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Cookie, un secondo comizio

lunedì 1 giugno 2015

Stavo pensando a questo mirabolante provvedimento che obbliga a visualizzare l’informativa sui cookie.

Chi non si è mai occupato dei cookie sul proprio dispositivo dirà di sì ad ogni informativa senza leggere nulla per non essere continuamente disturbato da papiri in legalese. Avrà il pc pieno zeppo di biscotti e vivrà ignaro, felice e tracciato.

Chi già prima si difendeva dai biscotti avvelenati (leggi: li cancellava periodicamente e aveva filtri appositi) dovrà trovare il modo per non essere continuamente annoiato con questi inutili pop-up di avvertimento. E quindi queste informative non saranno utili nemmeno a questo gruppo.

Il resto del mondo, diciamo i 4/5, continuerà a creare siti con tutte le tecniche traccianti possibili e immaginabili senza avvertire nessuno, con buona pace del Garante nostrano.

Poi, nel caso questa storia dei cookie dovesse risultare ingombrante per i siti europei, prevedo che molto presto avremo delle soluzioni tecnologiche alternative (eDue, nel precedente post, ne indicava una per gli acquisti) che sfuggiranno alla normativa attuale e saranno molto più insidiose, precise e invasive.

Insomma, questo provvedimento mi sembra un successone. Ma chi l’ha ideato?

Aggiornamento: come non detto. La tecnologia anti normativa c’è già. Qui. (Attenzione: è un sito di test che vi installerà cookie difficili da rimuovere. Vi sarà comunque data la possibilità di rimuoverli.) Funziona alla grande; è browser indipendente. Vi identificano il pc, in pratica.

Come difendersi dai cookie

lunedì 1 giugno 2015

Sta impazzendo in questi giorni la follia delle “informative cookie” che tutti i siti italiani devono apporre per informare sull’uso che viene fatto di queste piccole stringhe di testo che vengono scritte sui nostri pc durante la navigazione web.

Le intenzioni sono ottime, perché i cookie possono letteralmente fare la nostra fotografia, informando molte aziende sulle nostre abitudini di navigazione e di acquisto. La soluzione trovata dal Garante della Privacy, invece, lascia molto a desiderare. Primo perché l’intervento del Garante della Privacy riguarda i siti “italiani” e non si capisce se per italiani si intende “server sul suolo italico” o “proprietari del dominio italiani” o “gestori italiani di domini e server esteri”. Quando server, gestori e proprietari del dominio sono sparsi in tutto il pianeta che si fa? Qualcuno saprà sicuramente la risposta, ma non io. Ma c’è dell’altro: i metodi di tracciamento oggi sono molto sofisticati e non si limitano ai semplici cookie. Ci sono i Canvas Fingerprinting, gli Evercookie, i Zombie Cookie, gli HTTPEtag e chissà cos’altro. Tutti possono essere usati da siti che non hanno nessun obbligo di informare chicchessia e non sono facili da togliere o rilevare.

Non vi annoio oltre, anche perché mi sto aggiornando in questi giorni sul tema e non ne so molto di più.

Mi soffermo su un dato di fatto: senza i cookie non sarebbe possibile navigare sul web. Non si potrebbero fare acquisti, non ci si potrebbe autenticare nei servizi di webmail, social network eccetera. Molti siti, se si rifiutano i cookie, non sono nemmeno visibili correttamente. [edit: v. commenti per le precisazioni.] La conclusione è semplice: se non volete i cookie datevi alla cucina e fate una torta. Oppure leggete un libro o un giornale, ma rigorosamente di carta e comprato in un negozio non virtuale.

Detto questo, è possibile cancellare i cookie quando più ci aggrada. Su Firefox, come su ogni browser che si rispetti, è possibile cancellare i cookie alla sua chiusura:

Strumenti -> Opzioni -> Privacy -> Cronologia -> Impostazioni cronologia: Utilizza impostazioni personalizzate -> Accetta i cookie dai siti:

Accetta i cookie di terze parti: Sempre
Conservali fino: Alla chiusura di Firefox

Basta chiudere Firefox e tutti i cookie se ne vanno. Be’, non tutti. Quelli cattivi di cui sopra sono più resistenti.

Per chi già mastica la materia e distingue un plugin di un browser da un programma o sa come configurare il proprio browser (praticamente è un hacker), ho predisposto un post di condivisione della conoscenza su frenf.it. In pratica lì si segnalano plugin, configurazioni e software per navigare senza pubblicità, tracciamenti, pop up e biscottini impertinenti o per fare pulizia post navigazione.

Come navigare senza essere tracciati.

