciono anche se sono strane, se sono irreali.
F: Certo! Le storie sono belle, fa niente se non sono vere.
P: Ma non credi che le storie debbano insegnare qualcosa?
F: Sì, hai ragione, ma le storie sono belle perché non sono vere, perché raccontano.

E via discutendo…

Deduco che la morale delle storie, tanto cara agli adulti, al bambino non interessa proprio. Nelle storie deve esserci azione, la morale è secondaria. I buoni e i cattivi sono utili solo per delimitare un campo di battaglia. Ma non è affatto detto che i buoni siano i più amati. Tutt’altro.

Me lo racconti?

giovedì 10 luglio 2008

A volte mi capita di sentirmi sotto esame, come quando la “prof” mi faceva una domanda a cui non sapevo rispondere e incalzava per avere una risposta, spesso sperando di aiutarmi. La sensazione di disagio è rimasta intatta negli anni; la capacità di districarmi da queste situazioni ha successi alterni (nei casi peggiori seguono alcune figure di emme). Mia figlia, però, è riuscita a farmi andare oltre:

F: Papi, perché quel bimbo piangeva?
P: Non lo so.
F: Me lo racconti?
P: Ma cosa ti racconto, se non lo so?
F: Me-lo-rac-con-ti?
P: Che cosa?
F: Eeee… quello che non sai! Me lo racconti?

Morale: l’ignoranza non è un alibi per non raccontare una storia.

ilcomiziante