Posts Tagged ‘stronzate’

L’indispensabile /58

giovedì 30 ottobre 2014

Il tutto è iniziato ieri, in un tranquillo mercoledì pomeriggio

Pensavo fosse una piccola e innocua stronzata stupidaggine:

Bicchiere termico elettrico 0.35l tazza di caffè collegabile alla presa accendisigari auto viaggi

perché in fondo a volte serve scaldare qualcosa che prima era freddo, come il latte per neonati.

Poi il baratro:

La tazza che si mescola da sola

Restiamo nei nostri panni

sabato 27 settembre 2014

Ho provato a scriverlo, un comizio basato su questo articolo, ma mi è venuto contorto e per nulla chiaro. Però ve lo segnalo. È molto interessante. Da Internazionale.it:

Restiamo nei nostri panni
di Oliver Burkeman

Secondo lo psicologo di Yale Paul Bloom, il mondo ha bisogno di un po’ meno empatia. Sì, lo so che suona male, e lo sa anche lui: come ha dichiarato qualche tempo fa alla Boston Review, “è come dichiarare che odiate i gattini”.

(via eDue)

Anch’io

domenica 17 agosto 2014

Nel periodo estivo sappiamo che si inizia a scavare. Repubblica.it è sempre in prima linea con la pala.

Iniziò in primavera e se non ricordo male lo ha riproposto non tanti giorni fa:
Un’altra bellezza è possibile: quando le donne non si depilano

Oggi l’affondo:
Smagliature delle donne, segni di bellezza: amatevi così

Fermo restando che ogni essere umano ha diritto di sentirsi bello con quello che ha e ha diritto di proporsi al mondo come vuole, do una mano a eDue per la sua rubrica Ü:

1) Ho scoperto di essere glabro. Cioè le mie gambe praticamente sono perfettamente depilate, senza fare la ceretta.

2) A parità di condizioni, una donna depilata avrà nel mio immaginario un punteggio più alto. Comunque le sue gambe non possono essere più pelose delle mie, che diamine!

3) Devo assolutamente vincere la mia naturale pigrizia e fare un sito di uomini che si sentono belli sovrappeso, con i loro bei maniglioni dell’ammore. Poi lo segnalo a Repubblica.it.

4) Se a parità di condizioni una donna preferisce addominali ben scolpiti alla mia pancetta di che cosa la potrò accusare? Plagiata dalla pubblicità, dal maschilismo o dal femminismo?

Aggiornamento 18/08/2014:

L’avevo rimosso: anche gli uomini si depilano.

Aggiornamento 27/08/2014:

Ma poteva mancare il servizio sulle donne al naturale?

Così siamo noi, donne vere

Fra poco dovrebbe arrivare anche quello sugli uomini al naturale, con pancetta e calzino di spugna bianco. Aspettiamo pazienti.

[libro] Un posto nel mondo

giovedì 10 luglio 2014

Autore: Fabio Volo
Titolo: Un posto nel mondo
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788804538790, p. 246, I ed. febbraio 2006

Voto: 4/10

I detrattori a prescindere di Volo dovrebbero leggere almeno un suo libro, magari questo. È scritto bene; nonostante alcune parti noiose, scorre. (Perdoniamo ai grandi autori le parti noiose, possiamo perdonarle anche a lui.) È la storia di Michele, che aspettando la nascita di sua figlia in ospedale, ripercorre la sua storia recente, di come ha conosciuto sua moglie Francesca, di come l’ha persa e di come l’ha ritrovata, le sue crisi e la sua rinascita. Scritto da un altro sarebbe quasi un romanzo di formazione; i messaggi che comunica non sono di per sé sbagliati, anzi sono condivisibili (Se non ti ami tu, perché dovrei amarti io? p.95). Le sue trovate con la cacca sono anche divertenti, se avete meno di dieci anni. (Come fanno i non vedenti a capire quando devono smettere di pulirsi il sedere se non vedono il risultato sulla carta igienica? p. 154) Le frasi alla Favio Bolo spiazzano e fanno sorridere. (Voglio lasciarmi andare, voglio di più per me, voglio buttarmi per cadere verso l’alto. p.24, Con Federico si trattava non di morte, ma di interruzione della vita. p. 105 Ho letto da qualche parte che il vero motivo per cui si sono estinti i dinosauri è perchè nessuno li accarezzava. Bisogna sperare che l’uomo non faccia lo stesso stupido errore con le donne. p. 214)

Eppure arrivi alla fine e rimani vuoto, come quando hai iniziato a leggere. Non hai l’impressione, dopo l’ultima pagina, di essere uscito dal mondo dell’autore. A pensarci bene, nel mondo dell’autore non ci sei mai entrato. Il mio istinto lo cataloga questo genere di scrittura nel settore stronzate (absit iniura verbis) senza passare dal via. Ma provare a spiegare il perché non è facile per nulla.

Mi è venuto miracolosamente in aiuto il saggio filosofico di Frankfurt. Ma facciamo un passo indietro.

