Posts Tagged ‘tv’

Serendipità

venerdì 8 maggio 2015

Nel socialino che sto frequentando in questi giorni ho fatto due scoperte casuali che penso sarebbero state impossibili senza questo mezzo di collaborazione.

La prima riguarda un film che vidi tantissimi anni fa, sicuramente più di venti, in una di quelle folle visioni che Enrico Ghezzi faceva passare su Rai3 ad ore assurde. La rubrica si chiamava Fuori Orario, non a caso. Era un film per me vagamente incomprensibile, in lingua inglese, con donne molto formose che facevano cose assurde in mezzo ad un deserto. Iniziai la visione del film che era già cominciato e non so se arrivai alla fine, vista l’ora. Colpì molto la mia immaginazione, ma fino ad oggi non ho mai saputo il titolo del film, né l’ho più rivisto. Sarebbe stato anche difficile fare una ricerca in proposito. Bene, un post di Liala su frenf.it e la mia curiosità su quanto da lei segnalato, mi ha fatto scoprire il titolo del film, fra l’altro molto famoso fra gli intenditori. Trattasi di Faster, Pussycat! Kill! Kill! che potete trovare anche sul Tubo.

Altro post, altra scoperta. Su frenf.it si salta molto spesso di palo in frasca e il cazzeggio la fa da padrone. Ma, se si ha la pazienza di ascoltare, si impara sempre qualcosa. In questo caso senape, il padrone di casa, smoccolava contro Facebook, sport ormai consolidato da quelle parti. Prima citazione di Elio e le storie tese. Liala fa i collegamenti necessari con Dyulmano Dyulbero (coro femminile di voci bulgare) e io scopro che l’incipit di quel brano è lo stesso di una sigla di Avanzi del 1992!

Sono piccole cose, molto personali, però scoprirle dà molta soddisfazione.

Aggiornamento 09/05/2015:

Da quanto ho scoperto pochi minuti fa, è più probabile che gli autori di Avanzi abbiano preso spunto da una canzone di Elio e le storie tese, Pipppero® i quali, a loro volta, hanno preso spunto dai canti popolari bulgari.

Segnalo che il profilo di LialaDalTerzoMillennio è privato.

Silenzio, parliamo noi

sabato 15 febbraio 2014

E’ da alcuni anni che noto il fenomeno, ma non ne ho mai scritto. Ora un articolo su Repubblica.it me l’ha ricordato.

E nei locali scoppiò il silenzio
di Irene Maria Scalise
Ristoranti che praticano sconti a chi rinuncia a usare il cellulare, altri dove addirittura il mobile viene requisito all’ingresso. Da Gerusalemme a New York, fino a Udine è boom degli esercizi noise-free

Non parlerò di furbofoni e cellulari, ma di TV. Ebbene, in tutti i ristoranti che ho frequentato in questi ultimi quattro anni ho trovato un televisore. Un televisore non solo lì per le partite importanti, ovviamente, ma un televisore acceso senza nessuno scopo preciso. Al limite muto, ma acceso. Entravamo nel locale, io e Lacomizietta, non c’era ancora nessuno, tutto era spento, e il cameriere accendeva la tv senza chiederci nulla. O veniva da noi e mi chiedeva se desideravo accenderla “per la bambina” su un canale di cartoni animati. (Come se a noi mancassero argomenti di discussione! Tsè) Oppure ci è capitato che fosse accesa, che nessuno la guardasse e che chiedessimo di spegnerla, generando grande perplessità.

È ovvio che il cliente solitario interessato alla TV mentre mangia è fra le opzioni possibili, ma che in ogni ristorante non ci sia angolo del locale privo di visuale televisiva è un segno dei tempi. Vi garantisco che una televisione accesa, anche se muta, distrae tantissimo dalla conversazione. Le immagini in movimento catturano l’attenzione, anche se il programma non interessa.

Forse l’articolo iniziale ci dice che qualcosa sta cambiando. In meglio.

Roma (e Pomezia)

martedì 21 gennaio 2014

Sono a Roma per lavoro… o meglio, sono a Pomezia, che sta a Roma come Sesto San Giovanni sta a Milano.

E insomma, c’è questa cosa che non ho mai capito di Roma (e di Pomezia): le antenne dei televisori nei palazzi non sono centralizzate. 100 TV, 100 antenne. Foreste di antenne sopra i tetti. Forse ci sono anche fuori Roma (e Pomezia), non ho viaggiato tantissimo in giro per l’Italia, ma a Roma (e Pomezia) le noto: le antenne sono fitte come canne in un canneto.

