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Silenzio, parliamo noi

sabato 15 febbraio 2014

E’ da alcuni anni che noto il fenomeno, ma non ne ho mai scritto. Ora un articolo su Repubblica.it me l’ha ricordato.

E nei locali scoppiò il silenzio
di Irene Maria Scalise
Ristoranti che praticano sconti a chi rinuncia a usare il cellulare, altri dove addirittura il mobile viene requisito all’ingresso. Da Gerusalemme a New York, fino a Udine è boom degli esercizi noise-free

Non parlerò di furbofoni e cellulari, ma di TV. Ebbene, in tutti i ristoranti che ho frequentato in questi ultimi quattro anni ho trovato un televisore. Un televisore non solo lì per le partite importanti, ovviamente, ma un televisore acceso senza nessuno scopo preciso. Al limite muto, ma acceso. Entravamo nel locale, io e Lacomizietta, non c’era ancora nessuno, tutto era spento, e il cameriere accendeva la tv senza chiederci nulla. O veniva da noi e mi chiedeva se desideravo accenderla “per la bambina” su un canale di cartoni animati. (Come se a noi mancassero argomenti di discussione! Tsè) Oppure ci è capitato che fosse accesa, che nessuno la guardasse e che chiedessimo di spegnerla, generando grande perplessità.

È ovvio che il cliente solitario interessato alla TV mentre mangia è fra le opzioni possibili, ma che in ogni ristorante non ci sia angolo del locale privo di visuale televisiva è un segno dei tempi. Vi garantisco che una televisione accesa, anche se muta, distrae tantissimo dalla conversazione. Le immagini in movimento catturano l’attenzione, anche se il programma non interessa.

Forse l’articolo iniziale ci dice che qualcosa sta cambiando. In meglio.

La TV della Metropolitana

venerdì 11 settembre 2009

Cara Telesia,

tutti i giorni mi inviti a scrivere la mia opinione sulle tue straordinarie trasmissioni metropolitane. Eccola.

La TV in metropolitana mi disturba tantissimo, è solo una sequenza ininterrotta di pubblicità farcita con qualche notizia di gossip. In tanti anni di frequentazione della MM3 di Milano non mi ha mai dato una notizia interessante o utile. Impedisce la lettura alle molte persone che leggono in metropolitana, durante l’attesa dei treni; distrae dai propri pensieri; aggiunge rumore alla linea più rumorosa di tutte quelle che ho frequentato.

Come tu possa vantare un indice di gradimento dell’82,8% per me è un mistero.

Addio.

Aggiornamento 19/10/2009:

Telesia mi ha risposto. Mi hanno detto che gli dispiace che non trovo interessante la loro TV. E potevano finire lì la risposta. Invece hanno voluto farmi sapere che loro ce la mettono tutta per essere simpatici a tutti e che l’82% di gradimento è proprio vero vero, che loro fanno ricerche di mercato, eccetera.

( Fare il responsabile relazione esterne è un lavoraccio.)

Curiosità: la mia mail sembra che gli sia arrivata il 16 ottobre, mentre io l’ho spedita l’11 settembre.

La TV senza pubblicità (in Francia)

giovedì 23 aprile 2009

Sul Corriere della Sera:

Fallito L’obiettivo di trasferire alle emittenti nazionali private 480 milioni di euro
Piace meno la tv senza pubblicità
In Francia sono stati aboliti gli spot sulle reti pubbliche. Risultato: oltre agli incassi si perdono anche spettatori, di Edoardo Segantini

(v. anche: Tv pubblica senza spot in Europa solo fallimenti; Repubblica — 16 marzo 2009   pagina 1   sezione: AFFARI FINANZA, di STEFANO CARLI)

L’articolo spiega abbastanza bene (poteva essere più sintetico) il progetto portato avanti da Sarkozy per togliere un poco di spazzatura pubblicità dalla TV pubblica. Il progetto è essenzialmente economico, in quanto prevede di compensare i minori introiti pubblicitari con una maggiore tassazione (3%) “sui ricavi pubblicitari delle reti private e da una tassa dello 0,9% sul fatturato dei servizi video degli operatori di telecomunicazioni”. Si pensava, infatti, che la pubblicità, sparita dalla TV pubblica, ricomparisse nella TV privata. Così non è stato. E’ semplicemente sparita, non si è spostata. In quanto al pubblico è rimasto sostanzialmente lo stesso, sulla TV senza pubblicità.