Volo millanta come romanzo quello che molto probabilmente è un diario personale riveduto e corretto (v. video qui sotto). Una delle abilità dei romanzieri è quella di creare un altro mondo in cui immergere il lettore. Questo altro mondo potrebbe essere la copia esatta di quello reale, ma il lettore deve sentire lo strappo, deve avere l’impressione di uscire dal suo mondo ed entrare in quello dell’autore. Il lettore si troverà meglio con alcuni autori e peggio con altri, ma questo processo ci deve essere. Con Un posto nel mondo questo non accade. Si ha sempre l’impressione di essere al bar con un amico che ti racconta l’ultima avventura. Il guaio è che l’amico Volo te la racconta anche bene, l’ultima avventura. Quindi sono rimasto per un bel po’ di giorni perplesso. Dov’era l’errore?

Poi ho trovato dove Volo rende conto di questa mia sensazione: La Stampa, Fabio Volo: Ecco come nascono i miei libri, dal minuto 16:04 per i successivi 60 secondi. (Non chiedo molto, dai.) Risponde al perché del suo successo: “Sono libri molto onesti, sinceri.” Ecco, mi fermo qui. Voi ripassatevi Frankfurt e forse abbiamo quadrato il cerchio.

Concludo: i libri di Volo penso siano perfetti per chi non abbia nessuna intenzione di scoprire altri mondi. Capita a tutti. Io in questi casi compro un quotidiano o una rivista cartacea di informatica. I quotidiani gratuiti in metro sono ok. Anche le cosiddette riviste femminili soddisfano il mio gusto per l’orrido il presente. Volo va bene uguale.

Stavo per dimenticare: ringrazio il comitato Giramenti per questa occasione di lettura. (È uno dei libridimmerda che ci siamo scambiati. Chi devo ringraziare?)

[libro] Stronzate

mercoledì 9 luglio 2014

Autore: Harry G. Frankfurt
Titolo: Stronzate. Un saggio filosofico (On Bullshit)
Editore: Rizzoli
Altro: ISBN 9788817008532, p. 64, 6,00€, I ed. italiana 2005, I ed. 1986, traduzione di Massimo Birattari

Voto: 7/10

Il filosofo statunitense Frankfurt si fa questa domanda: come definiamo le stronzate? Perché è chiaro che se ne producano tante, ma non c’è nessuna teoria in proposito. Il Nostro si rimbocca le maniche e comincia a pensare. Le sue riflessioni non sono sempre chiarissime. Il linguaggio tecnico filosofico a volte disorienta, alcuni riferimenti per le sue analisi sembrano pretestuosi, come l’alterco fra Fania Pascal e Wittgenstein, ma pagina dopo pagina la definizione prende forma e devo dire che convince.

Chi racconta stronzate “offre una falsa rappresentazione di ciò che sta facendo” (p.52) Si differenzia dal bugiardo perché quest’ultimo ha un’idea precisa di cosa sia la realtà o una verità, per quanto relativa e provvisoria, mentre il distributore di stronzate ne è completamente disinteressato. Entrambi ci ingannano per i loro scopi, ma con tecniche radicalmente diverse. “Quello che di sé ci nasconde chi racconta stronzate […] è che i valori di verità delle sue asserzioni non sono al centro del suo interesse. […] Non si cura di come stanno davvero le cose di cui parla.” (p.53).

Ma come mai si raccontano tante stronzate? Per l’Autore questa moda deriva dal fatto che siamo spesso chiamati a dire la nostra su cose che non conosciamo. La società, attraverso la democrazia, ci chiama ad avere un’opinione su molte questioni specialistiche. E noi rispondiamo parlando a vanvera, indipendentemente da quello che sappiamo.

Andando più a fondo nell’analisi Frankfurt individua nello scetticismo nel processo di conoscenza della realtà un’ulteriore ragione del proliferare delle stronzate. La realtà è diventata, nel mondo moderno, troppo complessa per capirne le dinamiche e le tendenze, per questo alcuni uomini si rifugiano in una specie di scetticismo conoscitivo. La realtà non è conoscibile, le indagini obiettive sono impossibili. Ergo lo scettico si rifugia in sé stesso, in quello che sente: “l’individuo si volge al tentativo di fornire una rappresentazione sincera di se stesso” (p. 61) Peccato che conoscere se stessi non sia così facile come conoscere la realtà. Anzi, visti i risultati, sembrerebbe molto più difficile conoscere il proprio io del mondo esterno. Eppure c’è chi segue questa strada con convinzione. Non può parlare della realtà perché inconoscibile, parla di se stesso come unica alternativa, credendo di sapere come è fatto, e finisce col dire un mucchio di stronzate. Dice Frankfurt: “Se questo [ragionamento] è vero la sincerità è una stronzata.” (p. 62)

(Questa cosa della sincerità tenetevela a mente che mi servirà presto.)

Nota personale: pur non credendo affatto che la realtà e la verità siano inconoscibili (non avrei studiato fisica), qui siamo abituati a parlare anche di cose che non sappiamo. Questo blog contribuisce quindi alla generazione di stronzate? Non esattamente: sapendo di non sapere, non millantiamo conoscenza come fa di solito il racconta fuffe. L’unico fine di questo blog è divertirsi a dire quello che abbiamo in mente. Non diamo una falsa rappresentazione di quanto siamo facendo.

Ringrazio ancora una volta Gaia Conventi per il gradito dono e eDue per il suggerimento di lettura.