Modelli da non seguire

mercoledì 28 novembre 2012

Da L’unità:

«Tv trash»? La Bbc si difende: «Guardate un po’ quella italiana»
Lord Patten, presidente del Trust che governa la Bbc, non s’è tenuto più: «Chiunque ci tratti come spazzatura – ha sbottato – dovrebbe essere obbligato a guardare la tv italiana…».

Siamo un punto di riferimento, non c’è che dire.

La fine del mondo è vicina /2 – The apprentice

mercoledì 19 settembre 2012

Da ilfattoquotidiano:

Mezzi flop, inchieste, radiazioni: ma Briatore in tv insegna successo e etica
L’ex manager di Formula Uno conduce su Cielo The Apprentice, reality talent nel quale indica a un gruppo di giovani i segreti del business sotto lo slogan “Vincerà l’etica”. Ma dagli inizi al ristorante “Tribula” alle disavventure nell’automobilismo il percorso di Flavio non è sempre stato lineare
di D. Naso

Ieri ho ne ho visto un pezzo, il finale. Inquietante. Se il modello della nostra classe imprenditoriale è questo non vedo nessun futuro. L’obiettivo di Briatore è saper gestire il potere. Per lui vendere pesce o diamanti, automobili o matite è la stessa cosa: si compra a poco e si vende a tanto. Punto. Chi fallisce in questo è una merda. Ripunto. Esplicito, diretto. In questo caso l’etica è funzionale all’obiettivo. Se compri pesce avariato non riesci a venderlo e fallisci. E poi sei una merda.

Dal punto di vista relazionale il programma mette in scena una contraddizione insanabile: il gruppo deve collaborare per l’obiettivo del giorno, ma i componenti sono in competizione fra loro perché uno di loro sarà espulso dal gioco. Gioco? Sì, il vincitore ha come premio un contratto di un anno con Briatore. Lavorerà con lui. Lo scopo è dimostrare di essere cazzuti (sic!). Ma si può dimostrare di essere cazzuti facendo parte di una squadra che ha in competizione i suoi componenti? E’ veramente la stessa cosa vendere pesce o diamanti? Si possono dimostrare le proprie capacità in una giornata di gioco?

Insomma, la trasmissione è consigliata ai forti di stomaco. Buona visione.

323 giorni

sabato 12 maggio 2012

Dopo 323 giorni la famiglia Comizietti ha ricollegato la propria TV all’antenna condominiale.

Lo so che fa tanto snob, ma ho già subito voglia di scollegarla.

(Sì, ogni tanto qualcosa che ci interessa c’è alla TV.)

610 in 2D

giovedì 3 marzo 2011

La vita di tutti i giorni vista con ironia e acume:

In TV, Rai 5, Giovedì 3 marzo alle 21.00
610 in 2D

Per chi non ha la TV, cliccare qui o qui.
Non mancate.

Il centro e il primo cerchio di un problema

venerdì 3 dicembre 2010

Ieri alla TV, nella trasmissione Geo&Geo, hanno trasmesso un documentario su una popolazione primitiva della Nuova Guinea. Si parlava del rito di iniziazione all’età adulta. Era una cosa un poco forte, a quanto racconta la Moglie (io non l’ho vista): ai ragazzi venivano praticati dei tagli in vari parti del corpo, per vedere se sapevano resistere alla sofferenza che provocava il rito. Alla visione ha assistito anche Lacomizietta, che ovviamente, affascinata e disgustata dalla cosa, ha voluto vedere e capire tutto. A cena la Mami cerca di spiegare:

Mami: In quella popolazione fanno così perché è il loro modo di iniziare i ragazzi all’età adulta, come da noi si va a scuola a imparare a leggere e a scrivere.
Figlia: Sì, Mami, ho capito, ma perché si devono tagliare a quel modo?
Mami: Ma perché loro fanno così… Cosa vuoi sapere di preciso?
Figlia: Mami, mi sa che non sei andata al centro del problema. Io voglio sapere perché lo fanno!
Papi: Io lo so il perché! Nel posto dove vivono non serve saper leggere e scrivere, ma serve imparare a sopportare il dolore di una ferita. Quando si è a caccia nella foresta o nella prateria chi è ferito e si spaventa, o si lascia scoraggiare, può avere grandi difficoltà. Essere adulti, nel loro mondo, è saper resistere al dolore fisico. Per questo fanno quella prova così dolorosa. Da noi, per fortuna, queste prove non servono. Ne servono altre, come dimostrare di saper leggere e scrivere.
Figlia: Bravo Papi! Tu sì che sei andato al centro del problema, non come la Mami che si è fermata al primo cerchio!

X Factor IV

mercoledì 8 settembre 2010

Ieri è iniziato X Factor IV edizione, Rai 2. Vale tutto quello che dicevo un anno fa su X Factor III.