Per approfondire l’aspetto leguleio, sempre su frenf.it, ci sono spunti di riflessione qui:

La normativa sui biscotti.

Ringrazio senape, illogico, fabs e gli altri frenfamici per i suggerimenti e gli avvisi. Paolo Attivissimo per aver segnalato uBlock.

Aggiornamento 03/06/2015::

Arenzulla vi dà una mano a gestire i cookie di altri browser.

Come eliminare i cookie

Inferno

venerdì 30 gennaio 2015

Se mai ci dovesse essere un aldilà, io sarò sicuramente all’inferno. Causa: @#!-imprecazioni censurate-@#! durante la navigazione dei siti della Pubblica Amministrazione.

Lasciamo stare il sito dell’INPS, che ha delle vette di perversione ineguagliabili, in questi giorni mi sono addentrato nei misteri del pagamento del canone RAI e nei meandri approntati per noi genitori dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Per quanto riguarda il canone RAI ho scoperto tre cose:
1) Per disdire il canone RAI bisogna fare una piccola gincana. Dovete scaricare un file pdf risultato di una scansione di un foglio di carta scritto con una macchina da scrivere del 1915, ma il file non si materializzerà nel vostro pc con l’estensione corretta. Dovrete rinominarlo. Poi dovete stamparlo, compilarlo e fare l’immancabile raccomandata in posta.
La disdetta va fatta prima della scadenza (31 dicembre). Non rimborsano nulla se lo disdite molto prima della scadenza.
2) Il canone si può pagare anche solo metà anno. O a rate trimestrali. In questi casi non è possibile farlo per via telematica. Bisogna andare in posta.
3) Pagare il canone in posta costa meno che pagarlo da altre parti, on line compreso. (A meno di convenzioni con alcune banche.) Tenere una persona allo sportello costa di meno che tenere un server acceso. Ricordiamo che il canone RAI è una tassa imposta; è interessante sapere che ci sono delle commissioni per il pagamento delle tasse imposte. A questo punto non si capisce perché non pagare con un bel F24, che ormai siamo pratici.

Iscrizione alla scuola media, pardon, secondaria de Lacomizietta:

1) Prima non c’è possibilità di scelta della lingua. Poi hanno corretto.
2) Poi non c’è possibilità di un campo note, necessario per indicare preferenze di compagni o altre piccole amenità.
3) Sembra ci sia il tempo pieno, ma non è vero.
4) La mail della scuola si basa sui codici meccanografici (meccanografici?!) assegnati dal Mi(ni)stero della Pubblica Istruzione. Sono cose del tipo: MIGFSG0389GRGNCL4P@istruzione.it. A questo indirizzo vanno inviate le note che non è possibile mettere on line.
5) Il sistema via web chiede le attività facoltative pomeridiane, ma queste saranno decise a settembre. Vengono chieste per vedere l’effetto che fa.

Buona fortuna!

Suicidio di massa

martedì 29 luglio 2014

Le politiche lungimiranti sulle cose di internet non sono tipiche dell’Italia. La Spagna vuole partecipare sul serio e portarsi avanti (Da puntoinformatico):

Spagna, link a pagamento
Approvata una legge che impone il pagamento di un balzello da parte di tutti i siti che linkano a contenuti editoriali giornalistici. Restano da chiarire le modalità di applicazione della nuova tassa, già soprannominata Google Tax
di Claudio Tamburrino

Come dicevo qui, se vuoi leggerti da solo avvisami. Ti lascio da solo. Ma a questo punto che cappero ci fai sul web?

La scoperta dell’acqua calda

venerdì 14 febbraio 2014

Basterebbe usare il buon senso: mettere un link ad un articolo pubblicamente accessibile sul web non equivale a copiarlo e non può violare nessun diritto d’autore. E’ semplicemente pubblicità gratuita e il destinatario del link dovrebbe solo ringraziare. Ma io andrei oltre: senza link fra fonti diverse il web non avrebbe ragione di esistere. Se pubblichi qualcosa sul web – e ne dai libero accesso – è perché vuoi essere letto, e per essere letti bisogna che qualcuno metta un link al tuo sito web, altrimenti è come stampare un manifesto e tenerne tutte le copie in cantina. Ok, si può fare. Ma ha senso?

L’ovvio però non è per tutti e infatti riconosco che mi è capitato di non capire cose ovvie per altri. Poi è bastato avere le giuste informazioni e oliare le sinapsi arrugginite e l’ovvio è apparso anche a me. Ma ad alcuni non basta. Qualcuno ha bisogno della carta bollata e sono sicuro che non ha ancora capito.