Ora cosa se ne deduce? Che l’operazione economica è fallita. Le ragioni sono essenzialmente due, secondo i commentatori: 1) crisi economica e 2) strategie di marketing che hanno già saturato le tv commerciali.

Aldo Grasso, sempre sul Corriere, va oltre:

Dallo schermo non può sparire l’ inserzionista
Valori La buona pubblicità genera prodotti buoni. Ed è una risorsa linguistica

“Una tv pubblica senza risorse pubblicitarie rischia di diventare una tv di nicchia, tendenzialmente noiosa e presuntuosamente pedagogizzante.” […] La pubblicità […] si è sempre confermata uno straordinario laboratorio linguistico. […] La buona pubblicità genera prodotti buoni. E i buoni prodotti costringono la pubblicità a migliorarsi.”

Ora, non so quale pubblicità e quale TV veda Grasso, ma io, a parte qualche telefilm, non saprei indicare più di cinque trasmissioni TV degne di essere viste. Anzi, sicuramente meno di cinque. Anche le pubblicità decenti sono pochissime. E col fatto che vengono propinate migliaia di volte diventano in pochissimo tempo assolutamente insopportabili. Di tutta questa TV di altissima qualità non se ne sente la mancanza, quando si ha altro da fare. (Provare per credere.)

Non so poi cosa dire sulla “TV di nicchia”. Le emittenti private a pagamento hanno numerosi canali tematici. Segno che essere di nicchia non è così antieconomico. Oppure “di nicchia” vuol dire “che le guardano in pochi” e allora dire che la TV di nicchia ha pochi spettatori è una tautologia.

Per quanto riguarda la stasi degli ascolti nell’esperimento sarkozo, basta porsi una semplice domanda: “Guarderei più TV perché c’è meno pubblicità?” No di certo. Altra domanda: “Guarderei più TV se ci fossero più trasmissioni interessanti?” Forse sì. Ecco allora che posso consigliare alla TV pubblica francese, dall’alto della mia non autorità in materia, di migliorare la qualità dei programmi, se vogliono più ascolti.

Curiosità:

il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri [oggi, ndc] l’ha liquidata sbrigativamente: «In Francia — ha detto — è stata inutile: non ha portato nulla in più alle altre emit­tenti. In Italia succederebbe lo stesso».”

Poco più di un anno fa (gennaio 2008) però:
La televisione pubblica e senza pubblicità, secondo il “modello Sarkozy”, finanziata con una nuova tassazione degli spot delle Tv commerciali, magari con più spazio per trasmissioni di cultura, non spiace al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.”

(su ispirazione e segnalazione di Mantelblog)

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Luciana Littizzetto

lunedì 3 dicembre 2007

Perché Luciana Littizzetto nei sui comizi su Rai Tre, in Che tempo che fa, cita sempre una manciata di nomi commerciali assolutamente non essenziali allo spettacolo? (Ieri erano almeno cinque.) La pagano o sono gratuiti?

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E’ successo!

venerdì 30 novembre 2007

Allora è possibile stare 150 minuti senza pubblicità.
E’ possibile parlare di poesia in televisione.
E’ possibile avere degli ascolti elevati parlando di cose difficili (ma sono davvero difficili?).
E’ possibile connettersi a intelligenze che non hanno mai pensato ad altro che a sesso – auto – calcio. (E’ successo, ho testimonianze affidabili.)

E’ possibile anche salire e non solo scendere sempre più in basso.

Grazie Roberto Benigni.
Grazie Dante Alighieri.

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PS: non è la stessa cosa del video di ieri, ma meglio di niente:
Roberto Benigni recita Dante, testi
Benigni al Carcere di Opera recita il V dell’Inferno.

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Benigni e Dante Alighieri

lunedì 26 novembre 2007

Segnalo:

Roberto Benigni, giovedì 29 novembre 2007, Rai Uno, ore 21.10: ‘Il V dell’Inferno’

Mercoledì 5 dicembre: Roberto Benigni in Tutto Dante, sempre su Rai Uno alle 23.00. E’ probabile che il Tutto Dante prosegua nelle settimane successive. Tenete d’occhio il palinsesto RAI.

Spero che qualcuno abbia l’illuminazione di spostare la cosa dalle 23 alle 21.

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