Ribadisco e aggiungo:

1) Gli animatori nel pubblico si vedono. Quelle due o tre persone che corrono avanti e indietro fra il pubblico per incitarlo ad applaudire, intendo. Non fanno certo una bella impressione.
2) A nessuno mancava un giurato in più. Tre è il numero perfetto e una ragione ci sarà pure, o no?
3) Le liti-scontri fra concorrenti, giurati e personaggi di contorno, i fuori onda, le decisioni sofferte, eccetera, si vede lontano un miglio che sono studiati a tavolino, giusto per creare quel poco di gossip assolutamente inconcludente e deleterio. Se ne può fare a meno, davvero.
4) Il televoto a 1 euro a telefonata/SMS è una bella cosa. Scrivete i prezzi più in grande sul televisore, però, che non si vedono. E aggiustate le date nel regolamento del televoto. (Ma tanto chi lo legge?)

Per il resto, che vinca il migliore!

[libro] Il corpo delle donne

martedì 25 maggio 2010

Lorella Zanardo
Il corpo delle donne
Feltrinelli (collana Serie bianca)
Data di Pubblicazione: aprile 2010
ISBN: 9788807171864
Dettagli: p. 204
Prezzo: 13,00 (in sconto in varie librerie on line)
Voto personale: 9/10
(su segnalazione di Giovanna Cosenza)

Ho appena finito di leggere il libro di cui sopra, divagazione ed estensione di un documentario della stessa autrice, uscito circa un anno fa. L’autrice ha condotto una ricerca fra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, assieme a Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, su come viene utilizzata la figura femminile nei programmi di intrattenimento televisivi italiani. Digiuna di TV da molti anni, la Zanardo è rimasta sconvolta. Corpi finti, troppo truccati e rifatti, corpi umiliati, riprese ginecologiche, espliciti richiami sessuali fuori contesto, donne da tappezzeria. Il tutto mostrato come normale, come punto di riferimento per tutti, grandi e piccini, e soprattutto per tutte. Il tutto senza alternativa di poter vedere altro se non a tarda serata o in qualche canale minore. Questo si sono trovati davanti la Zanardo e i suoi collaboratori.

Come mai nessuno fa niente? Cosa si sta facendo, o si è fatto, per contrastare questa situazione? Quali sono le conseguenza di questo modello di riferimento? Queste visioni ci soddisfano? E’ possibile divertirsi in altro modo? Ai lettori la riflessione.

Critica

Il libro si legge velocemente e con passione, ben scritto, chiaro, esemplificativo, dove si pongono tante domande che stimolano la riflessione personale. Alla dottoressa Zanardo farei due appunti:

1) Non credo che il fuoco del problema sia (solo) “il corpo delle donne”. Io lo vedo come “il corpo degli uomini”, inteso come genere umano e non come maschi. Il corpo delle donne è solo uno dei tanti mezzi usati per un disegno di ampio respiro e le conseguenze non sono solo nei corpi femminili. Se se lo spam ci propone in continuazione pastiglie blu e allungamenti del pene, forse anche i corpi maschili non stanno tanto bene. L’obiettivo è creare un’oligarchia economico culturale e forzare la gran massa delle persone all’apatia e alla rassegnazione. Lo si fa non solo in TV. Lo si fa in politica, in economia. Nessun complotto particolare. E’ quello che succede da molti anni a questa parte in tutto il mondo. C’è sempre qualcuno che si sente più uguale di altri. Oggi la cosa è solo molto più difficile da realizzare e il progetto è più evidente. Consiglio alla Zanardo, se non l’ha ancora  fatto, di dare un’occhiata al progetto P2 e alla relazione Anselmi. Troverà piena sintonia fra quello che ha visto e quello che leggerà.

2) Il problema non è il basso livello delle trasmissioni. Il problema è che è proposto come modello di riferimento, come cosa normale e che non ci sono alternative forti a questo modello proposto (almeno in TV). Ognuno è libero di vedere le peggio cose che crede, ma non nella TV pubblica in prima serata o al pomeriggio con i bambini. Il concetto è sottolineato in vari punti, ma io ci avrei dedicato un capitolo. :-) Molto spesso la critica della Zanardo è stata presa come un attacco alla libertà di espressione. Al contrario, quello che propone l’autrice è una maggiore libertà attraverso proposte diverse.

Finisco col segnalare una proposta singolare dell’autrice. Non spegnere la TV, ma accenderla, guardarla e criticarla, protestando con i responsabili dei programmi, con le aziende che comprano pubblicità in questi contenitori di nulla. Perché guardarla e protestare? Beh, leggete e saprete!

Aggiornamento:
Dimenticavo “il corpo delle donne” su You Tube.