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No, grazie /3

mercoledì 30 novembre 2016

Sul socialino sono venuto a sapere di questo articolo:

La ragione non ha taciuto
di Luigi Castaldi

ne sottolineo un paragrafo:

Il No ha ragione senza neppure dover entrare nel merito delle modifiche che questa riforma intende apportare alla Costituzione, e a entrarci ne acquista ulteriormente, perché è proprio nel merito che essa rivela quanto non fosse affatto necessaria, tanto meno urgente, rivelando che, a dispetto di quanto afferma chi l’ha scritta, non semplifica affatto il processo legislativo, né ne abbrevia i tempi, né riduce i costi della politica, se non in misura irrisoria, mentre invece di sicuro riduce il peso della sovranità popolare e cancella ogni distinzione tra potere esecutivo e potere legislativo.

No, grazie

lunedì 31 ottobre 2016

A quelli che c’è bisogno di un cambiamento, così com’è non va bene, se non cambiamo l’Europa/il Governo/la Mamma ci sgridano, se non cambiamo la Costituzione l’economia andrà a rotoli, voto SI/NO perché tizio vota NO/SI, ma alcune cose nella riforma Renzi (Boschi) sono giuste; a tutti questi dico che state sbagliando tanto.

Che i cambiamenti siano necessari è lapalissiano. Meno facile stabilire invece quali siano quelli necessari.

La Costituzione non è una legge qualsiasi. È la legge su cui si basano tutte le altre e cambiarla non deve (dovrebbe) essere così facile. Un cambiamento della Costituzione quindi non può essere legato a situazioni contingenti: l’economia, l’instabilità politica o altro. Deve riguardare il futuro lontano, deve dare le basi per fare le leggi che consentano di gestire le contingenze, il nuovo testo deve essere semplice e non lasciare adito a libere interpretazioni, fin dove è umanamente possibile. Per questo un suo cambiamento deve avere l’appoggio di una maggioranza forte, almeno i 2/3, e non il 50% +1 come le altre leggi. Altrimenti un referendum si rende quasi imprescindibile e rischia di spaccare l’elettorato su questioni molto tecniche che richiedono molta lungimiranza.

Cosa ha scelto di fare il governo Renzi? (Neanche la maggioranza parlamentare ha proposto la riforma. Il Governo ci ha messo sopra il suo bollino. È compito del Governo proporre cambiamenti costituzionali?) Di puntare tutto sulla voglia di cambiamento, sulla falsa soluzione di falsi mali della politica (i suoi costi e la velocità dell’operato del governo e del parlamento) e di personalizzare la sfida, ripensandoci poi a seconda dei sondaggi. Ha cambiato il testo in forme non facili, ha mischiato, nella stessa riforma, cose ragionevoli (l’abolizione del CNEL) e altre molto meno. (Mischiare cose buone e meno buone è la nuova tendenza per fare digerire tutto a molti.) Non è riuscito poi a trovare una maggioranza dei 2/3 per blindare il cambiamento, segno che non si è preso il tempo necessario per le dovute mediazioni e ora punta a dividere l’elettorato.

C’è poi la questione dell’abolizione – de facto – del Senato. Mi ricorda tanto il piano eversivo della loggia massonica P2: indebolire i meccanismi di controllo e di contrappesi del potere per dare più decisionismo all’attività politica e dare poi la possibilità a una ristretta oligarchia di fare i cavoli propri. Il decisionismo del potere politico è il tema del comizio di oggi di Scalfarotto. L’obiettivo è quello di avere un Governo – un Parlamento e nessuno che rompa le balle. Se è questo l’obiettivo, allora no, grazie.

Anche io pensavo fosse un valore velocizzare le decisioni politiche. Ora non lo penso più. Negli anno 90 sembrava che cambiare il modo di eleggere i deputati e i senatori si sarebbe risolto tutto. Non si è risolto nulla, si è solo ristretto a pochi attori le magagne di un tempo. I cambiamenti erano necessari, ma quelli attuati non erano quelli giusti.