UE, il diritto di link è garantito
Non è necessario chiedere l’autorizzazione, ammesso che se si rinvii a contenuti messi online dagli aventi diritto in maniera gratuita e senza limitazioni d’accesso. Diverso il caso dei contenuti dietro paywall o dei contenuti pirata
di Claudio Tamburrino

Tutto questo per dirvi che se metto un link a qualcosa di vostro e voi non gradite la mia pubblicità, basta che me lo diciate. Vi accontenterò appena mi sarà possibile, tenendo conto della mia vita privata e delle mie risorse tecniche. Non sarò certo io a negarvi il diritto di tenere le vostre opere in cantina.

Usabilità

lunedì 13 gennaio 2014

Mio padre si sta lanciando nel mondo dei servizi on line. Ancora non sa che alcuni è meglio evitarli. Per esempio, uno che arriva qui si troverà mica un attimo disorientato? Ci sono sette (7) tasti accedi. Parliamone.

C’è poi il sito dell’inps. Esercizio: trovare il link per autenticarsi e accedere ai servizi per il cittadino. Ma una volta entrati, chi ha impiegato meno di trenta minuti per trovare qualcosa? E l’ha trovato?

Ho visto pagine con iframe scrollabili annidati dentro la pagina principale. Uno che ha iniziato a navigare dopo il 2000 non ne conosce nemmeno l’esistenza. L’inps sì.

Io mi chiedo come facciano i pensionati ad usufruire del portale.

Aggiornamento 14/01/2014:
Per avere idea di cosa sono gli iframe, clicca qui. Non è vero che non sono più usati, ma creare una pagina che sembra completa quando non lo è, ovvero usare gli iframe quando NON è necessario, ecco, tutto ciò è MALE.

Segnalazioni alla rinfusa

lunedì 7 giugno 2010

Ilpost.it:

“Sono il campione della menzogna”
La confessione al País di Tommaso Debenedetti, il giornalista delle interviste impossibili
“Io volevo essere un giornalista onesto, ma in Italia non si può. E quindi ho mentito per denunciare lo stato delle cose”

Dove si raccontano le strane idee di Debenedetti e la sua singolare esperienza di giornalista.
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Dove Mantellini ci racconta com’è stata e come potrebbe essere l’informazione giornalistica.
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Dove Maddalena racconta il rapporto fra lavoro e salario, che, a volte, cerca di svicolare, il rapporto.
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Da zeusnews:

ICT, la decadenza e una speranza
I top manager dell’ICT esprimono preoccupazione per la crescente carenza di competenze nel mondo dei servizi informativi. Ma qual è il punto?

E, aggiungo io, quanto investono in formazione le aziende che si lamentano delle scarse competenze dell’ICT?
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Esercizio per il tema di italiano della maturità: il candidato trovi il filo conduttore fra i quattro contributi.

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Per rilassarsi e pensare agli esercizi di matematica, da gravita-zero.org:

PERCHE’ SI AMA O SI ODIA LA MATEMATICA?
di Walter Caputo

Segnalo il penultimo capoverso dove si riporta l’esperienza di Nicola, matematico di professione. (Corri a leggere, che ti fa bene!)

La proposta Cassinelli

giovedì 1 ottobre 2009

Segnalo un articolo di Zeus:

La riforma del diritto d’autore secondo Cassinelli
Digitalizzazione delle opere presenti nelle biblioteche, liberalizzazione dell’uso per finalità didattiche e valorizzazione del Web 2.0 sono il cuore della proposta di legge avanzata dal deputato.

Dove trovate i necessari link alla sua iniziativa (che non ho ancora guardato).

(Non vorrei, alle prossime elezioni, dover votare qualcuno del PD+L per salvarmi dal torpore del PD-L e da Sua Maestà. Sarebbe troppo.)

Così ho fatto vincere Obama

martedì 19 Mag 2009

Da Repubblica.it, da leggere e appendere in camera o almeno in quel che resta delle sezioni di partito:

Parla Joe Rospars, artefice della campagna elettorale telematica
“Volevamo creare un nuovo movimento. E ci siamo riusciti”
“Sms, blog, social e network, così ho fatto vincere Obama”
di ERNESTO ASSANTE

Segnalo due soli passaggi:

“Joe Rospars ha trentacinque anni […]”
“Si è chiarito soprattutto un equivoco riguardo ai nuovi media. Non sono il messaggio, sono lo strumento per agevolare l’accesso alla politica.”

Aggiornamento sul tema:

DUE CHIACCHIERE CON IL TEAM DI OBAMA
di Loredana Lipperini

politica e rete: le “novità” del caso Obama
di falsoidillio