Già la commissione di Tina Anselmi aveva indicato una via per le riforme: trasparenza e responsabilità. Si è scelta la via della semplificazione delle strutture e l’opacità del testo costituzionale. Si è preferito dimenticare le esperienze storiche.

Con queste premesse non mi sono nemmeno cimentato in una analisi tecnica del contenuto della riforma. Ero certo che si trattava di una grande operazione di markètting volta ad ottenere un vantaggio contingente e un indebolimento della struttura dello Stato per successive arrampicate di potere. (Geniale il titolo della legge da proporre nella scheda, bisogna dare atto a Renzi della cosa.)

Poi Maurizio Codogno si è messo a guardare i dettagli e quello che ha scritto mi basta e avanza.

Il mio NO, al prossimo referendum costituzionale, sarà convinto.

Referendum costituzionale

lunedì 30 Mag 2016

Oggi, fra amici, abbiamo avuto un confronto sul prossimo referendum costituzionale. Le domande a cui cercavamo di rispondere erano due:

1) Il referendum era obbligatorio o solo moralmente dovuto?
2) I comitati per il SI e per il NO che hanno presentato la richiesta di referendum l’hanno fatto solo per avere il rimborso elettorale con la raccolta delle firme?

Non avendo l’internette a portata di mano, ho fatto una piccola ricerca questa sera. Ecco i risultati:

Rispondere alla domanda 1 è facile. L’art. 138 della Costituzione recita:

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Chiedere il referendum è quindi moralmente auspicabile, visto che la legge di revisione non ha trovato i 2/3 del Parlamento concordi, ma non è affatto un obbligo. Anzi, la Costituzione dà tempi molto stretti per richiedere il referendum.

Per quanto riguarda il punto 2 molti parlamentari, sia della maggioranza che della minoranza, già da prima della sua approvazione, avevano dichiarato di presentare richiesta di referendum. I comitati per il SI e il NO avrebbero solo dovuto aspettare qualche giorno. Cosa è successo invece?

Il 15 aprile è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge di riforma costituzionale voluta da Renzi.

Il 18 aprile è stato richiesto il referendum dal comitato per il NO. Richiesta precauzionale: chi si fida dei parlamentari?

Il 19 e 20 aprile si sono mossi i parlamentari. Richiesta doverosa, perché la raccolta delle firme non è affatto scontata.

Il 13 maggio il Comitato per il SI si sveglia e chiede anche lui il referendum. Richiesta ormai inutile.

Per sapere quanto valgono le firme per la richiesta di referendum ho trovato questo articolo esplicativo:

Il business dei referendum, i rimborsi ai comitati promotori

Mettiamola così: firmando al banchetto del SI o del NO finanziate indirettamente la campagna relativa. Devo trovarne uno per il NO…

Referendum costituzionale: la comunicazione emozionale

domenica 22 Mag 2016

Ormai è chiaro: non avendo argomenti solidi per sostenere la riforma costituzionale voluta da Renzi – Boschi, si usano le emozioni.

Se voti NO stai dalla parte di Casa Pound o non sei un vero partigiano. Se contesti dal vivo, sei interrotto e della sostanza, di questa riforma, non si parla.

Il contenuto che tutti possono capire sono i costi. Con questa riforma i costi della democrazia diminuiscono. L’unico argomento a favore di questa riforma che ho sentito da parte di Renzi. Perché non proporre la dittatura, allora? Sai quanti stipendi di parlamentari si risparmierebbero?

E allora io sono sempre più convinto che questa riforma sia pessima. Anche senza averla letta.

Leonardo Tondelli, che invece qualcosa deve aver letto, spiega bene cosa ispira questo modo di comunicare: Fascista io, fascista tu.

Questo non toglie che questa strategia potrebbe risultare vincente. Siamo un popolo dalla memoria straordinariamente corta. Staremo a vedere.